Bergamo e dintorni: posti belli vicino da vedere in un weekend

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Per una volta, voglio parlare di un itinerario partendo dai contenuti per arrivare ai luoghi (e non viceversa); così ho visitato Bergamo e dintorni seguendo le tracce di alcune importanti famiglie che hanno lasciato un segno che possiamo ancora ammirare. Alcune erano famiglie nobiliari e patrizie della zona, con membri che sono spiccati per importanza come Bartolomeo Colleoni; alcune erano famiglie di artigiani che hanno lavorato per generazioni, finendo per diventare famosi per le loro opere come i Fantoni; altre invece non erano nemmeno famiglie bergamasche – come i Visconti, i Tadini o i Crespi – ma la vita li ha portati da queste parti. Di famiglia in famiglia, l’itinerario parte dal capoluogo e poi raggiunge i luoghi più belli vicino a Bergamo. Posti da visitare in un weekend; castelli, arte, paesaggi e ottima cucina: queste sono le cose da vedere a Bergamo e dintorni!

Bergamo e dintorni

1. Introduzione

Cosa vedere a Bergamo e dintorni? Lovere, uno dei Borghi più belli d'Italia
Via di Lovere con la Torre Civica

Ci sarebbero tante interessanti destinazioni da scoprire a Bergamo e dintorni; ad esempio l’affascinante storia della famiglia Tasso iniziata a Cornello dei Tasso in Valle Brembana e terminata come una delle nobili casate di Bergamo Alta; via Tassis prende il nome da loro! Idem dicasi per i Terzi, Moroni, Suardi e gli Agliardi, nobili famiglie bergamasche che hanno lasciato il segno con palazzi e chiese a Bergamo e castelli e dimore storiche sparse per la provincia. Ma ci sono tantissimi posti belli vicino a Bergamo da vedere! Purtroppo in un weekend a Bergamo e provincia non si può vedere tutto, così ho selezionato alcune famiglie che mi hanno portato a scoprire il territorio da una parte all’altra, da Città Alta al Lago d’Iseo fino alla Pianura Padana. Perciò è stata necessaria un’auto per spostarsi velocemente. Prima però sono salito a Bergamo Alta: da lì è cominciato il tour.

 

2. Bergamo Alta

Scorcio di Bergamo Alta, idea per un weekend a Bergamo e dintorni
Scorcio di Bergamo Alta

Un caffè con cornetto del Bar la Marianna è il miglior modo per cominciare la visita di Bergamo Alta. Siamo appena dentro le Mura Veneziane Patrimonio Unesco, accanto alla Porta di Sant’Alessandro. All’esterno c’è un piccolo parcheggio a pagamento, dove lasciare l’auto. Dall’altra parte della strada spicca invece la Torre di Adalberto, che era di proprietà della famiglia La Crotta, finché nel 1332 fu scacciata da Bergamo.

2.1 I Visconti di Milano a Bergamo

Disegno della Cittadella Viscontea di Bergamo Alta, ora Piazza della Cittadella
Il disegno della Cittadella Viscontea di Bergamo Alta

Nel 1332 Azzone Visconti conquistò Bergamo; il dominio dei Visconti di Milano a Bergamo durò per 80 anni circa. Fu un periodo duro e violento; perciò i Visconti per prima cosa costruirono un sistema di difesa per sé stessi e per controllare la città. Ciò che ne resta dopo i rimaneggiamenti veneziani si vede oggi in Piazza della Cittadella; la cinta esterna con due porte è stata abbattuta, ma rimangono tracce di pittura trecentesca coi rombi bianchi e neri nella porta della Cittadella; un disegno recente appeso sulla parete mostra come era la Cittadella viscontea. I muri dei palazzi nella piazza sono curvilinei perché qui c’era l’anfiteatro romano! Puoi vederne alcune pietre nel giardino esterno.
Altri luoghi viscontei a Bergamo sono la Rocca di Bergamo e il Castello di San Vigilio; insomma i Visconti non si sentivano proprio sicuri!

2.2 Bartolomeo Colleoni a Bergamo

Volto di Bartolomeo Colleoni sulla cancellata della Cappella Colleoni a Bergamo Alta
Volto di Bartolomeo Colleoni sulla cancellata della Cappella Colleoni

Dopo la conquista veneziana di Bergamo del 1428, la città continuò ad essere nelle mire milanesi. Qui emerse la figura di Bartolomeo Colleoni, nato da una famiglia nobiliare che partecipò alle lotte tra guelfi e ghibellini e che aveva possedimenti nell’Isola Bergamasca; proprio qui nel castello di Solza nacque Bartolomeo, che ebbe una lunghissima e celebre carriera militare. Difendendo Bergamo nel 1438 guadagnò la stima di Venezia; perciò diventò il ricchissimo Capitano generale dell’esercito della Serenissima ricevendo in feudo ampi territori lungo il fiume Adda.
A Bergamo Alta si trovano due luoghi legati al condottiero; il primo è il suo palazzo cittadino, con bellissimo fregio rinascimentale in marmo di Verona; da qui gestiva le proprietà. Nel 1466 fondò l’ente benefico Luogo Pio Colleoni, inizialmente per fornire doti alle fanciulle bergamasche povere; è straordinario che tuttora esiste ed è presieduto da un discendente! Ha sempre rispettato le sue volontà testamentarie.

La Cappella Colleoni

Cosa vedere a Bergamo e dintorni? La Cappella Colleoni in Città Alta
La Cappella Colleoni incorniciata da un arco

Ovviamente il luogo simbolo di Bartolomeo Colleoni a Bergamo Alta è la Cappella Colleoni, a fianco della Basilica di Santa Maria Maggiore. Da sola racconta la ricchezza guadagnata e l’ego smisurato, la cultura classica e la profonda fede. È un capolavoro del Rinascimento in Lombardia di Giovanni Antonio Amadeo e una profusione di marmi e simboli, come il rosone che sembra una ruota: la ruota della fortuna, affrescata nel vicino Palazzo della Curia; sopra ha la sua statua, per significare che aveva sempre buona sorte: del resto lui fu il capitano invictus! La base classica si ritrovano nelle imprese di Ercole e busti degli condottieri romani come Giulio Cesare e l’imperatore Traiano, suoi antenati illustri; la sacralità nelle formelle con le storie bibliche.
Se fuori è magniloquente, dentro meno. Il punto focale è il suo sarcofago, frontale; l’altare invece è a destra, con a sinistra il sepolcro della figlia prediletta Medea. Poi ci sono 2 lastre nere con le imprese militari e le opere pie in tempo di pace. Gli affreschi della cupola sono di Gianbattista Tiepolo. Certamente è una meraviglia da vedere a Bergamo.

2.3 La famiglia Fantoni

Cosa vedere a Bergamo e dintorni? Il Duomo di Bergamo
La meravigliosa cupola del Duomo di Bergamo

Come detto, la Cappella Colleoni fa parte della Basilica di Santa Maria Maggiore. È la mia chiesa preferita di Bergamo, piena di bellezze da ammirare con calma; su tutto spicca il mix stilistico tra l’aspetto medievale degli affreschi che affiorano sulle pareti, la cupola con l’affresco rinascimentale dell’Incoronazione della Vergine e l’appariscente stile barocco che domina tra stucchi, quadri e arazzi. Tra i capolavori c’è il coro in legno, con gli stalli e le tarsie realizzate nel ‘500 su disegno di Lorenzo Lotto; sono 33 storie bibliche, ognuna con “coperto” per proteggerli che attualizzava la storia biblica. Invece di fronte, accanto alla tomba di Donizzetti, ammiri il confessionale ligneo intagliato da Andrea Fantoni nel 1704; questa famiglia aveva una bottega molto nota nel Nord Italia che lavorò dal ‘400 al ‘700, soprattutto nella bergamasca; erano scultori ed architetti, ma Andrea Fantoni si distinse anche come intagliatore. Vicino nel Duomo di Bergamo sempre Andrea Fantoni realizzò l’altare della beata Vergine, con meravigliosi marmi policromi e pannelli scolpiti coi Sette dolori della Vergine; stupenda la balaustra in nero assoluto d’Orezzo della Valle Brembana: ha pure dentro i fossili! In stile neoclassico nella facciata e rococò all’interno, il Duomo è tra le cose da vedere a Bergamo; la cupola e la Cappella del Crocifisso lasciano senza parole.

2.4 Le altre famiglie

Piazza Vecchia a Bergamo Alta con Fontana Contarini e Campanone al tramonto
Piazza Vecchia con fontana e Campanone, l’ex Torre Suardi

Tante altre famiglie e artisti importanti hanno scritto la storia di Bergamo, ma in poche ore non puoi vedere molto. Lorenzo Lotto ha lasciato opere da ammirare in musei e molte chiese a Bergamo e dintorni, così come i dipinti di Giambattista Tiepolo. La famiglia di organari Bossi lavorò per generazioni.
Importantissima fu la famiglia Suardi
, che nel Duecento alloggiava nell’attuale Palazzo del Podestà in Piazza Vecchia; il Campanone era quindi la loro torre! Ma anche il Ristorante Da Mimmo si trova nella Casazza, dimora dei Suardi. Di famiglia ghibellina, lottarono a lungo contro i guelfi: bruciarono perfino la Torre del Gombito dei rivali Rivola! Alleati dei Visconti, li aiutarono ad impadronirsi di Bergamo. Ovviamente con l’arrivo dei Veneziani vennero spodestati e persero tutte le loro proprietà in città; nei loro palazzi vennero creati gli edifici di potere della Serenissima.
Gli rimasero però i possedimenti nella provincia di Bergamo, in particolare nella Val Cavallina e a Trescore Balneario: qui c’è ancora una torre del XII secolo e una chiesa con l’Oratorio Suardi, che custodisce il capolavoro di Lorenzo Lotto nella Bergamasca.

 

3. Lovere

Posti belli vicino Bergamo? Vai a Lovere sul Lago d'Iseo
Il Lago d’Iseo dal lungolago di Lovere

Riprendiamo l’auto e raggiungiamo il Lago d’Iseo, al confine orientale della provincia di Bergamo. Sulla punta del lago si trova Lovere, uno dei Borghi più belli d’Italia. Incastonata tra le montagne, circondata dalla natura e ricca di storia. Io la conosco bene e l’ho descritta in questo articolo; comunque torno sempre molto volentieri a Lovere: le acque celesti del Lago d’Iseo sono fantastiche da ammirare e l’atmosfera rilassata ti contagia immediatamente. È uno degli angoli più belli e sottovalutati della Lombardia.

3.1 Pranzo a Lovere

Maccaroncelli con scampi e gamberi del Ristorante Le Terrazze a Lovere
Maccaroncelli con scampi e gamberi del Ristorante Le Terrazze

Uno dei motivi che torno volentieri è che Lovere ha ottimi ristoranti. Posizionati davanti al blu del Lago d’Iseo, è un piacere mangiare davanti a questa bellezza della natura. Oggi andiamo a pranzo al Ristorante Le Terrazze. Visto che era un po’ tardi, abbiamo preso solo un piatto: il primo di maccaroncelli con scampi e gamberi; era bellissimo solo a vederlo! Ma soprattutto era delizioso: si sente che il pesce è fresco. Ho concluso con un tiramisù (che è sempre un’ottima idea). Questo è proprio un ristorante da consigliare!

3.2 Giro per Lovere

Piazza XIII Martiri è da vedere a Lovere in Lombardia
La coloratissima Piazza XIII Martiri a Lovere

Punto di partenza obbligato per un giro di Lovere è lo splendido lungolago; recentemente sistemato e decorato da fiori, è perfetto per passeggiare tranquilli. Così facendo arrivi in Piazza XIII Martiri, il cuore di Lovere; palazzi colorati ed eleganti abbracciano questo spiazzo con al centro il Monumento alla Libertà; attorno negozi vivaci come il Bar Pasticceria Wender. Salendo per via Cavallotti entri nel borgo antico. Nel Medio Evo Lovere era fortificata con mura e controllava il traffico lacustre; le fonderie di ferro e i panni lana hanno garantito la ricchezza per secoli. I palazzi antichi, torri e chiese ne hanno conservato memoria e sono belli da visitare; l’edificio più importante è la Torre Civica in Piazza Vittorio Emanuele II; alta 28 metri, ha un affresco col leone di San Marco e regala (gratis) il miglior panorama di Lovere. Ma le bellezze sono sparse lungo tutte le stradine contorte di Lovere: devi solo avere la pazienza di scoprirle!

3.3 Chiesa di Santa Maria in Valvendra

Nozze nella chiesa di Santa Maria in Valvendra a Lovere
Nozze nella chiesa di Santa Maria in Valvendra

L’edificio più bello di Lovere è la chiesa di Santa Maria in Valvendra: esprime bene la ricchezza di Lovere nel Cinquecento. Fu voluta fuori dalle mura trecentesche dalla famiglia Bazzini, di fronte al loro palazzo. Pare arrampicata sulla collina, scavata per erigere la grande chiesa; perciò il portale ha poco spazio davanti. Fuori dice poco, ma dentro è un capolavoro di stile rinascimentale lombardo-veneto. Colpisce subito la luce che inonda le tre navate, divise da colonne; poi la volta dipinta a cassettoni e le ricchissime cappelle laterali; sono un tripudio di affreschi e putti! Da non perdere l’organo con le ante dipinte dal Ferramola e dal Moretto. Proprio nel presbiterio c’è  l’altare maggiore opera di Andrea Fantoni, così come alcune cappelle hanno lavori della loro famiglia. Del resto qui siamo vicini a Rovetta in Val Seriana, dove avevano la bottega; ora si chiama Casa Museo Fantoni ed è visitabile.

3.4 L’Accademia Tadini di Lovere

Stele Tadini di Antonio Canova all'Accademia Tadini di Lovere
La Stele Tadini di Canova: capolavoro conservato a Lovere

La famiglia che ha segnato la storia di Lovere sono i Tadini. Originari di Crema, il conte Luigi Tadini e consorte comprarono Palazzo Barboglio come casa vacanze sul lago. Erano una coppia amante del progresso e della cultura, in particolare dell’arte; nei loro viaggi in Italia col figlio Faustino cominciarono a collezionare oggetti ed incontrarono Antonio Canova, con cui strinsero amicizia; il figlio scrisse un libro su tutte le sue opere fino al 1795, fondamentale per lo studio dell’artista. Ma un crollo nel palazzo di Lovere in ristrutturazione uccise Faustino nel 1799. Per lui Canova realizzò la Stele Tadini, ultimo struggente capolavoro dell’artista (1819-1821) che puoi osservare nella cappella di famiglia. La persona raffigurata di profilo potrebbe essere la contessa, devastata dal dolore; neoclassicismo puro: osserva le meravigliose pieghe del vestito! Invece come reazione il conte Tadini allargò la collezione d’arte e istituì l’Accademia di Belle Arti Tadini, uno dei primi musei della Lombardia; accanto aprì pure una scuola di disegno e di musica. Il tutto fu messo al servizio della comunità.

La collezione Tadini

L'Accademia Tadini è un museo da vedere a Lovere, sul Lago d'Iseo
Una sala dell’Accademia Tadini con dipinti sacri

Il nipote – architetto dilettante – si occupò dell’edificazione dell’ala neoclassica del palazzo sul lungolago: dal giardino di fronte noti che non ha molta grazia; questa galleria ospita la collezione Tadini. Un piccolo giardino interno circonda la cappella, dove riposano anche i conti. Salendo lo scalone accedi al museo. L’Accademia Tadini è celebre per ospitare altre opere di Canova, come il bozzetto per La Religione e incisioni di opere dell’artista; notevole per un museo di provincia! Ma in questa dimora dall’atmosfera familiare con vista sul lago e alcune carte da parati neoclassiche originali ospita una collezione eclettica: del resto il conte Tadini era un illuminista! Trovi reperti romani di scavi archeologici, porcellane francesi, cinesi e giapponesi, ma anche armi; mi ha ricordato (in piccolo) Museo Bagatti Valsecchi a Milano. Preziosa e affascinante la biblioteca, che racconta gli svariati interessi. Il cuore della collezione sono i dipinti italiani dal 1300 al 1600; molti sono minori, ma trovi anche Tintoretto, Jacopo Bellini, Bernardino Campi, Palma il Giovane, Fra Galgario, ecc… A me è piaciuta la preziosissima Madonna con il Bambino e gli Angeli di Jacobello di Bonomo.

La sezione contemporanea

Madonna di Francesco Hayez nell'Accademia Tadini di Lovere
Madonna di Hayez nell’Accademia Tadini

Al piano superiore trovi la sezione dell’Ottocento, acquisita dalla fondazione o frutto di donazioni di persone locali; qui spiccano 3 opere di Francesco Hayez (un’intensa Madonna, un Ecce Homo e un autoritratto). Poi c’è un angolo risorgimentale con cimeli, medaglie e busti dei protagonisti; del resto Garibaldi soggiornò a Lovere: sono presenti il suo scialle, la sciarpa ed il fazzoletto. Ma ciò che ti resta impresso sono le diverse opere strambe, fantasiose e colorate di artisti contemporanei; seppure non ami l’arte contemporanea, alcune le ho apprezzate! Tra queste i ritratti paesaggisti di Giorgio Oprandi, pittore loverese che raccontò la guerra e il colonialismo di inizio Novecento; gli scorci della Libia mi hanno fatto pensare a G.A. Levis visto a Chiomonte
Insomma sono sicuro che il conte Luigi Tadini sarebbe orgoglioso del suo museo e vale i 10€ del prezzo d’ingresso (ridotto 7€).

 

4. Romano di Lombardia

I caratteristici portici medievali di Romano di Lombardia nei dintorni di Bergamo
I caratteristici portici medievali di Romano di Lombardia

Per concludere la giornata cambiamo totalmente zona. Dal Lago d’Iseo raggiungiamo la bassa pianura bergamasca a Romano di Lombardia. Nonostante sia stata fondata dai Romani, il nome deriva dal celtico e significa luogo fortificato vicino a un fiume, il fiume Serio. Questo fu distrutto dall’imperatore Federico Barbarossa nel 1170 e Romano fu rifondata poco più a nord, con la forma di serratura che è riconoscibile tuttora dall’alto; aveva due cerchie murarie e doppio fossato, con torri a proteggere le tre porte. Ciò nonostante le guerre continuarono: era un territorio pianeggiante al confine tra vari domini, perciò molto conteso; vicino ad esempio fu combattuta la famosa battaglia di Cortenuova. Nel 1335 i Visconti si impadronirono del territorio, poi nel 1428 arrivarono i Veneziani; pochi anni dopo Romano divenne feudo di Bartolomeo Colleoni, che lo gestì fino alla morte. Poi tornò sotto il controllo di Venezia, seguendo la normale storia d’Italia.

4.1 Romano Medievale

Romano Medievale, rievocazione medievale a Romano di Lombardia
Donna in vestito d’epoca nelle botteghe di “Romano Medievale”

Uno dei momenti più affascinanti per visitare Romano di Lombardia è durante Romano Medievale”, una manifestazione a tema medievale che da anni caratterizza il paese. È sentita e consolidata, perché l’epoca d’oro del paese è medievale. L’evento si svolge in un weekend di settembre e di solito è ospitato nella Rocca Viscontea; noi non siamo stati fortunati perché la rocca era in restauro (dovrebbe riaprire in primavera). Ma i portici medievali e le piazze del paese erano popolate con botteghe e persone con costumi tradizionali. Per tre giorni si susseguono spettacoli, sfilano uomini in arme, puoi vedere i Falconieri delle Orobie con tanti uccelli rapaci. Si nota uno sforzo collettivo della cittadinanza per la festa. La manifestazione si chiude la domenica con un corteo storico ed il torneo cavalleria… dove combattono realmente! Le rievocazioni medievali sono sempre affascinanti.

4.2 Cosa vedere a Romano di Lombardia

Palazzo Rubini è un palazzo neoclassico da vedere a Romano di Lombardia
Palazzo Rubini al crepuscolo

I portici medievali sono ciò che contraddistingue Romano di Lombardia; sono affascinanti, anche se alcuni evidentemente rifatti. I più belli sono i Portici della Misericordia, voluti da Bartolomeo Colleoni nel ‘400. Si trovano ad un passo da Piazza Roma, il cuore ed il centro del borgo: dalla rifondazione qui c’era il potere religioso con la chiesa di Santa Maria Assunta e San Giacomo affiancato dal potere politico, il Palazzo della Ragione. Visto che stava già imbrunendo purtroppo non abbiamo potuto visitarli; la chiesa è stata rifatta nel Settecento in stile neoclassico, ma contiene opere preziose antiche di Giovan Battista Moroni, Tiepolo e Palma il Giovane. Il Palazzo della Ragione è in stile tardo-gotico, con alcune sale affrescate: in una c’è il leone di San Marco.
Essendo stata esentata dalle tasse veneziane, Romano era ricca; lo dimostrano le tante chiese, tra cui spicca la Basilica di San Defendente in stile barocco. Da vedere c’è anche Porta Brescia, l’unica che si è salvata dalle demolizioni ottocentesche; dove c’erano le mura ora trovi una cerchia di alberi che abbracciano il nucleo storico.
Invece sulla via verso il castello scovi Palazzo Rubini, elegante palazzo ottocentesco in stile neoclassico: sorprende trovarlo qui! Appartenuto al tenore G.B. Rubini, ora ospita il museo dedicatogli tra statue, stucchi e dipinti.

4.3 La Rocca Viscontea di Romano di Lombardia

La Rocca viscontea di Romano di Lombardia al tramonto
La Rocca Viscontea di Romano di Lombardia al tramonto

Nell’angolo nord-ovest dell’antico borgo ammiri la Rocca Viscontea di Romano di Lombardia. Costruita nel 1171, fu poi continuamente modificata nei secoli fino al Settecento. Il fossato è stato prosciugato ed è diventato un grande prato, da cui ammirare le quattro imponenti torri poste agli angoli; il viale alberato vicino rende impossibile una vista d’insieme. Ha un solo ingresso, verso est: il ponte levatoio originario è stato sostituito da uno in muratura. Come detto, l’ho trovato in restauro per cui non visitabile. È un peccato, perché dentro conserva numerosi affreschi dell’epoca veneziana, come uno splendido Leone di San Marco. Dalla Corte grande poi si raggiunge la “sala di rappresentanza”, nella parte superiore. Qui visse per alcuni mesi Bartolomeo Colleoni, che modificò il castello per renderlo abitabile. Infatti precedentemente sotto i Visconti la rocca aveva uno scopo puramente militare. Tuttora il borgo è molto legato al condottiero bergamasco, più che ai Visconti.

4.4 Cena all’Osteria Golosa Alchimia

Carne brasata del menù medievale all'Osteria Golosa Alchimia di Romano di Lombardia
Il mix di selvaggina brasata del menù medievale

Visto che camminare mette fame, stasera ho super appetito. Per fortuna ci fermiamo a cena all’Osteria Golosa Alchimia, in via G.B. Rubini 41. Appositamente per la “Romano Medievale” hanno creato ad hoc dei piatti speciali che formano il menù medievale. Molto incuriosito, l’ho provato volentieri: quando mi ricapita? Nel Medio Evo era consigliato iniziare con piatto di insalata che apriva lo stomaco; in questo caso era ricca: fette di carote, noci, chicchi di melograno… Solitamente odio le insalate, ma questa era buonissima! A seguire una specie di torta salata, alle erbe o al cinghiale, poi una minestrina con zafferano (fin troppo dolce); il piatto principale era il mix di selvaggina brasata, anche qui resa dolce, forse dalla cannella. Per concludere il dolce con liquore locale. Diciamo che i gusti sono (volutamente) lontani dai miei preferiti e consueti, ma provare qualcosa di diverso ogni tanto ci sta.

 

5. Castello di Pagazzano

Posti belli vicino Bergamo? Il castello di Pagazzano con fossato
Il Castello di Pagazzano con fossato pieno d’acqua

Dopo un sonno rigenerante e la colazione, riprendiamo l’auto per raggiungere un’altra meraviglia da vedere nei dintorni di Bergamo: il Castello di Pagazzano, tutto in mattoni; siamo ancora nella Bassa bergamasca, ma più a ovest. Sai quale è la sua particolarità? Ha ancora il fossato pieno d’acqua che lo circonda (unico nella bergamasca), dove gli abitanti del luogo si divertono a fare pesca sportiva: i pesci presi poi sono ributtati dentro. L’acqua sembra profonda, ma in realtà è circa di un metro; il terreno paludoso lo rendeva comunque letale per gli assalitori. Il fossato regala grande fascino e super foto coi riflessi, sebbene anche qui gli alberi attorno non rendono facile fotografare. Poi ai lati si estende il tranquillo paese di Pagazzano. La cosa interessante è il castello attraversa tutte le epoche storiche fino ai giorni nostri.

5.1 La storia del Castello di Pagazzano

Il Castello di Pagazzano è uno dei posti belli vicino Bergamo
L’ingresso del castello di Pagazzano

Pagazzano ha origini antiche: hanno trovato una sepoltura tardo-gallica del I secolo a.C. e sotto la chiesa un edificio pubblico romano con tombe alto-medievali. Invece i primi documenti del castello risalgono a inizio ‘300: perciò è un castello visconteo. All’epoca Bernabò Visconti lo diede come dimora al grande Petrarca, che soggiornò qui 3 o 4 volte. Con l’avanzata dei Veneziani nel ‘400 cambiò mano diverse volte: fu anche della famiglia Suardi; le vicende sono un po’ oscure. Dal 1465 tornò ai Visconti di Brignano, due fratelli che rinforzarono il castello per difendersi dai cannoni e lo divisero in due con un muro ancora visibile; si dovevano volere molto bene! Con la stabilizzazione dei confini tra Venezia e Milano, perse importanza militare; fu così che è sorta una sorprendente villa; qui visse nel ‘500 l’arciprete di Pagazzano Giangaleazzo Visconti, diventando un signorotto locale coi contadini che lavoravano per lui. Nel ‘700 invece Francesca Visconti modificò la parte sud del castello: distrusse le mura sul fossato creando un grande giardino. I successori trasformarono il castello in una corte agricola: così rimase fino al 1970! Fortunatamente il comune di Pagazzano l’ha acquistato nel 1999 e lo sta restaurando poco a poco.

5.2 Visita del Castello di Pagazzano

Guida del castello di Pagazzano in armatura medievale
La guida del castello in armatura medievale

Il rivellino difensivo davanti all’ingresso non c’è più; fu distrutto nell’800 per agevolare l’ingresso, quando pure il ponte è diventato di pietra. Accanto vedi la corte Berghemina, splendida location per eventi che dà direttamente sul fossato. Sulla facciata spicca lo stemma dei Visconti con il celebre biscione. Questo scorcio frontale è autentico: vedi le mura e le torri in mattoni che mi ricordano la Rocca di Soncino, anche se quella è sforzesca. Però hanno tutte un tetto, aggiunto probabilmente nell’800, e svetta un curioso campanile.
Superata la saracinesca ancora funzionante e pagato il biglietto, siamo nel castello. Ci accompagnano due guide locali: lui con l’abito da soldato (che pesa 32kg!), lei vestita da dama.

La parte nord

Il Castello di Pagazzano ha dentro una villa rinascimentale!
La villa vista dal mastio del castello

Davanti abbiamo il cortile interno, ma saliamo subito a sinistra nel mastio, fulcro della fortificazione. Nonostante lo scopo militare, le stanze erano tinteggiate: i Visconti volevano mostrare la loro magnificenza. La prima stanza ha pavimentazione in cotto e camino trecentesco; sulle pareti disegni, probabilmente di ragazzi quando era azienda agricola. Al secondo piano usciamo sull’antiporta, costruito dai fratelli nel 1465. Noto le merlature con feritoie e caditoie, ma anche fori circolari per le prime bombarde del 400! Da qui vedi il paese e il fossato, però la vista migliore è dall’ultimo piano del mastio: da lì il panorama raggiunge Bergamo e le Alpi. Curiosità: le feritoie del mastio furono modificate per catturare i piccioni… e mangiare polenta e usei, tipico piatto locale. 
La zona militare finisce qui: infatti guardando il resto del castello dall’alto ammiri la zona rurale e a destra la villa antica, bellissima. Poi scendiamo negli ex camminamenti di ronda, che nel Trecento giravano tutte le mura interne; ora le merlature sono diventate pilastri per il tetto. In queste due stanze vivevano gli ultimi contadini, ma era la parte nobiliare del Trecento; a destra c’è una colonna dipinta, a sinistra la pavimentazione originale con camino e affreschi (poco visibili) sulle pareti, che devono essere recuperati; bellissimo però  il tavolo con le sedie.

La parte sud

Cosa vedere vicino a Bergamo? Il Castello di Pagazzano
La sala della villa con camino con stemmi viscontei

Come detto, nel 1747 Francesca Visconti creò giardini eliminando tutte le fortificazioni del lato sud. Infatti girato l’angolo, il camminamento diventa un tappeto verde naturale che si estende per mezzo castello e si affaccia sul fossato. Stanno studiando per ripristinare la vegetazione che aveva piantato; per ora ci sono tre grandi cachi.
Come caratteristica classica dei castelli viscontei, c’è un’uscita di emergenza verso i castelli alleati; è un piccolo ponte levatoio in legno con contrappeso: le guide ci hanno mostrato come funziona.
Siamo all’esterno della villa del ‘400-500: non sembra per nulla un castello! L’aspetto attuale fu definito sempre da Francesca Visconti. Da fuori sembra trasandata, con finestre senza vetri; la Sovraintendenza non lascia mettere vetri recenti… per cui nel frattempo piove dentro! Incredibilmente, anche la villa divenne parte della fattoria: la stanza principale era il granaio, come testimoniato da una foto di Beppe Merisio; fantastico il camino con stemmi viscontei e la tavola rotonda antica che serviva per lavorare il gelso. L’ultima stanzina ha affreschi dell’800 perfettamente conservati: lì tenevano le sementi e quindi era sempre buia. L’altra sala ha affreschi sbiaditi con scritte dei contadini per fare i conti, mentre l’ultima era addirittura il pollaio! Pensa che il personaggio dell’Innominato di Manzoni crebbe qui.
Nel piano sotterraneo è stato allestito il Museo Etnografico con tantissimi oggetti contadini. Infine nelle stalle restaurate trovi l’enorme torchio del 1736 e video che illustrano i 6 castelli vicini.

 

6. Crespi d’Adda 

Cosa vedere a Bergamo e dintorni? Crespi d'Adda
Scorcio del villaggio con fabbrica e ciminiera

L’ultima tappa del mio weekend a Bergamo e dintorni è a Crespi d’Adda, un luogo super affascinante. Posto nel punto dove il fiume Brembo confluisce nell’Adda (e quindi termina l’Isola Bergamasca), racconta la storia industriale della famiglia Crespi e di un sogno imprenditoriale di fine ‘800; un piccolo bosco trasformato in un paese-industria all’avanguardia, una cittadella ideale della seconda rivoluzione industriale che è arrivata quasi intatta fino a noi; tuttora i luoghi sono ben riconoscibili. Perciò è uno dei luoghi Patrimonio Unesco della provincia di Bergamo: è il villaggio operaio meglio conservato del sud Europa; quindi è uno dei posti più belli vicino a Bergamo. Io ci ero già stato diversi anni fa, ma tornandoci l’ho trovato cambiato (in meglio).

6.1 Pranzo all’Osteria da Mualdo

Dove mangiare a Crespi d’Adda? All’Osteria da Mualdo
La parmigiana di melanzane dell’Osteria da Mualdo

Prima di cominciare a visitare il villaggio operaio, andiamo a pranzo. Dove mangiare a Crespi d’Adda? Ci sono diverse opzioni. Noi scegliamo l’Osteria da Mualdo che propone piatti della tradizione, ma in modo elegante e gourmet. Alcuni piatti sono così belli che è un dispiacere rovinarli per mangiare! Come primo ho scelto la parmigiana di melanzane, ma col sugo sotto, i gamberetti sopra e arrotolata da sembrare altro. Poi il piatto tipico bergamasco per eccellenza: i casoncelli fatti in casa. Come secondo un’ottima tagliata di manzo. Tutto buonissimo! Visto che abito abbastanza vicino, devo ricordarmi di tornarci perché è un ottimo ristorante.

6.2 Informazioni per la visita

Stella in mattoni che decora la fabbrica di Crespi d'Adda
La stella in mattoni che decora la fabbrica, simbolo di Crespi

La visita di Crespi d’Adda deve iniziare dalle scuole, ora diventate il Visitor Centre. Sono il grande edificio bianco alla destra della chiesa; qui puoi ricevere informazioni, comprare biglietti delle visite guidate e incontrare le guide per il tour. La visita del paese è libera; però alcuni luoghi sono accessibili solo con visita guidata di domenica e nei giorni festivi; tra questi la fabbrica e la centrale idroelettrica. Il Visitor Centre ha un paio di sale multimediali dove conoscere la storia di Crespi d’Adda; però solo con una guida puoi avere una spiegazione generale e completa che può anche rispondere alle tante domande che ti vengono passeggiando tra le vie del villaggio operaio; perciò se si ha tempo, consiglio di fare una visita guidata. Tuttora 300 persone discendenti dagli operai vivono a Crespi d’Adda: è un luogo unico in Italia!

6.3 Storia di Crespi d’Adda

Cristoforo Benigno Crespi racconta la sua storia

Le sale multimediali del Visitor Centre raccontano le storie di 5 personaggi del villaggio operaio estratte dalle loro lettere: c’è il giovane tessitore, l’operaia, il dottore, il cappellano e il fondatore Cristoforo Benigno Crespi. Sono 5 punti di vista, 5 fili che si intrecciano a comporre una storia unica: la storia di Crespi d’Adda!
La famiglia Crespi era di Busto Arsizio: lì erano tintori di cotone. Cristoforo Benigno Crespi dopo aver studiato in Inghilterra e qualche disavventura imprenditoriale, volle creare una propria fabbrica: un cotonificio tessile con le macchine più moderne; lavorava il cotone dall’inizio alla fine. Scelse la zona di Crespi per la vicinanza col fiume Adda: la sua forza motrice avrebbe alimentato l’industria. Il villaggio operaio aprì nel 1878 ed era all’avanguardia: ad esempio la fabbrica era illuminata con l’energia elettrica (molto prima di Bergamo!). Nel corso degli anni furono costruiti altri edifici o introdotte migliorie per gli operai: la chiesa nel 1793, il lavatoio, poi arrivò un medico che garantiva assistenza sanitaria gratuita. Con la salita al potere del fascismo, il successore Silvio Crespi fu estromesso dall’azienda; questa continuò ad operare. Negli anni ’70 gli operai poterono acquistare le case; il villaggio però cominciò a spopolarsi, nonostante la fabbrica rimase in funzione fino al 2003. Ora il nuovo progetto di Crespi prevede la ripresa dell’attività produttiva.

6.4 Visita di Crespi d’Adda

L'ingresso della fabbrica di Crespi d'Adda, da vedere vicino Bergamo
L’ingresso della fabbrica di Crespi d’Adda

Il villaggio operaio di Crespi d’Adda ha luoghi ben definiti e riconoscibili. Corso Manzoni taglia orizzontalmente il paese e passa davanti all’enorme fabbrica, composta da moduli ripetuti che sembrano casette, incorniciate dai mattoni rossi; al centro una stella con cerchio, divenuta simbolo di Crespi. La fabbrica aveva 4 corpi distinti per le 4 differenti lavorazioni; purtroppo quel giorno non era visitabile, così ho ammirato solo l’ingresso con l’alta ciminiera e i cancelli rossi in stile liberty di Mazzucotelli (già incontrato a Cernobbio). I due edifici ai lati erano per i dirigenti, con decorazioni ispirate alla Cappella Colleoni.
Appena fuori dalla fabbrica c’era un piccolo ospedale e l’ambulanza, sempre pronta; i corsi di pronto soccorso erano obbligatori per gli operai. Poco oltre ammiri la ciminiera di 67 metri: è incredibilmente storta, dal basso lo vedi bene! In fondo al viale alberato trovi invece il cimitero con la tomba di Cristoforo B. Crespi in stile eclettico; specialmente in autunno ha un meraviglioso fascino decadente.

I servizi del villaggio

Chiesa del villaggio operaio di Crespi d'Adda a Bergamo e dintorni
La chiesa di Crespi d’Adda

La parte iniziale del villaggio ha alcuni dei luoghi più importanti. Qui infatti c’è la chiesa del Santissimo nome di Maria, copia di quella di Busto Arsizio (da dove venivano i Crespi). Su un lato aveva le scuole e dall’altro il dopolavoro col campo da bocce (che aveva movimenti simili a quelli lavorativi); qui gli operai potevano divertirsi. A fianco c’era un lavatoio con acqua calda: un vero lusso per l’epoca! Ma non fu l’unico: col tempo nel villaggio furono creati anche i bagni pubblici, le piscine, un campo sportivo, l’asilo, il teatro negli anni ’20 e una pineta per respirare aria buona. Già il fondatore Cristoforo B. Crespi aveva stabilito che gli operai dovessero avere 3 settimane di non lavoro: inventò le ferie! 
Del resto per i Crespi era fondamentale l’attenzione verso l’individuo, a cui cercano di dare una vita migliore e infondere l’orgoglio di fare bene. Sicuramente gli operai di Crespi d’Adda vivevano meglio dei coetanei italiani. Peraltro fu un grosso rischio per i Crespi: era un’epoca in cui assembrare più di 100 persone era considerato pericoloso per le possibili rivolte che accadevano!

Le case e la vita a Crespi d’Adda

Casa rossa di Crespi d'Adda, villaggio operaio Patrimonio Unesco
Una casa operaia di Crespi d’Adda

Nella restante parte del villaggio operaio ci sono le case degli operai, edifici semplici su 2 piani. Se le guardi bene, non sono tutte uguali: chi lavorava meglio aveva una casa migliore! Sono piccole, ma ci credi che in una casa abitavano in 40?! Sulla collina spiccano invece due case speciali: la casa bianca del medico e gialla del prete.
I Crespi cercarono di guidare tutta la vita degli operai; celebrarono le feste per creare la comunità: dal carnevale al compleanno del padrone. Poi crearono una divisa unica per tutti e organizzarono anche il loro tempo libero. L’unico momento libero era per curare il giardino di casa: chi lo rendeva più bello vinceva un salario doppio. Poi investirono sull’educazione: la scuola era obbligatoria fino ai 5 anni (contro i 2-3 dell’Italia) e ai migliori i Crespi pagavano ulteriori studi. Insomma era una comunità autonoma con regole diverse, imposte dai Crespi.

La centrale idroelettrica

La centrale idroelettrica di Crespi d'Addariflessa nel canale dell'Adda
La centrale idroelettrica di Crespi riflessa nel canale

La domenica in cui ho visitato Crespi era aperta la centrale idroelettrica, visitabile con la guida. Si trova in basso, lungo il fiume Adda. La raggiungi in 15-20 minuti, passando accanto a Villa Crespi, la villa padronale conosciuta come “Castello”; sembra infatti un castello neo-medievale con un’imponente torre in mattoni; essendo privata, non è visitabile.
Arrivati al fiume, il ponte sorpassa il canale scavato dai Crespi parallelo all’Adda. Sul percorso c’erano i lampioni sempre del Mazzuccotelli, ora spariti. La centrale idroelettrica è in stile liberty del 1909, anche se non riccamente decorata; la torretta si specchia nel canale e le vecchie enormi turbine sono in mostra sul prato. È decorata anche dentro, con piccole greche sulle pareti. Inizialmente era collegata con una corda alla fabbrica, per trasmettere la vibrazione ai telai; nel 2015 è tornata in funzione: ovviamente le tecnologie sono moderne, ma gli affascinanti spazi sono rimasti gli stessi.

 

7. Bergamo e dintorni – Conclusioni

Il Castello di Romano di Lombardia: uno dei posto belli vicino Bergamo
Il Castello di Romano di Lombardia all’imbrunire

Ovviamente queste sono solo alcune delle cose da vedere a Bergamo e dintorni. Il territorio è pieno di bellezze e per praticità non abbiamo attraversato le zone montuose; ma basta questo giro in bici in Val Seriana e Valle Brembana per fare capire quanto siano interessanti pure quelle; lì ci sono Gromo e Cornello dei Tasso, due dei Borghi più belli d’Italia. Insomma, ci sono tantissimi posti belli vicino Bergamo! Certamente questo itinerario è vario e spazia dalle bellezze storiche come il Castello di Pagazzano, alle bellezze artistiche ammirate a Lovere e a Bergamo Alta, le feste tradizionali come quella di Romano di Lombardia e l’affascinante l’archeologia industriale di Crespi d’Adda; ad unirle i bei paesaggi e l’ottima cucina bergamasca. Che volere di più? È stato un fantastico weekend per scoprire Bergamo e dintorni

 

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Altro video:

Piazza XIII Martiri a Lovere

Il ponte levatoio del Castello di Pagazzano in funzione

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