Colline moreniche del Garda in Lombardia: cosa vedere e fare

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La Lombardia ha numerose e grandi bellezze. Alcune sono molto famose internazionalmente come Milano o il Lago di Como, altre sono celebri in Italia come Mantova, altre ancora si stanno affermando come la mia Bergamo, Brescia o Pavia; altre ancora sono grandi bellezze, però ancora poco note come ad esempio la Valchiavenna, oppure decisamente sconosciute. Oggi parlo proprio di una bellezza sconosciuta della Lombardia: le Colline moreniche del Garda. Come dice il nome, si trovano vicino al Lago di Garda, ma sono totalmente l’opposto: non trovi il vivace caos di turisti (anche stranieri) del lago, ma sono paesi rilassati circondati da paesaggi naturali collinari che ricordano la Toscana. Si coltiva olio, si fa il vino, vedi poca gente in giro. Insomma sono luoghi affascinanti e perfetti per chi cerca tranquillità, turismo lento e sportivo o vuole riscoprire la storia.
Ti racconto cosa vedere nelle Colline moreniche del Garda in Lombardia.

  1. Informazioni sulle colline moreniche del Garda
  2. Cosa vedere nelle Colline moreniche del Garda
  3. 2° giorno nelle Colline moreniche del Garda
  4. 3° giorno visitando le Colline moreniche del Garda
  5. 4° giorno
  6. Conclusioni

1. Informazioni sulle colline moreniche del Garda

Le colline moreniche del Garda viste dalla Rocca di Solferino
Le colline moreniche del Garda viste dalla Rocca di Solferino

Le colline moreniche del Garda sono un territorio a sud del Lago di Garda, dove comincia la Pianura Padana. Geograficamente è suddiviso tra le province di Mantova, Brescia e Verona, ovvero tra le regioni di Lombardia e Veneto (come il lago stesso). Altrettanto similmente al lago, le colline moreniche sono state originate dallo scongelamento dei ghiacciai nell’Era Quaternaria; perciò hanno ritrovato reperti del Neolitico, quando la zona cominciò ad essere popolata.
Le colline dolci formano anfiteatri circolari e si alternano a spazi pianeggianti, anche ricchi d’acqua o paludosi. Quindi è un territorio di grande pregio naturalistico, con aree protette dove trovi molti animali selvatici; questo sorprende tanto nella pianura della Lombardia!
Ovviamente si vede l’azione dell’uomo, come la canalizzazione dell’acqua in fossati da sfruttare per l’agricoltura e la creazione di borghi. Ultimamente alcuni di questi si sono espansi troppo, ma altri hanno mantenuto la storica tranquillità rurale e bellezze nascoste.

1.1 Storia delle Colline Moreniche del Garda

Nelle colline moreniche del Garda devi visitare la Rocca di Solferino
La Rocca di Solferino, luogo chiave del Risorgimento

Le colline moreniche del Garda da sempre sono un territorio di confine; mai al centro della storia, leggi i riflessi delle varie epoche intrappolati nei monumenti e luoghi.
Abitate fin dalla Preistoria, hanno lasciato tracce in villaggi di palafitte. Poi arrivarono Etruschi e Galli, fino alla conquista di Roma. Un periodo importante fu il Medioevo, quando il territorio fu conteso dalle grandi signorie: Visconti di Milano, Gonzaga di Mantova e Scaligeri di Verona. Attorno al Quattrocento la situazione divenne stabile: a nord i domini della Repubblica di Venezia, a sud il Ducato di Mantova. Nel 1707 la famiglia dei Gonzaga si estinse: arrivarono gli Austriaci. Napoleone pose fine alla Repubblica di Venezia e dopo Waterloo tutto passò all’Impero Austriaco. Sicuramente l’avvenimento storico più rilevante fu la battaglia di Solferino e San Martino nella Seconda Guerra d’Indipendenza (1859). Nel 1866 tutto il territorio divenne parte del Regno d’Italia, seguendone le sorti. 

1.2 Come raggiungere le Colline moreniche del Garda

Colline moreniche del Garda: come arrivare
Scorcio del borgo di Castellaro Lagusello

Raggiungere le Colline Moreniche del Garda è semplice: dal nord Italia da Milano o Venezia basta arrivare con l’Autostrada A4 sul Lago di Garda e prendere una delle uscite, che sia Desenzano, Sirmione o Peschiera del Garda. Invece per chi giunge da sud l’Autostrada A22 del Brennero sfiora Mantova e passa parallela a tutto il territorio per raggiungere Verona e quindi ancora l’Autostrada A4. In quel caso se vuoi accorciare il tragitto hai l’alternativa di uscire a “Mantova Nord” e prendere la Strada Provinciale SP236 (che diventa la recente Strada Statale Goitese); così arrivi direttamente nelle Colline moreniche del Garda, ma nella parte a sud. 
Il mio itinerario parte da nord, per poi addentrarsi giorno dopo giorno tra i paesaggi naturali e i borghi. Il punto di partenza è grande e famoso, si vede pure dall’Autostrada A4: la torre di San Martino della Battaglia. Per arrivarci prendo l’uscita di Sirmione. 

 

2. Cosa vedere nelle Colline moreniche del Garda

Filare di vite nelle Colline Moreniche del Garda

Le colline moreniche del Garda sono centinaia, alte dai 100 ai 250m. Caratterizzano un’ampia zona, vagamente triangolare, di circa 25km per lato corto e 35 per lato lungo. A questa va aggiunto l’interessante territorio adiacente, come il corso del fiume Mincio. Quindi c’è molto da vedere, anche solamente considerando il turismo culturale. Inoltre trovi percorsi ciclabili, di trekking, itinerari fluviali, d’avventura, turismo religioso e ovviamente eno-gastronomico, che anche in questa parte d’Italia dà il meglio di sé.
Perciò per visitare le Colline Moreniche del Garda è necessario calcolare bene le distanze e tempo a disposizione, per sfruttarlo al massimo; infatti spesso percorri strade normali o extraurbane: puoi viaggiare a velocità contenuta. Il mio itinerario è distribuito su 4 giorni; possono essere aumentati soffermandosi di più nei vari paesi o svolgendo qualche altra esperienza, oppure ridotti eliminando qualcosa. Credo che sia un itinerario equilibrato tra storia, arte, cibo e sport.

2.1 La Torre di San Martino della Battaglia

L'iconica Torre di San Martino della Battaglia in Lombardia
L’iconica Torre di San Martino della Battaglia

Luogo iconico della Lombardia, ricorda un momento storico fondamentale per l’Italia: il Risorgimento. Fuori dal paese in località Ortaglia trovi strade costeggiate da alberi, con attorno cascine e campi con filari di viti; nel cielo svetta una torre, aperta da un viale con giardino simmetrico: la Torre di San Martino della Battaglia. Al contrario di ciò che molti pensano, non centra con la battaglia, ma fu costruita tra 1880-1893 su un piccolo colle e dedicata al re Vittorio Emanuele II, morto da poco.
La struttura è cilindrica, con base più ampia detta “rotonda” con statua e scene della vita del re; ci sono anche busti di generali morti nelle guerre d’indipendenza e di eroi del periodo come Cavour, Garibaldi e Mazzini.
La rampa a spirale suddivisa in 7 piani porta a quasi 65m, dove hai una vista panoramica sul Lago di Garda, le colline moreniche fino alla Pianura Padana.

Il Museo e l’Ossario di San Martino

Teschi ordinati dentro l'Ossario di San Martino della Battaglia
Dentro l’Ossario di San Martino

La torre è stata costruita sul colle più alto di San Martino, conteso più volte durante la battaglia del 1859; l’esercito del Regno di Sardegna lo perse e riconquistò più volte combattendo contro l’esercito imperiale austriaco. Per ricordare l’evento alla spalle della torre trovi il Museo di San Martino della Battaglia, creato nel 1939. Suddiviso in tre sale, conserva reperti, cimeli e documenti della battaglia come tre cannoni impiegati, oltre a raccontare le vicende del Risorgimento in generale. 
Con pochi passi, al termine di un viale alberato raggiungi pure l’Ossario di San Martino, ospitato nella cappella gentilizia dei conti Tracagni. La chiesa ossario è modesta fuori, abbellita però da 3 mosaici di santi. L’interno mette i brividi: nell’abside vedi ordinati 1274 teschi, ricordando la chiesa di San Bernardino alle Ossa a Milano. Pure la cripta accoglie ossa di 2619 soldati, senza distinzione di nazionalità. Rappresenta bene l’orrore della guerra

2.2 Pozzolengo

Scorcio con la torre campanaria di Pozzolengo (BS)
Scorcio con la torre campanaria di Pozzolengo

Pochi chilometri a sud-est della torre tra strade nuove e ampie, ma ondulate nella campagna verde. Alla fine appare Pozzolengo, in cima ad un piccolo rilievo; spiccano le mura e torri del castello dalla merlatura guelfa e sull’altro versante l’interessante chiesa di San Lorenzo Martire. Siamo vicini al confine col Veneto e Mantovano, ma rimane ancora in provincia di Brescia. Il territorio è ricco di terre umide, da cui l’etimologia del nome Pozzolengo, che sottintende numerosi pozzi. In passato c’erano pure torbiere paludose come quella del Lago d’Iseo. Non sorprende che un colle più alto e salubre sia stato abitato fin dalla Preistoria.
Questi ambienti naturali attorno regalano belle viste raggiungendo il paese, anche perché trovi tanti filari di viti per la produzione del vino Lugana. Però negli ultimi tempi si è diffusa la coltivazione dello zafferano: vengono qui per studiarlo.

Il Castello di Pozzolengo

Affascinanti case colorate nel Castello di Pozzolengo
Case colorate nel castello di Pozzolengo

Nel X secolo le scorribande degli Ungari portarono alla costruzione del Castello di Pozzolengo. Essendo un territorio conteso, venne ingrandito: divenne un piccolo borgo fortificato
Parcheggiamo in via Garibaldi e imbocchiamo via Castello, salendo tra case moderne. Tutto cambia quando i muretti diventano di pietra e compare la scalinata di una villa, con a sinistra una torre campanaria sgraziata. Girato l’angolo ecco l’ingresso: la porta-torre con arco. Sorprende però che dentro trovi case normali, tuttora abitate. Scorci, facciate in pietra a vista o colorate, vasi delle piante, un arco… tutto regala fascino. La via a sinistra porta ad un’altra piccola piazza lastricata, con finestre vuote con vista sulla campagna. Pochi gradini e trovi i resti della chiesa di san Lorenzo martire in castello; è protetta dal vetro sporcatosi negli anni; quindi intravvedi appena l’abside dipinto con Cristo benedicente, simile a quello della chiesa di San Pietro in Mavino a Sirmione.

Pranzo all’Agriturismo Dalla Bertilla

I gnocchetti verdi dell’Agriturismo Dalla Bertilla

Appena fuori Pozzolengo, in località Rondotto, c’è l’Agriturismo Dalla Bertilla con la campagna spalancata davanti a te. Dietro ha pure una cantina vitivinicola: è tipico qui. Ambiente accogliente e familiare, ma soprattutto ottima cucina con prodotti bio provenienti dall’azienda agricola. Assaggiamo un antipasto di salumi, polenta e cotechino e poi un primo piatto misto: metà di gnocchetti verdi buonissimi, l’altra di risotto (meno gustoso). Però deliziosi i dolci fatti in casa.
Qui peraltro puoi pure soggiornare, sfruttando la magnifica piscina all’aperto d’estate. Noi però dobbiamo ripartire presto: ci aspettano molte altre bellezze da vedere nelle Colline moreniche del Garda. 

2.3 Ponti sul Mincio

Il castello di Ponti Sul Mincio nelle Colline Moreniche del Garda
Il castello di Ponti Sul Mincio (foto IG @cavagnolistefano)

A sud della vivace Peschiera sul Garda, seguendo il corso del fiume appare un borgo fortificato tranquillo: Ponti Sul Mincio. Saranno 2-3 chilometri di distanza, ma la differenza è enorme; pure la regione cambia: sul Garda sei in Veneto, qui in provincia di Mantova in Lombardia. È il paese più piccolo delle colline moreniche del Garda; ci arrivi in pochi minuti da Pozzolengo, attraversando la campagna tra boschi, vigneti e prati.
Anche qui la torre di un castello svetta su un monte, ma stavolta la vedresti arrivando dall’altra parte, da est. Vicino ad un ponte sul fiume Mincio (da lì il nome del paese), i Della Scala di Verona nel XII secolo edificarono un castello. Costruito con ciottoli di fiume, acquisì la forma irregolare del monte, con 5 torri equidistanti; due sono alte e ristrutturate, le altre oramai ruderi.
Attorno al castello si è sviluppato il borgo, con la bella Piazza Parolini con Monumento ai Caduti, Municipio e chiesa parrocchiale di Sant’Antonio Abate.

Forte Ardietti

Forte Ardietti a Ponti sul Mincio, fortezza austriaca vicino al Garda
Il ridotto circolare di Forte Ardietti

Ponti sul Mincio è immerso nel Parco regionale del Mincio. Avvolge la quattrocentesca Pieve di San Nicolò, ma anche il simbolo del paese: Forte Ardietti. Era una delle fortificazioni esterne di Peschiera che gli Austriaci del maresciallo Radetzky costruirono tra 1856-57 dopo aver perso la Lombardia, poi completato nel 1861. In quegli anni furono edificati 12 forti, tutti a distanza di tiro di cannone uno dall’altro, così in caso di conquista potevano subito contrattaccare.
Forte Ardietti è l’unico forte visitabile ed il meglio conservato, perché rimasto praticamente intatto; infatti fino al 1998 fu una base militare. Gli altri forti sono stati abbattuti o convertiti ad altri usi (ristorante, club di tennis, magazzini). In tedesco si chiamava fortezza n° VI. La struttura militare era molto complessa: un ottagono irregolare con al centro una fortificazione circolare (ridotto); la vedi bene su Google Maps. Nota come è praticamente indifesa verso Peschiera del Garda.

Visita di Forte Ardietti
Dentro Forte Ardietti, fortezza austriaca vicino al Garda
All’interno di Forte Ardietti

Siamo abituati a vedere castelli e fortificazioni sui rilievi, mentre Forte Ardietti è praticamente in piano, ma vicino al fiume Mincio. Non va pensato individualmente, ma apparteneva al sistema di fortificazioni del famoso Quadrilatero (assieme a Mantova, Verona e Legnago). Conteneva una guarnigione di 612 soldati e 25 cannoni.
Puoi visitare Forte Ardietti con una visita guidata. Colpisce subito il possente ridotto centrale quasi circolare in pietra chiara. Poi noti uno spazio ed un’altra serie di fortificazioni: le capinere esterne, braccia protese all’esterno; inizialmente però erano collegate. Verso Peschiera queste fortificazioni sono aperte: c’è un angolo a 260°. All’interno il forte è abbastanza spoglio, ma conserva cannoni e ricostruisce le battaglie risorgimentali. Invece l’Associazione culturale Acrimperi gestisce una delle capinere: ammiri abiti, elmi rifatti e cannoni e partecipano ad affascinanti rievocazioni storiche.
Peraltro il forte fu inutile: perdendo la 3° Guerra d’Indipendenza (1866), passò col Veneto al Regno d’Italia.

2.4 Monzambano

Scorcio del paese di Monzambano, nell'Alto Mantovano
Scorcio del paese di Monzambano

La prossima meta è il paese di Monzambano, a sud di Ponti sul Mincio. Si trova scendendo lungo il Parco del Mincio, circondato da splendidi paesaggi formati da oliveti, vigneti e cipressi. Il paese ci accoglie col sole, con la periferia moderna che nasconde il centro storico. Il castello svetta su un rilievo. Comunque appena visto il cartello “Monzambano” io penso subito ai luoghi di Montalbano visti a Scicli in Sicilia.
Anche questo paese ha radici venete: non solo fu a lungo territorio scaligero e poi veneziano, ma recentemente apparteneva ancora alla diocesi di Verona. Peraltro nel 1797 Monzambano si oppose temporaneamente all’armata francese di Napoleone. Poi il ponte di Monzambano fu protagonista di battaglie nella 1° e 3° Guerra d’Indipendenza. Però arrivando in paese trovi solo vie tranquille, belle piazze e case colorate che regalano begli scorci. Più defilata la settecentesca chiesa di San Michele in stile barocco.

Castello di Monzambano

Vista dal castello di Monzambano, Colline Moreniche del Garda
Vista dal castello di Monzambano

Passeggiamo su via Cavour e la strada comincia a salire; con via Castello arrivi nella parte alta, dove c’è il castello di Monzambano, in cima a due colline vicine. Fu voluto da Matilde di Canossa nell’XI secolo, che visse gli ultimi anni nel Mantovano e doveva difendere i suoi feudi. Successivamente fu modificato, ma come a Pozzolengo è ancora abitato. Anticamente la gente si rifugiò qui durante gli attacchi, costituendo il borgo.
Da fuori spiccano le lunghe mura con merlatura guelfa e l’alto mastio. Una porta-torre con arco conduce all’interno, dove trovi subito la piccola chiesa di San Biagio, con facciata rammodernata. Le case sono poche, mentre vedi tanta natura. Il volontario locale Mario apre il portone per visitare l’interno del castello; sembra un orto con vista sulla chiesa parrocchiale. Imperdibile la salita sul mastio per una fantastica vista a 360°. Le mura merlate fiancheggiavano il maschio e scendono tra gli alberi: sembrano squame sul dorso di un drago. Poi la vista spazia sulla campagna attorno, fino al Castello di Valeggio e il Lago di Garda. 

2.5 Valeggio sul Mincio

Castello di Valeggio sul Mincio visto da Parco Sigurtà
Il castello di Valeggio sul Mincio visto da Parco Sigurtà

Attraversiamo proprio il ponte di Monzambano per raggiungere l’altra sponda del fiume Mincio, quella veronese. Scendendo qualche chilometro arrivi a Valeggio sul Mincio, un bel paese famoso per il Castello Scaligero del XIII secolo sull’altura (che somiglia a quello di Sirmione) ed il meraviglioso Parco Sigurtà, un paradiso naturale di piante e fiori che sorprende (soprattutto durante la fioritura dei tulipani); è stato premiato come parco più bello d’Italia nel 2013 ed attira migliaia di visitatori. L’attigua Villa Sigurtà (non visitabile) nel 1859 fu il quartier generale dell’imperatore austriaco Francesco Giuseppe; vedi quanto fu ampia l’area coinvolta nella battaglia di Solferino e San Martino? Nello stesso Parco Sigurtà un monumento ricorda i tre imperatori (in realtà 2 più il re d’Italia) che si alternarono.
Il castello rimase diroccato per secoli ed ultimamente è stato restaurato e visitabile. Ma vale la pena venire qui per una piccola frazione che fa sognare.

Borghetto sul Mincio

Cigno nuota a Borghetto sul Mincio, uno dei Borghi più belli d'Italia
Momento incantato a Borghetto sul Mincio

Come dice il nome, Valeggio si trova sul fiume Mincio. In realtà, l’abitato sorge su una collina più alta. Sotto trovi la fiabesca frazione di Borghetto sul Mincio, uno dei Borghi più belli d’Italia; la raggiungi anche con uno storico sentiero dal castello di Valeggio, ma meglio scendere in auto.
Il nome deriva dai Longobardi, i primi che costruirono un luogo fortificato sul Mincio nei pressi di un guado. Ora ammiri il Ponte Visconteo, un ponte-diga costruito dai Milanesi nel 1393 con 3 torri di protezione. Sembra piccolo, ma in totale è lungo 650m ed all’origine era collegato con mura al castello scaligero. Il ponte è in ferro, ripristinato ad inizio Novecento dopo i danni dei francesi nel 1701 e degli austriaci nel 1848; perciò ha un fascino decadente e diroccato.
Sul ponte continua a passare il traffico automobilistico, mentre i pedoni lo raggiungono per una magnifica vista sul borgo

Il borgo
Angolo pittoresco di Borghetto sul Mincio sospeso sul fiume
Angolo pittoresco di Borghetto sul Mincio

Similmente, il punto ideale per fotografare il Ponte Visconteo è il gruppo di case costruite sul fiume, proprio davanti. Nel Medioevo anche il borgo era fortificato. Ora visitandolo respiri un’atmosfera spensierata, con cigni che nuotano e vasi di fiori a decorare il lungofiume. È rimasto un mulino con ruota di legno che gira e la graziosa chiesa di San Marco.
Negli ultimi anni Borghetto è diventato molto turistica: nei weekend trovi moltissima gente, oltre a diversi alloggi, un relais… Per evitare la folla, l’ideale è venire la mattina o al tramonto, quando Borghetto sul Mincio diventa poetica. Fortunatamente è rimasta la caratteristica dei tanti ristoranti: essendo un luogo di confine la gente aveva bisogno di mangiare e dormire durante i viaggi. Il piatto tipico sono i tortellini di Valeggio sul Mincio detti “nodi d’amore” che la leggenda fa risalire al Trecento; ogni anno 4000 commensali li mangiano sul Ponte Visconteo.

2.6 Cena a Monzambano

Dessert dell'Agriturismo La Montina: salame di cioccolato e gelato
Il dessert dell’Agriturismo La Montina

Chiudiamo la giornata con una bella cena all’Agriturismo La Montina, ancora a Monzambano, ma esterno al paese. Si trova accanto al Canale Virgilio, deviazione del fiume Mincio con una piccola diga che mi ricorda quella di Calusco d’Adda, vicino a casa; qui scorre anche il percorso ciclabile Mantova-Peschiera del Garda.
Varcando l’ingresso dell’agriturismo ti immergi nella natura. Trovi tavolini all’ombra di grandi alberi, un cane dolce e capre gioiose che passeggiano qua e là; sono animali di compagnia ed i bambini ne vanno pazzi (ma non solo loro): qualcuna entra pure dentro! Già questa accoglienza è fantastica. L’edificio è splendido, aperto negli anni ’80 e a conduzione familiare. La cucina propone alimenti bio prodotti da loro, vino compreso. Assaggiamo tagliatelle al ragù casereccio, poi un buon risotto e un dessert con salame di cioccolato e gelato. Infine un meritato riposo. 

 

3. 2° giorno nelle Colline moreniche del Garda

Paesaggio delle Colline moreniche del Garda

Le colline moreniche del Garda sono un territorio che ti fa contemplare la bellezza della natura con magnifici paesaggi naturali. Puoi però anche viverla in prima persona. Gli amanti del birdwatching possono avvistare gli uccelli nelle aree umide e protette, specialmente nel Parco regionale del Mincio. Inoltre puoi pure svolgere attività sportive per ammirare meglio il territorio. Così facciamo anche noi oggi per cominciare la giornata, dividendoci tra canoa e bicicletta.
La comunità della colline moreniche del Garda ha investito moltissimo sul turismo dolce, ad esempio realizzando oltre 200km di tracciati ciclabili, sia su tratti dedicati sia su strade a scarso traffico; attraversano boschi, vigneti, canali e prati, con percorsi ondulati o piani. Il più famoso e bello è il percorso ciclabile Mantova-Peschiera del Garda che scorre per 43km lungo il fiume Mincio. Come avrai capito, il fiume è grande protagonista del territorio: lo è anche nella nostra attività sportiva.

3.1 Il Mulino di Massimbona

Ruota del Mulino di Massimbona sul fiume Mincio a Goito
La ruota del Mulino di Massimbona

Punto di partenza della giornata è il Mulino di Massimbona, detto anche Vecchio Mulino sul fiume. Fa parte del comune di Goito, che si trova più a sud, al limite sud delle Colline moreniche del Garda. Questo luogo era strategico: fu un guado sull’antica Via Postumia che da Mantova andava a Verona; perciò qui i frati benedettini costruirono un mulino nel X o XI secolo, che poi Gonzaga e Della Scala si contesero; infatti con 4 ruote produceva tantissimo grano ed attorno c’erano zone paludose. È ancora attivo ed stato recentemente recuperato. Puoi vedere diverse ruote e tantissimi attrezzi antichi appesi. Ora è sfruttato soprattutto come location per matrimoni: ha 2-3 sale splendidamente arredate con divani e luci appese. Rustico, ma molto affascinante. 
Accanto sorge la piccola chiesa di San Pietro in Vincoli, che non ha il Mosè di Michelangelo, ma regala uno scorcio interessante col piccolo giardino esterno.

3.2 Escursione in canoa sul fiume Mincio

Escursione in canoa sul fiume Mincio, da fare in Lombardia
In canoa sul fiume Mincio

Un prato accanto al mulino ed al fiume è il luogo perfetto per cominciare l’escursione in canoa sul fiume Mincio. I responsabili ci dividono in 2 gruppi: chi aveva già esperienza e chi no. I primi salgono su canoe normali, gli altri su canoe affiancate, più stabili e con accompagnatori.
Esce il sole e parto con Andrea e Roberta: io faccio il timoniere dietro, scegliendo la rotta. In 3 è difficile, perché la canoa gira dal lato opposto a dove si pagaia in due ed inoltre oggi la corrente tira molto. Perciò all’inizio fatichiamo, finendo pure tra i rami bassi della sponda! Col passare dei minuti capiamo come fare, così ci godiamo i bei paesaggi ed i cigni che nuotano. Stupendi gli alberi verdi e frondosi sulle sponde che ti accompagnano.
Lo stile non sarà stato impeccabile, ma pagaiamo per un’ora completando 6-7 km e alla fine sbarchiamo a Goito. 

3.3 Biciclettata nella natura

Cosa fare a Goito? Pedalare sul sentiero ciclopedonale lungo il Mincio
Pedalando lungo il fiume Mincio sulla via Carolingia

Per mancanza di tempo non visitiamo Goito, ma inforchiamo le biciclette per percorrere un sentiero ciclopedonale lungo il Mincio. Sfioriamo i ruderi della Rocca e lasciamo il paese imboccando la Strada Torre con bel percorso ciclabile sterrato tra strada e fiume. Che viste stupende regala il Mincio sulla destra!
Presto lo salutiamo per addentrarci attraverso i campi e qualche frazione abitata; siamo sulla via Carolingia, in un itinerario piatto e scorrevole di 10km su strade secondarie; evidentemente sono i margini della Colline moreniche del Garda. Ammiriamo qualche bel paesaggio, qualche industria, profumo di letame… ma è la natura! Bellissimi i filari di alberi che costeggiano alcune strade, sfiorati dal vento. Infine dopo aver lambito Pozzolo sul Mincio raggiungiamo Volta Mantovana
L’alternativa sarebbe stata la più famosa pista ciclabile del Mincio (o ciclovia Mantova-Peschiera), completata nel 2006 ed è totalmente asfaltata; facile da percorrere, praticamente attraversa un lato dello storico Quadrilatero.

3.4 Volta Mantovana

Torta sbrisolona dell'Hotel Ristorante La Valle, tipica del mantovano
La torta sbrisolona dell’Hotel Ristorante La Valle

Ecco finalmente Volta Mantovana. Prima di entrare in centro, ci fermiamo per pranzare all’Hotel Ristorante La Valle. Dopo tanta attività fisica, abbiamo grande (e meritata) fame. Il ristorante è curato fuori e dentro, con tre belle sale ed un’atmosfera che ti invita a goderti i piatti con calma. Il menù prevede piatti tradizionali mantovani ed italiani.
Prendiamo un antipasto fresco e misto ed a seguire gustosa carne con patate arrosto. Come dessert non poteva mancare la torta sbrisolona, tipica del territorio Mantovano; è gustosa, ma essendo molto asciutta mi stanca presto. Poi non sono un grande fan dei dolci (eccetto alcuni). Sazi e felici, possiamo raggiungere il centro storico. 

Storia di Volta Mantovana

Volta Mantovana, paese da vedere nelle Colline Moreniche del Garda
In giro per Volta Mantovana

Volta Mantovana è uno dei paesi più belli delle Colline Moreniche del Garda e della provincia di Mantova. Incredibile che se ne sente parlare pochissimo! Il nome deriva da “volvita”, identificando le colline moreniche dove sorge.
Popolato fin dalla Preistoria e poi da Celti, Etruschi e Romani, attorno all’anno 1000 fu dominio della contessa Matilde di Canossa, che volle costruire il castello nel punto più alto. Ciò nonostante, nel 1080 le truppe papali a difesa della contessa furono sconfitte nella battaglia di Volta Mantovana dall’esercito dell’imperatore Enrico IV. Successivamente la zona divenne parte del libero comune di Mantova, poi veneziana nel Quattrocento, ma infine tornò definitivamente ai Gonzaga. In particolare lo amarono il marchese Ludovico III Gonzaga e la moglie, stabilendoci la residenza estiva.
Durante le guerre risorgimentali fu il quartier generale di re Carlo Alberto di Savoia, ma dal Palazzo Gonzaga-Guerrieri passarono anche l’imperatore Francesco Giuseppe e Napoleone III.

Visita di Volta Mantovana

Scorcio di Volta Mantovana con torre e chiesa parrocchiale
Scorcio di Volta Mantovana

Volta Mantovana è stupenda. Il paese si è espanso, ma rimasto tranquillo. Il centro storico anticamente era fortificato, ora è contraddistinto dal ciottolato per terra; rende tutto gradevole e ordinato. In via Chiesa incontri un arco gotico in mattoni: era la Porta Mantovana d’ingresso. La strada sbuca perpendicolarmente in via Castello, dove cipressi adornano la cinta muraria del Castello Gonzaga da cui puntano due torri ammodernate, una alta con orologio; tutto è meravigliosamente immerso nel verde. Sull’altro lato case colorate regalano begli scorci nelle due direzioni; a sinistra noti il campanile appuntito della Chiesa Parrocchiale di Santa Maria Maddalena. La raggiungo e mi godo l’affaccio sulla campagna da sotto gli alberi; praticamente sono su un muraglione panoramico, facente parte delle mura antiche. La chiesa sorta nell’XI secolo ha ora facciata contemporanea in mattoni; invece l’interno è un misto neoclassico/barocco con un bell’altare maggiore e un dipinto attribuito al Guercino. 

Palazzo Gonzaga-Guerrieri

Facciata di Palazzo Gonzaga-Guerrieri a Volta Mantovana
La facciata di Palazzo Gonzaga-Guerrieri

Il meglio di Volta Mantovana è però guardando verso destra, ovvero raggiungendo Palazzo Gonzaga-Guerrieri, una chicca eccezionale della Lombardia. Fu costruito nel 1450 dal marchese Ludovico III Gonzaga e moglie come residenza estiva a ridosso delle mura del borgo. Nel 1515 fu ceduto al commissario Guerrieri: perciò oggi si chiama così; visto che nel 1929 passò ai marchesi Cavriani, è conosciuto anche come Palazzo Cavriani. Infine negli ultimi decenni è diventato il Municipio di Volta Mantovana
La strada divide in due la proprietà: di fronte la cancellata protegge un giardino con qualche albero: qui c’erano le scuderie. Si sa da Palazzo Te a Mantova che i Gonzaga amavano i cavalli! Entriamo sul prato e camminiamo fino alla balaustra con 4 statue di dei greci/romani (credo), adornate da fiori e siepi; da qui hai una bella vista sui tetti di Volta Mantovana, Le arcate delle antiche scuderie ora ospitano manifestazioni culturali.

L’interno del palazzo
Affreschi trompe l'oeil a Palazzo Gonzaga-Guerrieri a Volta Mantovana
Affreschi trompe l’oeil a Palazzo Gonzaga-Guerrieri

La sobria facciata cinquecentesca di Palazzo Gonzaga-Guerrieri ha tre curiosi comignoli, molto grandi. Come detto ospita il Municipio, ma è aperto alle visite.
Entrando ammiri i magnifici interni con decorazioni cinquecentesche, sia a piano terra che al primo piano.
Subito appare la Sala del Camino con grande camino con lo stemma dei Gonzaga e lampadario: ora funge da biglietteria. Salendo le scale trovi il Salone delle Feste, dove ora celebrano i matrimoni civili; sulle pareti sono dipinte architetture e statue trompe l’oeil di fine Settecento del pittore Paolo Zandalocca. Grande impatto, come pure il lampadario al centro del soffitto ligneo altrettanto dipinto. Successiva è la Sala delle Forze di Ercole, con affreschi ritrovati pochi anni fa sotto l’intonaco bianco. Che sorpresa! Stupende figure femminili e colori tenui, mentre il lampadario di vetro di Murano colorato non centra nulla, ma è bello. Dopo la Camera del Re creata per Vittorio Emanuele III nel 1909 ecco un bagno… con affreschi rinascimentali! Infatti era la cappella del palazzo: vedi gli Evangelisti, Cristo e l’Incoronazione della Vergine al centro.

I giardini all’italiana
Giardini all'italiana di Palazzo Gonzaga-Guerrieri a Volta Mantovana
I sublimi giardini all’italiana di Palazzo Gonzaga-Guerrieri

La bellezza magnifica e sorprendente di Palazzo Gonzaga-Guerrieri non termina qui. La visita include pure i meravigliosi giardini all’italiana, creati su 4 livelli in 4 epoche diverse. Dalla Sala del Camino esci nel primo giardino cinquecentesco con piccola fontana al centro e aiuole circolari attorno; logge e pergolato su tre lati conducono la vista sul magnifico giardino inferiore del Seicento, con siepi di bosso che formano bordure e simmetrie, esaltate da statue; nel Rinascimento la simmetria era indice di bellezza. Che angolo incredibile della Lombardia: sembra più la Francia o il centro Italia. Indimenticabile la vista dall’alto, sotto la loggia. Se scendi raggiungi anche il terzo e quarto giardino, aggiunti nel Settecento e Ottocento; questi hanno risentito maggiormente l’incuria nei secoli e oramai sono grandi prati; fortunatamente il resto è rimasto come all’origine!
Insomma lo stupendo Palazzo Gonzaga-Guerrieri è un tesoro nascosto: merita la visita delle Colline moreniche del Garda.

3.5 Degustazione di vino alla Cantina Ricchi

Degustazione di vino alla Cantina Ricchi di Monzambano (MN)
Tra le botti di vino della Cantina Ricchi

Come detto, il territorio dell’Alto Mantovano è famoso per i vini. Perciò decidiamo di fare un’altra degustazione in cantina. A sud-ovest del paese di Monzambano c’è la Cantina Ricchi, probabilmente la principale cantina della zona. È bella anche da visitare, con ovviamente viste sui vitigni che la circondano, incorniciati da qualche albero da frutto. Va detto che il nome “Ricchi” deriva dal latino “richinus”, ovvero territorio arido e difficile da coltivare. Invece guarda che meraviglia ora! 
Essendo ottobre ci mostrano l’uva che deve appassire dopo la vendemmia, posta in centinaia di cassette. La visita procede dentro la cantina, dove ci spiegano i metodi di lavorazione. Che fascino vedere tutte quelle bottiglie capovolte che devono essere girate, nella luce soffusa dell’ambiente. Al termine arriva la degustazione con 4 bicchieri di vino accompagnati da grana, grissini e qualche salume. Il passito che ho assaggiato è buonissimo! La Ricchi Experience prevede diverse degustazioni. 

3.6 Cena a Castellaro Lagusello

L'ingresso del borgo di Castellaro Lagusello di notte
L’ingresso del borgo di Castellaro Lagusello di notte

La degustazione si dilunga tra assaggi e chiacchiere, così arriviamo tardi alla tappa successiva: il borgo di Castellaro Lagusello. È già col buio, ma per fortuna torneremo qui per visitarlo bene. Ora ci attende la cena: attraversiamo l’arco della Porta Arcuata con Torre dell’Orologio – con le luci della sera ancora più affascinanti – e raggiungiamo velocemente il Ristorante Antico Borgo in via Castello 56. Le vie del borgo sono poche: si trova facilmente in un angolo sulla destra dopo la chiesa.
Ci accoglie un salone spartano e un’atmosfera rilassata e familiare. Iniziamo la cena con antipasto di salumi misti, poi primo piatto con buonissimo riso al sapore di rosmarino. Chiacchiere e risate, poi finalmente andiamo a riposare per riprendere le forze: la visita delle Colline moreniche del Garda in Lombardia è solo a metà.

 

4. 3° giorno visitando le Colline moreniche del Garda

Colazione al B&B Il Grande Salice a Ponti sul Mincio, vicino al Garda
La colazione al B&B Il Grande Salice

La giornata al B&B Il Grande Salice che mi ospita a Ponti sul Mincio comincia con una colazione abbondante, preparata con cura dalla gentile proprietaria Federica. Torte fatte in casa, frutta, succhi e persino un cappuccino che sembra quello di un bar: organizzazione impeccabile. 
Anche oggi c’è un bel programma, intenso. Prevede di vedere altri 3 paesi delle Colline Moreniche del Garda, dalla bellezza varia, arte nascosta e contraddistinti da un castello antico, a volte scomparso nei secoli. Sicuramente rimarremo sorpresi. Innanzitutto ricominciamo da dove ci siamo interrotti ieri: il borgo di Castellaro Lagusello.

4.1 Castellaro Lagusello

Le mura duecentesche di Castellaro Lagusello, borgo più bello della Lombardia
Le mura duecentesche del borgo di Castellaro Lagusello

Le Colline Moreniche del Garda hanno una gemma nascosta. È pure nascosta bene, perché non è semplice da raggiungere: ci arrivi percorrendo diversi chilometri di strada normale. Però ultimamente è abbastanza visitata, essendo diventata uno dei Borghi più belli d’Italia ed eletta Bandiera Arancione del Touring Club Italiano. Sto parlando del borgo di Castellaro Lagusello, frazione del comune di Monzambano.
Merita la visita per diversi motivi: innanzitutto è racchiusa nella Riserva naturale Complesso Morenico di Castellaro Lagusello, area protetta di 138 ettari istituita nel 1984. La caratterizza un piccolo lago a forma di cuore (che dà nome al borgo), importante per la nidificazione dell’avifauna e per i pesci. Non solo: sulle sponde del lago sono stati trovati resti di palafitte dell’età del Bronzo (noto come sito palafitticolo Fondo Tacoli) dichiarato nel 2011 Patrimonio Unesco. Invece “castellaro” indica un borgo fortificato risalente all’XI-XII secolo, ancora riconoscibile ed affascinante. 

Visita di Castellaro Lagusello

Case del borgo di Castellaro Lagusello, uno dei borghi più belli d'Italia
Passeggiando nel borgo di Castellaro Lagusello

Dal parcheggio in Piazza Generale Orlandi hai uno scorcio del borgo con torre che spunta. Imboccando via Castello passi case tranquille sui lati, spartane o in muratura; invece una botte segnala un bar-trattoria. Sul fondo sempre l’alta torre: è la Torre dell’Orologio di Castellaro Lagusello, che sovrasta la Porta Arcuata. Questo è l’unico ingresso al borgo antico e fino al Settecento aveva un ponte levatoio.
Il borgo è piccolo, racchiuso nelle mura visibili in alcuni tratti. Il modo migliore per scoprirlo è curiosare in ogni via e cortile delle abitazioni rustiche, con tante piante a decorarle. L’atmosfera è tranquilla e bucolica. Nell’altra mia visita a Castellaro Lagusello ho conosciuto alcuni artigiani che lo tengono vivo; tra questi Emilio, che abita e lavora nella casa più pittoresca del borgo, ad angolo e con arco alla base. Da vedere anche la barocca chiesa di san Nicola di Bari: custodisce una Madonna in legno quattrocentesca.

Villa Tacoli Arrighi

Villa Tacoli Arrighi, luogo speciale di Castellaro Lagusello (MN)
La torre con ingresso di Villa Tacoli Arrighi

Il luogo speciale di Castellaro Lagusello è Villa Tacoli Arrighi, dimora costruita nel Seicento dai conti Arrighi al posto dell’antico castello, quando la fortificazione perse importanza. La trovi in fondo al borgo, quando la via svolta a sinistra in uno spiazzo. La villa si riconosce dalla torre dalla merlatura guelfa con portale e torre merlata con bifora in fondo; sono duecentesche e non so perché mi ricordano la Palermo arabo-normanna. La villa internamente è ottocentesca e tuttora abitata dai conti Tacoli, perciò non visitabile (tranne rare eccezioni); puoi però sbirciare nell’incantevole giardino dal cancello. È altrettanto difficile trovare aperta la chiesa di San Giuseppe che contiene affreschi seicenteschi. Però se sei fortunato e incontri il custode puoi chiedere di scendere vicino al laghetto, da dove hai la migliore vista su tre torri e cinta muraria originale dell’XI secolo. 
Nella piazzetta trovi anche la Casa dell’Ortolano, la più antica del borgo.

La salita sulla Torre dell’Orologio

Vista dalla Torre dell'Orologio di Castellaro Lagusello
Vista dalla Torre dell’Orologio sulla chiesa e sul lago

Torniamo indietro all’ingresso del borgo, alla possente torre quadrata alta 24 metri che lo domina; al contrario delle fortificazioni, questa fu edificata nel Seicento. Una cosa da fare è salire sulla Torre dell’Orologio di Castellaro Lagusello per la vista dall’alto. È aperta il weekend e giorni festivi, oppure su prenotazione.
Sali i gradini in legno, alcuni ripidi, fino a raggiungere la cella campanaria con 5 campane bronzee decorate. Poi affacciandoti alle aperture hai una sorprendente vista a 360° sul borgo; in particolare è magnifico lo scorcio con la chiesa di San Nicola. Vedi pure una parte del laghetto, ma per osservare e fotografare esattamente la forma di cuore devi usare un drone, andando più in alto. Però ammiri la natura e la pace del borgo, dove vivono solo 250 persone circa. 
Comunque Castellaro Lagusello è una piccola gemma tranquilla da scoprire: merita di stare tra i Borghi più Belli d’Italia.

4.2 Cavriana

Scorcio della rocca di Cavriana, colline moreniche del Garda
Scorcio della rocca di Cavriana

A sud-ovest c’è un altro paese importante da visitare: Cavriana. Il nome rivela che fu un luogo di pastorizia sin dall’antichità. Tuttora a luglio una festa molto sentita ricorda questa tradizione: il palio della capra d’oro. Le capre sono tuttora allevate e girano libere; sono come sacre! Importanti sono pure i suini allo stato brado.
Comunque Cavriana fu abitata sin dall’antichità: anche qui trovi un sito palafitticolo Patrimonio Unesco (a Bande di Cavriana). Il centro divenne importante nel Medioevo: è nominato la prima volta nei documenti nel 1045 d.C., poi nel 1367 entrò nei domini dei Gonzaga che costruirono il castello. Nel Quattrocento divenne il loro centro di villeggiatura. L’invasione dei Lanzichenecchi (1630) segnò la decadenza di Cavriana, che divenne secondaria. Però durante la battaglia di Solferino gli imperatori soggiornarono a Villa Mirra.
Infine la triste tragedia di Guidizzolo della Mille Miglia del 1957 (raccontata nel recente film “Ferrari) accadde in realtà nel territorio di Cavriana: c’è un monumento a ricordarla.

Pranzo al Ristorante La Baita

Tortelli di zucca del Ristorante La Baita di Cavriana (MN)
Tortelli di zucca del Ristorante La Baita di Cavriana

Prima di arrivare in centro a Cavriana, ci fermiamo a qualche chilometro per pranzare in un altro luogo bucolico. Percorrendo strade strette di campagna alla fine raggiungo una piccola collina avvolta dalla natura, con attorno distese di filari di vite. Questo è il Ristorante La Baita di Cavriana.
All’interno il ristorante ha un’ampia sala: perfetto per grandi ricevimenti e feste. Aperto dal 1976, è a conduzione familiare e servono piatti tradizionali con un tocco innovativo. Ordiniamo i classici tortelli di zucca, tipici della zona, per un secondo piatto delizioso con carne avvolta nel prosciutto. I piatti sono buoni, ma le porzioni un po’ risicate… soprattutto per chi visita e fatica come noi. Per concludere il dolce tipico di Cavriana: la torta di San Biagio; è fatta con anice e mandorle, quest’ultimo fatto attecchire sul Garda ai tempi dai Gonzaga. Un assaggio anche della torta sbrisolona, anch’essa tipica, e ripartiamo.

Piazza Castello

Piazza Castello di Cavriana con la chiesa di San Biagio
Piazza Castello di Cavriana con la chiesa parrocchiale

Anche Cavriana tra XI e XIII secolo fu contesa dalle grandi signorie: Visconti, Gonzaga e Scaligeri. A quell’epoca si formò il borgo su una collina e sorsero gli edifici più antichi. Episodi storici importanti avvennero in queste zone; sono ricordati in vari modi nelle feste paesane.
Parcheggiamo nell’ampia Piazza Europa. A piedi attraversiamo un arco e siamo nel centro storico di Cavriana. Piazza Castello si presenta con case colorate, alcune porticati affascinanti e qualche negozio storico come l’invitante Pasticceria Parolini. Invece a sinistra ammiri la bella facciata barocca della Chiesa parrocchiale di San Biagio, costruita nel 1716 sull’antica chiesa di Santa Maria Nova; all’interno è finemente decorata. Poco fuori dal paese è importante anche la romanica Pieve di Santa Maria, ma non abbiamo tempo per visitarla. Noi proseguiamo a piedi su Via Porta Antica per trovare il tesoro di Cavriana, uno degli edifici più belli e meglio mantenuti della zona.

Villa Mirra

Facciata rossa di Villa Mirra di Cavriana, nell'Alto Mantovano
La facciata rossa di Villa Mirra

Villa Mirra è il fulcro di Cavriana e delle sue attività. È di proprietà comunale e fu importantissima: ha fondamenta come fortificazione del Trecento, poi nel Quattrocento i Gonzaga ne fecero un luogo di villeggiatura per raggiungere il Garda. Nel Rinascimento Isabella d’Este vi applicò il suo culto del bello, trasformandola in una ricchissima residenza grazie al fiorentino Luca Pacelli; aveva ricchi affreschi e decorazioni, anche di Andrea Mantegna. Tutto è andato perduto per le distruzioni dei Lanzichenecchi e degli Austriaci nel Settecento. Così Villa Mirra risorse attorno al 1770 nell’aspetto attuale. Gli Austriaci ne fecero il loro quartier generale nel 1796 combattendo contro Napoleone, mentre prima della battaglia di Solferino ospitò l’imperatore austriaco Francesco Giuseppe, così come dormì qui l’imperatore Napoleone III, dove ebbe la notizia della vittoria. Per celebrare l’avvenimento, nel 1959 il presidente francese Charles de Gaulle e quello italiano Gronchi si incontrarono ufficialmente a Villa Mirra.

Visita di Villa Mirra
Il magnifico Grande Salone di Villa Mirra a Cavriana (MN)
Il magnifico Grande Salone di Villa Mirra

Un piccolo giardino con qualche albero fronteggiano una villa rossa con arcate. Da qui Villa Mirra non pare eccezionale. Però il porticato esterno – ora protetto da una vetrata – ha busti di celebri personaggi italiani come Vittorio Emanuele II, Cavour, Garibaldi e altri. Salendo la scalinata in marmo arrivi al piano nobile, dove trovi il Grande Salone, magnifico e molto lungo. Colori caldi, tendaggi rossi, vistosi lampadari pendenti e l’affresco sulla volta lo esaltano; sono raffigurate sia la bandiera francese che quella italiana, con riferimento alla vittoria nella famosa battaglia.
Le altre sale sono più piccole e raccolte. Alcune hanno decorazioni liberty di stile austriaco e francese, ma non colpiscono molto; ho preferito quelle dal fascino antico. Dall’altra parte trovi la Camera di Napoleone III, dove lui dormì: arredi e tendaggi sono quasi tutti originali. In un’altra sala ci sono riferimenti anche a Vittorio Emanuele II.

Il Museo Archeologico
Ceramiche gonzaghesche, Museo Archeologico dell’Alto Mantovano
Ceramiche rinascimentali del Museo Archeologico dell’Alto Mantovano

In un’altra ala dell’edificio c’è il Museo Archeologico dell’Alto Mantovano, con reperti del Neolitico, ma anche dell’età Romana, Medioevo e Rinascimento.
Cavriana fu abitata fin dal Neolitico e sono stati ritrovati numerosi resti archeologici dell’Età del Bronzo, a partire delle già nominate palafitte di Bande di Cavriana, raccontate nella Sala 3. Tra questi le cosiddette “Tavolette Enigmatiche”, uno dei primi esempi di scrittura umana; poi resti di un cane preistorico e una pagnotta. Sono chicche costudite gelosamente. Dopo i Galli nel 225 a.C. arrivarono i Romani: la vicina via Postumia aiutò i commerci. Nelle ville rustiche del territorio sono stati trovati i vetri, ceramiche e bronzi romani esposti, oltre ad alcuni mosaici pavimentali bianchi e neri. Quest’ultimi paragonati ad altri musei non sono eccezionali. Molto belle invece monete, ceramiche e altri oggetti della corte gonzaghesca ritrovati da scavi nella Rocca; spiccano i resti di stoviglie dipinte a mano e colorate.

La Rocca di Cavriana

Torre campanaria con bandiera della Rocca di Cavriana (Mn)
Torre campanaria con bandiera della Rocca di Cavriana

Villa Mirra fu costruita all’interno delle fortificazioni della Rocca di Cavriana; come detto, nel Trecento era essa stessa una fortificazione, poi trasformata in villa con grande giardino pensile rettangolare da dove usciamo.
Tuttora la villa è unita alle mura che conducono alla Rocca di Cavriana, in cima alla collina (o castello di Cavriana). Fondata nell’XI secolo, i Gonzaga la usarono per difendere il territorio; con 4 torri angolari, era la roccaforte più importante della zona. Ciò nonostante, l’aggressiva Repubblica di Venezia la occupò temporaneamente tra 1439-48.
L’arrivo dei Lanzichenecchi (1629) ed il diffondersi della peste segnarono il declino della Rocca, che fu abbandonata. Nel Settecento gli Austriaci usarono il materiale per costruire Villa Mirra, perciò ora la Rocca di Cavriana appare decrepita. Spicca solo una torre medievale divenuta torre campanaria, su cui sventola la bandiera italiana. Attorno resti di mura senza merlature e viste sulla campagna collinare.

Degustazione di vino all’Azienda agricola Cattani

Degustazione di vino nella colorata Azienda agricola Cattani
La coloratissima Azienda agricola Cattani

Se nel Basso Mantovano predomina il lambrusco, nell’Alto Mantovano si coltivano altri due vini DOC: Garda DOC e Garda Colli Mantovani. 800 ettari di vitigni punteggiano l’Alto Mantovano. Sono aziende medio-piccole, a condizione familiare, che consentono di tutelare meglio il territorio: ognuno lo coccola come fosse parte della famiglia. Peraltro questa zona fino al 1970 non era raggiunta dall’acqua, perciò era una economicamente depressa. L’irrigazione ha cambiato tutto ed ora è contraddistinta da filari di vigneti
Trovi 25 aziende del consorzio che ospitano anche degustazioni. Io visito l’Azienda agricola Cattani, nei dintorni di Cavriana, fondata 90 anni fa. Ci arrivi passando una strada sterrata costellata di cipressi ordinati. Per quanto è curato il verde, a primo impatto sembra una villa colorata, non un’azienda agricola; splendido anche l’edificio a righe in due tonalità rosa. Qui puoi fare varie tipi di degustazione di vino del territorio, anche tra i filari. Tutto splendido. 

4.3 L’Oratorio di San Lorenzo

Affresco di Madonna dell’Oratorio di San Lorenzo a Guidizzolo
Uno degli affreschi dell’Oratorio di San Lorenzo

A sud di Cavriana sorge Guidizzolo, un paese agricolo ai margini delle Colline Moreniche del Garda. Il centro storico deve essere interessante, ma non abbiamo tempo per visitarlo. Però andiamo oltre l’abitato, verso sud, per raggiungere un luogo sorprendente. In mezzo a campi e alberi trovi l’Oratorio di San Lorenzo, edificato probabilmente a fine Quattrocento sopra un edificio preesistente di un eremita.
Ha una facciata a capanna bianca, semplice e trapezoidale; solo la forma delle tre finestre la decorano. Nell’interno a navata unica rimani sorpreso dai numerosi affreschi di santi e Madonne di varie epoche, molto colorati e su tutti i lati; noti che la mano è diversa: alcuni sono pregevoli, altri di mediocre fattura. Peraltro certi soggetti si ripetono. Di particolare bellezza sono le Madonne con Bambino, in cui io vedo alcuni rimandi a Piero della Francesca. L’altare maggiore è semplice: più decorato quello laterale. Tutto è restaurato recentemente.

4.4 Medole

Dettaglio della Torre Gonzaghesca, da vedere a Medole
Dettaglio della Torre Gonzaghesca di Medole

Proseguendo verso ovest si incontra un altro paese interessante, Medole. Anche qui le colline sono basse ed il nome deriva dalla ghiaia. Già nel I secolo era un centro abitato romano; la particolarità è che non sorgeva al centro attuale di Medole, ma a nord-est dove trovi una Pieve romanica (splendida). Lì negli anni ’80 è stata ritrovata una grande villa romana che attende ancora d’essere scavata. Nel 1404 passò dai Visconti ai Gonzaga come saldamento di un debito. A metà del Quattrocento avvenne un fatto particolare: una forte carestia portò qui molti immigrati delle valli bresciani, che per 150 anni furono considerati persone di secondo ordine e messe al lavoro duro nei campi.
Dal Seicento poi Medole fu coinvolta in numerosi eventi bellici: i lanzichenecchi di Wallenstein che diffusero la peste (1629), la battaglia del 1706, del 1796, quella di Solferino del 1859 e della Terza Guerra d’Indipendenza (1866).

Visita di Medole

L'Enigma di Moretti nella Civica Raccolta d’arte di Medole
L’Enigma di Moretti nella Civica Raccolta d’arte di Medole

Anche a Medole il centro storico è piccolo e compatto, racchiuso in poche vie. Il suo simbolo è la Torre Gonzaghesca (o Torre Civica) con orologio, che somiglia ad un edificio di Mantova. È ciò che resta del castello di Medole del X secolo, smantellato nel Settecento e sopra cui oggi sorgono case, scuola e teatro. Essendo in pianura, non penseresti ad un castello qui. 
Proseguendo in via Roma trovi Palazzo Ceni, che ospita il Comune e la Civica Raccolta d’arte di Medole, un piccolo museo con 250 quadri, donati spontaneamente nel 1995. È soprattutto arte contemporanea, con dipinti e qualche scultura. I pezzi forti sono i quadri del Chiarismo lombardo e della pittrice Mimì Quilici Buzzacchi (nativa di Medole), con le xilografie incise e i pittori; moltissimi musei italiani hanno sue opere, anche l’Accademia Carrara della mia Bergamo. Misterioso l’Enigma di Gianpietro Moretti, con due maschere e luci.

La Chiesa dell’Assunzione

Pala d’altare di Tiziano nella chiesa di Medole nell'Alto Mantovano
La pala d’altare di Tiziano nella chiesa di Medole

Senza dubbio a Medole bisogna visitare la Chiesa dell’Assunzione della Beata Vergine Maria, la chiesa principale accanto al Comune. Perché? Perché nell’altare maggiore ammiri la pala d’altare di Tiziano “Il Risorto appare alla Madre (1554). L’artista fu ospite di Federico Gonzaga; a Medole si ammalò e fu curato dalla popolazione. Per ringraziarli, realizzò la pala d’altare che ha molto pathos e la Madonna con manto nero. Però nella grande chiesa si perde un po’.
Altrettanto notevoli le reliquie di San Vittorio e soprattutto il Compianto sul Cristo morto, gruppo in terracotta dipinta del ‘400 a grandezza naturale dell’ex Convento dell’Annunciata. Si trova entrando in chiesa subito a destra. Sia la policromia che la posizione dei personaggi rivelano una fortissima influenza del Mantegna della Deposizione di Cristo di Brera; dovrebbe essere di uno scultore della sua cerchia artistica. Mi avvicino ad osservare i volti straziati dall’intensità notevole e gli abbinamenti rosso-verde e bianco-ocra. Mi ricorda una scultura simile vista a Bologna. Comunque è eccezionale che un piccolo paese conservi opere di artisti importantissimi!

4.5 Cena Alla Corte dei Bicchi

La bella sala del Ristorante Alla Corte dei Bicchi a Cavriana
La bella sala del Ristorante Alla Corte dei Bicchi

Concludiamo la terza giornata di visita delle Colline Moreniche del Garda fermandosi a cena al Ristorante Alla Corte dei Bicchi, circondato dalla campagna a sud di Cavriana. Anche questo è pure un hotel e ospitano grandi eventi come matrimonio. La sala è bella ed accogliente. Partiamo in modo classico: un buon antipasto di salumi e focaccia fatta in casa. Poi vogliamo provare un altro piatto tradizionale: i tortelli con erba di sampietro. Arrivano e sembrano caramelle, ma all’assaggio sono amarissimi!! Solo con moltissimo grana si riescono a mangiare. Segue un piatto di carne con patate arrosto, anche questo non entusiasmante. Una giornata storta può capitare a tutti. Per lo meno le porzioni sono sostanziose.

 

5. 4° giorno

Il fiume Mincio brumoso di mattina

L’abbondante colazione del B&B Il Grande Salice e le chiacchiere con la proprietaria Federica sono un ottimo modo per cominciare l’ultima giornata nella Colline Moreniche de Garda.
Purtroppo uscendo troviamo un’altra mattinata plumbea: un tappeto di nuvole copre il cielo rendendo tutto grigio. Gli squarci di luce sono pochi. Però viaggiando in auto ammiro la nebbia (o umidità) che si alza dai campi regalando scorci affascinanti e sorprendenti. Sembra di stare ad altre latitudini dove la natura è protagonista, non diresti certo di essere nell’industriale Lombardia! Peccato non potersi fermare e catturare questi istanti: ma certamente le Colline moreniche del Garda sono un paradiso per i fotografi. La tanta acqua di fiumi e canali regala spesso questo spettacolo fantastico la mattina. Alla fine giungiamo nel paese più a ovest della zona: Castiglione delle Stiviere.

5.1 Castiglione delle Stiviere

L’affascinante Ripa del Castello a Castiglione delle Stiviere

Castiglione delle Stiviere è uno dei paesi più popolari del Mantovano. Il nome rivela che era un luogo fortificato in epoca romana, sebbene abitato precedentemente da Etruschi e Galli. Invece l’etimologia “Stiviere” è incerta: forse raccoglieva le derrate alimentari dei dintorni.
Nulla resta dei Romani e poco rimane del castello del IX secolo, posseduto nel tempo dai Della Scala e Gonzaga. Conteso tra le varie signorie, nel 1478 Castiglione divenne autonomo e nel Cinquecento nacque il Marchesato di Castiglione con Ferrante Gonzaga. Proprio in quell’epoca nacque e visse San Luigi Gonzaga, il “santo della gioventù” a cui è dedicata la basilica. L’autonomia rimase fino alla Guerra di successione spagnola, quando ritirandosi i francesi distrussero il castello (1706) e poi gli Austriaci la occuparono; divenne un principato dell’Impero Asburgico. Un’altra battaglia di Castiglione avvenne con Napoleone (1796), per poi essere coinvolta negli aiuti della grande battaglia di Solferino e San Martino.

I resti del castello

Salita verso la Torre dell’orologio di Castiglione delle Stiviere

In epoca social, Castiglione delle Stiviere è protagonista in un divertente video virale qualche anno fa.
Raggiungendola percorrendo viale F. Gonzaga nella natura, appaiono improvvisamente le possenti mura del castello, risistemate recentemente. Poi sulla destra si apre uno scorcio affascinante in discesa, mentre a sinistra un viale alberato porta all’ingresso. Noi invece proseguiamo sulla via e più avanti troviamo una sorprendente vista: la massiccia Torre dell’orologio capeggia sopra ad una scalinata. Super pittoresco, incorniciato dalla natura. Era l’ingresso del Castello di Castiglione delle Stiviere, che fu trasformato nei secoli; divenne il palazzo dove vivevano i marchesi Gonzaga e dove nacque San Luigi Gonzaga. La vista è bellissima dal basso, ma anche dall’alto: lo sguardo procede verso la basilica con cupola ed il paese. All’interno del castello rimani stupito: sembra di essere tra abitazioni in campagna, piuttosto che in un castello; c’è però la chiesa di San Sebastiano (purtroppo trovata chiusa).

Il centro di Castiglione

La decorazione barocca della Basilica di San Luigi

I marchesi Gonzaga amavano Castiglione ed è per questo che è rimasta splendida. Ne ho conferma raggiungendo a piedi l’affascinante discesa vista prima: è la Ripa del Castello, aperta da una statua e contornata da case colorate; mi ricorda Pomponesco. Conduce in Piazza Dallò, il centro di Castiglione: svetta una colonna settecentesca, una fontana e tavolini all’aperto. Imboccando via Pretorio al n.3 osservi il quattrocentesco Palazzo del Principe, dove governavano i Gonzaga. Poi svoltando a sinistra trovi il Teatro Sociale, a destra via Ordanino porta direttamente in Piazza San Luigi, graziosa con fontana barocca e qualche platano. Qui l’ex convento gesuita ora è sede del Municipio; accanto trovi l’omonima Basilica di San Luigi, dalla curiosa facciata verde pastello, come la cupola. La chiesa è seicentesca e barocca, con interessante interno dove è conservato il teschio del santo sull’altare maggiore; invece in una cappella a sinistra c’è la Pietà del Guercino.

Duomo di Castiglione

All’interno del Duomo di Castiglione

Girando per Castiglione ti accorgi che è grande, infatti è il terzo comune del Mantovano. Tra scorci interessanti saliamo su un rilievo, dove sorgeva un’antica chiesa: perciò fu spianato. Ora ammiri il Duomo di Castiglione, in stile neoclassico. Cominciato nel 1761, furono utilizzati i ruderi del castello. Dedicato ai santi Nazario e Celso, ha l’interno abbastanza spoglio; da notare la Pala di Santa Rosalia di Pietro Novelli e un dipinto di Camillo Procaccini.
Qui (ed in altri luoghi) vennero accuditi i feriti della Battaglia di Solferino e San Martino: il Duomo diventò ospedale! Perciò all’esterno osservi il Monumento alle donne eroiche di Castiglione che li curarono, indipendentemente dalla divisa. Anche Henry Dunant prestò soccorso e gli venne l’idea di fondare la Croce Rossa. Perciò a Castiglione c’è il Museo Internazionale della Croce Rossa, nato nel 1959.
Insomma c’è molto da vedere a Castiglione delle Stiviere, comprese altre chiese e palazzi.

5.2 Solferino

L'arco di Piazza Castello a Solferino nell'Alto Mantovano
L’arco di Piazza Castello a Solferino

Altro luogo topico della famosa battaglia è ovviamente Solferino, paese successivo verso est. Ha una strana forma a mezzaluna attorno al colle che domina l’abitato; in cima a tutto si trova la Rocca, la cui presa sancì la fine della battaglia il 24 giugno 1859. È il punto più alto delle colline moreniche del Garda: 206 slm.
In realtà c’è anche una parte alta del paese poco più sotto, ovvero una grande piazza rettangolare che raggiungi attraversando un affascinante arco. Si chiama Piazza Castello perché qui sorgeva il Castello d’Orazio, roccaforte cinquecentesca di Solferino voluta da Orazio Gonzaga nel 1565, dove abitò. Poi fu abbandonata e demolita parzialmente nel Settecento, ma l’impianto urbanistico è rimasto alternato; perciò vedi la Chiesa di San Nicola di Bari ed in fondo la torre di guardia con curiosa copertura a cupola. La chiesa è tuttora la parrocchiale di Solferino, dalla semplice facciata gialla.

La Rocca di Solferino

La Rocca di Solferino, da vedere nelle Colline Moreniche del Garda
La Rocca di Solferino nella natura

Accanto alla chiesa hai una vista panoramica sulla campagna. Bella, ma la migliore è dall’alto della Rocca, conosciuta come la “Spia d’Italia” perché il confine con l’Impero Austro-ungarico passava vicino. Costruita nel 1022, ha appena celebrato i 1000 anni di vita. La vedi spuntare tra gli alberi dal sentiero in salita; in realtà si tratta di una semplice torre quadrata e possente in pietra, che ha perso il tetto nella famosa battaglia per un colpo di cannone.
Ci arrivi faticando un po’ in salita. Paghi il biglietto e puoi visitare l’interno, dove trovi cimeli della battaglia di Solferino e delle guerre d’indipedenza. Inoltre si ricorda l’avvenimento con mappe della battaglia, ora dopo ora, che vedi salendo i 23m della torre. Particolarità: non ha gradini, ma un’unica rampa inclinata in legno che dal basso regala una forma architettonica affascinante, come un vortice. 

Visita della Rocca di Solferino
Panorama dalla Rocca di Solferino sulle Colline moreniche
Panorama dalla Rocca di Solferino

Secondo me la visita della Rocca di Solferino è imperdibile, perché è testimone delle guerre risorgimentali decisive per la nascita dell’Italia, pochi mesi dopo.
Salendo sulla rampa puoi osservare documenti sulla storia della Rocca, ma soprattutto quadri (o riproduzioni) dei protagonisti della 2° guerra d’indipendenza, tra cui l’imperatore Francesco Giuseppe d’Austria, lo sconfitto della battaglia. I due vincitori sono invece celebrati nella “Sala dei Sovrani”, con ritratti e simboli di re Vittorio Emanuele II e Napoleone III, al comando dell’esercito franco-piemontese. Ancora pochi passi e sali sulla terrazza panoramica della Rocca con vista a 360°: spazia dal Lago di Garda a nord fino agli Appennini a sud; col bel tempo vedi pure il Monte Rosa, ma oggi non siamo fortunati. Sopra la testa, sventola fiera una grande bandiera italiana. Da quassù osservarono i movimenti dei soldati durante la famosa battaglia, che terminò proprio con la conquista della Rocca il 24 giugno 1859.

Il Memoriale della Croce Rossa

Dettaglio del Memoriale della Croce Rossa a Solferino
Dettaglio del Memoriale della Croce Rossa

235.000 soldati combatterono a Solferino: fu la prima grande battaglia dopo quelle napoleoniche, con un fronte lungo 20km. I morti furono tantissimi, spesso seppelliti velocemente in fosse comuni, indistintamente dalle nazionalità. Molti non ricevettero aiuto; perciò Henry Dunant rimase impressionato e creò la Croce Rossa Internazionale, oltre a scrivere il famoso libro “Un ricordo di Solferino” che racconta tutto.
Per il centenario della battaglia, nel 1959 sotto alla Rocca è stato creato il Memoriale della Croce Rossa, in fondo a un bel viale di cipressi intitolato a San Luigi Gonzaga. È un luogo suggestivo, all’ombra degli alberi: innanzitutto riporta una citazione di Dunant, oltre ad un monumento in cemento e ferro di Edgardo Mannucci. Ma soprattutto mostra gli stati di tutto il mondo che vi hanno aderito (anche quelli della Mezzaluna Rossa), con quadratini di marmi colorato provenienti da ciascun paese. Sono in totale 191, praticamente ogni stato del mondo.

L’Ossario di Solferino

L’Ossario di Solferino ha i resti umani della battaglia di Solferino
Dentro l’Ossario di Solferino

Altro luogo legato alla battaglia da vedere è l’Ossario, nella parte bassa del paese. Lo raggiungi con un breve sentiero tra cipressi frondosi. Sorprendentemente trovi la chiesa di San Pietro in Vincoli, con grande mosaico di San Pietro sulla facciata, recente ma con sfondo dorato che rimanda a Ravenna. Questa chiesa – la più antica di Solferino – fu acquistata nel 1870 proprio per diventare l’Ossario: raccoglie 1413 teschi e ossa di 7000 soldati. I resti sono disposti sui lati, ma soprattutto nell’abside: lì i teschi ordinati sembrano una decorazione, come in San Bernardino alle Ossa a Milano. In aggiunta vedi le bandiere dei tre stati coinvolti nella battaglia ed all’ingresso un busto in bronzo dell’imperatore Napoleone III e dei cinque generali francesi morti qui. L’Ossario è come un memento mori: vuole ricordare quanto è terribile la guerra, per prevenire quelle future; quindi predica la pace nel mondo. Purtroppo invano.

Pranzo a Solferino

Capunsei del Ristorante Alla Vittoria Da Renato a Solferino
I capunsei del Ristorante Alla Vittoria Da Renato

Nella bella piazza dove parte il viale dei cipressi trovi il Museo Risorgimentale di Solferino e la statua di Henry Dunant, il fondatore della Croce Rossa. Sull’altro lato c’è un ottimo posto dove pranzare: il Ristorante Alla Vittoria Da Renato. Aperto dal 1909 con conduzione familiare, offre cucina tradizionale mantovana ed i piatti sono ottimi. Noi ordiniamo i “capunsei”, gnocchetti di pane affusolati tipici proprio delle Colline moreniche del Garda; conditi con burro fuso, sono sostanziosi. Come secondo, un classico piatto di carne con patate, anche questo delizioso. Nella grande sala l’atmosfera è rilassata e piacevole: insomma è davvero consigliato.
Come altri posti in zona, il ristorante è anche un albergo dove puoi soggiornare. Noi però proseguiamo: abbiamo ancora molto da fare e da vedere nelle Colline moreniche del Garda.

5.3 Parco la Quiete

Il Parco la Quiete, per turismo sportivo e divertimento sul Garda
Un angolo del Parco la Quiete

Come detto, questa zona non offre soltanto paesi e borghi affascinanti, ma anche un meraviglioso paesaggio naturale contraddistinto da prati, boschi, vigneti ed ambienti umidi. Tra questi sono stati realizzati percorsi praticare sport, a partire dal cicloturismo.
Un modo per godersi sia la natura che fare attività fisica è andare al Parco la Quiete, nella campagna a nord di Solferino (ma nel comune di Lonato del Garda). In questo parco enorme puoi fare di tutto: ha 3 piscine, acquapark con scivoli, prato verde per distendersi al sole, campo da beach volley, da calcio, da calcetto, basket, un’area giochi per bambini, un percorso avventura sugli alberi… e perfino un minigolf e laghetto di pesca sportiva! Ovviamente trovi pure punti ristoro e area massaggi. Insomma è un luogo perfetto per godersi l’estate in famiglia o con gli amici. Apre da giugno a settembre, ma anche a Pasquetta, 25 aprile e 1° maggio.

Il percorso avventura

Oggi la temperatura non è alta e soprattutto non abbiamo il costume da bagno, così ci rilassiamo al sole e facciamo una passeggiata nei 120.000 m² del parco.
Uno dei suoi punti di forza è il percorso avventura (o Adventure park), con 5 tracciati sviluppati su oltre 40 alberi; ci sono quelli per principianti/bambini e quelli per chi ama sfidare l’altezza, attraversando da albero ad albero. Io conosco bene le sensazioni perché l’ho già fatto a Ripatransone nelle Marche e sulle Madonie in Sicilia, oltre che da giovane nella mia zona. Dopo aver indossato imbragatura e caschetto (tutto fornito dall’organizzazione) e dopo la spiegazione dell’istruttore, puoi partire. La sicurezza è garantita. Io soffro di vertigini – ahimè – perciò non amo questa attività: salgo solo sul percorso per bambini. Però faccio un’eccezione per la discesa lungo la zipline con la carrucola finale, che scorre per 130 metri. Fantastica scarica di adrenalina!

Escursione in quad

Escursione in quad nelle Colline Moreniche del Garda
L’escursione in quad nelle Colline Moreniche del Garda

Un’esperienza unica che puoi fare nelle Colline moreniche del Garda partendo dal Parco la Quiete è l’escursione in quad. Ovviamente questa va prenotata precedentemente, così da trovare i mezzi pronti, a disposizione.
Tutto parte con un momento di scuola guida: infatti il quad ha uno sterzo particolare, molto stretto, che inizialmente ti mette in difficoltà. L’istruttore ci fa abituare con uno slalom tra gli alberi di un campo appena fuori il parco. Devo dire che pensavo fosse più facile guidare un quad! Devi sterzare con decisione. La mia amica Roberta è bravissima, ha un talento innato: così lascio guidare lei. Io faccio il passeggero (oltre a foto e video).
Ho usato diverse volte il quad nei miei viaggi in Brasile (nel Ceará o a Porto de Galinhas), ma mai guidato. Fa strano non avere la sabbia tropicale attorno, ma certamente non penseresti mai di fare questa esperienza in Lombardia! 

Il giro in quad
Cosa fare nelle Colline moreniche del Garda? Un’escursione in quad
Il laghetto con Rocca di Solferino nel giro in quad

Una volta imparato, partiamo sulla strada asfaltata sfiorando alcuni vigneti. Questo tratto termina subito, perché presto imbocchiamo un sentiero sterrato tra i campi seguendo l’istruttore, che ci guida sapientemente davanti. Dove va lui, noi lo seguiamo. Inizialmente questa strada bianca è piatta e secca, poi diventa costellata di pozzanghere: c’è chi come noi le evita serpeggiando, chi le prende in pieno sporcandosi di fango. In più ammiriamo meravigliosi paesaggi naturali, soprattutto quando sfioriamo boschi e aree umide come canali o uno splendido laghetto, oltre cui svetta in collina la Rocca di Solferino. La usiamo come riferimento per raggiungere Piazza Castello di Solferino, attraversano l’arco col quad. Con le luci del tramonto è ancora più affascinante; ce le godiamo ritornando indietro tra altri campi, col cielo che si dipinge di velature stupende e colori caldi. Che paesaggi fantastici ci sono in Lombardia e che esperienza adrenalinica e indimenticabile!

 

6. Conclusioni

Bandiera italiana sulla Rocca di Solferino, Colline moreniche del Garda
L’orgogliosa bandiera italiana sulla Rocca di Solferino

Visitare le Colline Moreniche del Garda è la dimostrazione che ogni angolo d’Italia ha bellezze eccezionali, anche quelli che sono poco noti e considerati. Sono gemme preziosissime luoghi come Palazzo Gonzaga-Guerrieri a Volta Mantovana, Villa Mirra a Cavriana, la chiesa principale di Medole col dipinto di Tiziano, il borgo di Castellaro Lagusello ed i centri storici di Solferino e Castiglione delle Stiviere (tra gli altri). Eppure li senti nominare pochissimo, solo per eventi legati alla famosa battaglia di Solferino. Anche attraversandoli in modo disattento non sembrerebbero rilevanti. Come sempre, bisogna dedicare tempo a visitare questi luoghi, facendosi prima ammaliare dalla bellezza dei paesaggi delle Colline Moreniche che ricordano la Toscana oppure quelli fluviali lungo il Mincio.
Peraltro come ho cercato di dimostrare, trovi molte attività da fare per gli amanti del turismo sportivo e un “cammino di fede e solidarietà” per il turismo religioso. Insomma è un territorio da scoprire.

 

Hai capito cosa vedere e fare nelle Colline Moreniche del Garda? Se avessi domande o commenti scrivili sotto. Mi segui già sui miei canali social?

 

Qui puoi trovare altre idee su cosa vedere in Lombardia e cosa fotografare in Lombardia.

 

Altri video

Momenti nell’escursione in canoa sul fiume Mincio

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