Cosa vedere a Bosa in Sardegna, uno dei Borghi più belli d’Italia

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Ho già detto che l’Italia è tutta bella? Certo che sì. Ne ho avuta l’ennesima riprova nel mio ultimo viaggio, in una regione ancora per me inesplorata. È una delle 2 grandi isole italiane; visto che in Sicilia sono andato molte volte (e la amo), sto parlando della Sardegna. Lì o ci arrivi in traghetto oppure in aereo, non ci transiti casualmente. La Sardegna è celebre per le spiagge ed il mare cristallino, oltre alla movida notturna ed il glamour di determinate zone. Ma ci sono pure cittadine storiche e borghi, che la maggior parte sottovaluta oppure visita come tappabuchi in una giornata di tempo incerto. È un grave errore. Nell’ultima vacanza nel nord-ovest della Sardegna ho fatto base ad Alghero, così ho potuto raggiungere una gemma che si trova sull’unico fiume navigabile dell’isola. Ti racconto cosa vedere a Bosa, uno dei borghi più belli d’Italia in Sardegna.

Cosa vedere a Bosa

  1. Informazioni su Bosa
  2. Cosa vedere a Bosa
  3. I dintorni di Bosa
  4. Festa di Nostra Signora di Regnos Altos
  5. Conclusioni

1. Informazioni su Bosa

Casa colorata di Bosa, borgo più bello d'Italia della Sardegna
Decorazione di una casa colorata di Bosa

Bosa si trova lungo la costa ovest della Sardegna, in provincia di Oristano; almeno per il momento, visto che in Sardegna le province cambiano spesso! Il borgo è caratterizzato dal fiume Temo che lo divide in due; è l’unico fiume navigabile della Sardegna e le sponde sono costellate di imbarcazioni. Ciò lo rende molto pittoresco. Ha un passato glorioso alle spalle grazie ai commerci e alle concerie, poi è stata messa da parte: ciò ha conservato il fascino del borgo medievale che l’ha reso meritatamente uno dei Borghi più belli d’Italia della Sardegna.
Inoltre visitando Bosa scopri attività artigianali come il filet, feste tradizionali molto sentite come la Madonna del Mare e la festa di Nostra Signora di Regnos Altos. Ma soprattutto i visitatori rimangono colpiti dai colori delle case: difatti il motto è “Bosa città dei colori” ed è uno dei 20 borghi più colorati d’Italia. Insomma è imperdibile. 

1.1 Come raggiungere Bosa

A Bosa arrivi con la SP 49 Bosa-Alghero con viste sul mare
Vista sui tetti di Bosa

Arrivare a Bosa non è complicato. In auto da sud e da est la raggiungi con due strade statali: la SS292 e la SS129bis. Però moltissimi visitatori arrivano da nord con la Strada Provinciale 49 Bosa-Alghero: è una curvilinea strada panoramica che percorri in 60 minuti. A sinistra ammiri monti e natura mediterranea, a destra viste fantastiche che spaziano prima verso Capo Caccia e la costa, poi verso sud; se stai attento sopra un monte vedi volteggiare i grifoni che nidificano nelle vicinanze. L’unico centro abitato che incontri è Bosa, che appare con pittoresche case colorate attorno al castello Malaspina in cima ad un colle. 
Il punto panoramico Strada Statale 129bis che regala una vista fantastica con le case colorate sotto al castello. Appena fuori dal centro storico sul lungofiume trovi diversi posti per parcheggiare gratuitamente, senza limiti. 
Però ci sono alternative. L’autobus collega Alghero a Bosa (linea 9312) in 60 minuti circa o con Macomer e Nuoro. Inoltre Bosa Marina ha la stazione collegata con la linea turistica fino a Macomer. Invece se arrivi in barca, alla foce del fiume c’è un porto turistico.

1.2 Storia di Bosa

Torre medievale del Castello Malaspina di Bosa in Sardegna
Torre medievale del Castello di Bosa

Visitare Bosa è interessante perché ripercorri la storia della Sardegna. Nei dintorni trovi nuraghi e domus de janas. Bosa fu fondata nel IX secolo a.C. dai Fenici (come altre città sarde). In quel luogo sulla riva sinistra del fiume Temo sorse la città romana, con ponte di cui rimangono resti.
Nonostante le scorrerie saracene, nel Medioevo divenne strategica per i traffici commerciali: Bosa era il secondo porto del nord-ovest della Sardegna, accogliendo mercanti ebrei e da Pisa, Marsiglia e Liguria. All’epoca era il centro principale della Curatoria di Frussia, con cattedrale dell’XI secolo. Nel 1122 i marchesi Malaspina ricevettero il feudo di Bosa; sul colle Serravalle sull’altra riva i signori della Lunigiana edificarono il Castello Malaspina, con mura e 4 torri. Progressivamente si formò un borgo attorno, abbandonando l’abitato e la cattedrale precedente. Dopo decenni di lotte nel Trecento gli Aragonesi si impossessarono di Bosa.

La storia moderna

Vista sul quartiere delle Conce di Bosa in Sardegna
Vista sul quartiere delle Conce di Bosa

Sotto la corona aragonese e poi spagnola Bosa continuò a prosperare per i commerci, finché nel 1527 per prevenire un assalto francese, i bosani ostruirono la foce del fiume; le conseguenze negative durarono decenni ed il porto fu realizzato sul mare. Quando morì l’ultima contessa, nel 1563 il re di Spagna Filippo II acquistò Bosa. Divenne una città regia e fortificò la costa contro i pirati barbareschi con la Torre dell’Isola Rossa. Sebbene divenne porto franco, nel Seicento Bosa subì la decadenza spagnola acuita dalla peste, un’inondazione, carestia, incendi e incursioni ottomane. Si spopolò.
Bosa si riprese dal 1718 col passaggio ai Savoia quando ripresero i commerci marittimi. Tra 1807-1848 fu pure capoluogo di provincia: la città abbatté le mura, estendendosi verso il mare e sviluppando l’attività della concia delle pelli. Fu inoltre ripristinato il porto sul fiume.
Nel Novecento grazie all’aeroporto di Alghero, Bosa è divenuta destinazione turistica.

 

2. Cosa vedere a Bosa

Scorcio di Bosa, uno dei borghi più belli d'Italia in Sardegna
Scorcio di Bosa

Bosa è divisa in due dal fiume Temo. Non sono parti uguali: castello e centro storico (detto Sa Costa) sono sulla riva destra, con l’abitato che nel Novecento espandendosi disordinatamente ha raggiunto il porticciolo di Bosa e quasi il mare; negli anni Duemila si è sviluppato con finalità turistiche. Invece sulla riva sinistra c’è il colorato quartiere delle Conce (Sas Conzas in sardo), con pochi edifici attorno, mentre sul mare trovi Bosa Marina davanti ad un’ampia spiaggia.
Piazza IV Novembre è il punto di partenza per la visita. È uno spiazzo rettangolare con monumento al centro ed alberi sul lato sud, dove gli abitanti si incontrano per chiacchierare e i bambini giocano. Da qui parte il trenino Città di Bosa per girare il borgo in modo particolare, ma comodo; mi ricorda quello di Colmar. Noto subito le vie perpendicolari e parallele attorno: seguono il piano regolatore generale comunale del 1867.

2.1 Corso Vittorio Emanuele II

Corso Vittorio Emanuele II nel borgo di Bosa, in Sardegna
Passeggiata in Corso Vittorio Emanuele II

Soprattutto da Piazza IV Novembre parte la via più importante di Bosa: Corso Vittorio Emanuele II, bellissimo e lastricato che attraversa il borgo medievale di Bosa. Dove cambia nome, finisce il centro storico.
Ma perché c’è una strada rettilinea in un quartiere medievale? Fu tracciato nell’Ottocento ed ospitava gli edifici più importanti di Bosa. Questa razionalizzazione urbanistica è unica in Sardegna; seguirono il restauro o riedificazione degli edifici esistenti. Si formò allora l’area definita “Sa Piatta”, dove i ricchi borghesi vennero a vivere; perciò lungo Corso Vittorio Emanuele II ammiri facciate decorate, portali, stemmi e balconi in ferro battuto. Inoltre i colori sono esaltati da vegetazione e ristoranti e negozi pittoreschi. 
Dove fu abbattuta una chiesa sorge Piazza Costituzione con fontana monumentale, subito a destra. Più avanti la Chiesa del Santo Rosario con grande orologio civico moderno sulla facciata: che strano! Dentro è stretta e lunga, decadente negli altari laterali. 

2.2 Museo Casa Deriu

Dipinto di Bosa di Giuseppe Pezzica al Museo Casa Deriu
Dipinto di Bosa di Giuseppe Pezzica

All’inizio del corso sulla sinistra trovi il Museo Casa Deriu, il più importante di Bosa. Esprime il momento di massima fortuna di Bosa, quando l’economia l’aveva resa ricca ed importante. Nell’800 era considerata all’avanguardia in Sardegna: le novità arrivavano prima qui, come la corrente elettrica nel 1913 (come a Cagliari). 
Casa Deriu è una classica casa bosana borghese di fine Ottocento-inizio Novecento, suddivisa su 3 piani. Ora il primo ospita esibizioni temporanee, il secondo piano la casa museo; al terzo un museo dedicato ad un artista nativo di Bosa.
Al primo piano ho visto una mostra su Giuseppe Pezzica, artista di Carrara morto nel 2004. Come la bravissima guida Giampiero mi spiega, ebbe contatti con Bosa e lo vedi nei dipinti. Il secondo piano è il piano nobile, dove abitava la famiglia Uras; poi passò per matrimonio agli Zedda e infine similmente ai Deriu; allora divenne la casa delle vacanze. 

Visita di Casa Deriu

Il salotto borghese di Museo Casa Deriu a Bosa (Sardegna)
Il salotto borghese di Museo Casa Deriu

Casa Deriu fu costruita nel Settecento. La sua particolarità è avere tutto il mobilio originale di fine ‘800: quindi sembra di fare un viaggio nel tempo!
Le stanze sono ancora ricoperte dalla carta da parati che allora era una novità: veniva da Parigi. Mi ricorda la Villa Reale di Marlia vicino Lucca. Inoltre ammiri decorazioni dei soffitti di Emilio Scherer, pittore di Parma che arrivò per lavorare alla Cattedrale e sposò una ragazza locale; tutte le famiglie ricche gli chiesero di decorare gli appartamenti: a Bosa è più difficile trovare case senza!
Bellissime le prime due sale: il salotto con parquet pregevole e la camera da letto di Donna Gertrude con pavimento in maiolica colorata di Vietri sul Mare. Il letto in ferro battuto di ispirazione ligure ha un copriletto in merletto: è il famoso filet di Bosa (detto filé), tipico del borgo; somiglia alle reti da pesca di Marsiglia. Nella graziosa sala da pranzo spiccano decorazioni liberty dipinte sulle pareti e credenza ad incasso con set da te in ceramica inglese di metà ‘900.

La collezione Melkiorre Melis

La collezione Melkiorre Melis si trova nel Museo Casa Deriu a Bosa
La “Stanza Libica” della collezione Melkiorre Melis

Il terzo piano ospita la collezione di un artista bosano: Melkiorre Melis. Nato nel 1889, studiò a Roma e fu allievo dello stesso Scherer. Ma Melkiorre Melis fu un artista a 360°: fu ceramista, illustratore, interior designer e pittore. Fece carriera e Italo Balbo lo nominò direttore dell’Accademia d’arte di Tripoli, da dove fuggì per la guerra nel 1941. Si portò via tre grandi tele africaneggianti qui esposte nella “Stanza Libica”: erano studi preparatori per una parete in ceramica di un caffè. Belli anche gli oggetti e piatti sempre con soggetto africano. La sala accanto espone materiali vari, tra cui cartelloni pubblicitari; perciò mi ricorda Depero, che era coevo. Essendo vicino al potere, non sorprende trovare Mussolini tra i suoi soggetti.
Le ultime stanze hanno dipinti: Melkiorre Melis morì a 94 anni e fino alla fine dipinse quadri, alcuni dei quali ricordano la Sardegna, come la mattanza del tonno.

Pinacoteca Antonio Atza

Pinacoteca Antonio Atza è da vedere nel borgo di Bosa in Sardegna
Dipinto della Pinacoteca Antonio Atza

Inoltre ti sorprende la vista fantastica sulle case colorate di Bosa ed il castello aprendo la finestra; a differenza del lungofiume, qui dai tetti del borgo lo sguardo sale in cima al colle.
Il Museo Casa Deriu include pure la visita della Pinacoteca Antonio Atza, nell’edificio antistante. Quest’area su due piani accoglie la collezione donata a Bosa dal pittore stesso; comprende 96 dipinti, di cui 55 di Atza e i rimanenti di artisti sardi coevi ottenuti con scambi. Questi quadri raccontano tutta la traiettoria artistica di Antonio Atza. Nato nel 1925, le prime opere degli anni ’50 sono definite “Sabbie”; poi passò a soggetti futuristici e cubisti influenzato da Picasso. Alla fine si fece conoscere per i quadri surrealisti alla Dalì, ma reinterpretò pure in modo creativo dipinti “classici” come la Maya Desnuda di Goya, Il Bacco di Caravaggio o una Madonna di Raffaello. Morì nel 2009 proprio a Bosa.

2.3 Cattedrale di Bosa

Cosa vedere a Bosa? La Cattedrale dell’Immacolata Concezione
L’interno della Cattedrale di Bosa

Sempre sul lungo corso incontri la Cattedrale dell’Immacolata Concezione, che la strada costeggia. Esternamente non diresti che sia una chiesa importante: non ha un sagrato davanti ed ha facciata semplice, con solo classiche decorazioni in pietra arenaria rossa. Del resto la chiesa è recente: fu costruita tra 1805-1809 sul precedente edificio duecentesco (chiesa di Santa Maria) danneggiato dalle inondazioni continue. 
Anche all’interno noti che è recente. Edificata nel periodo sabaudo, ricorda una chiesa barocca piemontese come quelle delle Langhe. Suddivisa su 3 navate, spicca il colore bianco, due cupole e l’area presbiteriale rialzata, con due leoni in marmo che uccidono i dragoni sulla scalinata. Sopra l’altare maggiore seicentesco la statua della Madonna Immacolata e dei due santi patroni di Bosa, con dietro il coro ligneo. Nella chiesa noti numerosi i dipinti di Emilio Scherer raffiguranti il Paradiso dantesco e i ricchi altari laterali, tra cui l’enorme cappella del Sacro Cuore.

2.4 Il Ponte Vecchio

Scorcio del borgo di Bosa in Sardegna sul fiume Temo
Scorcio di Bosa col fiume ed il Ponte Vecchio

Accanto alla Cattedrale si stende il lungofiume chiamato Lungo Temo Alcide De Gasperi; è una via ariosa, praticamente parallela al Corso Vittorio Emanuele II. Il fascino però è decisamente minore, sia per edifici meno decorati, sia a causa delle alluvioni nei secoli. Invece il fiume stretto mostra bene l’altra riva e puoi scattare belle foto, anche con le barche attraccate. Attraversi il fiume col Ponte Vecchio, basso e compatto, proprio all’altezza della Cattedrale; costruito in pietra trachite rossa a tre arcate, mi ricorda il Ponte Santa Trinita a Firenze. Nonostante il nome, è del 1871 e sostituì l’antico ponte in legno crollato ad inizio Ottocento.
Raggiunta l’altra sponda hai uno stupendo panorama di Bosa: un angolo grazioso con luci appese e fioriere regala una vista sul ponte stesso, Cattedrale, borgo e Castello in cima al monte. Scatto fantastico! Nota il campanile tronco della Cattedrale e le cupole con maioliche colorate.

2.5 Il quartiere delle Conce

Il quartiere delle Conce di Bosa, uno dei borghi più belli della Sardegna
Il quartiere delle Conce visto dall’altra sponda

Costeggiando questo lato del fiume Temo le viste magnifiche continuano, col ponte che si allunga allontanandosi, mentre il Castello rimane incombente sul borgo. È un piacere camminare qui: vedi altre barche attraccate sul lungofiume e trovi tavolini all’aperto di ristoranti tranquilli.
Però l’attenzione va verso gli edifici affiancati, colorati e pittoreschi, che sembrano casette. Al contrario erano delle concerie: siamo infatti nel quartiere delle Conce (Sas Conzas in sardo), che testimonia questa storica attività di Bosa. Le conce furono edificate tra Seicento e Settecento lungo il fiume per sfruttarne l’energia e l’acqua e sono un raro esempio di architettura industriale in un contesto urbano. Ora sono colorate ed allegre, ma è grazie all’opera di recupero negli ultimi decenni, dopo che furono abbandonate al quando chiusero. Dal degrado il quartiere è risorto come una fenice.
Esteso 4000 m², dal 1989 tutto il quartiere Sas Conzas è vincolato come bene monumentale.

Museo delle Conce

Il Museo delle Conce, da vedere a Bosa in Sardegna
All’interno del Museo delle Conce

Molte concerie ora sono strutture turistiche, ma una ospita il Museo delle Conce, uno dei pochi in Italia. 
L’attività delle conce di Bosa raggiunse l’apice nell’Ottocento, quando erano 28. Attorno al 1920, con corrente elettrica e macchinari industriali diventarono 5 (ma più grandi). Similmente all’epoca fu introdotta la “concia rapida” di 45 giorni, che accorciò notevolmente la lavorazione originaria di 6 mesi. Il prodotto di punta fu la “vacchetta”, cuoio di alta qualità per rilegare i libri. L’ultima concia chiuse nel 1962. 
Inaugurato nel 2009, il museo illustra come avveniva la lavorazione delle pelli. Le conce erano suddivise su due piani: al piano terra vedi le vasche di lavorazione delle pelli seicentesche (riscoperte a fine anni ‘90); qui venivano trattate con vari acidi e calce, in 3 passaggi. Al piano superiore le pelli venivano appese ad asciugare ed infine rifinite. Un privato ha regalato gli attrezzi usati, esposti qui.

2.6 Pranzo al Ristorante Verde Fiume

Piatto di fregola sarda alle delizie di mare al Ristorante Verde Fiume a Bosa
Il piatto di fregola sarda alle delizie di mare

Nel quartiere delle Conce ci sono altri parcheggi dove lasciare l’auto. Ci passo accanto ed utilizzo il pedonale Ponte della Pace per tornare sull’altro lato. Dal centro hai belle viste a 360°.
Essendo ora di pranzo, mi fermo a mangiare sul Lungo Temo Alcide De Gasperi al Ristorante Verde Fiume, con elegante dehors accanto al fiume all’ombra di ombrelloni e un pergolato di vite. Assaggio un piatto tipico: fregola sarda alle delizie di mare. Questa pasta piccola è perfetta perché assorbe il sapore dei gamberoni, granchi, cozze e vongole; perciò è un piatto delizioso e abbondante. Per dessert prendo le tipiche seadas al miele (e non allo zucchero): così le mangiano i sardi. Inoltre mangiare con una stupenda vista sul quartiere della Conce è stupendo. Pranzo da ricordare.

2.7 Il borgo medievale di Bosa

Le case colorate di Bosa, uno dei borghi più belli della Sardegna
Le case colorate del borgo di Bosa

Terminato il pranzo mi immergo nel borgo medievale di Bosa (detto Sa Costa, ovvero il pendio). Sono praticamente 5 lunghe vie parallele e lastricate che curvano a destra per abbracciare il colle Serravalle, collegate da vicoli a zigzag o sottopassi. La parte bassa con vie strette e alte case dà l’impressione di un labirinto colorato. Il contrasto col Corso è evidente: sono povere case popolari con poche decorazioni, giusto qualche architrave scolpita; spesso abbandonate nel secondo Novecento, molte sono divenute abitazioni ad uso turistico o seconde case. Però il quartiere Sa Costa mantiene un forte animo popolare, soprattutto in via del Carmine, l’antica via del commercio; lo dimostrano anche piante grasse e fiori che decorano le facciate di molte abitazioni.
Salendo compaiono faticose scalinate, si aprono gli spazi e vedi il cielo, perché le case divengono di un solo piano; qui cogli viste sul borgo sottostante ed il mare davanti. 

2.8 Il Castello Malaspina

Il Castello Malaspina di Bosa svetta in cima al monte
Il Castello Malaspina di Bosa svetta in cima al monte

Le mura trecentesche che inglobavano l’abitato sono sparite nell’Ottocento: perciò improvvisamente ti trovi sotto al castello, dove è rimasta un’area priva di costruzioni; c’è giusto un bar gestito da giovani per rinfrescarsi. Vedi il Castello Malaspina (o Castello di Serravalle) in cima al monte, con torri e mura. Lo raggiungi con una scalinata e l’ingresso è a pagamento. 
Gli Aragonesi lo definirono “uno dei migliori e più nobili castelli del mondo e chiave di tutta l’isola”, ma ora all’interno il Castello Malaspina è un po’ desolato: pochi edifici sono riconoscibili nella piazza d’armi, molti muri e tetti sono crollati e diversi alberi sono cresciuti. Mi ricorda il castello di Assos: mancano solo le capre. 
Lunghe 350m, le mura perimetrali sono intervallate da 7 torri. Quest’ultime però non sono alte come torri medievali: infatti gli Aragonesi le abbassarono adeguandole al fuoco d’artiglieria. Solo il torrione svetta nell’angolo nord, alto 20 metri.

Visita del Castello Malaspina

Vista del borgo di Bosa dalle mura del Castello Malaspina
Vista panoramica di Bosa dalle mura del Castello Malaspina

La decadenza di Bosa dal Cinquecento a favore di Alghero favorì il deterioramento e della perdita d’importanza del Castello, con la Sardegna saldamente governata dalla corona spagnola. Tutto questo però ha conservato l’impianto originario del castello; infatti le difese contro i pirati barbareschi coinvolsero solo il borgo.
Restauri ottocenteschi hanno interessato il torrione: perciò spicca ancora ed è visitabile per la vista dall’alto. La struttura è a gola, ovvero su tre lati, ma aperta verso il castello; così sono tutte le 7 torri, come nel Castello di Arco. 
Però la vista migliore è dal camminamento di ronda delle mura, anch’esso ripristinato in epoca contemporanea. Hai un super panorama sui tetti di Bosa ai tuoi piedi, il fiume che corre al mare e la natura mediterranea attorno; da sola merita la visita. Poi nel tardo pomeriggio col mare dorato dal sole lascia senza parole, come il riflesso dalle cave di Carrara.

La Cappella Palatina

Santi tra gli affreschi della Cappella Palatina del castello di Bosa
Santi tra gli affreschi della Cappella Palatina del castello

La visita non finisce qui. Infatti il Castello Malaspina conserva un gioiello: la Cappella Palatina o chiesa di Nostra Signora de Sos Regnos Altos. Esternamente poco significativa, sembra una piccola casa: solo la croce la svela. All’interno conserva magnifici affreschi di santi e scene evangeliche su due livelli come l’Ultima Cena e L’adorazione dei Magi, oltre a dottori della Chiesa, Evangelisti, San Giorgio che uccide il drago e un enorme San Cristoforo. Furono realizzati tra 1340-45 per volere di Giovanni di Arborea da artisti del centro Italia (forse di Siena), anche se alcuni studiosi dicono spagnoli. Lo stemma d’Arborea fu raschiato dalla dominazione successiva. Coperti dall’intonaco forse per sterilizzare dalla Peste, gli affreschi furono riscoperti solo nel 1973 per un restauro; perciò alcuni furono rovinati dai lavori fatti nei secoli, come l’apertura di qualche finestra. 
Da qui parte la processione dell’omonima festa di Nostra Signora di Regnos Altos.

 

3. I dintorni di Bosa

Natura e Cattedrale di San Pietro visti dal Castello di Bosa
Natura e Cattedrale di San Pietro visti dal Castello di Bosa

Ho raccontato cosa vedere nel borgo di Bosa, ma le bellezze non terminano qui. 
Se vuoi conoscere la preistoria nel territorio di Bosa trovi 36 domus de janas, da poco Patrimonio Unesco; in particolare la Tomba I di Pontes con pareti dipinte di rosso. Inoltre della civiltà nuragica trovi il Nuraghe Seneghe ed il Nuraghe Nuraddeo, oltre all’Area archeologica nuragico-romana di S’Abba Druche, con resti di nuraghe complesso e villaggio. 
Ancora più vicina, a circa 2 km dal borgo, la prima chiesa importante di Bosa: la Cattedrale di San Pietro; la vedi anche dagli spalti del castello, sulla sinistra. Eretta tra 1053-1073 sul sito di una necropoli romana e altomedievale, sulla riva sinistra. Questa è in stile romanico del nord Italia e cadde in disuso con lo spostamento dell’abitato sotto al castello; già nel Quattrocento era in rovina, ma poi fu restaurata. Ora è un gioiello architettonico nascosto della Sardegna.

3.1 Bosa Marina

Ragazza sulla spiaggia di Bosa Marina in Sardegna
Ragazza sulla spiaggia di Bosa Marina

Col tempo il borgo di Bosa ha raggiunto il mare, sviluppandosi soprattutto nel secondo Novecento. Un comodo ponte costruito vicino alla foce collega le due sponde, così in 4 minuti raggiungi Bosa Marina. Parcheggio lungo la strada litoranea, poi raggiungo la spiaggia con la lunga passerella sulla sabbia, dove sono appollaiati tantissimi gabbiani.
La spiaggia è curvilinea e ampia. Sulla punta destra svetta la Torre Aragonese (o dell’Isola Rossa), cilindrica e possente su una strana pietra verde. Si chiama “isola” perché lo era fino ad inizio Novecento, quando fu realizzato il muraglione che la collega e ha formato parte della spiaggia. Sulla costa accanto all’Isola Rossa venne creato il porto quando il fiume Temo fu ostruito nel Cinquecento; la torre costruita per volere del re di Spagna Filippo II serviva per proteggerlo: era in collegamento visivo col Castello di Serravalle. Ora è in restauro per riaprirla alle visite. 

Spiaggia e tramonto a Bosa Marina

Tramonto sulla Torre Aragonese a Bosa Marina in Sardegna
Tramonto sulla Torre Aragonese a Bosa Marina

L’ampia spiaggia di Bosa Marina con sabbia morbida accoglie tanti turisti e bagnanti d’estate: una piccola parte è un lido attrezzato, la restante è spiaggia libera. Un frangiflutti la protegge, mentre sulla sinistra continua la costa ricoperta di vegetazione. A fine stagione poi sembra tutta per te.
Rimango fino al tramonto, quando il cielo si colora sopra la Torre Aragonese, aiutato dalle nuvole. Decido di raggiungere l’Isola Rossa per uno sguardo sul mare aperto. Da vicino la torre alta 20 metri è inaccessibile, sopra allo sperone roccioso. Vedi pure una batteria seminascosta risalente alla Seconda Guerra Mondiale. Stride che vicino una coppia di sposi felici fa uno shooting fotografico. 
Nella parte bassa dell’Isola Rossa la roccia si espande quasi piatta: perfetto punto di osservazione. Il sole rispunta davanti sotto le nuvole per tuffarsi in acqua, mentre un pescatore prende e poi rilascia i pesci. Gran posto per il tramonto! 

 

4. La festa di Nostra Signora di Regnos Altos

Via decorata per la festa di Nostra Signora di Regnos Altos a Bosa
Via decorata per la festa di Nostra Signora di Regnos Altos

Ritorno nel borgo medievale di Bosa perché è un giorno speciale, il secondo weekend di settembre, quando è celebrata la festa di Nostra Signora di Regnos Altos. Già di mattina avverti un’atmosfera vibrante, con gli abitanti intenti a decorare le vie e le piazzette del borgo con festoni colorati, fiori e fronde vegetali; in più ogni famiglia allestisce davanti all’uscio piccoli altari con statua della Madonna, nastri, pizzi di filet, ceri, fiori e lenzuola come sfondo. Gli altari sono detti “altarittos” ed alcuni sono molto vicini: ne puoi trovare 3 in una decina di metri. Tutto molto pittoresco e bello, anche perché i festoni appesi moltiplicano i colori delle case ed accrescono il fascino del borgo medievale di Bosa.
La festa risale alla seconda metà dell’Ottocento quando un bambino ritrovò una statua della Vergine tra i ruderi del Castello Malaspina e fu esposta per venerarla nella chiesa del castello stesso.

4.1 La processione

Processione per la festa di Nostra Signora di Regnos Altos a Bosa
Momento della processione per la festa di Nostra Signora di Regnos Altos

Tutto inizia alla chiesa di Nostra Signora di Regnos Altos al Castello Malaspina con una messa. Terminata quella, parte una processione che dal Castello raggiunge la Cattedrale di Bosa, capeggiata dal sindaco, preti, altre autorità, ma soprattutto la statua della Madonna e gli abitanti di Bosa in costumi tradizionali medievali e con lumini in mano; questo aggiunge grande fascino! Inoltre all’inizio c’è la banda che suona. Ogni altare rappresenta una tappa. La processione si ferma ad ogni altarittos per una benedizione, per cui dura qualche ora! Infatti sono almeno 30. Passata la processione, la famiglia comincia la lauta cena tutti assieme.
Alla fine verso le 21:00 la processione raggiunge la Cattedrale, per un altro piccolo rito religioso. In quel momento comincia la festa profana, dove la musica è protagonista. Per tutta la notte e per tutta la domenica si festeggia per Bosa con musica dal vivo, in particolare jazz.

4.2 Cena alla Pizzeria Shardana

Atmosfera serale a Bosa, borgo più bello della Sardegna
L’atmosfera serale a Bosa in Corso Vittorio Emanuele II

Dopo tutto questo girare, la spiaggia, il tramonto ed aver seguito la processione ovviamente è venuta fame. La festa di Nostra Signora di Regnos Altos attira turisti e quindi di sera i ristoranti del borgo sono affollati, anche perché alcuni sono un ottimo punto di osservazione della processione, come quelli in Piazza dell’Episcopio. O prenoti anticipatamente, o pranzi presto oppure devi attendere molto per mangiare lì, ben oltre la processione.
Dopo alcuni tentativi falliti raggiungo Corso Vittorio Emanuele II, ancora più vivace ed affollato. Qui c’è tanta scelta tra ristoranti e bar. Peraltro vedo transitare una parte dei figuranti in costume e la banda che suona, che vanno non so dove. Con un pizzico di fortuna trovo posto alla Pizzeria Shardana, un ambiente spartano con alcuni tavolini sul corso ed altri tavoli dentro. Cucinano ottime pizze, molto gustose, anche d’asporto. Degna conclusione di una super giornata a visitare Bosa. 

 

5. Conclusioni

Il quartiere delle Conce di Bosa riflesso nella notte
Il quartiere delle Conce nella notte di Bosa

Di notte le barche attraccate sul fiume Temo e le conce illuminate hanno un fascino incredibile: ma scatti ottime foto, col fiume nero che diventa uno specchio per i riflessi. Bosa è così: ti sorprende sempre.
Come detto, la festa prevede musica e danza per tutta la notte, ma io non sono una persona mondana. Inoltre devo ritornare ad Alghero sulla strada panoramica tutta curve, ora completamente al buio; non si vedono né le montagne sulla destra, né il panorama sul mare a sinistra. Tengo le ultime energie della giornata per guidare; per fortuna ho l’aiuto dal navigatore in auto che mi segnala le curve e la difficoltà. Mentre guido i fari dell’auto illuminano un secondo una volpe rossa a bordo della strada che mastica qualcosa! Abituato alla mia zona urbanizzata della Lombardia dove non capita, questi eventi mi emozionano sempre. Ma questo è l’animo selvaggio e naturale della Sardegna.

 

Hai capito perché Bosa rientra tra i Borghi più belli d’Italia della Sardegna? Perché è bellissima. Spero che il mio racconto ti stimolerà per visitarla.
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Video e altre foto:

Borgo di Bosa decorato per la festa di Nostra Signora di Regnos Altos

Panorama dal Castello Malaspina su Bosa

Tramonto all’Isola Rossa a Bosa Marina

La processione per la festa di Nostra Signora di Regnos Altos

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