Qual è la città più bella d’Italia? Domanda difficilissima, anche perché molto soggettiva. Certamente tra le candidate va inserita Lecce, la capitale del Salento, nel tacco d’Italia della Puglia. La fioritura architettonica nel Seicento ha reso Lecce una delle capitali del barocco in Italia; sfruttò la pietra locale gialla che caratterizza armoniosamente tutto il centro storico. Così tipico che si parla di “Barocco leccese”. A questo si aggiunge il fascino mediterraneo e l’ottima cucina pugliese (con piatti tipici salentini); perciò Lecce è imperdibile da vedere. È stata pure Capitale italiana della cultura nel 2015!
Spesso consigliano di visitare Lecce in 3-4 ore, girando solo tra i monumenti più significativi. È un errore perché ci sono molte altre chiese ed altri monumenti stupendi; inoltre Lecce ha un fascino eccezionale, da apprezzare solamente girovagando tra le vie e godendo dell‘atmosfera serale incantata. Perciò ti racconto cosa vedere a Lecce in 2 giorni.
- Storia di Lecce
- Informazioni per visitare Lecce
- Cosa vedere a Lecce il 1° giorno
- 2° giorno di visita di Lecce
- Conclusioni
Cosa vedere a Lecce in 2 giorni
1. Storia di Lecce

I Messapi fondarono Lecce ancora prima della nascita di Roma, secondo la leggenda nel 1211 a.C.; questa popolazione proveniente dall’Illiria (odierna Dalmazia) ebbe un certo splendore, ma nel III secolo a.C. i Romani conquistarono il Salento. A Lupiae (antico nome di Lecce) costruirono mura, anfiteatro, teatro, foro e un porto; era una città ricca, così come la vicina Rudiae. Fu abbellita dall’imperatore Marco Aurelio, originario della zona.
Nel VI secolo gli Ostrogoti la saccheggiarono, poi ritornò all’Impero Romano d’Oriente per 5 secoli, anche se oramai dipendente da Otranto e subendo vari attacchi (come quello longobardo e saraceno).
Coi Normanni tornò capitale del Salento: i conti di Lecce ebbero grande potere. Nel 1463 Ferrante d’Aragona ereditò il feudo: Lecce entrò nel Regno di Napoli. Sotto minaccia dei Turchi, Carlo V decise di fortificare la città. Inoltre divenne un vivace centro di commercio: mercanti di Venezia, Firenze, Genova e Ragusa (Dubrovnik) erano attivi in città. Con questa prosperità Lecce divenne un grande cantiere: per 4 generazioni (circa 100 anni), gli scalpellini di Lecce hanno creato il barocco leccese, spesso tramandando il mestiere da padre in figlio.
Poi seguì la storia del sud Italia: la conquista napoleonica abolì il feudalesimo, ma i nobili continuarono a spadroneggiare anche dopo l’Unità d’Italia.
2. Informazioni per visitare Lecce

Come per ogni viaggio, è importante avere consigli ed informazioni da qualcuno che ha già avuto quell’esperienza. Sono contento di condividere alcuni aspetti (pratici e meno pratici) del mio viaggio; sono sicuro che potranno aiutarti ad organizzare la visita di Lecce.
2.1 Come arrivare a Lecce

Lecce è la città più importante del Salento, la penisola che forma il tacco dell’Italia. È in una zona periferica, ma è raggiungibile in diversi modi. Quelli che vanno in vacanza in Salento spesso ci arrivano con la propria auto, così da essere liberi di girare. Altrimenti ci sono i treni a lunga percorrenza che tagliano il Sud Italia da Napoli oppure scendono la costa adriatica.
Ovviamente il mezzo più semplice è utilizzare l’aereo atterrando a Brindisi: è ciò che ho fatto anche io. Dall’alto prima spiccano i campi coltivati (specialmente con ulivi) e i paesini tutti bianchi della Puglia, con la luce bassa del mattino che fa risplendere come diamanti. Poco prima dell’atterraggio sorprendentemente sorvoli un tratto di mare: è il porto di Brindisi, che precede di pochi istanti l’aeroporto del Salento. L’ultimo tratto lo fai in due modi: o col bus extraurbano Cotrap, oppure raggiungi con l’autobus la stazione di Brindisi e poi in treno arrivi a Lecce. Attento però a non sbagliare le piazzole di sosta (come ho fatto io)!
2.2 Prime impressioni di Lecce

La natura dei campi e ulivi accompagnano il viaggio. Lavori attorno alla stazione mi danno il benvenuto a Lecce. Esco e prendo il viale frontale. Capisci che comincia il centro storico quando vedi le case più compatte, più antiche, più belle. Dopo le vie si stringono ancora di più e diventano contorte, finché non trovi le piazze del centro, ariose ed ampie; è come un respiro profondo dopo l’immersione nel mare.
Ti colpisce che ovunque domina la pietra leccese: il colore giallo splende illuminato dal sole. Quando invecchia diventa più grigia, quindi offre molte sfumature. È una roccia calcarea abbondantissima nel sottosuolo e facile da lavorare. Il periodo barocco la sfruttò: infatti girando tra le vie vedi portali e decorazioni scolpite; i raggi solari creano un gioco ammaliante di luce e ombre. Però il sole alto e forte illumina a metà palazzi e vie: non è facile fotografare, ma regala grandissimo fascino. Mi sono innamorato subito di Lecce!
2.3 Consigli per visitare Lecce

Lecce si visita a piedi, rigorosamente: del resto la città è tutta in piano. Tra le vie contorte del centro storico inizialmente è difficile orientarsi; essendo tutte con palazzi in pietra leccese si somigliano tutte! Però girando cominci a conoscerle ed a scoprire gli assi fondamentali della città (via Libertini/via Vittorio Emanuele II e via Federico d’Aragona su tutti), perciò poi riesci a girare bene, senza difficoltà. Comunque ci sono i cartelli sulle vie principali; inoltre il centro storico è imperniato attorno a 3 o 4 monumenti; alla fine ti ritrovi sempre nella grande Piazza Sant’Oronzo.
Nelle vie cammini su lastre di pietra del selciato un po’ sconnesse, quindi con la valigia fatichi un po’ e fa rumore; ma anche questo rientra nel fascino mediterraneo di Lecce. Compensano gli angoli meravigliosi che trovi, come la Piazzetta Giosuè Carducci con Biblioteca Bernardini in stile neoclassico che ti lascia senza parole.
2.4 Dove dormire a Lecce

Dove dormire a Lecce? Io ho alloggiato al B&B InCentro Comfort Suite, in pieno centro storico; è in via Vito Fazzi 20, a pochi passi da Piazza Sant’Oronzo, la piazza principale di Lecce.
Ho scoperto questo B&B grazie a Barbarhouse, sito che raggruppa 2500 alloggi in Puglia e da poco strutture per soggiornare in Italia. Poi mi ha contattato il proprietario che – dopo il check-in anticipato – mi ha inviato i codici per entrare nell’appartamento ed ottenere le chiavi. Al piano superiore, salendo due rampe di scale strette (non facile con la valigia) c’è la mia camera: è pulita, luminosa e ampia, così come il bagno; inoltre ha un’enorme terrazza (20×10 metri circa) con vista sulla via sottostante ed il campanile della chiesa vicina; trovi pure due sdraio per prendere il sole e una tipica luminaria della Puglia si accende la sera. È un posto eccezionale dove alloggiare a Lecce!
3. Cosa vedere a Lecce il 1° giorno

Lecce è certamente una delle città più belle d’Italia: non per nulla è soprannominata “La Firenze della Puglia”. Beh come dipinti non è all’altezza, ma come monumenti sì. Come detto domina lo stile barocco trionfale, con facciate super decorate, portali scolpiti, balconi decorati e ringhiere in ferro battuto. Stupendi i palazzi, ma in particolare spiccano le tantissime chiese; a Lecce ci sono ben 40 chiese; oltre al Duomo, trovi anche 3 basiliche minori.
Il barocco regala scorci eccezionali: lo stile antico ed aristocratico dei palazzi si mischia all’aspetto trasandato; è il tipico fascino mediterraneo, per me irresistibile! Con questi contrasti e persone che passano puoi fare street photography incredibile. A volte hai cortili interni in cui sbirciare, magari di qualche hotel stupendo; questi ricchi di design, quindi impeccabili. Sembra un altro mondo.
Con tutta questa bellezza, fremo per visitare Lecce. Anche il cielo azzurro intenso ti ispira: è favoloso.
3.1 Piazza Sant’Oronzo

La visita di Lecce parte inevitabilmente da Piazza Sant’Oronzo, la piazza principale. Molto ampia, è caratterizzata dall’anfiteatro romano che spunta al centro; riscoperto nel Novecento, è metà scavato e metà sotto ai palazzi della piazza (come a Catania). Temporaneamente non è visitabile, ma puoi ammirarlo da fuori, dalla scenografica balconata; tutto ciò mi ricorda il Teatro Romano di Malaga. Qui vedi l’arena e le gradinate inferiori; costruito in età augustea, all’epoca poteva contenere 25.000 spettatori. Adesso stride il contrasto con l’edificio curvilineo in stile razionalista dietro e l’alta Torre dell’Orologio dalle linee perpendicolari; somiglia allo stile di Marcello Piacentini. Non sta benissimo, però il porticato crea un bell’effetto; qui trovi tanti negozi di lusso.
Ma in piazza Sant’Oronzo spicca la Colonna di Sant’Oronzo con statua di Emanuele Manieri (1739), eseguita a Venezia; la colonna è d’epoca romana: segnava la fine della Via Appia ed è stata donata da Brindisi.
Il Sedile e la Chiesetta di San Marco

A fianco della colonna sorgono due edifici che segnano il centro di Piazza Sant’Oronzo, voluti dai mercanti veneziani nel Cinquecento. Il primo è Palazzo del Seggio (Sedile), affascinante mix di stile gotico e rinascimentale, con 3 arcate decorate da logge e rilievi incisi; divenne il Municipio di Lecce fino al 1851, mentre ora è un punto informazioni. Appoggiata sul fianco la Chiesetta di San Marco di Gabriele Riccardi, semplice ma con un bel portale dove spicca il Leone di San Marco. Purtroppo è chiusa.
Però non esistono più le botteghe e vie del quartiere veneziano, cancellate dall’espansione novecentesca che ha trasformato Piazza Sant’Oronzo. Perciò nella piazza vedi palazzi antichi accostati a tanti contemporanei: i primi affascinanti, gli altri tremendi, anche perché spesso appartengono a banche e assicurazioni. Stupendo però l’Orologio delle Meraviglie metallico sull’edificio di Banca Intesa San Paolo sull’angolo. Lì sotto un artista di strada canta Azzurro di Celentano.
Chiesa di Santa Maria della Grazia

Piazza Sant’Oronzo non ha il caratteristico fascino antico che domina Lecce (e tutta la Puglia); però ha qualche gemma. Ad esempio il barocco Palazzo Carafa sull’angolo nord-ovest o Martinucci Lecce, un riferimento della pasticceria (sebbene originario del sud Salento); idem per lo storico Caffè Alvino.
Non molto lontano da questo svetta imponente la Chiesa di Santa Maria della Grazia. Fu costruita a fine Cinquecento dopo il ritrovamento di un affresco trecentesco della Vergine col Bambino, tuttora conservato all’interno. L’aspetto esterno è maestoso, con portale riccamente decorato e colonne corinzie che danno slancio; la statua di San Paolo è erosa dagli agenti atmosferici. Dentro è graziosa, ma un po’ spoglia; spiccano tre dipinti di Lorenzo Tiso, il soffitto in legno a lacunari e l’altare laterale con colonne tortili.
La chiesa poggia inconsapevolmente sull’anfiteatro romano e dai suoi gradini hai una magnifica vista di Piazza Sant’Oronzo con pure il campanile del Duomo.
3.2 Pranzo da Profumo di Pane

Sarà il viaggio o sarà il caldo sole di Lecce fuori stagione, ma mi è già venuta fame. Gironzolo a caso e finisco davanti alla bella chiesa di Santa Chiara. Davanti si stende Piazza Vittorio Emanuele II con la statua del sovrano al centro di un piccolo parco; ma soprattutto diversi locali per mangiare, uno dietro l’altro: alcuni sono ristoranti, altri più bar. Io mi fermo nel primo, la rosticceria tipica Profumo di pane. Prendo alcuni prodotti dello street food locale: un calzone panato e un panino rustico (con pomodoro prosciutto e besciamella), come mi ha consigliato il mio amico Giuseppe. Beh lo speck dentro il calzone non è proprio pugliese. Però sono buoni, ho speso 8€ e sono sazio.
Solamente mangiando qui mi accorgo che Lecce è piena di turisti internazionali. Tanti Francesi, ma pure americani o d’oltreoceano; infatti lasciano la mancia pagando. Io proprio non ci riesco.
3.3 Via Vittorio Emanuele II / via Libertini

La lunghissima via Vittorio Emanuele II, poi via Giuseppe Libertini è una delle strade più importanti di Lecce; da Piazza Sant’Oronzo conduce a Porta Rudiae, tagliando il centro storico da est a ovest. Qui sorgono alcuni dei monumenti e chiese più importanti di Lecce, da godersi in una stupenda passeggiata. Come in tutta Lecce, domina lo stile barocco e la chiara pietra leccese.
Il primo monumento è la chiesa di Sant’Irene, che scorgi imponente già dalla piazza. Purtroppo io l’ho trovata in restauro, con un enorme cartellone che rievoca la facciata. Era la chiesa dei Teatini ed è ispirata alla romana Sant’Andrea della Valle. Non ho capito se è sempre chiusa o apre a certi orari; comunque non ho visto l’interno con stupendi altari barocchi.
Sull’altro lato uno dei tantissimi palazzi con figure antropomorfe che reggono i balconi; qui scorgi cavalli alati. Mi ricordano Noto in Sicilia.
Le chiese barocche di via Libertini

La via continua piena di negozi, ristoranti e persone. Poi improvvisamente a sinistra appaiono i maestosi propilei che annunciano Piazza del Duomo; sei statue svettano sulle finte balconate sui due lati. Proseguo su via Libertini tra palazzi con balconate barocche, stemmi nobiliari scolpiti e lampioni retrò.
Appena la strada si allarga scorgi a sinistra la Chiesa di Santa Teresa con facciata incompiuta; apparteneva all’attiguo Convento dei Carmelitani Scalzi e ci lavorò l’architetto Giuseppe Zimbalo. Dentro trovi 6 cappelle laterali: una rappresenta i Santi Medici (Cosma e Damiano). Ma soprattutto ammiri belle piastrelle bianche e verdi e nella controfacciata la più grande scultura in cartapesta di Lecce: Sant’Oronzo del 1869.
Poco dopo sempre a sinistra ecco la chiesa di Sant’Anna, più semplice e stretta, sempre dello Zimbalo. Dentro domina il bianco, mentre gli altari sono in pietra grigia con colonne tortili. Esternamente la scalinata a destra conduce all’ex Conservatorio di Sant’Anna.
La Basilica di San Giovanni Battista (o del Rosario)

Prendendo la via che gira attorno al palazzo trovi un ficus magnoloide di 200 anni: le radici si arrampicano sul tronco; mi ricorda Palermo e Cadice.
Tornando in via Libertini spicca a destra il magnifico palazzo di Gian Giacomo Dell’Acaja (ora Sopraintendenza alle Belle Arti); davanti ha la Basilica di San Giovanni Battista o Basilica del Rosario, ultimo lavoro dell’architetto Zimbalo, qui sepolto. Peccato che la ricca facciata scolpita su due ordini è in restauro. È una delle chiese più belle di Lecce, dalla forma particolare. Infatti dentro ti sorprende la pianta a croce greca con struttura ottagonale: ha 7 altari attorno a quello maggiore. Anzi sono di più, perché il transetto ne nasconde altri 4; con l’ingresso sono 14! Tutti barocchi, scolpiti nella pietra: sono opere impressionanti! Magnifico pure il pulpito e le statue, sempre in pietra. La volta invece è mancante: ha le travi del soffitto a vista.
3.4 Porta Rudiae

Chiude la via Porta Rudiae, così chiamata perché collegava all’antica città messapica omonima (a 3km). Come detto, dal ‘400 Lecce divenne un centro culturale ed un ricco centro di commercio: prima dell’olio lampante, poi vino. Trovavi qui mercanti di tutta Italia, oltre che albanesi e greci. Perciò sopraggiungendo la minaccia dei Turchi, Lecce fu super fortificata per volere dell’imperatore Carlo V, come tutto il Sud Italia (lo dimostrano le torri del sud Salento). Possenti bastioni rimangono solo nella zona nord, ma Porta Rudiae è una delle 3 porte rimaste delle fortificazioni cinquecentesche, con ancora tratti delle mura sui lati.
Ammirando la porta, è slanciata ed elegante. Sopra le quattro colonne con capitelli corinzi sono scolpiti personaggi messapici; in cima 3 santi: al centro Sant’Oronzo patrono di Lecce, a sinistra Sant’Irene (santa bizantina) ed il terzo forse San Domenico. Dentro la porta osserva un lavoro di cartapesta che rappresenta ancora Sant’Oronzo.
3.5 Piazza del Duomo

Poi torno in Piazza del Duomo, il grande capolavoro barocco di Lecce, su tutti e 4 i lati. Infatti fu pensata tutta nel medesimo periodo. Questo le infonde una bellezza possente ed armoniosa, ma non simmetrica; infatti la piazza è un rettangolo, ma rotto dal Duomo che invade lo spazio nell’angolo in fondo a sinistra. Sulla sinistra spicca l’alto campanile, in fondo a destra il Palazzo Arcivescovile (Episcopio), mentre a destra il Palazzo dell’Antico Seminario, commissionato da papa Innocenzo XII quando era vescovo di Lecce (infatti spicca spesso lo stemma della famiglia Pignatelli). Coi propilei alle tue spalle, un trionfante stile barocco ti circonda a 360° e ti lascia senza parole. Decorazioni e sculture meravigliose sono da osservare attentamente da vicino, mentre per fotografare tutto il campanile bisogna avvicinarsi all’angolo della piazza (o avere il grandangolo); peraltro è il terzo campanile della piazza, completato nel 1682 sempre da Giuseppe Zimbalo.
Visitare Lecce con Artwork

Se vuoi conoscere Lecce è imprescindibile entrare a contatto con Artwork, la cooperativa sociale che salvaguardia, gestisce e valorizza i luoghi turistici più importanti di Lecce; anche solamente visitando le chiese principali trovi i ragazzi di Artwork per avere informazioni e pagare il biglietto d’ingresso. Nata nel 2019, Artwork cerca di valorizzare il patrimonio cittadino facendolo conoscere e ampliando l’offerta culturale con le nuove tecnologie. Un esempio lo provi a Palazzo Scarciglia, dove hai informazioni, prenoti visite, vedi le iniziative culturali nell’ex chiesa attigua, ma anche “giocare” coi pannelli multimediali che creano itinerari in base alle immagini che selezioni. Inoltre con un biglietto puoi scaricare un’audioguida in 5 lingue.
Il loro lavoro crea benefici diretti alla città; lo dimostra il campanile del Duomo dove hanno installato un ascensore per renderlo visitabile per la prima volta. La struttura interna autoportante è studiata per prevenire i danni di un terremoto. Lavoro fantastico!
3.6 Il Palazzo dell’Antico Seminario

I 5 monumenti barocchi più importanti di Lecce sono gestiti tutti da Artwork. Per vederli basta seguire “L’itinerario Barocco di Lecce che parte dal Palazzo dell’Antico Seminario. Anche qui acquisti i biglietti delle visite.
Nel cortile l’elegante pozzo realizzato da Giuseppe Cino, come tutto l’edificio. Stupenda la Biblioteca Innocenziana. Nella cappella barocca del seminario vedi sculture contemporanee di Marcello Gennari.
Invece al primo piano trovi il Museo d’Arte Sacra (MuDAS). Predominano la pittura barocca leccese di scuola napoletana, statue lignee e molti dipinti da copie di José de Ribera, che visitò Lecce. Magnifico il busto in argento di Sant’Oronzo del 1671: è l’inizio del culto del santo; ha pure una rappresentazione di Lecce benedetta dal santo. Nella sala con pittori locali spicca Oronzo Tiso, con stile manierista settecentesco. Mi stupiscono le opere in cartapesta di Caretta (1898); non lo sembrano! Fantastica l’Assunta di Nicola Fumo, artista napoletano di fine ’600.
3.7 Il Duomo di Lecce

La mia visita guidata con Artwork prosegue nel Duomo di Lecce, di fondazione normanna e ricostruito nel Duecento in stile romanico. Poi fu trasformato fino al Settecento, in particolare tra 1659-1670 quando l’architetto Zimbalo realizzò una possente cattedrale barocca su richiesta del vescovo Pappacoda. Però non alterò la pianta romanica.
La facciata principale del Duomo è sobria e discreta, ma praticamente nascosta, sul lato del Palazzo Arcivescovile dall’elegante loggiato e piccolo orologio, decorazione settecentesca di Emanuele Manieri. Infatti ruba gli sguardi l’esuberante ingresso della facciata laterale: su due ordini, è decorato da statue, fregi e colonne incentrati nella statua barbuta di Sant’Oronzo nel tondo centrale in alto. Barocco purissimo e decorazioni fantasiose, come un merletto fatto di pietra; questo portale è uno degli emblemi di Lecce: impossibile non fotografarlo.
Peraltro come tipico della pietra leccese, cambia colore a seconda della luce: passando dal giallo/grigio al bianco puro.
L’interno del Duomo

Ogni vescovo modificò qualcosa nel Duomo, quindi noti vari stemmi. L’interno a tre navate stupisce meno dell’esterno. Più che congiungere, i colonnati dividono la navata centrale dalle altre due. Al centro osservi lo stupendo pulpito decorato e dorato ed il soffitto ligneo a cassettoni con tre dipinti sulla vita di Sant’Oronzo. Sui lati ammiri i meravigliosi e ricchi 12 altari laterali, punto forte del Duomo di Lecce; il più bello è certamente l’altare della Natività di Gabriele Riccardi che rappresenta tre momenti della vita di Cristo: dipinto dell’Annunciazione di Oronzo Tiso, Natività in statue lignee e sopra le fenomenali colonne tortili l’Adorazione dei pastori e dei Magi, in pietra. Stupendi anche l’altare di Sant’Antonio o del pegno, con intarsi floreali in marmo policromo, e l’altare della Madonna bianco e dorato, con altri marmi policromi e dipinti sulla storia di Maria. Sul lato destro l’altare di San Carlo Borromeo con statue di sant’Irene e Santa Lucia: il santo principale della Controriforma non poteva mancare.
Fulcro del Duomo è ovviamente l’altare maggiore in marmo e bronzo, dove spiccano 3 tele di Oronzo Tiso con l’Assunta al centro.
La cripta del Duomo

Sottostante trovi la cripta, antica come la chiesa, a cui accedi da una scala presso il pulpito. Subito ti colpisce e ti spiazza il pavimento in piastrelle locali, dell’800. Contrasta tantissimo con la selva di 92 colonne in pietra ingrigita con 92 capitelli diversi di varie epoche; anch’essi scolpiti, hanno ispirazione medievale: alcuni raffigurano pure elementi classici pagani, poi vedi angeli, animali, creature fantastiche come draghi e sirene. Davvero sorprendenti! Uno invece rappresenta il campanile con una corona in cima. Comunque ci sono banchi per sedersi e pregare: come nelle chiese di Bari è tuttora molto usata.
Come sempre, originariamente nella cripta c’erano sepolture: trovi lapidi di alcuni nobili e vescovi, ma anche un’area comune. Invece è sorprendente che puoi scendere ulteriormente per vedere una zona che forse era la cava di estrazione della pietra con cui hanno costruito la Cattedrale nel ‘200, all’epoca del vescovo Formoso.
3.8 Il campanile del Duomo

Un’esperienza da fare a Lecce è salire sul campanile del Duomo, alto 72 metri, uno degli edifici più alti della Puglia; tra le chiese, solo la Cattedrale di Cerignola è più grande. Il campanile normanno crollò ad inizio Seicento; perciò l’opera di Giuseppe Zimbalo era necessaria. L’edificio in pietra leccese ha 5 livelli a base quadrata, ma l’ultimo è ottagonale con piccola cupola maiolicata; in cima capeggia la statua di Sant’Oronzo.
Come detto, dal 2022 Artwork ha realizzato il sogno di ogni leccese: salire sul campanile del Duomo. L’ascensore raggiunge il terzo piano (a 43 metri), dove hai una vista panoramica a 360° dall’alto, dominando i tetti. Prima con le scale strette era impossibile aprirlo ai turisti. Comunque Artwork in pochi anni ha valorizzato le bellezze della città creando nuovi posti di lavoro perché ha aumentato l’offerta turistica e conseguentemente la bellezza della città. È eccezionale!
La vista panoramica dal campanile

Nonostante sei appena a metà, la vista panoramica dal campanile domina Lecce; sei comunque più alto di tutto. Sorprendentemente gli edifici hanno praticamente tutti lo stesso livello, senza che ci fossero vincoli. Perciò le chiese principali non spiccano sui tetti; fatichi a rintracciarle, anche perché abbastanza lontane. L’unico monumento ben visibile è il convento e campanile quadrato della chiesa di Sant’Irene verso nord: appare imponente, ma non elegante.
Invece attira l’attenzione un lussureggiante giardino sul tetto di un hotel vicino; che posto figo! Però è uno dei pochi punti verdi di Lecce: i parchi sono pochissimi (d’altronde la natura del Salento compensa); ma dall’alto scorgi qualche albero che spunta tra le case del centro che passando nelle vie non vedi.
Comunque mancando monumenti evidenti la vista delude un po’: non ammiri altre torri come a Lucca o Bologna; ma similmente a Cremona dall’alto cogli la bellezza dell’architettura del Duomo sottostante.
3.9 Chiesa di Santa Chiara

Tappa successiva la Chiesa di Santa Chiara, accanto a dove ho pranzato oggi. Fondata nel Quattrocento, fu rivoluzionata a fine Seicento in stile barocco su progetto dell’architetto Giuseppe Cino. Come dice il nome, era la chiesa delle clarisse.
La facciata imponente e ieratica è base trapezoidale: centralmente è più avanzata che sui lati. Inoltre è piatta sulla sommità e le nicchie delle statue sono tutte vuote: sembra incompleta. Solo esuberanti medaglioni e cornici rivelano lo stile barocco.
Entrando ti accorgi che è minuta: la facciata inganna. È un unico spazio ottagonale ricco di altari, come tipico del Barocco Leccese. Protagonisti sono i santi francescani (ovviamente), con San Francesco a destra; le statue lignee dei santi furono realizzate a Napoli. Davanti a te l’altare maggiore, dove spiccano due colonne tortili e la statua di Santa Chiara. Ma ogni altare è riccamente decorato: horror vacui, non vedi un centimetro libero! Nota le grate: da qui le clarisse pregavano e cantavano senza farsi vedere, come già osservato a Ragusa Ibla.
Unico invece il controsoffitto in cartapesta. Realizzato nel 1738, fu la prima volta che avvenne per fini ecclesiastici. Poi divenne un’arte e Lecce fu il centro propulsore del processo.
3.10 Via Federico d’Aragona

Esco e verso sud prendo via Federico d’Aragona, una delle vie più belle di Lecce. Come sempre, domina il giallo della pietra leccese esaltata dal sole; ma qui vige un contrasto tra negozi moderni e palazzi antichi con balconi e decorazioni erose dai secoli. Poi scorgi negozi d’arte e antiquari che legano queste due anime. Soprattutto lastricato e lampioni retrò offrono affascinanti scorci, come la piazzetta all’inizio di via Tufo; ricorda Mdina a Malta. Poco oltre all’incrocio con vico del Theutra trovi la leggenda del Romeo e Giulietta leccese: entrambi gli innamorati muoiono e lei è rappresentata piccolissima su quest’angolo; cercala!
Due passi e raggiungiamo la chiesa di San Matteo, altro capolavoro barocco. Ma c’è un matrimonio, quindi non è visitabile. Non ho cercato su www.chieselecce.it gli orari delle messe. Così proseguo fino alla Porta San Biagio, un’altra delle tre antiche porte rimaste. Fuori cominciano subito brutti condomini di periferia.
3.11 Palazzo Vernazza

Rientro dalla porta e risalgo per imboccare via del Palazzo dei Conti di Lecce, altra via affascinante del centro. È nella zona del Teatro Romano, al momento chiuso. Perciò attualmente l’unico posto dove visiti scavi romani a Lecce è Palazzo Vernazza. Era una casa-torre del ‘400 in stile rinascimentale, fuori dalle mura antiche; serviva per intercettare i segnali di fumo di pericolo provenienti dalla costa. Comunque porte e finestre hanno graziose decorazioni. La famiglia di origine tedesca Castromediano la vendette ai liguri Vernazza nel Settecento; quindi qualche legame con le Cinque Terre è plausibile.
Questo palazzo descrive molte epoche storiche contemporaneamente. Nei sotterranei l’Università del Salento ha scovato un “purgatorium“, vasca di purificazione del Santuario di Iside (II d.C.), in età imperiale. Un cortile espone il Lapidarium: frontoni e pietre varie rinvenuti negli scavi. Più avanti osservi la torre dal basso, poi l’antico forno e resti di un altare del ‘400; poi scendi ancora negli ipogei, al livello stratigrafico romano: vedi un edificio (forse le terme), una cava messapica e recinto cultuale (IV-III secolo a.C.), ma soprattutto la strada romana con cisterne d’olio cinquecentesche, quando Lecce esportava olio lampante. Infine noti la stratificazione della strada, livello su livello.
Inoltre Palazzo Vernazza offre un percorso multimediale con visori multimediali per visualizzare davvero il tempio di Iside o col tablet per avere più info e immagini. Super interessante!
3.12 Piazza Castromediano

Ritorno su via Federico d’Aragona e oltrepasso Piazza Sant’Oronzo, costeggiando il possente palazzo municipale (Palazzo Carafa). Nella via spuntano resti di una strada romana e conduce nella splendida Piazza Castromediano, irregolare a forma di “L”. È aperta dalla Chiesa del Gesù (o della Madonna del Buon Consiglio); ma perché a Lecce le chiese hanno spesso due nomi?! Come dimostra lo stemma protetto da due angeli, era la sede dei Gesuiti, ispirata chiaramente alla chiesa madre di Roma; perciò stile barocco lineare e sobrio. Purtroppo l’ho trovata chiusa. Accanto trovi la Libreria del Sole di Mario, grande storico di Lecce; è un luogo da intenditori di libri: un piccolo mondo antico a sé stante.
La piazza è resa vivace dai tavolini all’aperto di bar e ristoranti, mentre al centro capeggia la statua di Sigismondo Castromediano. Dopo una strettoia si apre un’altra piazzetta: da lì hai uno scorcio fantastico di Lecce!
3.13 Basilica di Santa Croce al tramonto

Stretta tra due edifici appare la Basilica di Santa Croce, capolavoro assoluto di Lecce. Il rosone centrale tondo della facciata attira lo sguardo, per poi soffermarsi sulle tantissime statue e dettagli meravigliosi. Non ha spazi liberi! Mi scateno nelle foto. Se osservi bene, l’ordine inferiore è rinascimentale e più sobrio, mentre la parte superiore è esuberante ed esagerato stile barocco: anche le superfici piatte sono scolpite con decorazioni! In particolare la balaustra è sorretta da figure simboliche e schiavi ed arricchita da animali, putti, vegetazione e fregi. Le statue che mancano alle altre chiese di Lecce sono tutte qua!
Del resto la costruzione di Santa Croce si sovrappone alla vittoria di Lepanto sugli Ottomani (1571), che sancì la fine dell’incubo delle loro scorribande.
Comunque di giorno la facciata della chiesa di Santa Croce è bianchissima e candida; ora che manca mezz’ora al tramonto la pietra è magicamente giallastra, quasi dorata!
Visita del balcone di Santa Croce

Incombendo la sera lascio la visita dell’interno a domani. Però c’è un’esperienza esclusiva da fare a Lecce: salire sul balcone di Santa Croce. Pochi gradini e la terrazza è tutta per me, mentre cammino tra statue e sculture. Da qui vedi pure la cupola e cogli meglio i tantissimi dettagli: i putti sul balcone, tiara papale e corona indossate da due di loro, attorno al rosone il coro di angeli (solo con viso e ali), leoni e serpenti, melograni ovunque, anche con fiori aperti già visti sul campanile… È un capolavoro di scultura barocca! Curiosità: dietro le sculture sono abbozzate, essendo punti non visibili dal basso. Poi più scende il sole, più la pietra diventa dorata: è incredibile! Che esperienza mozzafiato: una delle più belle fatte in vita mia. Sono senza parole.
Mi sento un privilegiato, ma è una visita prenotabile sul sito di Artwork : si chiama “Visione barocca”.
3.13 Vista dal campanile del Duomo al tramonto

Il tempo stringe. Torno velocemente in Piazza del Duomo per ammirare il panorama al tramonto dal campanile. Essendo il primo campanile in Italia con ascensore panoramico, torno su in pochi secondi.
Se di giorno la vista è bella, al tramonto merita ancora di più: le sfumature del cielo esaltano la monocromatica pietra leccese degli edifici del centro storico. Così puoi fotografare il Palazzo dell’Antico Seminario coronato dagli stupendi colori del cielo oppure le tonalità chiare che aleggiano su Piazza Sant’Oronzo, riconoscibile dalla Torre dell’Orologio. Invece lo scorcio verso la chiesa di San Matteo non è eccezionale: emerge poco, ma soprattutto spiccano i tetti piatti di pietra grigia (non molto fotogenici).
Forse sono troppo critico; ma mi aspettavo tantissimo da queste viste panoramiche. Nonostante tutto, salire sul campanile del Duomo è una delle cose da fare a Lecce ed il tramonto è il momento migliore. Poi è pure un luogo romantico.
3.14 I misteri di Santa Croce

Torno all’alloggio per una rapida doccia. Poi esco per un’altra esperienza eccezionale che offre Artwork: uno spettacolo nella basilica di Santa Croce, buia e vuota. Si svolge il giovedì alle 21:15 nel periodo estivo, ma su richiesta anche in altri momenti. È il primo impianto domotico in Italia che illumina intelligentemente parti di una chiesa con 257 faretti.
Il nome è azzeccato: i misteri di Santa Croce. Infatti nella chiesa buia parte la musica tensiva e lentamente vengono illuminati dettagli suggestivi, come un altare laterale, la tela del soffitto o parti delle decorazioni barocche. Inizialmente è tutto lentissimo (anche troppo), poi accelera e devi girare per la chiesa per ammirare le bellezze attorno all’abside. Alla fine quando si accende tutto è uno spettacolo!
Questo show luminoso ha significati teologici; praticamente le luci spiegano le intenzioni dei padri Celestini hanno che costruito la chiesa. Un’esperienza affascinante, più unica che rara!
3.15 Cena da Re Mida

Finalmente è giunto il momento di riposarmi e vado a cena. Dove mangiare a Lecce? Ci sono tanti posti interessanti che scorgi visitando la città: nelle vie vedi molti tavolini all’aperto, spesso invitanti. Io per cenare vado al Ristorante Re Mida in via Libertini. Fuori puoi sederti attorno ad alcune botti di vino, che creano atmosfera. Sono qui per mangiare la puccia, specialità di Lecce; scelgo quella col polpo (puccia purposa): è praticamente un panino tagliato a metà e riempito di pezzi di polpo, col sugo che impregna il pane. È molto gustosa, ma dopo i tanti chilometri fatti oggi non mi ha saziato del tutto.
Anche il conto (15€) mi pare un po’ alto, ma va bene così. Anche perché la proprietaria Stefania ti fa sentire come a casa.
3.16 Passeggiata notturna per Lecce

Non spreco la mia sola notte a Lecce. Così concludo la giornata con una passeggiata notturna per le vie di Lecce, con calma.
Di notte gli scorci sono ancora più interessanti e fotogenici. Mancando la luce filtrante del sole che fastidiosamente illumina parte degli edifici, ottieni foto più facilmente; comunque bisogna calibrare bene le luci. Però spesso gli scorci fantastici sono in lontananza; avvicinandoti non risultano eccezionali, anche perché passa la gente.
Piazza del Duomo sembra incantata: la gente parla a bassa voce contemplando la bellezza barocca illuminata nel buio.
Al contrario, nel resto di Lecce c’è una super movida, anche perché è sabato sera. Piazza Sant’Oronzo è più piena che di giorno, mentre i giovani sono nei locali davanti alla chiesa di Santa Chiara. Torna la calma nella zona di San Matteo, magnifica di notte.
Regna il silenzio anche nel mio splendido alloggio in pieno centro; che comodità preziosissima!
4. 2° giorno di visita di Lecce

La luce del mattino filtra dalla finestra del mio ampio terrazzo dell’InCentro Comfort Suite. Un risveglio tranquillo, poi scendo per strada.
Alcuni fanno jogging nel centro storico, altri come me fanno colazione al bar. Ci sono tanti bar storici e popolari attorno a Piazza Sant’Oronzo. Alcuni la domenica mattina sono pigri ad aprire, così scelgo il Bar Avio, dove è stato inventato il caffè leccese. L’interno è un po’ scuro, ma dal fascino popolare ed antico; direi anche polveroso, ma la giovane cameriera sembra avere 4 mani e serve tutti velocemente, carina e gentile. C’è chi viene a comprare i chicchi di caffè. Io invece ordino un cappuccino e pasticciotto alla crema, quello tipico; la variante è crema e amarena, che mangiato nel mio viaggio nei dintorni di Bari. È corposo e denso; sarà tipico della Puglia, ma preferisco il classico cornetto. Però 3,70€ ci sta come costo.
4.1 La Basilica di Santa Croce

Cosa vedere il 2° giorno a Lecce? Parto dalla vicina Basilica di Santa Croce. L’ho visitata di notte, ora devo vederla di giorno. Ogni volta regala emozioni. La facciata è bianchissima, pura. Di mattina però l’ombra dei palazzi accanto la copre un po’: il momento migliore per fotografarla è dopo pranzo. Comunque gruppi di turisti già affollano la via davanti; le guide ne mostrano i dettagli e ne parlano; potrei stare ore a sentire le storie della facciata di Santa Croce; scopri sempre qualcosa di nuovo e sorprendente! Statue, ghirlande, animali, putti e fregi creano un meraviglioso gioco di luci ed ombre. Lascia senza parole. Essendo costruita dopo la battaglia di Lepanto, è rappresentata la Madonna della Vittoria.
Incredibilmente gli ultimi studi dicono che il rosone era dorato! Inoltre sorgeva al centro del quartiere ebraico: perciò non ha una piazza davanti. Tuttora esiste una comunità ebraica a Lecce.
L’interno di Santa Croce

La costruzione della basilica di Santa Croce cominciò nel 1549 su progetto dell’architetto Riccardi, poi proseguì fino al 1646 sotto la direzione di altri prestigiosi architetti del barocco leccese. La struttura è classica: basilica a tre navate a croce latina, con una cupola eretta all’incrocio del transetto.
Di giorno l’interno è inondato di luce, che accentua il candore della pietra. Spiccano le 18 colonne imponenti, con fantasiosi capitelli riccamente scolpiti con fiori, in mezzo a cui spunta il volto di un apostolo; un virtuosismo scultoreo. Altrettanto ricchi sono i 16 altari realizzati dalla nobiltà leccese; preziosa la Cappella della Madonna di Costantinopoli con affresco cinquecentesco. Però il capolavoro è l’altare di San Francesco di Paola, nell’abside di sinistra: realizzato da Francesco Antonio Zimbalo, le 12 formelle raccontano la sua vita ed sono mirabilmente scolpite; le colonne sembrano dei merletti! Invece nella croce del transetto destro c’è racchiusa la reliquia della Santa Croce, motivo di costruzione della chiesa; fu portata da Maria Denghien, qui sepolta. L’abside di destra ha una tela michelangiolesca, con Cristo con muscoli scolpiti. Nella chiesa c’è pure una grata dove i condannati a morte potevano ascoltare l’ultima messa, per pentirsi.
Inoltre notevole è il soffitto ligneo della navata centrale, dorato ed intagliato, con dipinto della Trinità al centro. Niente di speciale invece l’altare maggiore.
4.2 Palazzo dei Celestini e Giardini Garibaldi

Lecce era contraddistinta da tantissimi conventi e monasteri, molti dei quali soppressi durante l’epoca napoleonica. Non fa eccezione l’attiguo ex convento dei Celestini, che apparteneva allo stesso complesso della Basilica di Santa Croce. Dal 1807 è diventato sede di uffici pubblici. Purtroppo ora è in restauro e non si vede la facciata, altro capolavoro barocco di Giuseppe Zimbalo e Giuseppe Cino; ha finestre su due piani decorate da elaborate cornici. Puoi però entrare nel cortile centrale porticato, opera di Gabriele Riccardi.
Attraversando il cortile trovi una strada e poi un grande parco: i Giardini pubblici Giuseppe Garibaldi. Aperto da busti di personaggi importanti e panchine per riposarsi, ha fontane e giochi per bambini, oltre ad alberi alti e tante cycas floride e verdi; non come la mia a casa! È il polmone naturale del centro storico di Lecce. Al centro domina un tempietto circolare con tetto smaltato verde.
4.3 Giro nella parte nord del centro storico

Ritorno sulla via della basilica: via Umberto I ha altri magnifici edifici: Palazzo Loffredo Adorno dal bel portale e Palazzo Zecca con volti sulla facciata.
Sul fondo a destra trovi la piccola Chiesa Greca, ma vado dritto su via Manfredi per visitare la parte nord del centro di Lecce; mi addentrando in una zona popolare, tra case e corti chiuse, usate spesso come parcheggi (purtroppo). Più avanti sulla destra appare la Chiesa di Sant’Angelo dello Zimbalo: la magnifica facciata è incompleta. Poco oltre nella bella Corte Conte Accardo la Chiesa di San Giovanni Evangelista; accanto ha una scuola in stile liberty: mi ricorda Milano.
Proseguo in via Vittorio dei Prioli. Questa zona ha diversi palazzi antichi in pietra consunta dai secoli, ma alcune decorazioni delle facciate rimangono visibili. La piazzetta finale è suggellata dalla chiesa di Santa Maria degli Angeli (o di San Francesco di Paola), con stupendo portale rinascimentale.
Via Idomeneo

Come le due chiese precedenti, anche questa è chiusa. Non so se è sfortuna oppure perché sono in una zona periferica; del resto dietro si ergono i bastioni cinquecenteschi delle mura di Lecce che racchiudevano il centro storico; sono gli unici rimasti. Così ritorno indietro in via Umberto I per percorrere un’altra affascinante strada segmentata: via Idomeneo, che taglia il centro verso ovest. È più stretta e misteriosa, apparentemente labirintica, con tratti trascurati e altri più eleganti. Tra le case sono incastonati palazzi storici come Palazzo Gorgoni del XVI secolo, con triplo arco barocco verso la strada; dal basso attraverso vedi il cielo blu! Poi spuntano palazzi con stemmi nobiliari, oppure decorazioni sotto ai balconi. Alcune volte appaiono scorci interessanti, come quello con la chiesa di Santa Maria della Provvidenza dell’architetto Cino. Infine costeggi la piccola ed elegante chiesa di Santa Maria della Nova, chiusa da un cancello.
4.4 Porta Napoli e la chiesa di Santa Maria della Porta

Pochi passi e sbuchi in una grande via. Davanti appare l’ingombrante chiesa di Santa Maria della Porta, costruita in stile neoclassico ad imitazione del Pantheon di Roma tra 1852-1858; cosa simile avvenne anche a Torino. Da fuori spicca per la mole, le maioliche colorate della cupola ed il frontone triangolare. Dentro non colpisce: è semplice (quasi banale), ma con bella volta a cassettoni.
Accanto ha lo splendido Palazzo Guarini, ma soprattutto la monumentale Porta Napoli, che dà il nome alla chiesa. Eretta nel 1548 da Gian Giacomo Dell’Acaja assieme alle possenti mura, ora è isolata; ciò la rende ancora più imponente. Devi uscire all’esterno per ammirare il grande stemma imperiale di Carlo V con l’aquila bicefala asburgica, l’epigrafe e 4 semplici colonne corinzie a decorarla. Il momento migliore per fotografarla è il pomeriggio, quando è totalmente illuminata dal sole (idem Porta Rudiae). Poi c’è una bella piazza alberata con panchine.
4.5 Il Cimitero monumentale di Lecce

L’obelisco di Terra d’Otranto (1822) per re Ferdinando I di Borbone decora una rotonda; attraverso e con viale San Nicola raggiungo il Cimitero monumentale di Lecce. Un possente ingresso neoclassico apre il lungo viale di cipressi, con monumenti crollati circondati da transenne (che sembrano abbandonate da tempo). Sono qui per visitare la chiesa dei Santi Niccolò e Cataldo, edificata nel XII secolo dal normanno Tancredi d’Altavilla, poi divenuta un capolavoro barocco di Giuseppe Cino. La facciata esprime queste due anime: pregevole portale e rosone romanico, monumentali statue e fregio barocco. Peccato però che sia chiusa: non posso ammirare i meravigliosi interni, così come il magnifico chiostro cinquecentesco di Gabriele Riccardi dell’ex Monastero degli Olivetani, ora un’università.
Così giro tra le tombe del cimitero, con tante cappelle di famiglia in pietra leccese, spesso neogotiche. Fascino decadente puro: cipressi vecchi e spelacchiati, sentieri tortuosi, pietre crollate, ma tante tombe curate e belle.
4.6 Via Palmieri

Torno dentro Porta Napoli e a destra imbocco via Palmieri, ampia ed elegante. Qui splendono altri edifici importanti di Lecce, a partire dal Teatro Paisello del 1867 in stile neoclassico; la facciata però è sobria: solo dalle lunette capisci che è un teatro. Continuando tra lampioni retrò, tavoli di ristoranti, qualche negozio e vasi con piante di banano passeggi davanti a stupendi palazzi che offrono scorci preziosi. Accanto alla chiesa di Santa Maria della Pace vedo una vecchia Fiat 500 verde parcheggiata in un vicolo; mi ricorda Martina Franca.
Segue il punto topico della via: Piazzetta Falconieri, da vedere a Lecce in 2 giorni; è uno spazio racchiuso tra meravigliosi edifici: a destra Palazzo Palmieri che ospitò Giuseppe Bonaparte e Gioacchino Murat, davanti Palazzo Marrese; il primo ha balconi barocchi in ferro battuto che simulano foglie e stemmi nobiliari scolpiti sugli angoli. Ma il capolavoro è Palazzo Marrese: cariatidi affiancano il portale e figure antropomorfe sorreggono il lungo portale; lascia senza parole.
Proseguendo sulla via trovi un’altra piazzetta con 3 altissime palme Washington, che vedi pure dal campanile. Infine sbuchi davanti ai propilei di Piazza del Duomo.
4.7 Pranzo alla Trattoria Storica San Carlino

Io però svolto a destra e prendo via Libertini: infatti è ora di pranzo e camminare mi ha messo fame. Infatti a Lecce quando passi nelle vie strette senti le cucine da cui esce il profumo dello street food, dei bar o di quello che stanno cucinando i ristoranti. Considerando che sai che in Puglia la cucina è deliziosa, hai già l’acquolina in bocca e non puoi resistere a lungo.
Mi faccio conquistare dai graziosi tavolini all’aperto della Trattoria Storica San Carlino. Prendo un piatto tipicamente pugliese: orecchiette “vecchia Lecce”, con piccole polpette, e una coca cola da bere per darmi energie. Le polpette sono buonissime, mentre la pasta un po’ insipida; ma soprattutto non è molta: mi alzo con ancora fame. Insomma il rapporto qualità/prezzo non è dei migliori: pensavo di spendere meno.
4.8 Il caffè leccese in Piazza del Duomo

Mi consolo entrando al Syrbar per provare il tipico caffè leccese; è un caffè con aggiunta di ghiaccio e sciroppo di mandorla e va mescolato prima di berlo. È un perfetto drink rinfrescante nella calda estate del Salento.
Il bar si affaccia su Piazza del Duomo, dove torno a passeggiare. Mi interessa entrare in un negozio di cartapesta, attività tradizionale affascinante e diffusa a Lecce; però essendo domenica pomeriggio oramai è chiuso.
Allora torno nel Palazzo dell’Antico Seminario per curiosare nel bookshop di Artwork. Trovi classici libri e guide, ma anche articoli unici come i medaglioni di Sant’Oronzo; creati proprio da un cartapestaio, l’artista Oronzo Urso ha fatto lo stampo e laccato in svariati colori; lo prendo: è un perfetto souvenir di Lecce. Poi ci sono cuori sacri con la fiamma provenienti da un ex voto di Napoli; somigliano a quelli di Dolce e Gabbana, perciò sono richiestissimi.
4.9 Chiesa di San Matteo

Poi finalmente torno a visitare la Chiesa di San Matteo, altro capolavoro del Barocco leccese. Temo spiacevoli sorprese, ma le chiese gestite da Artwork sono sempre aperte fino a tardi, ad eccezione delle funzioni religiose.
Appare all’improvviso a sinistra nella via. Ammiri figure antropomorfe anche nel palazzo di fronte, da sfruttare per fotografare lo scorcio con la chiesa; difatti non ha una piazza davanti; così per vederla integralmente devi arretrare nelle due vie frontali. Questa mancanza di spazi fa sembrare la chiesa di San Matteo ancora più alta e slanciata. Ti colpiscono subito le strane forme: l’architetto Achille Larducci fu ispirato dalle opere di Borromini a Roma, di cui era parente. Costruita tra 1667 e 1700, ha una facciata curva: sopra concava, sotto convessa. Perciò fuori la chiesa è molto appariscente! Nemmeno ti accorgi che mancano le statue nelle nicchie. Nessuna finalità pratica: è solo un effetto decorativo.
L’interno della Chiesa di San Matteo

Le forme ti sorprendono anche dentro la chiesa di San Matteo: la pianta a navata unica è leggermente ellittica. Peraltro è piccola ed armoniosa. Come altre chiese leccesi, è contraddistinta da tantissimi altari laterali (ben 9), decorati spesso da colonne tortili ricche di dettagli; in quello della Madonna della Luce c’è un affresco quattrocentesco della Vergine con Bambino. La particolarità della chiesa sono le grandi statue degli 11 apostoli più San Paolo tra gli altari, a grandezza naturale; sono di Placido Buffelli di Alessano del 1692. Al di sopra, dalle bifore assistevano alle funzioni religiose le francescane dell’annesso convento. Colonne tortili finemente decorate e dorate caratterizzano l’esuberante e ricco altare maggiore, con statua lignea di San Matteo al centro e santi e putti ovunque; magnifico esempio di Barocco leccese. Al contrario anche qui la volta non è decorata.
Inoltre è splendida la musica di sottofondo che regala atmosfera sacrale.
4.11 Castello di Carlo V

Ultimo monumento da vedere a Lecce in 2 giorni è il Castello di Carlo V; si trova sul margine est del centro storico, a 50 metri da Piazza Sant’Oronzo.
Voluto da Tancredi d’Altavilla, ebbe 2 fasi di costruzione: a partire dal XII secolo la parte medievale interna, quando ci abitavano i conti di Lecce; dell’epoca sono le due possenti torri. Distrutto e ricostruito più volte, nel 1539 l’imperatore Carlo V ordinò l’espansione con fortificazioni moderne per resistere ai cannoni. Così il barone Gian Giacomo Dell’Acaja – ingegnere del Regno di Napoli – eresse i bastioni a forma di diamante ai quattro angoli, che vedi da fuori; però verso ovest sono piccoli, verso est grandi: infatti a metà castello correvano le mura di Lecce, ora sparite. Il fossato esterno era a secco (del resto Apulia significa senz’acqua). Nei secoli il Castello di Lecce cambiò destinazione d’uso: per un secolo divenne caserma militare, modificando alcuni ambienti. Nell’800 inoltre il fossato esterno fu coperto con volta a botte per utilizzarlo come galleria sotterranea.
Si visita in due modi: o attraversandolo liberamente oppure facendo una visita guidata, entrando così all’interno. Inoltre una parte ospita mostre.
Visita del Castello di Carlo V

La visita guidata del Castello di Lecce comincia dalla cappella di Santa Barbara, di cui restano murature e una ghirlanda scolpita. Qui c’era l’ingresso del castello medievale, mentre nella sala a fianco hanno scoperto resti del forno delle cucine.
Usciamo nel cortile: la piazza d’armi. Gli scavi hanno trovato le cisterne per raccogliere l’acqua piovana; un arco ad ogiva accanto ad altri rinascimentali, mentre svetta la Torre Magistra, tagliata per resistere meglio alle cannonate; idem per la Torre Mozza, qui non visibile. Purtroppo non si può salire, devono sistemarle.
Poi visitiamo le prigioni, usate Dal Trecento all’Ottocento. Qui rinchiudevano i nobili locali, non i criminali comuni. Difatti vedi scolpiti stemmi nobiliari sulle pareti, con immagini religiose come croci e Madonne; infine trovi iscrizioni, l’ultima datata 1817 e una in ebraico! Un sindaco di Lecce di fine ‘500 afferma l’innocenza. Pure Gian Giacomo Dell’Acaja morì qui per un debito non suo.
Le gallerie del castello

Ultimo atto della visita è la discesa nel fossato medievale, ricoperto con volte a botte nell’Ottocento. Inizialmente noti cianfrusaglie metalliche: fu usato come rifugio nella Seconda Guerra Mondiale. Questi lunghi tunnel sotterranei umidi e bui sono visitabili parzialmente. Forse in futuro apriranno altri percorsi; è il castello più grande di Puglia e sebbene vedi zone di cantiere, ci vorrà molto tempo per sistemarlo. Noi percorriamo la galleria est che magicamente si illumina passando sulla passerella metallica. Sulla sinistra vedi eleganti archi in pietra progettate da Dell’Acaja. Questa galleria fu usata come cisterna prima del Rinascimento; erano 3 nel castello e potevano raccogliere fino a 100.000 litri! Sebbene coperta, l’acqua continua a scendere. Che ambiente affascinante! Bravissima anche la guida, super preparata: ti fa apprezzare dettagli e vicende.
Nella visita libera invece attraversi il castello tra le due porte, fermandoti solo nella Piazza d’Armi. Bello lo stemma di Carlo V esterno.
4.12 Chiesa di Sant’Antonio a Fulgenzio

Sono stanco, ma sfrutto tutto il mio tempo a Lecce. Vado a vedere la novecentesca chiesa di Sant’Antonio a Fulgenzio che ho scoperto su Instagram. È fuori dal centro storico lungo il viale imperatore Adriano, zona periferica e popolare, comunque non lontana.
Prima ti sorprende una stupenda casa in stile liberty con entrata ellittica. Poi tra gli alberi spuntano le due torri campanarie grigie del santuario che ti richiamano. L’esterno è severo in stile neo-romanico, circondato da qualche albero. L’interno neogotico ha due facce: molto semplice all’inizio, super decorato nella zona absidale. Purtroppo a fine pomeriggio è tutta in ombra, terribilmente buia: non ci sono interruttori per illuminarla (nemmeno pagando). Fortunatamente coi cellulari attuali riesco a fare le foto lo stesso, captando magistralmente la luce; così vedo anche io gli sfavillanti colori delle decorazioni parietali di frate Raffaello Pantaloni. Uno spettacolo neogotico esaltato dalle dorature e dagli archi ogivali.
5. Conclusioni

Lascio Lecce nell’ora blu, che esalta la bellezza barocca della città; devo cominciare il tour nel sud Salento.
Comunque Lecce è super affascinante come mi aspettavo. Ti conquista immediatamente col colore caldo della pietra, gli scorci pittoreschi, affascinanti palazzi con talvolta cortili interni dove sbirciare e le magnifiche chiese. Inoltre il ritmo placido di abitanti e turisti che si godono la vita seduti ai tavoli all’aperto, chiacchierando o visitando. Tranne me, che ho fatto un giro intenso; però organizzandomi meglio avrei potuto visitare qualcos’altro, come la Chiesa del Carmine o il Museo Castromediano che deve essere interessante. Invece come detto, l’anfiteatro romano e il teatro romano sono chiusi per restauro; appena riapriranno, saranno certamente da vedere.
Resto incredulo che i capolavori del Barocco leccese non siano Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco: lo meriterebbero! Comunque più torni in Piazza Sant’Oronzo e più trovi orrendi i palazzi contemporanei; secondo me deturpano Lecce.
5.1 Una cosa buffa

Una cosa buffa e particolare. Il centro storico di Lecce è talmente piccolo e i punti focali pochi che incontri spesso le stesse persone. Per esempio una coppia straniera che era con me sul pullman dall’aeroporto, l’ho trovata in giro per Lecce almeno 2-3 volte; così pure un’altra famiglia che ho visto a pranzo. Forse io giravo in senso contrario e loro invece in quello giusto! Ma anche una coppia conosciuta dentro Santa Croce l’ho incrociata dopo qualche ora nelle vie strette. Ho visto due volte pure il vescovo! Per cui il mondo è piccolo, ma il centro storico di Lecce ancora di più.
Che dici? Ti ho invogliato a vedere Lecce in 2 giorni? È una delle città più belle d’Italia, da visitare almeno una volta nella vita.
Se avessi domande o commenti scrivili sotto. Mi segui già sui miei canali social? 😉
Tour in collaborazione con Barbarhouse e Artwork.
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