Cosa vedere nei dintorni di Bari in 5 giorni in Puglia

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La Puglia è una terra meravigliosa, tutta da scoprire. Negli ultimi decenni ha conosciuto un boom turistico, ma visitandola capisci il motivo: è piena di bellezze eccezionali! Una vacanza in Puglia è sempre un’ottima idea. Essendo un territorio lunghissimo devi organizzarti bene; ad esempio un’auto è quasi obbligatoria per girare. Inoltre è essenziale scegliere una zona da vedere. Puglia Promozione ha organizzato un tour on the road per scoprire cosa vedere nei dintorni di Bari in 5 giorni nel centro della Puglia; è un itinerario ampio che ha raggiunto pure la provincia di Barletta-Andria-Trani e di Foggia. Ci siamo concentrati sul visitare borghi e conoscere tradizioni, più 3 siti Patrimonio Unesco: Alberobello, Castel del Monte e il Santuario di San Michele Arcangelo. Quest’ultimi sono 3 luoghi simbolo della Puglia, ma molti paesi visitati sono piccole gemme che scoprono solo i viaggiatori più curiosi. Ti racconto tutto questo viaggio in Puglia.

  1. Introduzione
  2. 1° Giorno: Alberobello
  3. 2° Giorno: dintorni di Bari
  4. 3° Giorno: nord della Puglia
  5. 4° Giorno
  6. 5° Giorno
  7. Conclusioni

1. Introduzione

Vista caleidoscopica della Cattedrale di Ruvo di Puglia
Vista caleidoscopica della Cattedrale di Ruvo di Puglia

I primi colori rossastri del mattino sono riflessi sulle nuvole del cielo pugliese, col mare calmo davanti al porto di Bari. In pochi minuti atterriamo accolti da una piacevolissima temperatura mite, attorno ai 20°; quando siamo partiti nel Nord Italia ce ne erano 5°! Anche questo è il bello di visitare la Puglia in inverno, oltre alla tranquillità data dalla pochissima gente in giro.
In realtà Bari è solo il punto di ritrovo iniziale e finale; in questo tour vogliamo vedere le bellezze nei dintorni di Bari: borghi e cittadine meravigliose con antiche tradizioni ed attività artigianali da scoprire. Alcuni luoghi come Polignano a Mare e Monopoli sono famosi e super visitati; perciò li evitiamo. Preferiamo le chicche meno conosciute. Però non riusciamo a resistere al fascino di un borgo super famoso, simbolo stesso della Puglia; infatti il nostro tour comincia da Alberobello e dai trulli Patrimonio Unesco.

 

2. 1° Giorno: Alberobello

Paesaggio invernale della Valle d'Itria coi trulli
Paesaggio della Valle d’Itria coi trulli

Cosa vedere nei dintorni di Bari? Ad un’ora di distanza verso sud-est raggiungi facilmente Alberobello. Ti accorgi che sei arrivato perché nella campagna scorgi i trulli, coi pinnacoli che svettano tra gli alberi da frutto e gli ulivi piantati nella terra rossa; tutto ben delimitato dai muretti a secco. Alberobello è una località famosissima, tant’è che vedi tanti turisti orientali (che invece fatichi a trovare in Puglia: non visitano nemmeno Bari). È uno di quei luoghi da vedere almeno una volta nella vita. Io c’ero già stato in un viaggio in Valle d’Itria in primavera; è una zona meravigliosa: Ostuni, Martina Franca, Locorotondo e Cisternino meritano di essere conosciute bene. Stavolta mi devo accontentare della solo Alberobello. Ma è già ora di pranzo, per cui ci fermiamo a mangiare prima di entrare in paese.

2.1 Pranzo alla Masseria Torricella

Salsiccia, patate e cipolle della Masseria Torricella a Alberobello
Secondo piatto della Masseria Torricella

Nei dintorni di Alberobello trovi la Masseria Torricella. Sorse nel ‘400 come convento; i frati realizzarono un sistema di canali per raccogliere la scarsa acqua piovana, sfruttata in agricoltura. Adesso è un agriturismo: gli ospiti possono alloggiare (c’è pure la spa!) o semplicemente mangiare al ristorante (come noi). Ma l’attività agricola continua: tutti i prodotti sono a chilometro 0: verdure, poi formaggi, latte, pasta fresca, salumi, carne e squisito vino biologico.
A primo impatto esternamente gli ambienti sparsi non sono caratteristici e accoglienti. Tutto il contrario all’interno: grandi pietre a vista, fuoco acceso e tanti oggetti antichi come decorazione creano una grande atmosfera. Ecco il vero fascino di una masseria! Come antipasto ci portano salumi e formaggi, poi melanzane, polpette, purè di fave con cornaletti (peperoncini dolci)… insomma il solito super antipasto del Sud Italia, che quasi sazia da solo! Infine secondo piatto di salsiccia, patate e cipolle. Tutto buonissimo.

2.2 Alberobello

Casa Pezzolla ad Alberobello ospita il Museo del Territorio (nei trulli!)
Uno dei trulli che compongono Casa Pezzolla

Sotto il Regno di Napoli vigeva una tassa sulle nuove case. Per evitarla e dominare su questi territori, i Conti d’Acquaviva diedero il permesso di costruire case con pietre recuperate dai terreni, ma senza collante (calce); perciò potevano essere distrutte se il viceré spagnolo fosse venuto ad ispezionare  la zona. Così nacquero i trulli ed Alberobello, soprattutto col sanguinario conte Giangirolamo nel ‘600: ammassò le abitazioni creando un paese abusivo e fantasma, tenendo sotto scacco gli abitanti. Solo nel 1797 denunciando la vicenda al re Alberobello fu riconosciuta ufficialmente. Puoi conoscere la storia di Alberobello visitando Casa Pezzolla, che ospita il Museo del territorio. Sono 15 trulli uniti e comunicanti, chiamato “Palazzata” perché eretto con la calce. Era la casa del Dottore Pezzolla, dal 1997 divenuto museo. In primis spiega come sono costruiti i trulli, con due parti distinte: i muri spessi sostengono il tetto pesante in pietra. È la chianchiarella, piccola pietra piatta locale di colore bianco; però esposta ai fenomeni atmosferici si ossida: perciò i tetti sono grigi. In cima hanno pinnacoli decorativi dalle forme differenti: infatti in passato identificavano una famiglia povera o ricca (con magari una stella scolpita). Casa Pezzolla illustra anche le tradizioni popolari rustiche del passato e può essere usato per mostre temporanee.

Aia Piccola e il Trulli Holiday Albergo Diffuso

Angolo coi trulli di Alberobello ad Aia Piccola
L’angolo ricercatissimo di Aia Piccola

Girando attorno trovi una delle 2 zone Patrimonio Unesco di Alberobello: Aia Piccola. È una grande distesa di 400 trulli centenari, tra vie di asfalto rabberciato (terribile); anche l’altra volta l’avevo notato, ma non è cambiato niente. Ad Aia Piccola c’è uno scorcio celebre, super fotografato. Sono già le 16:20: è ora del tramonto! Ma purtroppo cielo grigio e sole alle spalle: niente super foto. La zona è pianeggiante, visitabile velocemente. Qui alcuni trulli sono abitazioni, mentre altri sono diventati “camere” di Trulli Holiday Albergo Diffuso. È un’idea brillante nata nel 2017 per valorizzare turisticamente i trulli; sono piccoli per abitarci, ma perfetti per coppie di turisti. Offrono una stupenda atmosfera romantica, con la stufa calda che toglie l’umidità (tipica delle case di pietra). La reception è nella vicina Piazza XXVII Maggio 38; ritiri le chiavi e ti portano al trullo. Soggiornare in un trullo Patrimonio Unesco è speciale!

Rione Monti

Trulli di Alberobello con decorazioni natalizie
Trulli di Rione Monti con decorazioni natalizie

Oltre ad Aia Piccola, ad Alberobello sono Patrimonio Unesco alcuni trulli particolari (Casa Pezzolla, Casa d’Amore ed il Trullo Sovrano) e l’ampia zona di Rione Monti, con oltre mille trulli. Si trova sulla collina di fronte; da ammirare dall’affaccio panoramico accanto alla chiesa del SS. Sacramento. Così scendiamo sulla strada in piano, dove troviamo le prime luminarie natalizie accese; davanti le ripide vie del quartiere. Rispetto all’altra zona, Rione Monti è vivace: trovi negozi di artigiani e souvenir, oltre che ristoranti e bar. Non ci si annoia; anzi nella bella stagione è colma di turisti. Ma nelle sere di inizio dicembre sorprendentemente girano pochissime persone…e pochissime decorazioni natalizie! Solo una via è decorata, attorno ad un negozio di souvenir; ci entriamo a curiosare e notiamo che i trulli hanno porte basse e poche piccole finestre: infatti nacquero come costruzione rurale, per gli animali. Comunque la vicina Locorotondo spicca per le luminarie mentre qui le accendono dopo l’8 dicembre: che delusione! Continuiamo salendo fino a via Monte S. Michele, dove ci sono i trulli più belli, con disegni sui tetti. Infine visitiamo la particolarissima Chiesa a Trullo, affascinante di notte.
All’inizio era una vergogna vivere in un trullo, come a Matera. Così in alcune zone di Alberobello qualcuno li distrusse per costruire una casa normale; fortunatamente Aia Piccola e Rione Monti si sono conservati intatti!

Cena al Ristorante l’Aratro

Dessert del Ristorante L'Aratro ad Alberobello
Il dessert del Ristorante L’Aratro

Le salite e discese di Rione Monti mettono appetito. Perciò ci rechiamo a cena al Ristorante l’Aratro, proprio sulla via principale di Rione Monti. D’estate immagino sia sempre pieno, ma in inverno è tranquillo perché ci sono pochi turisti. Il menù abbonda di ricette pugliesi con prodotti locali. Prima arrivano gli antipasti: mozzarella e burrata, polpette di pane, uova e formaggio, capocollo e fave. Per primo piatto cavatelli di semola di crusca con pomodoro fresco, cacioricotta e basilico, più orecchiette di semola con cime di rape; poi secondo con le tipiche bombette locali. Infine semifreddo con latte di mandorla. Tutto ottimo e gustoso; per fortuna ci hanno fatto apposta porzioni piccole per poter mangiare tutto! Tra clima familiare e battute abbiamo trascorso una fantastica serata.
Però ritornando nel “mio” trullo penso ancora che sia poco furbo trovare le luminarie natalizie i primi giorni di dicembre.

 

3. 2º Giorno: dintorni di Bari

Ad Alberobello puoi dormire nei trulli!
Alberobello senza turisti al risveglio

Dormire in un trullo è un’esperienza indimenticabile. La prima volta ho sofferto l’umidità, stanotte la stufa era bollente: ho dovuto togliere il pigiama! Ed il fuoco illuminava tutta la stanza: io amo il buio, quindi ho faticato a dormire. Però è stato super affascinante. 
Di mattina, gatti pigri circolano per le strade di Alberobello. Non sembra vero essersi svegliati qui e passare tra i trulli deserti! Raggiungo il bar dell’hotel diffuso per fare colazione; è vicino alla reception. Atmosfera tranquilla, forse troppo.
Poi ripartiamo: lasciamo i trulli della Valle d’Itria per raggiungere Mola di Bari, sulla costa pugliese. Nel viaggio ammiriamo paesaggi stupendi delimitati da muretti a secco e distese di ulivi; i più antichi risalgono al periodo romano e furono introdotti dai Greci. Si sono adattati perfettamente al clima poco piovoso della Puglia; infatti Apulia deriva da “A-pluvia”: senza pioggia, perché non ci sono nemmeno fiumi.

3.1 Mola di Bari

Scorcio di Piazza XX Settembre a Mola di Bari
Scorcio di Piazza XX Settembre a Mola di Bari

Sul lungomare a sud-est di Bari trovi una bella cittadina con possente castello che guarda il mare: è Mola di Bari. Non è il tipico luogo turistico della Puglia, ma merita di essere visitato. Ha tre luoghi topici da vedere. Il primo è l’ampia Piazza XX Settembre, con grande fontana con monumento ai caduti al centro e la chiesa di Santa Maria Maddalena sul fondo; non è ha edifici stupendi, ma lo stile semplice e la pietra candida del selciato rende tutto splendido e apprezzabile. Un bar, negozi ed un’edicola sono punti di attrazione per gli abitanti. Dall’altro lato invece c’è il mare, apprezzabile con una passeggiata sul Lungomare Dalmazia, recentemente risistemato dall’architetto e urbanista spagnolo Bohigas. Qui scherzano dicendo che ora somiglia a Miami: la chiamano “Molami”. Sarà per il filare di palme, ma a me non pare niente di particolare; chissà allora come era prima!

Il Castello Angioino

Vista del Castello Angioino a Mola di Bari
Vista del Castello Angioino dalla terrazza

Sul lungomare spicca il Castello Angioino, costruito per volere di Carlo I d’Angiò tra 1277-79 per difendersi dai pirati saraceni. Inizialmente era un palacium, presso le mura cittadine; ma ciò che vedi è un poligono stellato di fine ‘400 con mura oblique per resistere alle bombarde, addossato alle mura verticali originarie.
Entrato nel castello c’è subito una “bocca di lupo”, una caditoia per buttare acqua o sabbia bollente sugli invasori. Pochi passi e raggiungiamo la corte interna dalla forma irregolare, dove i restauri del 2000 hanno trovato tracce di un villaggio dell’età del bronzo ed una cisterna. Il piano terra era per servitori/soldati, al primo piano vissero il re e poi i feudatari, famiglie nobiliari come Vaz, Gesualdo, Toraldo o Carafa. Tra queste spiccò Brianna Carafa, principessa mecenate che accolse pittori, scultori e artisti elevando culturalmente il territorio ad inizio ‘500. In una stanza residenziale espongono due magnifici mosaici pavimentali romani salvati dal mare da una villa vicina.
Infine col permesso straordinario del sindaco, saliamo sulla terrazza del castello per una bella vista sul mare e la cittadina; speriamo che lo aprano al pubblico perché arricchisce la visita.

Il porto ed i pescatori di Mola di Bari

Pescatori al lavoro nel porto di Mola di Bari
Pescatori al lavoro a Mola di Bari

Altro punto focale di Mola di Bari è il porto, da sempre usato per esportare prodotti dell’agricoltura (carrube, mandorle e olio) e pescare. Quest’intensa attività mercantile prima si svolgeva nel porto vecchio; dal 1839 c’è il porto nuovo, ora chiamato porto turistico. Qui troviamo attraccate sulla destra barche da turismo, sulla sinistra barche da pesca; infatti nel weekend non escono per dare tempo al pesce di riprodursi, ma cuciono le reti e puliscono e sistemano la barca. Fermiamo un pescatore che ci mostra cosa pescano solitamente: fragolino, gallinella, gambero rosa, mazzancolla, canocchia (chiamata qui cicala), merluzzo o nasello, calamaro e seppia. Prevalentemente è pesca a strascico, con reti per fare passare i pesci piccoli. Che lavoro avventuroso ed a contatto con la natura!
Il pesce pescato viene venduto al Mercato Ittico accanto al porto; perciò lavorano 15 ore al giorno! È diviso tra pescatori e pescivendoli; quest’ultimi non vendono pesce fresco di giornata: essendo sabato ci sono solo loro. Interessante è che i banchi sono a turnazione, per dare democraticamente a tutti il primo banco all’ingresso.
Ho adorato quest’anima viva e popolare di Mola di Bari, direi schietta. Che posto interessante, ma poco conosciuto! Io la Puglia la immagino sempre così spontanea e vera.

3.2 Rutigliano

Tonino lavora la terracotta nella Bottega Samarelli a Rutugliano
Tonino al lavoro nella Bottega Samarelli

Il tour prosegue nell’entroterra pugliese. Solo una torre normanna rimane dell’antico castello, ma Rutigliano è famosa per l’attività artigianale, in particolare la lavorazione della terracotta. Grazie alla proloco abbiamo la fortuna di visitare la storica Bottega Samarelli. Tonino è il padrone di casa: ha 77 anni, ma è uno spirito allegro ed instancabile. Parlando un po’ italiano ed un po’ pugliese (quindi incomprensibile) ci mostra il suo mondo. Scolpisce l’argilla dall’età di 9 anni e dal 1958 ha l’attività qui. Assieme al figlio creano sculture e tegami in terracotta. Prima fa provare una ragazza, poi si mette lui all’opera spiegando con battute simpatiche e spigliate. Vedere lavorare l’argilla mi affascina sempre; Tonino dal nulla può creare qualsiasi cosa: vaso, caraffa, salvadanaio… Oggi le sue mani realizzano un vaso; dice che chiuderlo è la parte più difficile: imparato quello, puoi fare tutto. Beh visto fare da lui pare facile: che abilità magistrale! Ogni oggetto dopo deve asciugare per 1 giorno prima di essere rifinito; alla fine c’è la doppia cottura in forno: prima 12h di cottura, poi gli applicano una vernice vetrificatrice e altre 12 ore di cottura con cui diventa lucido. Infine visitiamo il negozio al piano superiore; non riesco a trattenermi e compro una tazza in ceramica con fico d’india disegnato. Ottimo souvenir. Comunque l’entusiasmo di Tonino è contagioso!

Il Museo del Fischietto

Gallo del Museo del Fischietto di Rutigliano
Gallo del Museo del Fischietto

Altra attrazione che rende unica Rutigliano è il Museo del Fischietto, particolarissimo e sorprendente. Sinceramente pensavo che fosse qualcosa omonimo; in realtà trovi esposti davvero dei fischietti! Si trova a Palazzo San Domenico, un ex convento cinquecentesco con bel cortile interno; a mezzogiorno è un tripudio di campane dell’attigua chiesa! Al primo piano ecco il Museo del Fischietto in terracotta, con 700 pezzi. Stabilito nel 2004, è strettamente legato alla Fiera del fischietto che si svolge dal 1989 durante la festa di Sant’Antonio Abate (17 gennaio). Ogni anno un concorso decreta il fischietto più bello (spesso con un tema): qui sono esposti i vincitori. Alcuni sono vere opere d’arte o composizioni complesse! Altri sono stranissimi e collocati per temi: vita quotidiana, animali, satira… Anche se non sembra, tutti hanno un buco per poterlo suonare, altrimenti non potevano partecipare. Tanti fischietti rappresentano galli, simbolo secolare di Rutigliano (e della zona) oltre che di fertilità e prosperità; è un’usanza tra innamorati regalarlo il 17 gennaio.

3.3 Pranzo alla masseria Lama San Giorgio

Interno della masseria Lama San Giorgio a Rutigliano
Interno della masseria Lama San Giorgio

Pochi chilometri fuori da Rutigliano, ma già in aperta campagna tra ulivi e vigneti. Qui c’è la masseria agrituristica Lama San Giorgio, edificata nell’800 e recentemente restaurata mantenendo lo stile antico. Che fascino eccezionale: da fuori sembra un possente palazzo in pietra chiara con graziosa loggia. Se esternamente incanta, anche dentro è bellissimo. Pietra a vista ovunque, dai pavimenti al soffitto; è la chianchiarella bianca dei trulli, esaltata dalle piccole decorazioni e lampadari retrò. Notevole mangiare in un posto così! Il ristorante celebra la tradizione culinaria pugliese, con sapori autentici. Dopo un tris di ottimi antipasti, primo piatto di fusilloni con crema di rape; non mi hanno entusiasmato. Ho apprezzato di più il secondo: capocollo in salsa di primitivo con patate. Infine il dolce, lo sporcamuss (perché sporca la faccia con lo zucchero a velo!), una sfoglia ripiena di crema; il nome sembra dialetto bergamasco: questo è davvero buffo.

3.4 Il Teatro Cittadino di Noicattaro

Il Teatro Cittadino di Noicattaro, tesoro nascosto della Puglia
Il Teatro Cittadino di Noicattaro

Unica pecca del pranzo è il servizio un po’ lento; così arriviamo a Noicattaro tardi: sta già per tramontare. Perché siamo qui? Noicattaro ha un tesoro nascosto, il più piccolo teatro all’italiana del mondo; stanno terminando i restauri, ma possiamo visitarlo. È in via Carmine 76, accanto ad un palazzo affascinante che somiglia al Palazzo Costantino alla Costigliola di Napoli; ma poi vedi solo case normali: il teatro dov’è? Il teatro è ipogeo, costruito nel frantoio sotterraneo dei duchi Carafa; nel ‘600 c’era solo quello e la chiesa che dà il nome alla via. Ha una storia particolare. A Noicattaro si scatenò l’ultima peste europea, nel 1818-19; alcuni volevano abbattere la città! Passata quella, i cittadini chiesero un teatro per svagarsi: infatti scolpito sull’ingresso  c’è scritto “Teatro Cittadino”. Scendi i gradini e ti trovi in questo piccolo ambiente meraviglioso, tutto in legno (in abete rosso, come il violino). Teatro all’italiana significa che ha una sala a ferro di cavallo con platea e palchi sovrapposti, fronteggiata da un palcoscenico profondo; è grande 4 metri più della platea. Non c’è il palco reale, ma quello delle autorità è sul lato sinistro, con scala dedicata. Guardando attentamente scorgi simboli fascisti, perché fu restaurato dai balilla nel 1935: l’aquila con fascio littorio e bandiera e la scritta “Dio famiglia patria” ormai sbiadita. Chiuse negli anni ’50 ed attende la nuova inaugurazione. Che chicca nascosta della Puglia!

3.5 Cena al Ristorante Coppe di Murgia

Delizioso piatto del Ristorante Coppe di Murgia vicino a Andria
Delizioso piatto del Ristorante Coppe di Murgia

Risaliamo in auto col buio; con un lungo tragitto cambiamo zona arrivando nei dintorni di Andria. Destinazione Coppe di Murgia, lussuoso resort con ristorante: mangiamo qui. Ci accolgono le luci natalizie sopra agli ulivi che regalano un’atmosfera incantata e colorata sulla piscina. Il ristorante apre per ricorrenze e festeggiamenti. Stasera i festeggiati siamo noi: pure il segnaposto ha il mio nome! Il servizio è impeccabile: si capisce da come ti fanno sedere; inoltre i piatti sembrano opere d’arte. I vini Coppe di Murgia accompagnano la cena. Buonissimo lo starter con burrata di Andria e l’antipasto di calamaro. Poi tagliolino al nero di seppia con frutti di mare, mentre le orecchiette alle cime di rapa continuano a non entusiasmarmi. Ottimo il secondo: baccalà croccante in crosta di cornflakes, zucca e porcini; gusto delicatissimo e particolare. Infine frutta fresca e piccola pasticceria. Piccole porzioni, ma gustose e precise; sono sazio e felice.

3.6 Notte a Le Masserie Zucaro

La lunga camera alle Masserie Zucaro

Il lusso non ci abbandona stasera; anche a dormire ci aspetta un luogo meraviglioso: Le Masserie Zucaro. In aperta campagna pugliese, tra ulivi, muretti a secco e la notte scura, arriviamo in una corte tranquilla dalla ghiaia bianca. Una pianta di fico d’india decora l’ingresso; poi apro la porta e si spalanca una camera… gigante! Mi ricorda l’incantevole Anassa Hotel di Cipro. È lunghissima: inizialmente trovi un salotto con divano, poi una scala porta sul soppalco, mentre un muro nasconde alla vista il letto; in fondo infine il bagno, sorprendentemente piccolo (confrontato al resto). Davvero un posto fantastico. Però il bagno è un po’ freddo e non c’è il porta carta igienica; ma sono piccoli dettagli, perdonati coi taralli fatti in casa trovati come regalo. Soprattutto ho dormito come un re nel letto comodissimo! 

 

4. 3° Giorno: nord della Puglia

Colazione alle Masserie Zucaro

Il risveglio alle Masserie Zucaro ti sorprende. Non solo ammiri attorno la campagna sterminata del Parco Nazionale dell’Alta Murgia, con colline di paesaggio rurale autentico e campi coltivati; ma ti emoziona vedere Castel del Monte che spunta su un rilievo: siamo molto vicini!
Nella colazione noti la passione con la quale la padrona di casa accoglie i suoi ospiti: fa di tutto per farti sentire a casa. Io prendo un classico cappuccino col tipico pasticciotto pugliese che finalmente provo, più un succo di pera fatto in casa proprio dalla padrona. Inoltre l’arredamento dallo stile antico, semplice ma curato della sala è molto accogliente; saranno i tanti oggetti in legno. Ma quanto è delizioso il pasticciotto con la crema di ciliegia che ti conquista al primo morso; come ho fatto a vivere finora senza averlo assaggiato?
A seguire riprendiamo il tour della Puglia: direzione Castel del Monte.

4.1 Castel del Monte

Lo splendore di Castel del Monte

Un simbolo della Puglia, Patrimonio dell’Umanità Unesco dal 1996 e rappresentato pure sulle monete italiane da 1cent: è Castel del Monte! Finalmente lo visito anch’io. Lasciamo il pulmino ed aspettiamo la navetta per salire; poi l’ultimo pezzo a piedi in leggera salita; da qui hai la vista migliore: Castel del Monte è davanti a te, in cima ad una collina. Prima cosa sorprendente: la pietra è bianchissima e contrasta col cielo blu; bellezza emozionante. Siamo a 500m slm, per cui la fortificazione regala un’ampia vista a 360° sui dintorni. Perciò era un’area strategica e perciò l’imperatore Federico II costruì qui il suo palazzo-fortezza. Poi governò quest’area la famiglia Carafa, alloggiandovi per sfuggire dalla peste. In seguito venne completamente dimenticato, depredato dei marmi e usato come rifugio di briganti, finché lo stato italiano l’ha comprato e ristrutturato. È famoso per la perfetta forma ottagonale, con 8 torri ottagonali negli angoli.

Caratteristiche di Castel del Monte

L’ottagono di Castel del Monte

Federico II di Svevia fu un personaggio eccezionale, colto e controverso; amava astrologia ed esoterismo e gli dava importanza: perciò si ripete continuamente il numero 8, simbolo dell’infinito. Costruì Castel del Monte tra 1229 e 1249, ma l’architetto è ignoto. Non sappiamo nemmeno a cosa fosse destinato; finestre strette e dimensioni fanno pensare ad una fortezza, ma internamente non lo è. Forse era una dimora di caccia (ma mancano le stalle), forse semplicemente serviva a sottolineare il suo potere. Spiccano i mix architetturali ed i materiali usati; infatti mischia l’arco gotico dal centro Europa, elementi orientali che Federico II amava e altri romanici. Il nome però deriva dalla vicina abbazia di Santa Maria del Monte. Da fuori si nota ancor di più la mole possente, accentuata dalle due sole piccole finestre per lato: monofora sotto, bifora sopra. Le misure seguono la proporzione aurea, come Stonehenge e la piramide di Cheope.

Visita di Castel del Monte

Vista dalla finestra di Castel del Monte

Salita la scalinata d’ingresso vedi il sistema di raccolta dell’acqua piovana: davvero atipico; è sia dentro che fuori. Pochi passi e sei nel cortile interno, sempre ottagonale; è imponente e quasi spartano, ma ingentilito dagli archi scolpiti e le finestre del secondo piano, con colonne snelle e capitelli con foglie tipici dell’oriente e marmo rosso. Due portali conducono alle stanze, sempre 8 e tutte di forma trapezoidale. Purtroppo la spoliazione le ha svuotate: sono rimaste solo alcune colonne con capitelli e le chiavi di volta del soffitto (di cui due con volto umano: uno potrebbe essere Federico II); pure i camini sono stati portati via e trovi solo le sagome. Però in una stanza noti i resti del pavimento geometrico originale in marmo: esagoni o stelle (altro elemento orientale). Scale di marmo scivoloso portano al primo piano. Qui ammiri più pietra che decorava le stanze; in alto sembra un mosaico, ma invece è un’unica pietra intagliata per creare decorazioni geometriche a rombi, come facevano i romani. Infine splendide le viste sul cortile interno e attorno: vedi pure il mare; verso Andria l’unica finestra trifora. Purtroppo non si può salire in cima alle torri: da lì il panorama deve essere mozzafiato. Altra particolarità: alcune torri hanno latrine. Quindi Castel del Monte era un edificio sorprendente per l’epoca.

4.2 Monte Sant’Angelo

Scorcio di Monte Sant'Angelo, uno dei borghi più belli d'Italia in Puglia
Scorcio di Monte Sant’Angelo

Un lungo tragitto ci porta in una nuova zona. Lo capiamo salendo i numerosi tornanti per raggiungere Monte Sant’Angelo: siamo nel Gargano! È lunga: infatti è il punto più alto, a quasi 800m slm; difatti notiamo un netto calo termico: fa freddo! Ma la vista panoramica dall’alto è fantastica: sotto vedi tutta la costa fino a Bari (ed oltre!). Su questa cima rocciosa e boscosa c’è un bel paese dalle case bianche, celebre per il santuario di San Michele Arcangelo; infatti qui l’arcangelo apparse 3 volte in una grotta attorno al 490 d.C., dando inizio ai pellegrinaggi. Il paese sorse proprio per ospitare i pellegrini, poi si è espanso sul pendio creando un affascinante saliscendi tra le case bianche; ottimi scorci assicurati, come col Castello normanno-svevo-aragonese o il campanile ottagonale del santuario, ispirato a Castel del Monte. Infatti è uno dei borghi più belli d’Italia. Però è ora di pranzo: ci fermiamo a mangiare.

Pranzo al Forno Moretti 1960

Pane tipico di Monte Sant'Angelo al Forno Moretti 1960
Il pane tipico di Monte Sant’Angelo al Forno Moretti 1960

Monte Sant’Angelo è famoso per la produzione del pane: è presidio slow food. Perciò è prezioso fermarsi in un forno. Il Forno Moretti ha aperto nel 1960; ora ci lavora la figlia del fondatore. Il pane tradizionale è enorme: 4-5kg, ma anche 10! Tutto il processo di panificazione impiega 5-6 ore. La tecnica è “cottura a caduta”, spegnendo il forno per far cuocere piano l’interno del pane senza bruciare la crosta. Più sono grandi, più le pagnotte stanno in forno. Qui la tradizione culinaria è profondamente basata sul pane, anche perché in Puglia coltivano molto grano ed erano poveri per mangiare la carne. Perciò il pane viene usato anche dopo 10 giorni, ad esempio al posto dei biscotti nel latte.
Il Forno Moretti vende anche prodotti tipici pugliesi come focaccia, taralli e cartellate; da pochi anni anche gastronomia con piatti pronti. Ci fanno provare alcuni piatti tipici che impiegano il pane: bruschette, pancotto con verdure e polpette di pane col pane secco nella salsa di pomodoro…favolose! Infine il dolce tipico locale: le ostie ripiene, ovvero ostie con mandorle caramellate; troppo dure per i miei gusti. Torno a mangiare un’altra polpetta!

Il Santuario di San Michele

Portico romanico del Santuario di San Michele a Monte Sant'Angelo
Il portico romanico del Santuario di San Michele

Le tombe degli apostoli e martiri di Roma, Gerusalemme, Santiago di Compostela e la grotta di San Michele: questi erano i 4 grandi pellegrinaggi dell’Alto Medioevo. Perciò il Santuario di San Michele è visitato da 15 secoli. Alla grotta originaria sono state aggiunte architetture, sovrapposte nei secoli. Nel VI secolo i Bizantini costruirono una chiesa per proteggerla, poi i Longobardi ampliarono le costruzioni sotto terra; anticamente accedevano dalla valle, finché nel X-XI secolo i Normanni spostarono l’ingresso, creando quello attuale in stile romanico. Infine Carlo d’Angiò costruì il campanile e la lunga scalinata di pietra bianca per collegarsi al paese. L’ultima apparizione di San Michele fu per salvare Monte Sant’Angelo dalla peste nel 1656, come ricorda una targa. Il Santuario di San Michele è una delle 6 chiese dedicate a San Michele, in linea retta dall’Irlanda alla Terra Santa; si trova a 1000km dalla Sacra di San Michele in Piemonte.

Visita del Santuario di San Michele
Grotta dell'apparizione nel Santuario di San Michele in Puglia
La grotta dell’apparizione nel Santuario di San Michele

Il campanile e l’elegante portico romanico con statua di San Michele ti accolgono nel Santuario; da qui sembra una normale chiesa. Invece no; entrando trovi la lunghissima scalinata con tracce di affreschi: percorrerla sembra un viaggio di espiazione verso il centro della terra. Finalmente l’atrio interno, stretto e misterioso; pregevoli porte bronzee realizzate a Costantinopoli nel 1076 con impresse 12 icone con storia di Sant’Angelo e scene bibliche; questo ti divide dalla grotta, nota anche come Celeste Basilica. Dentro sorprendentemente la roccia viva ti sovrasta e ti circonda: le architetture paiono incastrate; ecco perché il National Geographic l’ha definita una delle più belle del mondo ed è Patrimonio Unesco! Nella chiesa spicca la cattedra episcopale del XII secolo e la statua di San Michele attribuita al Sansovino; la chiesa di San Michele in Foro a Lucca ha una copia identica. Molte persone sedute sui banchi pregano: avverti grande fascino mistico.

I musei
Icona bizantino-normanna di San Michele nel museo del Santuario di San Michele
L’icona bizantino-normanna di San Michele nel museo del Santuario

Ma non finisce qui: recentemente una grotta è diventata la Cappella della Riconciliazione, dove i pellegrini si confessano; vedi un bell’affresco moderno (ma in vecchio stile) del Battesimo di Cristo e un Crocifisso trecentesco. Poi nelle cripte realizzate dai Longobardi espongono pezzi di pietra scolpiti (lapidarium); l’ingresso del VII secolo ha croci ed iscrizioni, in latino o in alfabeto runico: significa che venivano visitatori dal nord Europa. Meravigliosi i pezzi dell’abbazia di Pulsano e la scultura del Cristo Redentore del XV secolo di fattura catalana. Ritornati su, c’è una pittoresca galleria di ex voto di persone che salvate dall’intervento di San Michele; totalmente diversi dal Santuario delle Grazie. Infine visito il museo devozionale con gli oggetti preziosi che la gente ha donato a San Michele; ammiri pure lasciti di imperatori e papi come Giovanni Paolo II! Stupenda l’icona bizantino-normanna di San Michele in bronzo dorato e la croce devozionale di Federico II.

4.3 Troia

Cosa vedere a Troia in Puglia? La cattedrale capolavoro
La facciata capolavoro della Cattedrale di Troia

Oggi la giornata è molto on the road: mi ricorda l’ultimo viaggio in Andalusia. Un’altra ora di strada ci porta a Troia, piccolo paese sui Monti Dauni a 439 metri; non quello della guerra raccontata da Omero! Ci arriviamo che ormai è buio. Camminando capiamo la sua caratteristica: è lunghissimo e stretto; la via Regina Margherita è la colonna vertebrale: qui trovi tutti gli edifici più importanti, come la chiesa di San Francesco, il Palazzo Arcivescovile e Palazzo D’Avalos. Ma pure la gemma di Troia: la Basilica Cattedrale di Santa Maria Assunta, capolavoro del romanico pugliese. Del 1093, ha sulla facciata un meraviglioso rosone con 11 spicchi con decorazioni e trafori che sembrano merletto: lascia senza parole! Lo circondano animali scolpiti (tanti leoni), mentre sotto gli archi decorazioni geometriche ispirate dall’Oriente (e ricordano Pisa). Pregevole anche il portale bronzeo di Oderisio da Benevento (1119), ma anche la Porta della Libertà sul lato è stupenda: qui i pannelli raccontano la storia di Troia. Nell’interno a tre navate spicca il Pergamo (grande leggio in marmo del 1169) e l’affresco della Dormitio Virginis del ‘400. Del resto la Cattedrale di Troia è definita la chiesa romanica più bella della Puglia. Qui le processioni della Settimana Santa sono spettacolari. Da non perdere pure la chiesa di San Basilio Magno, la più antica di Troia.

La Pasticceria Casoli

Cosa mangiare a Troia in Puglia? La passionata della Pasticceria Casoli
La passionata della Pasticceria Casoli

Troia merita una visita anche per fermarsi alla Pasticceria Casoli, proprio sull’altro lato della piazza rispetto alla Cattedrale. Qui bisogna assaggiare la “passionata”, dolce coloratissimo con ricotta e pasta di mandorle; l’ha inventato la coppia di proprietari ed è diventato il dolce tipico di Troia. Nel 2024 compie 15 anni. È costituito da un tris di ricotte (pecora, bufala e mucca) e pasta di mandorle. Nella vetrina la vedi in tantissimi colori, ognuno con un gusto diverso: verde sa di pistacchio, giallo di limone, ecc. In totale sono 11. Noi abbiamo preso la passionata classica, strega (col famoso liquore) e alla nocciola. La passionata classica (rossa) è buonissima, ma quella alla nocciole è una delizia incredibile! Ha il gusto del Ferrero Rocher… ma è più grande! Un dolce semplice tanto quanto squisito. La Pasticceria Casoli è stata premiata come “eccellenza della produzione italiana” dal Senato della Repubblica: posto imperdibile. 

4.4 Bovino

La Cattedrale di Bovino di notte, da vedere nei Monti Dauni
La Cattedrale di Bovino di notte

Non dormiamo a Troia, bensì ripartiamo per visitare un altro borgo stupendo dei Monti Dauni: Bovino. Si trova a 620m: infatti fa freddo! Troviamo 6°. Anche Bovino ha una stupenda cattedrale del X secolo, con semplice facciata in pietra impreziosita dal portale scolpito ed il rosone tondo al centro. Ma oramai è tardi, è chiusa. Perciò andiamo direttamente a sistemarci negli appartamenti “Camera a Sud”, gestiti da una simpatica coppia di anziani. Le camere sono enormi e tutte diverse; alcune anche arredate in modo eccentrico con elementi trovati chissà dove in qualche mercatino, come vistosi lampadari. Però a dicembre sono forse troppo grandi da scaldare. Comunque in zona le alternative sono limitate: bisogna adattarsi.

Cena e notte a Bovino

Brasato di manzo con patate e spinaci dell'Origini Bistroquet a Bovino
Il brasato di manzo con patate e spinaci dell’Origini Bistroquet

Prima di rilassarsi e dormire, arriva il momento della cena. Perciò scendiamo a piedi lungo via Roma passando davanti alla Cattedrale; sarà che è una sera di dicembre, ma Bovino sembra deserta. C’è più vita in Corso Vittorio Emanuele, fuori dal borgo storico. Qui al numero 35 ci fermiamo a mangiare all’Origini Bistroquet: è un piccolo locale gestito da giovani pieni di energia e allegria. Ci portano ancora antipasti ottimi e numerosi, anche con tanti salumi stavolta; a seguire un delizioso risotto alla crema di zucca, porcini e tartufo e come secondo piatto brasato di manzo con patate e spinaci. Che bontà! Sono talmente pieno che non ho assaggio nemmeno il dolce. Ma mi alzo felice dal tavolo: fossero sempre così le cene! 

 

5. 4º Giorno

Scorcio di Bovino, uno dei borghi più belli d'Italia in Puglia
Scorcio di Bovino

Dopo una sveglia pigra, mi preparo in fretta. Faccio colazione nella sala in comune dell’affittacamere, con la signora che prepara gentilmente il cappuccino e racconta storie legate al paese. Ci dice che Bovino era un era un grande paese con 15.000 abitanti, scuole, carabinieri e tanti mestieri. Poi dopo la seconda guerra mondiale c’è stata fortissima emigrazione: ora nel borgo abitano solo 1800 persone. È lo specchio fedele del sud Italia, uno dei tanti paesi in cui le generazioni di giovani sono partite in cerca di lavoro; un mio compagno del liceo è originario proprio di Bovino, per cui non mi sorprende. Qualcuno ogni tanto torna a vivere qui, ma sono perlopiù pensionati che lo scelgono per avere meno costi. Perciò nel sud Italia lo spirito di comunità è fortissimo e sono preziosissimi i giovani che rimangono, mettono su famiglia e aprono attività.

5.1 Visita di Bovino

Vita quotidiana tra le case di Bovino in Puglia
Vita quotidiana di Bovino

Bovino era un paese importante: fu una città sannitica che tenne testa ai Romani e dopo roccaforte bizantina; poi divenne il centro del dominio dei duchi di Guevara. Perciò ha sotterranei, reperti romani, 10 chiese, un Museo archeologico ed un castello normanno divenuto poi il Palazzo Ducale dei Guevara. Quindi è interessante turisticamente, ma paga il fatto che sia periferico: devi venire qui appositamente per visitare il paese. 
Noi ne approfittiamo per una visita rapida del borgo. Alle 9:30 di mattina la Cattedrale è ancora chiusa (purtroppo). Attorno trovi graziose vie che salgono e scendono; si aprono scorci interessanti di vita reale, tra ingressi delle case e panni stesi (anche se fa freddo!). A volte la luce del sole illumina metà palazzo, a volte invece è perfetta per fotografare. Preziosi i portali: difatti Bovino ha ben 800 portali in pietra. Non saliamo fino al castello, ma mi sarebbe piaciuto visitarlo.

5.2 Il Vallo di Bovino

Paesaggio naturale del Vallo di Bovino in Puglia
Il paesaggio naturale del Vallo di Bovino

Bovino è costruita su un colle. Scendendo in piano trovi un’area ricca di vegetazione e grotte: è il Vallo di Bovino, una gola attraversata da un fiume dove fino all’unità d’Italia c’erano scorrerie di briganti. La novella di Verga “Certi argomenti” racconta proprio questo. Punto focale il ponte sul fiume Cervaro con accanto l’antico Mulino di Bovino. Il ponte fu costruito dai Romani, ma nel 1627 un terribile terremoto lo distrusse; nel 1630 il viceré Guevara lo ricostruì. Questa zona è ora un’oasi ecologica che regala splendide viste naturali. Il fiume Cervaro connette praticamente Tirreno e Adriatico, perché corre dall’Irpinia fino a Manfredonia; in epoca romana una strada consolare passava da qui. Ma ammiri anche una monumentale fontana borbonica costruita nel 1734 da Carlo III; serviva per abbeverare i cavalli dell’attigua stazione di posta di Bovino dalla storia millenaria; in età romana c’era una mansio con stanze e scuderie. Poi la posta fu gestita dai Procacci, famiglia pugliese, in modo simile alla famiglia Tasso. Poi sotto i conti Guevara divenne deposito di carbone per la ferrovia e luogo per selezionare il tabacco. Ora la stanno ristrutturando per future attività culturali.

Il Mulino di Bovino

La macina all'interno dello storico Mulino di Bovino
La macina all’interno del Mulino di Bovino

Sull’altro lato del fiume il mulino seicentesco che apparteneva ai vescovi di Bovino, poi restaurato nell’800. Ora ospita il museo del mulino a acqua ed è l’unico mulino ancora in uso in Puglia. Esternamente aveva maioliche di Amalfi: si intravvedono appena. La famiglia di Massimo Grasso lo gestisce da 4 generazioni, raccontandoci con passione quest’attività. All’interno trovi macine ed attrezzi antichi. Poi ci mostrano come funziona tuttora, aprendo l’acqua del torrente per macinare il grano sulla pietra. Sfrutta il salto di 8 metri dell’acqua dalla vasca di carico, che crea pressione e fa muovere le ritrecine (le ruote: prima in legno, poi in ferro); curiosamente ha ruote orizzontali, non verticali: perciò è particolare! Essendo un mulino a pietra producono farina integrale, contenente la crusca. Quest’area era definita “il granaio di Puglia”: produceva tantissimo grano, per tutto il regno di Napoli. Ora l’attività è costosa e tristemente si preferisce importare grano.

5.3 I paesaggi naturali tra Puglia e Basilicata

Paesaggio mozzafiato tra Puglia e Basilicata sulla SS 655
Un paesaggio mozzafiato tra Puglia e Basilicata

Risaliamo in auto: ci aspetta un’altra ora abbondante di strada. Ma è allietata da spettacolari paesaggi rurali. Inizialmente monti con boschi si alternano a terreni arati che sembrano pettinati dal sole e dal vento; in lontananza pigre pale eoliche. Poi la vista si apre sulla campagna sterminata e ondulata tra Puglia e Basilicata. Infatti da Bovino che è vicino al confine con la Campania stiamo procedendo verso sud-est sulla Strada Statale 655, per lo più in territorio lucano. Che panorami meravigliosi: sembrano paesaggi da sfondo di Windows! Sono colline dolci, un po’ dorate o rosse o verdi o marroni a seconda del fatto se i campi sono già stati vangati o cresce l’erba. Qualche albero sui rilievi, qualche rara casa isolata, qualche raro borgo in cima una collina. Insomma, viaggiando ti circonda un incredibile spettacolo della natura! Passato un piccolo lago rientriamo in Puglia e arriviamo a Gravina in Puglia.

5.4 Gravina in Puglia

Vista della gravina e del Ponte Acquedotto di Gravina in Puglia
Vista dall’alto della gravina col Ponte Acquedotto

Un crepaccio profondo nella roccia calcarea, scavato nei millenni da un torrente; questa è una gravina, molto simile ad un canyon; perciò si chiama così il paese di Gravina in Puglia. È tipico di questa zona dalle caratteristiche carsiche: difatti è noto pure il Pulicchio di Gravina. Qui siamo vicini all’inizio degli Appennini lucani, ma rientra nel parco nazionale dell’Alta Murgia. Però la gravina accanto a cui è costruito il paese spicca per il grande Ponte Acquedotto seicentesco, simbolo di Gravina in Puglia. Qui hanno girato il film No time to die” di James Bond con Daniel Craig che si è lanciato dal ponte alto 37m! Qualcuno comunque sostiene che il nome gravina derivi da grano e vino, due prodotti del paese; Federico II lo amava, definendolo un “giardino di delizie”. Io ho già sentito il paese, ma non lo conosco: sarò felice di essere sorpreso dalle sue bellezze!

Museo Pomarici Santomasi

Persone in abito d'epoca negli appartamenti del Palazzo Pomarici Santomasi
Persone in abito d’epoca negli appartamenti del Palazzo Pomarici Santomasi

Il palazzo seicentesco che fu la dimora del barone Pomarici Santomasi è stato donato alla città alla sua morte. Così puoi ammirare l’appartamento padronale sfarzoso al primo piano; alcune delle sette sale hanno mobilio barocco d’oro, la cappella è settecentesca, altre sale graziose decorazioni in stile liberty su pareti e soffitti, come uccelli sul cielo azzurro. Noi troviamo alcuni figuranti in costume d’epoca: sembra di aver fatto un viaggio indietro nel tempo! Inoltre trovi una preziosa biblioteca con 7746 volumi. Ma il lascito non termina qui: al Museo Pomarici Santomasi c’è pure una pinacoteca con 300 dipinti (tra cui il San Sebastiano di Ludovico Carracci), una collezione di monete dal VI a.C. al Regno d’Italia (tra cui quelle di papa Benedetto XIII, nativo di Gravina), armi e cimeli militari, vestiti d’epoca, carrozze ed una grande raccolta di vasi greci (o anche precedenti) provenienti da Botromagno. Insomma, che posto sorprendente e inaspettato!

Gli affreschi di San Vito Vecchio
Cristo Pantocratore, chiesa di San Vito Vecchio a Gravina in Puglia
Il magnifico Cristo Pantocratore degli affreschi della chiesa di San Vito Vecchio

Però mi sorprende ancor più trovare al piano terra i resti di due chiese con clamorosi affreschi bizantini. Prima sulla destra pochi affreschi della duecentesca chiesa del Padre Eterno con soggetto San Pietro. La parte cospicua sono gli affreschi della chiesa di San Vito Vecchio, strappati nel 1956 per salvarli dall’umidità della cripta rupestre; dopo il restauro furono esposti all’esposizione universale di Bruxelles e a Roma. Finalmente hanno trovato il loro posto qui, con l’esatta ricostruzione dell’antica chiesa. Meraviglioso il Cristo Pantocratore dell’abside, con la mano verso l’esterno in versione greca ed i santi attorno, ieratici e ricchi di dettagli; mi ha ricordato la chiesa affascinante di Itaca. Ma non è puro stile bizantino, anzi furono dipinti da maestranze locali tra XIII e XIV secolo; quindi è arte pugliese!
Inoltre vedi materiali in lapidei risalenti al tempio greco di Atena e Poseidone ed uno stemma degli Orsini che governarono qui.

Pranzo al museo
Lavorazione della mozzarella tipica di Gravina in Puglia, prodotto DOP
Lavorazione della mozzarella tipica di Gravina in Puglia

È ora di pranzo. Con mia grande sorpresa al piano terra del museo troviamo eccezionalmente un pasto con prodotti locali, preparato apposta per noi. In un angolo un uomo intreccia la mozzarella con grande abilità: sembra facilissimo! A fianco una donna fa le orecchiette (ma in un modo diverso da Bari: loro hanno uno stile unico). Due grandi tegami cuociono il pancotto e la pasta tipica. Appena addentato il pancotto mordo un pezzo di peperoncino che mi infuoca la bocca; ma il pane è più morbido di quello di Monte Sant’Angelo, si scioglie in bocca. Invece super deliziosi gli strascinati con funghi e pomodorini: la pasta migliore del tour. Ho fatto il bis… anzi il tris!

Giro per Gravina

Affascinante scorcio di Gravina in Puglia

A seguire usciamo per visitare Gravina passeggiando tra le vie; uno scorcio tra le case coi gradini mi ricorda i borghi vicino a Tivoli. Arriviamo ad un punto panoramico sulla gravina dal bastione monumentale. Hai una vista sul canyon e sul Ponte Acquedotto, simbolo di Gravina, proprio sotto di te; purtroppo siamo controluce ed il ponte è in restauro. Ma deve essere una vista favolosa al tramonto o la mattina! Lì accanto entriamo nei sotterranei di un palazzo: la caverna di San Marco, un luogo buio scavato nella roccia; qui lavoravano il vino o vivevano gli agricoltori, fin dall’età Neolitica. Scendi più livelli, fino a 30m sotto terra! Sul fondo ci sono iscrizioni dei Messapi: era un tempio pagano. A Gravina tantissimi edifici hanno grotte ipogee; in una hanno ricavato un bellissimo hammam con piscina.
Passiamo poi dalla splendida Piazza Benedetto XIII, quella principale; qui ci sono 2 chiese, un monastero, il Museo Civico, la Biblioteca Capitolare Finia con stupendo orologio davanti alle Quattro Fontane. Ora che il sole diffonde luce dorata, gli scorci sono fantastici. Noi però ci addentriamo nella parte bassa della cittadina, dove tra vie strette e case popolari incontriamo l’ex chiesa di Sant’Agostino; ora è usata come location dell’evento Gravinae Nativitas, rievocazione della natività con figuranti in costume; questa a Natale diventa la sinagoga ebraica. 

Chiesa rupestre San Michele delle Grotte

Chiesa rupestre San Michele delle Grotte a Gravina in Puglia
Nella chiesa rupestre di San Michele

A Gravina in Puglia puoi ammirare tante chiese rupestri, antiche e spesso con affreschi. Indubbiamente quella più affascinante è la chiesa rupestre San Michele delle Grotte, conosciuta anche come Grotta di San Michele. Si trova in fondo al quartiere medievale (Rione Fondovito), che dal basso vedi bene. La chiesa risale all’VIII-IX secolo ed è interamente scavata nel tufo, prospiciente il canyon; era la prima cattedrale di Gravina. Che posto sorprendente! All’ingresso vedi due impronte di velociraptor; pochi passi e mettendoti in un punto le rocce compongono la forma di un cane! Infine trovi la chiesa, con 14 pilastri naturali che formano 5 basse navate e 3 absidi. Ammira tracce di affresco nell’abside a sinistra e dietro a qualche colonna; originariamente doveva essere tutta affrescata! In fondo una cancellata custodisce un ossario con tantissime ossa; secondo la leggenda provengono dall’eccidio saraceno del 999, ma probabilmente divenne un cimitero dopo la sconsacrazione.

Il tramonto sulla gravina
Tramonto sulla gravina dalla Grotta di San Michele a Gravina in Puglia
Tramonto sulla gravina dalla Grotta di San Michele

La meraviglia non è finita! La Grotta di San Michele è prospicente la gravina col torrente in valle: davanti a te hai un’incredibile vista panoramica sul paesaggio roccioso e crudo, dove spuntano cipressi e vegetazione. Lo sfondo è il cielo e la parete rocciosa sull’altra sponda; qui ammiri tanti buchi squadrati: sono case scavate nella pietra sul ciglio del burrone che ricordano la vicina Matera o il quartiere Chiafura a Scicli in Sicilia. Furono abitate per secoli dopo le invasioni barbariche; solamente dopo l’anno 1000 la situazione tornò sicura e normale: difatti la cattedrale di Gravina in piazza è dell’XI secolo. Comunque visitando la grotta-chiesa il sole cala; al tramonto questo affaccio sul paesaggio è uno spettacolo della natura! Le sfumature calde delle nuvole in cielo esaltano luci ed ombre del verde della natura che si alternano alla roccia viva, scolpita nei millenni dagli agenti atmosferici. Paesaggio unico e mozzafiato!

I ceramisti di Gravina

Gravina in Puglia eccelle nella lavorazione artigianale della ceramica
Le colorate opere in ceramica di Giuseppe Digennaro

Anche Gravina eccelle nella lavorazione artigianale della ceramica. Lo dimostrano i vari atelier e negozi che vedi tra le vie. Noi siamo andati a vedere quello di Giuseppe Digennaro, che crea coloratissime opere, soprattutto tazzine, copie di carte napoletane e case ispirate alle quelle di Gravina. Nel laboratorio artisticamente disordinato produce quasi tutto e ci mostra che l’argilla grigia cuocendo diventa rossa; ma soprattutto che lo smalto colorato per decorare cambia totalmente tonalità una volta cotto; ad esempio da rosa chiaro diventa granata! È una delle cose affascinanti del mondo della ceramica. Vicino il negozio “Tesori della Ceramica” è pieno di ceramiche colorate di tutti i tipi: dagli animali al sole, dai simboli della Puglia a sottopiatti; difficile resistere dal comprare qualcosa.

Casa museo della Cola Cola

Gazze della Casa Museo della Cola Cola a Gravina in Puglia
Alcune delle gazze della Casa Museo della Cola Cola

Ma l’atelier artigianale più particolare è la Casa museo della Cola Cola, la gazza ladra simbolo di Gravina e della zona; devo dire che assomiglia tanto al gallo di Rutigliano; anche questo è un fischietto! Marco Loglisci è l’artista che ci lavora, creandone continuamente di nuove; questo posto fu aperto dal suo trisnonno, a metà Ottocento. Ma è anche un museo: difatti sono esposte centinaia di cola cola, realizzate dalla sua famiglia; alcune sono pezzi artistici di grandi dimensioni. Un tempo era tradizione regalarle alla famiglia della sposa dopo una promessa di matrimonio e ad una donna incinta; i colori rappresentano proprio i colori della Murgia e la sua fertilità. Il suono del fischietto somiglia al cuculo. Serviva a molte cose: come gioco per bambini, un richiamo per animali e per i pellegrini.
Insomma Gravina in Puglia è un paese che non smette di stupire!

5.5 Trani

La Cattedrale di Trani di notte, meraviglia pugliese
La Cattedrale di Trani di notte

Alla fine ripartiamo. Procediamo per un’ora nel buio: direzione Trani, gemma della Puglia accanto al mare, a nord-ovest di Bari. È super visitata e famosa, non ha quasi bisogno di promozione; finalmente la conosco anche io.
Mi aspettavo di trovare un clima mite, invece soffia un vento freddo dal mare. Ciò nonostante, facciamo una passeggiata serale per Trani. Le vie interne lastricate del Borgo Antico sono illuminate dalla luce gialla retrò. Sul fondo appare una torre illuminata; è il campanile della Cattedrale di Trani, capolavoro del romanico pugliese. Si trova sul mare, vicino al Castello Svevo; che fascino vederli illuminati nella notte, possenti e ieratici. Dedicata alla Beata Maria Vergine Assunta, la Cattedrale fu completata nel Duecento e si tratta di tre chiese sovrapposte. La parte più antica (cripta di San Nicola) è sotterranea e conserva reliquie del santo; altrettanto importante la cappella di San Leucio.

Cena al Gallo Restaurant

Frittura di pesce del Gallo Restaurant al porto di Trani
Frittura di pesce del Gallo Restaurant

Altro punto focale di Trani è il grande porto, insenatura circolare che da sempre è fondamentale per la vita cittadina; Trani fiorì dal periodo normanno grazie ai commerci che passavano da qui. Le sere d’inverno è super tranquillo e le luci si riflettono sulle acque nere del mare; però vediamo qualche pescatore ancora indaffarato a vendere pesce. La zona del porto è perfetta per mangiare a Trani: infatti è piena di ristoranti. Noi scegliamo il raffinato Gallo Restaurant. Non sorprende che il menu sia a base di pesce. Ottimo l’antipasto con seppia ripiena su favetta, lampascioni e verdure in tempura. Poi come primo piatto risotto coi frutti di mare e a seguire orecchiette con cime di rapa: niente da fare, l’amarognolo non mi conquista. Inoltre devo tenere spazio per la frittura di pesce e l’ottimo dolce con sorbetto e crema chantilly! Una cena da ricordare: deliziosa e di alto livello.

Notte al Borgo Beltrani hotel B&B

Camera del Borgo Beltrani hotel B&B, dove dormire a Trani
La mia stanza del Borgo Beltrani hotel B&B

Ritorniamo a piedi passando da una strada più interna, attraversando anche il vecchio quartiere ebraico. Non è tardi, ma la cittadina sembra già tutta addormentata; questa zona ha angoli affascinanti, edicole votive ed archi sopra le vie.
Passiamo la notte al Borgo Beltrani hotel B&B, fantastico alloggio in pieno centro storico. Deve essere un palazzo antico totalmente ri-ammodernato con grande stile. La mia camera è ampia con un letto rialzato che sembra quello di una reggia o un letto a castello; si chiama Stanza del Conservatorio. L’interno è molto bianco con decorazioni essenziali: mi piace moltissimo! Poi è tutto pulitissimo, anche il bagno spazioso. Peraltro l’hotel ha pure una terrazza panoramica, dove nel periodo estivo si fa colazione; io però sono curioso e salgo per una vista notturna su Trani, con la cattedrale illuminata che svetta. Adesso posso andare a dormire contento.

 

6. 5º Giorno

La Cattedrale di Trani affacciata sul mare

Nel periodo invernale al Borgo Beltrani fai colazione nel grazioso bar accanto, sulla strada. Così vedi anche il pittoresco vicolo decorato da fiori e fichi d’india.
A seguire torniamo sul lungomare di Trani. Il castello e la Cattedrale si stagliano sul mare nel cielo grigio di stamattina, con un filo di vento che soffia. Vista pregevole. Peccato che non ci sia il sole: farebbe risplendere la pietra bianca; è la chianca, la stessa con cui sono realizzati i trulli. Ci avviciniamo per ammirare bene la facciata della cattedrale, con rosone e finestra centrale con elefanti in basso e leoni sopra. Il portale di Barisano da Trani in bronzo è famoso: ha decorato pure la chiesa di Ravello. Si può salire sul campanile a pagamento, ma noi abbiamo poco tempo. Facciamo un’ultima fermata alla romanica chiesa di San Giacomo (ex Santa Maria de’ Russis), decorata da tanti animali scolpiti.

6.1 Barletta

Interno della Cattedrale di Barletta, in stile romanico-gotico
L’interno della Cattedrale di Barletta

Altra cittadina da visitare nei dintorni di Bari è Barletta, famosa per il grande Pietro Mennea ed il Colosso di 5 metri in bronzo che rappresenta un imperatore romano (forse Eraclio). Secondo me è ingiustamente sottovalutata. Altri due simboli sono la cattedrale ed il castello svevo, posti una vicino all’altro. Per una volta, la Cattedrale di Barletta ha grandi elementi gotici; infatti la chiesa romanica originaria fu allargata: tutta la parte absidale è gotica. Però la prima costruzione era paleocristiana. La decorazione interna è ricca; spicca il ciborio del XII secolo che mi ricorda le chiese della Dalmazia o Kotor, oltre agli altari laterali barocchi ricchi di marmo policromo. Essendo sotto il dominio della Spagna, lavorarono qui molti artisti spagnoli (e viceversa). All’esterno dell’abside conserva un tratto del pavimento cinquecentesco in pietra, riemerso negli ultimi restauri. Dal retro vedi pure lo snello campanile romanico, classico della Puglia.

Il castello di Barletta

Il Castello di Barletta è da vedere nei dintorni di Bari
Vista panoramica del Castello di Barletta

Sull’altro lato trovi il castello di Barletta. Ciò che vedi è il risultato di trasformazioni avvenute nei secoli, dal XI al XVIII secolo; infatti il castello normanno con mura che cingevano la città divenne la residenza di Federico II, fu trasformato dagli Angioini ed infine fortificato da Aragonesi e Spagnoli. Perciò all’interno la torre circolare di Pierre D’Angicourt è praticamente invisibile. Invece ora lo caratterizzano bastioni appuntiti, voluti da Carlo V per resistere ai cannoni. Il fossato è coperto d’erba, ma in passato scorreva il mare. 
Dal 2003 il Castello Svevo ospita il Museo Civico di Barletta. È una collezione eterogenea frutto di varie donazioni e reperti archeologici; spazia dai dipinti e sculture ai pupi siciliani fino all’arte contemporanea. Noi ammiriamo solo sculture e manufatti antichi. Partono dall’età romana, poi tombe dei templari, con grandi lastre scolpite; mi colpiscono un grande busto che rappresenta quasi sicuramente Federico II vestito da importatore romano ed il magnifico stemma dell’imperatore Carlo V, con tutti i suoi domini rappresentati. Vedi pure una misteriosa sfinge ritrovata a Canosa: come sarà arrivata dall’Egitto?

Palazzo della Marra e Pinacoteca De Nittis

Ritratto impressionista di donna della Pinacoteca De Nittis a Barletta
Ritratto di donna della Pinacoteca De Nittis

Passeggiando per il centro storico di Barletta trovi Piazza della Disfida, con un monumento che ricorda l’evento del 1503; di fronte la Cantina della Disfida dove nacque tutto. Entrando fai un passo indietro verso il Medioevo, tra stendardi e cavalieri.
Proseguendo su via Cialdini raggiungi il Palazzo della Marra, con sontuosa facciata e leoni che reggono il balcone: ricorda tantissimo Noto! Ma sono totalmente consunti, purtroppo. Ospita la Pinacoteca De Nittis, pittore barlettano; perciò la moglie volle questo museo. Però Giuseppe de Nittis visse e lavorò a Parigi ed appartenne al gruppo degli impressionisti francesi! Inizia col verismo: dipinti di paesaggi del Sud Italia somiglianti a quelli dell’inglese Turner. Poi impressionismo puro; ma invece che uno stile proprio sembra un’imitazione degli altri: i dipinti londinesi sono in pure stile Monet, col Parlamento ed il Big Ben nella nebbia grigia; ventagli giapponesi ed un vaso di crisantemi in stile Van Gogh; infine una ragazza in stile Degas ed una dama simile a Manet. Ho preferito le sue bozze appena accennate in cui si nota la sua abilità e gli stupendi ritratti di donna finali, in cui spesso c’è la moglie Léontine; rappresentano la sofisticata bellezza della donna di fine Ottocento. 

6.2 Ruvo di Puglia

Facciata romanica del Duomo di Ruvo di Puglia
Facciata romanica del Duomo di Ruvo di Puglia

L’ultima tappa del tour nei dintorni di Bari è Ruvo di Puglia, altro centro medievale interessante ed affascinante. Qui però siamo all’interno, vicino all’aeroporto di Bari. Il centro storico ha affascinanti vie strette con palazzi poco curati, ma decorate da piante; la pietra chiara si alterna al brutto cemento: mi ricorda Bari Vecchia. Ma qualcosa di notevole c’è, come l’Antica Torre dell’Orologio e splendide chiese. Infatti queste vie medievali improvvisamente si aprono e troviamo il Duomo di Santa Maria Assunta (ma tutte così si chiamano le chiese qui?) o Cattedrale di Ruvo, uno dei migliori esempi di stile romanico pugliese. La facciata è slanciata: sembra una capanna con rosone centrale; grifoni e leoni stilofori decorano i tre portali. Bello anche l’interno, a tre navate con tracce di affreschi del ‘400. Non particolarmente aggraziato il campanile dell’XI secolo. Altro tesoro imperdibile di Ruvo di Puglia è il Museo nazionale Jatta.

Museo Nazionale Jatta

Il Museo Nazionale Jatta a Ruvo di Puglia, tesoro d'arte greca
Il magnifico Museo Nazionale Jatta

Ad inizio Ottocento i fratelli Giovanni e Giulio Jatta cominciarono a proteggere gli scavi attorno a Ruvo di Puglia, evitando che preziosi reperti venissero venduti e dispersi (come tipico dell’epoca); Ruvo fu una polis della Magna Grecia tra VI e III secolo a.C.. Per custodire adeguatamente questa pregiata collezione, nel 1842 fu costruito il neoclassico Palazzo Jatta: così è nato il Museo Nazionale Jatta. Era il loro tesoro: non vollero venderlo nemmeno al re di Francia! La famiglia Jatta ha conservato la storia di Ruvo, anche se alcuni reperti arricchiscono i musei come l’Hermitage di San Pietroburgo, Louvre e Metropolitan Museum. In seguito il figlio catalogò la collezione, esponendola accuratamente come possiamo vederla oggi. Nel 1993 tutto è stato comprato dallo stato, assicurandone la valorizzazione; da poco è stato restaurato.
È un vero tesoro, totalmente inaspettato. In quattro sale vedi migliaia di reperti: oggetti di uso comune, urne con corredi funerari, ma soprattutto tantissimi vasi a figure rosse e nere con figure animali e miti classici; alcuni sono enormi! Il capolavoro è il Vaso di Talos, che rappresenta un episodio degli Argonauti. Infine visiti gli appartamenti di famiglia, con arredamento d’epoca e dipinti.

 

7. Conclusioni

Alberobello in versione natalizia, coi trulli illuminati con luci di Natale
Alberobello in versione natalizia

Raggiungiamo l’aeroporto e riparto, tornando nel freddo inverno del Nord Italia. Beh, negli ultimi giorni col vento gelido dal mare non faceva così caldo nemmeno in Puglia.
Comunque così come ogni luogo meraviglioso che visito, sull’aereo penso a quando potrò ritornare per ammirare le altre bellezze straordinarie della Puglia o approfondire la visita dei luoghi di questo tour. Difatti ci sono tante altre cose vedere nei dintorni di Bari; ad esempio le famose e visitatissime Polignano a Mare e Monopoli. Cinque giorni in effetti sono pochi, ma abbastanza per avere un’idea di ogni luogo; ma a Trani abbiamo solo alloggiato, non abbiamo visitato nulla. Spero che questo itinerario su cosa vedere nei dintorni di Bari ti possa essere utile ed ispirare un viaggio in Puglia.

 

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Un ringraziamento a Puglia Promozione.

 

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La mia camera-trullo ad Alberobello

Pescatore di Mola di Bari al lavoro

La maestria di Tonino della Bottega Samarelli

Opere del Museo del Fischietto di Rutigliano

I mosaici bizantino-pugliesi della chiesa di San Vito Vecchio

La mozzarella fatta a mano a Gravina in Puglia

La Casa Museo della Cola Cola

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