Ravenna e dintorni: cosa vedere a Comacchio e Cervia

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Ravenna è una delle mie città preferite: combina vivibilità, tranquillità e tanta (anzi tantissima) bellezza; insomma è una città da vedere in Emilia Romagna! Io ci ero già stato nel 2015, ma ho accettato subito l’invito per scoprire cosa vedere a Ravenna e dintorni proprio per le grandi bellezze; non intendo solo i meravigliosi mosaici di Ravenna: qui tutta la città trasuda arte, come dimostrano i bellissimi murales di street art da vedere a Ravenna. E dire che solo il 30% dei visitatori sono turisti culturali! Quindi la città del mosaico e della tomba di Dante è uno dei posti sottovalutati d’Italia e perciò voglio contribuire a farla conoscere meglio, come merita.
Ti racconto il mio tour a Ravenna, Cervia e Comacchio che può essere un perfetto spunto per un weekend nei dintorni di Ravenna di 4 giorni tra bellezze della natura, case colorate, fenicotteri, posti tranquilli e tanta bellezza.

  1. Primo giorno a Ravenna
  2. Secondo giorno a Ravenna
  3. Cervia
  4. Comacchio
  5. Conclusioni
  6. Dove dormire a Ravenna

ravenna e dintorni cosa vedere

1. Primo giorno a Ravenna

Cosa vedere a Ravenna e dintorni? Piazza del Popolo a Ravenna
Scorcio del centro di Ravenna

Come detto, ho già visitato Ravenna e ho già scritto un articolo su cosa vedere a Ravenna e ultimamente anche cosa fotografare a Ravenna. Qui voglio parlare del mio weekend a Ravenna e dintorni illustrando i posti speciali che abbiamo visitato e le splendide sensazioni provate in questo meraviglioso angolo di Romagna.
Il tour è cominciato con una delle eccellenze del posto: la cucina romagnola!

1.1 Pranzo alla Ca’ de Vèn

Dove mangiare a Ravenna? Alla Ca’ de Vèn in via Ricci 24
Dentro la Ca’ de Vèn

Ebbene sì: raggiunta Ravenna con calma, ci siamo ritrovati alla Ca’ de Vèn (Casa del Vino in romagnolo), il posto dove mangiare a Ravenna. Questa bottega storica è aperta dal 1975 in un favoloso palazzo quattrocentesco in via Corrado Ricci 24, accanto alla Piazza S. Francesco. Nacque come enoteca e per fare aperitivo, ma ora è anche un ristorante. Ci vengono i ravennati: questo è garanzia di qualità!
Entrando rimani incantato dai favolosi soffitti affrescati; poi trovi scaffali ottocenteschi pieni di bottiglie che regalano fascino d’altri tempi, così come le botti di vino per arredare e opere d’arte e quadri ovunque; quest’ultime a volte un po’ kitsch. Ma creano l’aspetto di trattoria di una volta, ambiente accogliente e familiare: sei subito a tuo agio. Aiuta anche la tovaglietta di carta con gioco dell’oca, usata da decenni. E poi c’è l’ottima cucina! Ho pranzato con tortino di patate e squacquerone, tortelli al ragù, poi pollo e dolce… e la migliore piadina che abbia mai mangiato! Infatti è uno dei posti più consigliati di Ravenna!!

1.2 Tour Silent play per Dante

Simone Colombo srake pronto al Silent play per Dante a Ravenna
Sono pronto per il Silent play per Dante!

Proprio da Piazza S. Francesco comincia la nostra visita di Ravenna. Qui c’è l’Ufficio Informazioni Turistiche dove ci consegnano le cuffie: difatti faremo il tour Silent play per Dante, una visita immersiva girando per la città con una guida e ascoltando audio esplicativi. È proprio Dante che parla e spiega come era Ravenna ai suoi tempi, illustra i luoghi legati a lui e quelli che lo hanno ispirato. Dante visse gli ultimi 3 anni di vita a Ravenna e qui scrisse il Paradiso: in qualche modo la città l’avrà ispirato! In questo 2021 si svolgono le celebrazioni per il 700° anniversario della morte del Sommo Poeta: perciò è nato questo tour.
La visita dura solitamente 1h:30 e ti porta in 6 luoghi cittadini; costa 16€ (biglietti dei monumenti inclusi) e si svolge ogni venerdì alle 16:00, solo in lingua italiana.

Museo TAMO

Cosa vedere a Ravenna? Il Museo TAMO con mosaici
Le distese di mosaici del Museo TAMO

Passeggiando tra le vie tranquille raggiungiamo presto l’ex chiesa di San Nicolò, in via Rondinelli 2. Ecco il Museo TAMO (Tutta l’Avventura del Mosaico) aperto nel 2011 e dedicato all’arte del mosaico a Ravenna, dall’età antica fino ai giorni nostri; un po’ didascalico, ma utile per chi non sa nulla dei mosaici o vuole sapere tutto. Poi queste distese di mosaici in una chiesa trecentesca con tracce di affreschi sulle pareti è super affascinante! Al centro grandi mosaici provenienti da due domus di Faenza.
Noi però siamo qui perché nel 1965 il Comune di Ravenna commissionò a 21 artisti italiani tavole per celebrare il 700° anno della nascita di Dante. Da queste vennero ricavati 21 mosaici danteschi chiamati “Mosaici tra Inferno e Paradiso” conservati nel chiostro, tra cui quello famoso di Paolo e Francesca. Peraltro Francesca era zia di Guido Novello da Polenta, signore di Ravenna che ospitò Dante.

Biblioteca Classense

La Biblioteca Classense di Ravenna con affresco di San Romualdo
L’affresco di San Romualdo alla Biblioteca Classense

Poche decine di metri su via Alfredo Baccarini e raggiungiamo la Biblioteca Classense, ospitata nel vecchio monastero camaldolese. L’edificio cinquecentesco continua ad infondere fascino: nel chiostro, all’ombra di alberi frondosi, ragazzi studiano (e alcuni chiacchierano); oltrepassato quello ecco la Sala Dantesca, con affresco di San Romualdo sul soffitto; della caratteristica scala che sale verso il cielo parla anche Dante nella Divina Commedia. Questo un tempo era il refettorio dell’abbazia e lo si capisce dalla scritta Silentium e l’enorme dipinto delle Nozze di Cana di Luca Longhi; attorno ammiri preziosi stalli lignei, anch’essi di fine ‘500. Si chiama Sala Dantesca perché da quando è divenuta una sala civica nel 1921 si legge la Divina Commedia.
Il complesso contiene altri spazi meravigliosi come la settecentesca Libreria vecchia ricca di statue e stucchi, purtroppo chiusa da 2 anni per restauro. Conserva oltre 850.000 libri preziosi, anche di Dante.

Basilica di San Francesco

Super foto instagram a Ravenna? La cripta sommersa della Basilica di San Francesco
La cripta sommersa della Basilica di San Francesco

Dopo aver attraversato la strada (e con le cuffie devi stare attento!), torniamo in Piazza San Francesco per ammirare la Basilica di San Francesco che vedi sul fondo; originaria del V secolo, fu ricostruita nel Medioevo e poi rimaneggiata nel tempo. È strettamente legata al Sommo Poeta: ci andò diverse volte e qui vennero celebrati i funerali di Dante e i frati del convento francescano si occuparono di proteggere i suoi resti per secoli; non fu facile, visto che provarono più volte a rubarli!
La rude e possente facciata romanica in mattoni ora protegge una chiesa con un mix di stili, come dimostrano i sarcofagi romani (uno diventato l’altare), tombe medievali, le cappelle rinascimentali e il soffitto in legno dipinto a forma di carena rovesciata. Importante la cappella dei Da Polenta, che per 160 anni ressero la città. Ma a rendere unica la basilica di San Francesco è la cripta allagata; costruita nel X secolo per accogliere le spoglie del vescovo Neone, è subentrata l’acqua di falda: ora sui mosaici antichi nuotano i pesci rossi! Molto suggestivo e instagrammabile. Aspetta che accendono la luce e scatta!

Cripta Rasponi

La Cripta Rasponi e i Giardini Pensili sono una bellezza nascosta di Ravenna
Fontana della Cripta Rasponi e giardini pensili

Sempre in piazza c’è una delle bellezze nascoste di Ravenna: la Cripta Rasponi e i Giardini Pensili del Palazzo della Provincia. Infatti questo austero palazzo sul lato sud conserva un bellissimo giardino dall’atmosfera incantata: una grande fontana zampilla con una torre neogotica come sfondo. Salendo lì accanto giungi ai giardini pensili al primo piano, da cui hai una bella vista sulla piazza e la basilica di San Francesco, proprio davanti a te; il campanile è alto anche da qui! C’è anche una panchina per goderti la vista e riposarti.
Purtroppo nel tardo pomeriggio il giardino rimane all’ombra, mentre lo sfondo è al sole: le foto non vengono bene. Così sono andato a scoprire la cripta sotterranea della famiglia Rasponi, con mosaici policromi del VI secolo provenienti da Classe; i mosaici hanno motivi ornamentali e figure di animali, ma sono messi a pezzi, senza più la composizione originaria. Sembra, come un puzzle!

La Tomba di Dante

Nella Tomba di Dante a Ravenna c'è il corpo del Sommo Poeta
L’interno della Tomba di Dante

Tornati in piazza, pochi passi e raggiungiamo la Zona del Silenzio, cuore dantesco di Ravenna; qui trovi la Tomba di Dante, piccolo tempietto neoclassico candido ed elegante realizzato appositamente dall’architetto Camillo Morigia tra 1780-1782. Attendo in fila con pazienza per sbirciare dentro il bassorilievo di Pietro Lombardo del 1483 con Dante pensoso. Davanti alla tomba ogni giorno qualcuno legge un canto della Divina Commedia: lo trovo fantastico!
I resti di Dante hanno avuto vicende tribolate: furono nascosti più volte, l’ultima volta nel giardino a fianco, sovrastato dal Quadrarco di Braccioforte; una targa lo ricorda. Ma qui ogni cosa parla del Sommo Poeta: da pochissimo è stata inaugurata la Casa Di Dante, aperta con la collaborazione degli Uffizi di Firenze che prestano le opere da esporre. Però non si sa se abitò qui: lui visse in zona e quella era una delle case dei Da Polenta.

Museo Dante

Il Museo Dante a Ravenna è nuovo e immersivo: da vedere
I tre Dante psichedelici del Museo Dante

Sempre in via Dante Alighieri, a due passi dalla tomba, visitiamo il Museo Dante, posto negli Antichi Chiostri Francescani al primo piano. Nato nel 1921 come Museo Dantesco per raccogliere i cimeli ricevuti in quelle celebrazioni, quest’anno è stato completamente ripensato. Ora è immersivo e soprattutto coinvolgente: alzando una cuffia puoi ascoltare gli audio o metterti sotto a 4 punti e vedere quattro video-spiegazioni della vita di Dante. Poi trovi una sala con luci psichedeliche e tre grandi volti di Dante: sicuramente d’impatto! A seguire qualche cimelio, come la corona da poeta di Dante donata dall’America o le urne e battenti della tomba di Dante; ma anche la cassa di legno dove era sepolto Dante: si legge bene “DANTIS OSSA”.
Fighissima la parte finale con tre sale dove vengono diffusi brani dell’Inferno, Purgatorio e Paradiso; hanno luci soffuse e di colori diversi: il rosso domina nella prima, il blu nella seconda e il bianco angelico nella terza!
Non è il classico museo “polveroso”: il Museo Dante è sorprendente e innovativo. Secondo me vale tutti i 3€ per visitarlo.

1.4 Piazza del Popolo

Piazza del Popolo è da vedere a Ravenna e dintorni
Scorcio di Piazza del Popolo

Terminato l’itinerario dantesco, passiamo a visitare le altre bellezze di Ravenna. Come prima cosa raggiungiamo il cuore di Ravenna: Piazza del Popolo. Qui si incontra la gente, festeggia i grandi avvenimenti pubblici (come il Capodanno) o semplicemente fa colazione o aperitivo seduta ai tavolini all’aperto; si respira infatti grande tranquillità. Fu costruita dai Veneziani nel’400 interrando un canale; lo noti dalle due colonne con santi tipiche delle città della Serenissima e dal Palazzetto Veneziano che mischia elementi veneti e elementi di riporto di un’antica chiesa: ci sono colonne e capitelli con l’insegna di Giustiniano. Grande fascino insomma, anche per il negozio storico sottostante; bellissimo anche l’arco su via Cairoli e lo scorcio con la Torre dell’Orologio sul fondo.
Invece in pochi notano i fantastici affreschi cinquecenteschi nel passaggio sotto al Palazzo Merlato, verso Piazza XX Settembre; una chicca nascosta (e che scatto da lì!).

1.5 Museo Nazionale di Ravenna

Il Museo Nazionale di Ravenna ha affreschi giotteschi del '300
Gli affreschi trecenteschi della chiesa di Santa Chiara

Passeggiando tra le vie del centro, tra pedoni e biciclette, raggiungiamo la zona di San Vitale. Qui oltre all’ex basilica trovi il Museo Nazionale di Ravenna, negli spazi dell’ex monastero benedettino. I monaci lo abbandonarono a fine ‘800; fu perfetto per ospitare il museo civico, già nato nella Biblioteca Classense.
L’avevo già visitato, ma è sempre interessante. Il chiostro è diventato un lapidario con statue e lapidi di età romana dovunque; la stele dei Longidieni è la più celebre. Gli elaborati portali sono materiali di riuso, così come i pavimenti di marmi colorati. A fianco c’è il secondo chiostro, addossato alla chiesa di San Vitale. Nei piani più alti trovi le collezioni: avori e monete antiche, già dei tempi di Galla Placidia, ma anche icone bizantine, ceramiche, armi… un po’ di tutto!
Il tesoro però sono gli affreschi trecenteschi staccati dalla chiesa di Santa Chiara a Ravenna; in meraviglioso stile giottesco, sono attribuiti a Pietro da Rimini, molto attivo sul territorio adriatico.

Aperitivo nel chiostro

Lapide romana conservata nel Museo Nazionale di Ravenna
Una lapide del Museo Nazionale di Ravenna

Visto che il nostro tour è speciale, ci aspetta una sorpresa: l’aperitivo nel chiostro del museo! Questo banchetto inaspettato però ci voleva: sono già le 19:00 e mi era venuta fame. È una fantastica esperienza essere seduto vicino a lapidi millenarie e guardare il buio calare negli alberi del giardino interno, tra uno spritz e uno stuzzichino.

1.6 San Vitale in notturna

Visitare la basilica di San Vitale è da fare a Ravenna e dintorni
I mosaici mozzafiato della basilica di San Vitale

Le esperienze esclusive non sono finite! Infatti poi andiamo a visitare la basilica di San Vitale in notturna, aperta solo per noi. Già vedere l’esterno in mattoni con l’alto campanile nel cielo scuro e la luce accesa dentro mi ha emozionato; poi entrare tra le possenti colonne di marmo e essere circondato da tutti quei mosaici paleocristiani è uno spettacolo! Dentro apprezzi bene la pianta centrale e la forma ottagonale, tipicamente bizantina. Difatti fu costruita dopo la riconquista di Giustiniano: simboleggia quel momento in cui l’Impero Romano sembrava ritornato al suo fulgore. Fu un periodo breve… ma che San Vitale testimonierà per sempre.

La caratteristica unica è la stretta integrazione tra mosaici e architettura: le posizioni sono studiate, tendono a portarti a guardare l’Agnus Dei, l’agnello sacrificale al centro della volta dell’abside. I coloratissimi mosaici rappresentano tutti scene di offerte e sacrificio, mentre nell’abside spicca un bellissimo Cristo senza barba assiso sul globo tra i santi; ai lati invece c’è proprio Giustiniano e la sua corte, con la consorte Teodora di fronte: praticamente due fotografie del VI secolo! Poi al centro la cupola e le esedre sono dipinte con affreschi barocchi, che conferiscono ancora più fascino a questo posto straordinario; sicuramente San Vitale è una delle chiese più belle d’Italia!
Però devo dire che con la luce artificiale giallastra i colori non si apprezzano al meglio: di giorno sono più brillanti.

1.7 Mausoleo di Galla Placidia

Cosa vedere a Ravenna e dintorni? Il Mausoleo di Galla Placidia
Il cielo stellato dentro al Mausoleo di Galla Placidia

A fianco altro capolavoro: il Mausoleo di Galla Placidia, piccolo gioiello di Ravenna. Sembra una casetta in mattoni con torre quadrata, super misteriosa nel buio della notte. Ma entrando vieni abbagliato dalla bellezza dei mosaici, in particolare dal meraviglioso cielo stellato che vedi sopra di te! Dopo Van Gogh, le stelle più famose dell’arte.
Il mausoleo è l’edificio paleocristiano più antico di Ravenna, precedente alla caduta dell’Impero Romano. Galla Placidia fu figlia dell’imperatore e poi imperatrice, patrona delle arti e del Cristianesimo. I mosaici lo testimoniano: è un tema paradisiaco con elementi bucolici, santi e la visione celestiale della volta, rappresentata dalla grande croce dorata. Decorazioni vegetali e geometriche di influsso ellenistico li legano tra loro, regalando grandi spunti fotografici; ma come fai a non essere ispirato qui?
Comunque queste esperienze in notturna sono aperte a tutti con visite guidate nei mesi di luglio e agosto; per info clicca qui.

1.8 Cena all’Osteria del Tempo Perso

Dove mangiare a Ravenna vicino a San Vitale? All’Osteria del Tempo Perso
Il risotto dell’Osteria del Tempo Perso

Dopo tutte queste fatiche, finalmente è ora di cena. Dove mangiare a Ravenna vicino a San Vitale? All’Osteria del Tempo Perso. La cena si è svolta in una bella atmosfera cordiale; abbiamo cenato con menù a base di pesce: antipasto di polpo arrostito con patate, risotto al bianco di pesce e un filetto di pesce come secondo. Ottimo cibo servito in modo raffinato, ma con porzioni da Masterchef. Però i piatti sono bellissimi da fotografare! Dopo una giornata impegnativa, ci voleva una cena così!

visitare ravenna e dintorni

2. Secondo giorno a Ravenna

Dopo una colazione vista giardino nello splendido B&B, usciamo per raggiungere il punto di ritrovo con gli altri e continuare il tour di Ravenna.

2.1 La street art nel centro di Ravenna

Il Dante di BLUB è in via Cavour a Ravenna
Il Dante di BLUB

Camminando sulla principale via Camillo Benso di Cavour noto sullo sportello di un contatore il Dante di BLUB, lo street artist che rappresenta opere o personaggi storici sott’acqua; il suo progetto si chiama proprio “l’arte sa nuotare” e lo trovi in molte città italiane, a partire dalla natia Firenze (in particolare Oltrarno). Solamente Ravenna ha una trentina di sue opere: 30 personaggi da scovare con attenzione!
Non è l’unica opera di street art di Ravenna, anzi la città ne è piena. Possiamo definire Ravenna una delle capitali della street art in Italia! Ad esempio in pieno centro vedi anche i graffiti con gli omini stilizzati di Exit/Enter; poi la città è stata protagonista di due invasioni di Invader: le piccole mattonelle ispirate al videogioco Space Invader ben si conciliano coi mosaici! L’artista ha lasciato 40 opere disseminate tra gli angoli del centro: puoi scoprirle con l’app gratuita FlashInvaders.

2.2 Il Dante di Kobra

Il murales di Dante di Kobra è da vedere a Ravenna
Il coloratissimo Dante di Kobra

Senza dubbio l’opera di street art più famosa è il Dante di Kobra, coloratissimo murales che è diventato il simbolo contemporaneo di Ravenna: c’è anche nel cartello d’uscita dell’autostrada! Il celebre artista brasiliano Eduardo Kobra lo realizzò nel 2016 ed è atipico rispetto alle sue opere: infatti è è abituato a superfici enormi come palazzi. Questo invece è un semplice muro esterno della Scuola Primaria “F. Mordani”, all’angolo tra via Pasolini e via Zirardini. Peraltro Kobra doveva decorarne solo lo spazio centrale, ma ha esondato il quadrato affidatogli. Anche rispetto al David di Michelangelo delle cave di marmo di Carrara è molto più piccolo, ma altrettanto affascinante. Pensa che inizialmente mentre lo cercavo gli ero passato davanti e non l’avevo visto!

2.3 Sant’Apollinare Nuovo

Facciata della basilica di Sant’Apollinare Nuovo a Ravenna
L’esterno di Sant’Apollinare Nuovo

Un altro dei monumenti paleocristiani Patrimonio Unesco di Ravenna è la basilica di Sant’Apollinare Nuovo, con il suo alto campanile cilindrico in mattoni e le palme davanti alla facciata. La sua storia è particolare: era la chiesa del palazzo del re goto Teodorico; quando Ravenna fu conquistata dai Bizantini 50 anni dopo fu ovviamente modificata. Ma a primo sguardo non noti le due epoche dei mosaici: questo dimostra quanto poco barbaro fosse Teodorico, che infatti crebbe alla corte imperiale di Costantinopoli e amava la cultura romana. Ciò nonostante, Giustiniano fece una damnatio memoriae perché non poteva lasciare una simile celebrazione; se guardi bene ne sono rimaste le tracce di 3 mani e braccia sulle colonne del Palatium; invece le tendine hanno occupato il posto delle persone. Anche al posto delle due processioni di santi e martiri della navata (uno diverso dall’altro) c’erano dignitari di corte di Teodorico: chissà come erano belli gli originali! Sono mosaici affascinanti da vedere, ma difficili da fotografare per la luce trasversale che filtra dalle grandi finestre; ancora meno le storie della vita di Gesù ancora più in alto.
Poi c’è l’altare barocco, il soffitto a cassettoni, ma anche affreschi medievali come una Madonna con Bambino e la cappella barocca con San Francesco sulla sinistra. Affascinante anche il chiostro.

2.4 Mostra Dante Un’epopea POP al Museo MAR

La mostra “Dante. Un’Epopea POP” è ospitata al Museo MAR di Ravenna
Pubblicità Olivetti con Dante nella mostra

Lì vicino, oltrepassando il Cosiddetto Palazzo di Teodorico e la chiesa di Santa Maria in Porto dalla stupenda facciata barocca, ecco il Museo MAR (Museo d’Arte di Ravenna) con opere che vanno dal XIV secolo a Vasari, da Guercino a Klimt fino a Bansky, oltre che una collezione di mosaici contemporanei. Non è pero nei nostri piani: noi siamo qui per la mostra “Dante. Un’Epopea POP” che dura dal 25 settembre fino al 9 gennaio 2022. Anche questa è organizzata per i 700 anni dalla morte del Sommo Poeta. Vuole riflettere sull’influenza di Dante sulla cultura italiana e mondiale: la sua figura è diventata iconica, sfruttata anche dalle pubblicità fin dagli anni ’50 (come dimostra Mike Bongiorno vestito da Dante, ma fu usato pure per promuovere l’Olivetti, l’olio di oliva…); però è anche nei francobolli del mondo. Insomma è entrato nell’immaginario popolare, così come alcuni suoi versi sono celeberrimi, quasi proverbiali. E dire che Boccaccio lo descrisse con barba crespa e nera!
Sempre per la mostra, al centro del chiostro dell’antica abbazia che ora ospita il museo trovi l’installazione Sacral di Edoardo Tresoldi in rete metallica; ispirata al Castello degli Spiriti Magni del IV canto dell’Inferno, è assenza e presenza al tempo stesso; esalta le architetture circostanti portando a guardare il cielo. Poi uscendo nei giardini sul retro abbiamo ammirato la Loggetta Lombardesca rinascimentale di Tullio Lombardo.

2.5 Koko Mosaico

Cosa fare a Ravenna? Visitare il laboratorio Koko Mosaico
Realizzazione di un’opera al Koko Mosaico

Il mio momento preferito di tutto il tour a Ravenna e dintorni è stata la visita al laboratorio Koko Mosaico di Arianna e Luca Barberini. Il laboratorio esiste da 17 anni portando avanti la tradizione del mosaico: stessi materiali e attrezzi, tecniche simili. Creano mosaici antichi e moderni, lavorando soprattutto su commissione. Pensa che hanno appena finito un grande pavimento che spediscono in India! Usano pietra, vetro (smalti colorati) e oro, in modo totalmente artigianale; puoi vedere la gamma cromatica in un angolo. È un piacere ammirarli all’opera mentre spezzano le pietre coi martelli per creare le piccole tessere oppure compongono i mosaici; ad esempio le due assistenti stavano riproducendo il mosaico delle due colombe di Galla Placidia col disegno da copiare di fronte.
Qui i turisti possono fare corsi (anche di mezza giornata) per provare l’arte del mosaico e creare la propria opera da portare a casa e mosaicisti da tutto il mondo vengono fare corsi di aggiornamento. Nel laboratorio si percepisce un’aria frizzante: tra materiali sparsi ovunque in un caotico ordine, attrezzi e pezzi di opere in giro, mosaici appesi… si respira creatività, si respira arte! Ti senti davvero in un posto speciale!

Luca Barberini

L'artista Luca Barberini crea opere di mosaico a Ravenna
Mosaico di Luca Barberini (da terminare)

Luca Barberini è l’artista della famiglia: usa il mosaico come mezzo artistico! Fa opere e le vende in tutto il mondo, ma non lavora su commissione. I suoi lavori sono eccezionali: ne vedi alcuni esposti all’ingresso, come il volto di uno dei Kiss o Mazinga; è pure sui libri di storia dell’arte contemporanea ed ha appena fatto una mostra in Giappone!
I soggetti preferiti sono le persone alla finestra, la folla o… le piante carnivore che mangiano gli uomini! È una critica all’uomo che maltratta la natura e lei si prende la rivincita.
Ma noti che il tema principale che gli sta a cuore è quello delle finestre, sia singole che multiple come un condominio; “via di Roma 136” è la pagina dedicata a questo progetto: ha creato 1950 finestre e deve arrivare a 2000! Ha sezioni di Roma, Venezia e Dallas e Parigi e sono istanti di vita casalinga, spesso assurda. La cosa bella è che per prendere ispirazione si trasferisce proprio in quelle città e cammina per la strada, osservando le finestre. Poi quando crea non ha un disegno preparatorio, lui improvvisa al momento: è proprio un artista! La sua ispirazione viene da tantissime cose… a me la folla ha ricordato Mordillo.
Quanto avrei voluto rimanere per fare un workshop di mosaico! Ma il tempo è tiranno: siamo dovuti andare via. Penso che mi sarebbe piaciuto tantissimo: adoro i puzzle e per colpo d’occhio e pazienza lo trovo molto simile.

2.6 Darsena

La Darsena è una zona di Ravenna con street art e archeologia industriale
Scorcio della Darsena

La Darsena è una zona di Ravenna con involucri di archeologia industriale e palazzine anni ’70; il comune sta investendo molto per recuperarla ed abbellirla, puntando forte sulla street art: tra queste vie trovi tantissime opere e in via Tommaso Gulli un complesso popolare definito “La Cittadella della Street art”. Se ami il genere, non puoi perdertela!  
Raggiungiamo facilmente la Darsena prendendo il sottopasso della stazione; esci proprio dove termina il canale: davanti un’ancora e qualche mosaico che rappresenta l’acqua, a sinistra è esposto Il Moro di Venezia, mitica barca dell’America’s Cup 1992. Prendendo il canale sulla destra percorriamo una splendida passeggiata in legno che lo costeggia, dove puoi leggere citazioni poetiche. Adesso è poco popolata e un po’ triste, ma verso sera diventa piena di giovani che popolano i locali alla moda sorti qui.

2.7 Pranzo all’Akamì bistrot

L'Akamì Bistrot è dove mangiare a Ravenna in zona Darsena
La zuppa imperiale dell’Akamì Bistrot

Ci rechiamo proprio in uno di questi, la Darsena Popup. È un locale post industriale stranissimo e pieno di contrasti: ti circondano container, ma su un pavimento di legno curato con sedie e tavoli coloratissimi; a destra pure una distesa di sabbia con al centro un grande volto di Dante, fatto di ferraglia!
Al primo piano trovi l’Akamì bistrot, un sorprendente ristorante raffinato dove abbiamo mangiato divinamente. Ci hanno portato un primo di zuppa imperiale con funghi portici e fonduta di formaggio, un secondo di pancia di maiale con purea di frutti di bosco di pineta e spinaci, poi cheesecake come dolce. Insomma: mi hanno viziato! Il primo era gustosissimo e la carne tenerissima.

2.8 Battistero Neoniano

Il Battistero Neoniano è una meraviglia di mosaico di Ravenna,
La volta del Battistero Neoniano

Poi andiamo a visitare un’altra meraviglia paleocristiana di Ravenna: il Battistero Neoniano, detto anche Battistero degli Ortodossi per distinguerlo dal Battistero degli Ariani realizzato da Teodorico (altrettanto eccezionale, ma che non abbiamo visto: se ti incuriosisce clicca qui). È il Battistero del Duomo di Ravenna costruito a sé stante. Infatti dopo l’edificazione della Cattedrale Ursiana (dal nome del vescovo Urso), attorno al 450 d.C. il vescovo Neone completò il battistero ottagonale con ricca decorazione della volta che ancora vediamo; invece la cattedrale antica – pericolante – fu distrutta nel Settecento per l’attuale duomo barocco-neoclassico (poco significativo).
Entra e lasciati sorprendere dalle tre fasce concentriche, che ti portano a guardare al Battesimo di Cristo al centro della volta; sotto la processione degli apostoli e finte architetture in basso. A differenza dell’altro battistero, qui i mosaici arrivano fino a terra, circondando la grande vasca battesimale con elementi vegetali, figure umane e marmi.

2.9 Cappella e Museo Arcivescovile

Cosa vedere a Ravenna e dintorni? La Cappella Arcivescovile
I mosaici della Cappella Arcivescovile

Pochi passi e hai un’altra bellezza: la Cappella Arcivescovile. Era l’oratorio privato dei vescovi nel Palazzo Arcivescovile; perciò sebbene fu costruita durante il dominio goto testimonia elementi anti-ariani: infatti la figura di Cristo è preponderante.
Il vestibolo ha un rivestimento in marmo e stupendi mosaici di uccelli nella volta; su un lato Cristo Guerriero che schiaccia il serpente, ovvero l’eresia: immagine rarissima per l’epoca! La Cappella invece è piccola e a forma di croce con al centro della volta il monogramma di Cristo retto da quattro grandi arcangeli; poi ci sono i simboli degli evangelisti e attorno medaglioni di Cristo e 12 santi e sante martiri. Anche qui domina l’oro.
Questa cappella fa parte del Museo Arcivescovile, dove furono raccolti i resti della Cattedrale Ursiana: nacque così nel 1734 il primo museo diocesano d’Italia. Su tutto spicca la Cattedra arcivescovile di Massimiano in avorio che lascia senza parole: i 26 pannelli rappresentano scene della vita di Cristo e di Giuseppe (anche se 9 sono andati persi). Un vero capolavoro del VI secolo!

2.10 Sant’Apollinare in Classe

Cosa fotografare a Ravenna? La basilica di Sant'Apollinare in Classe
Il mosaico absidale della basilica di Sant’Apollinare in Classe

Per concludere la giornata un pulmino ci porta fuori Ravenna a Classe, dove era di stanza la flotta dell’Impero Romano fin dai tempi di Augusto; accoglieva 250 navi da guerra che da qui controllavano la parte orientale dell’impero. Dal V secolo diventò uno scalo commerciale con ingenti flussi di merci. A fianco sorse isolata la Basilica di Sant’Apollinare in Classe. È coeva a San Vitale e Santa Sofia di Costantinopoli, ma questa ha forma basilicale; fece da modello per moltissime altre chiese successive.
L’esterno in mattoni, come al solito, non impressiona; bello il campanile del IX secolo e la statua di Cesare Augusto, mentre nel prato di fronte trovi bufale scolpite di Davide Rivalta.
Dentro invece rimani mozzafiato per le dimensioni, incarnate dalle enormi colonne di marmo. Nell’abside il meraviglioso mosaico della Trasfigurazione del Monte Tabor, con Cristo rappresentato piccolo nella croce tra Mosè e Elia; nel fantastico sfondo naturale vedi 12 pecore (per rappresentare gli apostoli) e al centro Sant’Apollinare. Guarda bene: il mantello del Santo è coperto di api! Da lontano invece per la forma e l’azzurro attorno alla croce, sembra un enorme occhio.
Il pavimento è recente: poche le tracce di mosaici, perché i marmi pavimentali furono usati per il Tempio Malatestiano di Rimini. Vedi però molti sarcofagi d’età tardo-antica, così come il tempietto di San Romualdo al centro.

2.11 Cena al Mercato Coperto

Cena a Ravenna? Vai al Mercato Coperto di Ravenna
Il ristorante del Mercato Coperto di Ravenna

Torniamo in città per la cena al Mercato Coperto di Ravenna. Il vecchio mercato del pesce ora è uno splendido mercato delle botteghe. Il Molino Spadoni l’ha ristrutturato e aperto nel 2019, mantenendo l’esterno e creando uno spazio aperto interno, con rimandi all’antico, ma arredamento moderno e di design.
Mi ha ricordato El Nacional di Barcellona: un ex garage trasformato in tanti ristoranti meravigliosi e con varie tipologie di cucina. Qui invece ha sempre avuto attinenza col cibo e non ha solo ristoranti: c’è una Coop, bar per bere un drink e negozi, comprese le sfogline preparano la pasta ogni giorno. Per realizzarlo i proprietari hanno impiegato materiali di riutilizzo, cercandoli per l’Europa per tre anni; ci sono pezzi unici di antiquariato/modernariato, come fantastici banconi art decò, un vecchio carretto dei gelati, statue, alcune luci formate da grilli che cantano, quadri di pop art dei Beatles, un Dante in cima alle scale mobili in vetro (così vedi gli ingranaggi: bellissimo). La parte superiore ha un super bar anni ’20 con salottini retrò dal fascino eccezionale!

La cena

Bar art decò nel Mercato Coperto di Ravenna
Il bar in stile art decò del Mercato Coperto

Abbiamo cenato in un angolo del mercato, dove i lampadari erano formati da cassette di legno; strano ma bello. Ci hanno portato focacce e una specie di cannellone; tutto molto buono, anche perché i prodotti sono genuini. Infatti i proprietari hanno un’industria che produce farine e vogliono proteggere le eccellenze del territorio: ad esempio gli amari sono prodotti da loro (e puoi acquistarli), oppure i salumi provengono dalla mora romagnola, maiale tipico del luogo che hanno salvato dall’estinzione.
È un bel progetto e un posto davvero fantastico, che stanno cercando di lanciare con grande entusiasmo, visto che è aperto da poco. Sicuramente si affermerà perché merita ed è affascinante, sia per mangiare che da visitare. Sarà uno dei posti dove mangiare a Ravenna in futuro.

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3. Terzo giorno: Cervia

Cosa vedere nei dintorni di Ravenna? Cervia, la città del sale
Il Palazzo Comunale in centro a Cervia

Il terzo giorno ci avventuriamo finalmente a scoprire cosa vedere nei dintorni di Ravenna. Oggi andiamo a vedere Cervia, la città del sale a sud del capoluogo. Se l’altra volta avevo visitato solo la salina al tramonto, stavolta entriamo nel centro abitato, posto vicino al Mare Adriatico. Cervia ha due facce: infatti qui convivono salinari e pescatori ed ha avuto una storia molto particolare.

3.1 Storia di Cervia

A Cervia l’estrazione del sale avviene dai tempi degli Etruschi
La salina di Cervia, simbolo del luogo

L’estrazione del sale avviene dai tempi degli Etruschi, poi continuata dai Romani. Però l’abitato non si trovava qui, bensì al centro delle saline. La produzione del sale dava enorme ricchezza (il sale serviva anche per conservare i cibi), per cui nel Medioevo tutte le potenze vicine cercarono di sottometterla; nel 1509 passò allo Stato della Chiesa. I pirati ottomani, le acque salmastre e la malaria peggiorarono le condizioni di vita dei salinari, così papa Innocenzo XII nel 1697 stabilì lo spostamento della città nella posizione attuale. Mattone dopo mattone, Cervia Vecchia fu spogliata e abbandonata.
Nacque la nuova Cervia, una città fabbrica funzionale alla produzione del sale; il perimetro della città era un quadrilatero, con case con tetti uniti: erano le case dei salinari, che fungevano anche da mura. Al centro stavano i clerici e i piccoli proprietari, poi la chiesa e il palazzo dei vescovi col municipio accanto. Era come una fortezza: aveva due porte di accesso con ponti levatoi che venivano chiuse ogni sera. Di proprietà papale, ma era una fabbrica vera e propria: quindi si pagava il salario per la prestazione lavorativa; qui per la prima volta invece del sale si è pagato in scudi!
Nel 1959 l’estrazione divenne industriale, ma nel 1979 gran parte della Salina di Cervia è diventata Riserva Naturale. Continua però la produzione in 3 vasche e la Salina Camillone ha sempre proseguito con l’estrazione artigianale.

3.2 Cosa vedere a Cervia

Il canale di Cervia regala stupendi riflessi nell'acqua
I riflessi nel canale di Cervia

Come detto, Cervia è una cittadina recente. Le mura ora non esistono più, per cui passi da edifici moderni alla parte storica senza accorgertene, costeggiando il canale di Cervia. Subito mi colpisce la pace che si respira: barche e barchette sono attraccate e cormorani neri prendono il sole accanto; super affascinanti i riflessi nell’acqua!

La Torre San Michele

Cosa vedere a Cervia? La possente Torre San Michele
La Torre San Michele dal basso

I monumenti più antichi sono 2, costruiti appena prima dello spostamento di Cervia per proteggersi dagli attacchi dei pirati saraceni. Subito spicca la Torre San Michele, possente torre difensiva accanto al canale, dove all’epoca arrivava la spiaggia. Per l’epoca era altissima! Serviva per ospitare i soldati e da faro; infatti in cima c’era un braciere (e quindi era senza tetto). Torre massiccia e squadrata, dedicata a San Michele Arcangelo, rappresentato nel bassorilievo sull’entrata mentre infilza il diavolo; inutile dire che simboleggia i pirati! All’epoca c’erano tre bombarde per colpirli dalla torre.
Oggi di proprietà comunale, ha ospitato la biblioteca, mentre ora c’è l’Ufficio d’informazioni turistiche.  Ci hanno dato eccezionalmente la possibilità di salire sulla sala panoramica per ammirare Cervia dall’alto. Sicuramente è un punto di vista migliore, ma non è eccezionale: fatichi a distinguere gli edifici tra gli alberi; bello però lo scorcio sul canale verso il mare.

Il Magazzino del Sale

Il Museo del Sale di Cervia ha sculture di sale
Una scultura di sale del Museo del Sale

Il secondo edificio storico è il Magazzino del Sale, dove veniva custodito il sale prima di venderlo. Perciò è accanto alla torre; non per niente lo chiamavano “oro bianco”! Fu realizzato nel 1691 ed è un unico spazio lungo 80 metri, edificato come una cattedrale romanica. Il sale veniva portato attraverso il canale, oppure nel Magazzino Darsena di fronte (costruito poco dopo); pensa a quanto sale producevano i salinari!
Adesso il magazzino ospita il Museo del Sale (MUSA), che mantiene viva la storia di Cervia. È un museo etnografico, con l’uomo e i suoi saperi posti al centro. Trovi mosaici e ceramiche di Cervia Vecchia e si parla anche dei pescatori; sono esposte alcune vele tradizionali: colori e simboli consentivano ad ogni famiglia di riconoscere la propria barca.
Bellissime le sculture di sale e vedere le pareti che trasudano ancora di sale! Infatti veniva accatastato libero.

Il centro di Cervia

Il centro storico di Cervia è pittoresco: da vedere in Romagna
Pittoresco scorcio di Piazza Pisacane

Addentrandoci nelle strade, raggiungiamo viale Roma; oltrepassato un arco siamo in Piazza Carlo Pisacane nel centro storico di Cervia. Di colpo tutto è pittoresco! All’ombra dei pioppi c’è una piazza splendida circondata da case colorate ed edifici recuperati come l’Antica Pescheria, ora un ristorante bellissimo. Angoli verdi curatissimi, perfetti per mangiare o fare aperitivo.
Con del tempo in più magari avrebbero regalato gran foto, ma ci siamo spostati verso la grande Piazza Giuseppe Garibaldi, dove il Palazzo Comunale fronteggia la Concattedrale di Santa Maria Assunta. Sembra di stare in un borgo padano; anche qui angoli molto interessanti, con tavolini all’aperto e porticati; tanta tranquillità, nonostante siamo molto vicini alla costa. La chiesa – costruita in soli 3 anni – ha la facciata incompiuta ed è in stile barocco, ma non colpisce. Colpiscono di più i negozi che vendono delizie enogastronomiche locali e da cui esce un profumo invitante!

Il Faro

Faro di Cervia, costruito nel 1875 è da vedere a Cervia
Il Faro di Cervia

Infatti è ora di pranzo. Perciò ci spostiamo verso il mare costeggiando il canale e passando davanti a tanti locali e ristoranti. Però mi hanno deluso: tutto troppo turistico, hotel e barche che si riflettono nell’acqua compresi. Di colpo la sensazione pittoresca è un lontano ricordo, anche se qualche angolo bello c’è, tipo Piazzale Aliprandi. È vero che questa è la zona dei pescatori (e la toponomastica lo dimostra). Difatti trovi il Faro di Cervia, costruito nel 1875 per segnalare l’ingresso del canale; guarda come si è allontanata la costa in 135 anni! Pure la Torre San Michele è lontanissima. Alto “solo” 14 metri, ormai è poco utile, anche per le moderne tecnologie delle barche; è praticamente un monumento turistico dove scattarsi foto ricordo. L’abbiamo fatto anche noi! Ma non è visitabile.

3.3 Pranzo all’Osteria la Ciurma

Il fritto misto dell'Osteria La Ciurma a Cervia
Il fritto misto dell’Osteria La Ciurma

Proprio dietro al faro, ci fermiamo a mangiare all’Osteria la Ciurma. Ovviamente menù di pesce: primo con risotto ai frutti di mare, poi fritto misto di secondo. Devo dire che li ho divorati! Non è forse il massimo della qualità, ma sono piatti abbondanti e se hai fame perché giri tanto a piedi sono l’ideale. Ero pienissimo e felice!

3.4 Milano Marittima

Milano Marittima è la frazione di Cervia affermata per il turismo balneare
Barche attraccate a Milano Marittima

La frazione più importante di Cervia è la famosa Milano Marittima, a nord della cittadina. Si chiama così perché una società milanese capeggiata dal pittore Giuseppe Palanti investì sui vasti territori incolti e poco salubri. Così dal 1912 venne creata Milano Marittima sui principi urbanistici della città giardino (come Varese): le residenze turistiche dovevano integrarsi perfettamente con la natura, in particolare la pineta. Se guardi la zona dall’alto con Google Maps è incredibile: una distesa verde con strada parallele.
Già negli anni ’20 era una affermata località turistica per classi medio-alte: sorsero villette liberty, seconde case con tutti i servizi… mentre a Cervia avevano un bagno ogni 5-6 case! Proprio in quel periodo arrivarono i pescatori… da Chioggia. Quindi convivevano i ricchi di Milano, pescatori veneti e i salinari locali: tre società nello stesso posto, ma disgiunte!
Tuttora è una celebre destinazione turistica per divertirsi nella Riviera Romagnola.

3.5 La Salina di Cervia

Le Saline di Cervia sono da vedere a Ravenna e dintorni
Distesa d’acqua rossa della Salina di Cervia

Dopo aver visto dove vivevano i lavoratori del sale e dove veniva stipato, non ci resta che andare a visitare la Salina di Cervia, posta a 1,5 km dalla costa verso l’interno. Dalla Torre San Michele – se li conosci – puoi scorgere gli edifici industriali della salina: io ovviamente non ho visto nulla.
In pulmino raggiungiamo il Centro visite della Riserva Naturale della Salina di Cervia, dove ero già stato a giugno. Come appreso l’altra volta, si può visitare solo in compagnia di una guida ambientale del parco. Quindi saliamo sulla barca, ma stavolta andiamo verso “destra”. Incredibilmente passiamo sotto a un ponte bassissimo: perciò ci hanno dato un casco, devi abbassarti sulla barca per passare! Non avevo mai messo un casco per andare in barca! Poi navighiamo per un po’ sul canale circondariale della Salina e sbarchiamo.

Le esperienze da fare nella Salina

Visitare la salina di Cervia è una cosa da fare in Romagna
Cumulo di sale nella Salina di Cervia

La distesa tranquillissima della Salina è davanti a me, ma con meno uccelli dell’altra volta. Passeggiando sul bordo delle vasche ammiro le impronte lasciate dai gabbiani. Le acque ferme hanno un’incredibile sfumatura rosa/rossa. Riempendo una bottiglia, la guida ci mostra che l’acqua è piena di molluschi rossi: è Artemia salina, ciò che mangiano i fenicotteri; non riuscendo a digerire i carotenoidi, prendono il caratteristico piumaggio rosa. Poi ci ha fatto immergere la mano nel canale: afferrando il fondo ti ritrovi in mano tantissimo sale! Infatti la salinità qui è molto concentrata, molto di più del mare.
L’ultima esperienza pratica della guida riguarda il limo, la sostanza data dalla disfacimento delle piante: è impermeabile perciò consente la creazione della salina; qui l’acqua non può defluire, al contrario della spiaggia. Perciò sono nate qui le saline, a 1,5 km dal mare. Data la salinità, la vegetazione è comunque pochissima; su tutto spicca la salicornia.
Poi improvvisamente ecco volare uno stormo di fenicotteri: che spettacolo! Volano tutti vicini, sembra una parata delle Frecce Tricolori! Planando cambiano colore: infatti vedi il nero, il rosa o il bianco a seconda se spiccano le ali, i fianchi o ventre. Essendo grossi li vedi da lontano, ma fotografarli col mio Iphone è dura!

Il centro di raccolta del sale

Punto di raccolta del sale alla Salina di Cervia
Il centro di raccolta del sale

La nostra passeggiata raggiunge il centro di raccolta del sale: vedo montagne di sale bianchissimo, raccolto da poco, accanto a quello ingrigito del 2018. Infatti qui non lo raccolgono per la produzione, ma solo quando finisce. Viene raccolto solo in tre enormi vasche ravvicinate, grazie a un grande macchinario orizzontale che copre tutta l’altezza della vasca e scarica il sale in piccoli vagoni gialli che scorrono su una ferrovia a fianco; questa li porta al punto di raccolta, dove vedi il “giraffone” giallo che crea i cumuli nel piazzale. Ho fatto tantissime foto a queste montagne di sale riflesse nelle acque e alle sfumature della vasca, che da rosa diventa azzurra in lontananza, come il cielo. Bellissimi colori nonostante il sole e non me l’aspettavo, ma l’altra volta coi colori del tramonto e il canto degli uccelli era stato un momento magico!

3.6 La Casa delle Aie

La Casa delle Aie di Cervia è un famoso ristorante di cucina romagnola
La Casa delle Aie

Ultima tappa giornaliera è la Casa delle Aie, edificio storico del 1790 realizzato da Camillo Morigia nella Pineta di Cervia. Era la casa dei pignaroli, che salivano sugli alberi per fare cadere le pigne, mentre moglie e figli li raccoglievano; le aie erano tre ampi spazi pavimentati attorno, fondamentali per l’apertura dei pinoli col sole. I pinoli erano frutti utilissimi sia per scopi alimentari che farmaceutici. Durante la 1ª guerra mondiale la pineta fu disboscata per esigenze belliche e quindi la casa venne abbandonata. Fu recuperata negli anni ’60 da alcuni volontari per attività sociali e ora è anche uno dei ristoranti più rinomati, paladino della gastronomia romagnola.
Abbiamo fatto una visita guidata, come è possibile d’estate, tra l’orto botanico dei frutti dimenticati, il teatrino cuore delle loro iniziative culturali e le sale dove abbondano oggetti dei pignaroli e della cultura contadina di un tempo.

Cena alla Casa delle Aie

Dove mangiare nei dintorni di Ravenna? Alla Casa delle Aie di Cervia
L’eccezionale pasta al ragù della Casa delle Aie

L’atmosfera dentro la Casa delle Aie è quella di un’osteria: clima accogliente e familiare. Mi sorprende vedere che i tavoli hanno tovaglie stampate a ruggine come quelle della Stamperia Marchi di Santarcangelo!
In pochissimo tempo i tavoli si riempiono tutti… e sono tanti! Questo alza ancora di più le aspettative: infatti ci hanno detto che si mangia benissimo! La nostra cena alla Casa delle Aie si fa attendere, ma poi arriva uno strepitoso ragù servito sui tortelli, tagliatelle e strozzapreti (e in porzioni abbondanti!); non so quale vassoio scegliere, ma alla fine li provo tutti. Gli strozzapreti sono i migliori: faccio il bis! Così poi quando arriva il tagliere di formaggi e salumi sono pieno. Ma non importa: quel ragù era eccezionale: il più buono provato in vita mia. Sarà difficile da dimenticare!

cosa vedere vicino ravenna

4. Quarto giorno: Comacchio

Itinerario a Ravenna e dintorni? Comacchio è da vedere
Fantastico scorcio di Comacchio

Cosa vedere a Ravenna e dintorni l’ultimo giorno? Prendiamo la Via Romea verso nord per raggiungere Comacchio, meraviglia dell’Emilia Romagna. Era una strada romana che portava a Venezia, poi divenuta via di pellegrinaggio nel Medioevo. Nonostante sia molto trafficata, la strada statale attraversa la natura come la pineta di San Vitale e le piallasse, zone paludose miste di acqua lagunare e marina; il nome veneziano significa che il mare “prende e lascia”, perché solo con la bassa marea l’acqua riesce a defluire.
Sono tutte zone protette dove è possibile fare escursioni; inutile dirlo, ma è il paradiso dei birdwatcher: puoi ammirare facilmente fenicotteri e cigni neri (e molti altri uccelli). Il territorio è attraversato da tanti canali, dove attirano l’attenzione i padelloni (o bilancioni), casette in legno con  grande rete per pescare; simili ai trabocchi, sono tipici di tutta la zona: hanno una cucina per cuocere immediatamente il pescato!

4.1 Cosa vedere a Comacchio

Case colorate di Comacchio riflesse nel canale
Case di Comacchio riflesse nel canale

Comacchio ha forma di pesce, o meglio passera di mare come dicono qui. Pare che il primo insediamento sia nato su 13 isolotti in mezzo alle valli, ovvero le lagune salate. Le grandi bonifiche novecentesche hanno collegato i 23.000 abitanti alla terra ferma, ma è rimasto il fascino autentico dei famosi canali collegati alle Valli di Comacchio.
Proprio questo è la prima cosa che ti colpisce: è bellissima! Nel caratteristico quartiere di San Pietro le case basse si specchiano nel canale, affacciate una a fianco all’altra. Sono colorate per riconoscerle anche nella nebbia; perciò somiglia a Burano, anche per le tende bicolori pittoresche che spesso hanno. Le porte ad arco invece portano a cortili interni.
La mattina di settembre senza turisti che girano regala un’atmosfera incantata e placida! Non c’era praticamente nessuno! Guardando lontano invece spuntano i campanili barocchi molto appuntiti e in mattoni: questi mi hanno ricordato Alberobello.

Il Ponte Trepponti

Il Ponte Trepponti è il simbolo di Comacchio
Il ponte Trepponti

Dopo un’ora aumentano gli abitanti e turisti, ma il fascino rimane; presto si diffonde il profumo di brace.
Noto una differenza con Burano: qui ponti e edifici principali sono in mattoni a vista; a Burano (e a Venezia) in pietra. Il mattone è un elemento tipico della Romagna: anche alcune case li mostrano. Però teoricamente siamo già in Emilia: siamo in provincia di Ferrara! Ovviamente Comacchio ha caratteristiche molto romagnole, data la vicinanza del mare.
Il ponte più famoso e simbolo di Comacchio è il Ponte Trepponti, così chiamato perché ha tre appoggi verso il paese. In mattoni, ha due strutture simili a torrette che lo rendono unico e appese targhe con citazioni di Ariosto e Tasso che parlano di Comacchio. Inutile dire che è un punto super instagrammabile, anche se di mattina era controluce; forse per questo non l’ho apprezzato molto; poi è in un punto periferico: me lo aspettavo al centro. Però da qui vedo ancora meglio le case colorate che costeggiano i canali, tutte basse: anche le imposte sono colorate! Poi davanti ecco l’antica Pescheria.

Museo Delta Antico

Cosa visitare a Comacchio? Il Museo Delta Antico
Anfore romane nel Museo Delta Antico

Cosa visitare a Comacchio? Il Museo Delta Antico. Si trova in un grande edificio con colonne in mattoni molto palladiane; pare una chiesa invece era il vecchio ospedale di Comacchio di fine ‘700! Che palazzo magnifico: si vede che è stato ristrutturato da poco. Tanti addetti solerti vigilano le sale e le regole anti-covid.
Il museo è ben fatto e fa un excursus sui popoli che si sono avvicendati qui nell’antichità. Al piano terra c’è la sezione romana, coi reperti della nave del I secolo ritrovata nel 1981; aveva un carico eccezionale riguardante la vita quotidiana, come tantissime barre di piombo spagnolo, pellami, sandali, ceramiche ma anche 6 tempietti di piombo per il culto. Salito il superbo scalone, c’è la parte relativa alla città etrusca di Spina, che era in zona e per tre secoli ha prosperato commerciando con Atene; perciò ammiri tantissimi prodotti greci, come i famosi vasi con riferimenti omerici, oggetti della vita domestica e corredi funerari: mostrano pure un cane sepolto accanto al padrone (come tipico del periodo). Tutto ben tenuto, con pannelli esplicativi ovunque (ma senza eccedere).
L’allontanamento del fronte marino e un attacco dei Celti (hanno trovato molti proiettili incendiari in argilla!) portarono Spina al declino: sparì nel nulla. Così nacque Comacchio, sua erede.

Il resto da vedere a Comacchio

Ravenna e dintorni, cosa visitare? Comacchio e i suoi canali
Scorcio con la Torre dell’Orologio

A fianco del museo c’è una piccola chiesa: graziosa, ma di poco valore artistico.
Noi continuiamo a camminare risalendo il canale tra case colorate e locali pittoreschi, con tavoli di ristoranti sospesi sul canale o su barche attraccate. Poi un meraviglioso negozio di prodotti tipici, come quelli dei film di una volta; vendono acciughe e anguille ovunque, in splendide confezioni retrò.
Dove termina il canale trovi l’alta Torre dell’Orologio e la Loggia dei Mercanti del Grano, dove venivano conservate le granaglie di tutti; essendo una zona umida era un bene preziosissimo! A fianco il Bar Ragno con sorprendente facciata liberty. Diverse bici passano e girano, anche lungo le sponde dei canali.
Girando a sinistra velocemente raggiungiamo la grande Cattedrale di San Cassiano; altre chiese sono nei dintorni, ma noi proseguiamo lungo Corso Mazzini passando nel Loggiato dei Cappuccini: 142 splendide arcate lunghe 400 metri! Belle foto assicurate.

4.2 Le Valli di Comacchio

Padelloni o bilancioni, piattaforme da pescatipici di Comacchio
I padelloni o bilancioni

Un’esperienza da fare visitando Ravenna e dintorni è l’escursione nelle Valli di Comacchio. Puoi farla in bicicletta o in traghetto; noi scegliamo… entrambi i modi!
Noleggiamo una bici sotto al loggiato e raggiungiamo l’approdo di Po Delta Tourism: il traghetto attraversa Valle Fattibello, la più vicina a Comacchio e così chiamata perché i pescatori dopo 3 mesi ininterrotti di lavoro passavano a “farsi belli” prima di tornare in paese. Qui sono posizionati tanti padelloni e trappole per catturare l’anguilla; ma ora è presto! A settembre vediamo i cormorani al sole e pescatori che “seminano” minuscole vongole; tra qualche mese le raccoglieranno: praticamente si coltivano!
Dal ‘600 tutta la vita è imperniata sulla pesca: Comacchio era un’isola. Solo nel 1870 è stata creata una strada per raggiungerla. Puoi osservarlo bene dalla barca. Tuttora 5000 persone lavorano nella pesca: soprattutto vongole e molluschi, visto che l’anguilla è poca e in via d’estinzione.

Perché si chiama valle e non laguna?

Le Valli di Comacchio sono distese di acqua salata divise dal mare
Paesaggio delle Valli di Comacchio

Perché si chiamano valli di Comacchio e non laguna? Alla fine sono distese d’acqua vicine al mare: sembrano uguali. Invece c’è una grande differenza: la valle è un ambiente terrestre che sprofonda per subsidenza e si riempie di acqua di mare (diventando un ambiente marino); la laguna ha invece uno scambio continuo di acqua col mare. Insomma la valle è separata dal mare: a Comacchio non ci potrà mai essere l’acqua alta di Venezia !
La profondità media annua delle Valli di Comacchio è di 70cm: bassissima! Il nostro percorso iniziale però, più vicino al mare, dipende dalla marea che filtra attraverso i piccoli canali.
Pensa che le valli di Comacchio erano molto più grandi! Le bonifiche del ‘900 le hanno ridotte di più del 50% ed ora verso nord ed ovest Comacchio è circondata dalla terra.

Pranzo a Il Bettolino di Foce

Visitando le Valli di Comacchio mangia al Ristorante Bettolino di Foce
Il primo di pesce del Bettolino di Foce

Scendiamo alla Stazione Foce, appena dopo un affascinante edificio industriale abbandonato; una gabbianella è appollaiata su un pilone di legno. Non facciamo in tempo a salire in bicicletta che dopo 50 metri… ci fermiamo! Siamo arrivati a destinazione per il pranzo presso Il Ristorante Bettolino di Foce. Il pittoresco edificio rosa è su una lingua di terra circondata dalle acque con alberi attorno; sembra quasi un posto incantato!
Anche qui ovviamente menù di pesce a partire dall’antipasto, pasta con vongole e gamberetti e poi frittura di pesce. Tutto buonissimo, volevo il bis! Poi durante il pranzo c’era un clima cordiale e allegro: non mi sarei più voluto alzare!

Giro in bicicletta per le Valli di Comacchio

La Torre Rossa è visitabile in un tour in bici nella Valli di Comacchio
Il giro in bicicletta per le valli di Comacchio

Anche il pranzo è compreso nel tour “Bike & Boat nelle Valli e nella Salina di Comacchio”. Ora dobbiamo raggiungere la salina! Un ponte ci collega alla ciclabile FE425 che passa sull’argine: hai distese d’acqua a sinistra e a destra, ma il percorso è facile. Ad un certo punto ci fermiamo e superiamo un ponte in legno; girando a sinistra ecco sul fondo la Torre Rossa; era un fortilizio della famiglia d’Este, ora torre di avvistamento. Restaurata (in parte) nel 2014, è una delle tappe fondamentali del tour grazie alla terrazza panoramica. Beh, non è molto più alta del terreno, ma si possono vedere i tanti uccelli che stazionano nei 30-40cm di acqua delle vasche della salina. Metà dell’avifauna europea nidifica qui!
Rispetto a Cervia, l’aspetto della salina è molto più abbandonato: cresce tanta erba e noti edifici e muri diroccati; ma questo conferisce fascino!

La Salina di Comacchio

Vista dalla Torre Rossa sulla Salina di Comacchio
Vista dalla Torre Rossa sulla Salina di Comacchio

Vedi però il sentiero per visitare la salina. Accompagnati da una guida, lo percorriamo tra i fiori gialli di settembre fino alla piccola salina didattica dove dal 2016 producono sale con metodo tradizionale: 90 quintali l’anno scorso! Viene raccolto a luglio-agosto: ora è già insacchettato. Sono solo 4 degli originari 550 ettari della salina chiusa nel 1984.
La salina come la vediamo oggi è opera di Napoleone, che nel 1808 introdusse il metodo francese: raccolta multipla settimana dopo settimana. Inizialmente l’estrazione era fatta a mano e servivano 700 operai;  automatizzandola gli operai sono diventati 30; le dimensioni delle due vecchie mense mostrano la differenza! Le vediamo raggiungendo l’ex centrale idroelettrica abbandonata; anche qui fascino super! Dentro ha una mostra di foto degli uccelli scattate qui.
La gestione dell’acqua è sempre ben regolata attraverso chiuse e canali, adesso soprattutto per salvaguardare gli uccelli: fanno uscire quella in eccesso quando piove, facendone entrare in caso di bisogno. Difatti fa parte del Parco Regionale del Delta del Po e dal 2015 è una zona MAB dell’Unesco, come tutte le Valli di Comacchio.
La Salina di Comacchio si può godere in molti modi: ad esempio c’è un treno elettrico che la percorre o si organizzano concerti al tramonto. Insomma, è un posto speciale!

Giudizio sul tour

Ammiri tanti uccelli visitando le Valli di Comacchio
Airone cinerino nelle Valli di Comacchio

Visitare questi posti ti riconcilia con la natura: è fantastico! Il paesaggio è piatto e poco panoramico, ma sei immerso nella tranquillità. Ovviamente la flora non è rigogliosa: poche piante sopportano la salinità; tra queste la salicornia: se la assaggi è davvero molto salata! Però puoi ammirare tantissimi uccelli: garzette, aironi… e molti altri.
Poi tantissimi fenicotteri: con la loro forma sono inconfondibili! Ma serve una fotocamera con zoom per fare gran foto. Pensa che i fenicotteri sono arrivati solo nel 2000, quando hanno tolto i dissuasori di un aeroporto che li infastidivano. Hanno nidificato le prime 60 coppie… ed ora sono migliaia!
Il giro in bicicletta è facile, alla portata di tutti. Ritornati al ristorante, abbiamo costeggiato la Valle Fattibello lungo l’argine. In alcuni punti il fondo è sconnesso, ma regna la tranquillità: vedi gente che va in bici o cammina; soprattutto trovi tantissimi bilancioni, le piattaforme per pescare, uno dopo l’altro: alcuni bellissimi, altri con ragazzi che fanno festa… altri ancora decrepiti e distrutti.
Il percorso è abbastanza lungo, per cui la formula barca più bicicletta è il modo ideale per scoprire le saline di Comacchio. L’unica cosa brutta è il panorama verso la costa e Comacchio con tante (troppe) industrie.

4.3 La Manifattura dei Marinati

Sala dei Fuochi nella Manifattura dei Marinati a Comacchio
La Sala dei Fuochi

Comacchio è famosa per l’anguilla, da pescare e mangiare: ricordo anche una puntata di Masterchef girata qui! Nel paese noti molti ristoranti che la propongono. Il tempio dell’anguilla è la Manifattura dei Marinati, dove tra 1935-1992 si lavorava il pesce; anguilla, ma anche acciughe e altri pesci pescati nelle valli. La carenza di pescato l’ha fatta chiudere negli anni ‘90 ed è stata riaperta come museo nel 2004: infatti rappresenta la tradizione delle valli di Comacchio.
La popolazione lavorava in quantità in queste sale ampie; l’acqua entrava nell’edificio portando barche cariche di pesce direttamente dai canali; ora una superficie translucida lo ricorda. Ma come veniva lavorata l’anguilla? Tolta la testa, si infilava sugli spiedi per la cottura nei 12 camini affiancati della Sala dei Fuochi. Dopo 30-40 minuti di cottura, i tranci venivano messi in confezioni con acqua, sale e aceto; una foglia di alloro e poi era chiusa!

La degustazione dell’anguilla

Degustazione dell'anguilla alla Manifattura dei Marinati di Comacchio
Felice per la degustazione dell’anguilla

Però la produzione non è terminata: infatti ripristinata la Sala dei Fuochi si è deciso di riprendere l’attività in metà sala, separata dal resto; guarda i camini che sono più anneriti! È un laboratorio del Presidio Slow Food, che lavora l’anguilla marinata secondo il metodo tradizionale.
Dopo tante parole, anche noi siamo curiosi di assaggiarla! Fortunatamente è pronta una degustazione dell’anguilla: ma che buona e gustosa! Gli altri pesci marinati invece sanno troppo di aceto.
Era un piccolo trancio a testa, perché le scorte rimaste sono limitate: infatti tra poco riparte la stagione di pesca (tra novembre e gennaio), quando le anguille lasciano le valli di Comacchio per andare a riprodursi… nel mare dei Sargassi vicino alle Antille! Incredibile…
Il biglietto di ingresso alla Manifattura dei Marinati è compreso nel tour con Po Delta Tourism.

cosa vedere nei dintorni di ravenna

5. Conclusioni

Il nuovo Museo Dante è da visitare a Ravenna
Il percorso del Museo Dante a Ravenna

Lasciamo Comacchio con un fantastico tramonto sulle valli: mi sarei fermato per fotografarlo, era uno spettacolo! Ma va bene così: Comacchio mi è piaciuta tantissimissimo: super pittoresca e autentica! Poi tutta l’esperienza è stata completa e fantastica: ritmi lenti per godersi il momento e la natura.
Peraltro abbiamo visitato due saline con due approcci totalmente diversi. Anche Cervia è stata una scoperta: il centro storico è interessante e qui puoi scoprire la storia del sale. Ci sarebbe voluta anche una piccola tappa in spiaggia per completare quella giornata!
A Ravenna invece non ho avuto l’effetto “wow”… ma solo perché l’avevo già visitata. Però la seconda volta a Ravenna ho apprezzato ancora di più queste meraviglie, mi sono reso conto di quanto siano eccezionali! Uscendo da San Vitale ho dato uno sguardo intenso, per cercare di ricordarmi quel momento per sempre (e ho sospirato!). Sono luoghi che non si possono descrivere: devi visitarli per apprezzarli.
Poi solo in Romagna ha la calda accoglienza che ti fa sentire benvenuto: ti senti coccolato! Unito all’ottima cucina (e a tutto il resto), capisci perché consiglio assolutamente la visita a Ravenna e dintorni.

ravenna e dintorni cosa visitare

6. Dove dormire a Ravenna

Dove dormire a Ravenna? Al B&B Ai Giardini di San Vitale
L’ingresso del B&B

Nel mio tour a Ravenna e dintorni ho alloggiato nel B&B Ai Giardini di San Vitale in via Don Giovanni Minzoni 63, vicino alla Porta Adriana e quindi vicino al centro cittadino. Questo consente di avere tranquillità e anche il posto auto gratis nelle vie limitrofe. Il personale è super gentile e premuroso e la dimora è storica, dell’800; poi è fantastico svegliarsi con davanti un grande giardino verde con San Vitale sullo sfondo! Una mattina abbiamo anche fatto colazione all’aperto: nel piccolo terrazzo con le agavi attorno nei vasi.
Insomma, un posto ideale per alloggiare a Ravenna.

itinerario ravenna e dintorni

Che dici? Un tour a per vedere Ravenna, Comacchio, Cervia e dintorni è un’ottima idea per un viaggio, vero?
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Il tour è stato organizzato da Viral Passport in collaborazione con Ravenna Tourism, Visit Comacchio e Visit Cervia.

 

 

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