Il mare blu e la terra brulla che si specchia, per centinaia di chilometri di costa. Sono di ritorno in Calabria dopo tantissimi anni, contento perché scopro un angolo d’Italia dove non ero mai stato. In questa regione molto periferica non passi per caso. Devo visitare la città più a sud della penisola italiana, isole escluse: capita che la gente passi di qui per imbarcarsi sul traghetto per la Sicilia. Sto parlando di Reggio Calabria, città millenaria dal passato glorioso vessato dalle calamità e da un presente difficoltoso. Ma i reggini non si scoraggiano ed amano profondamente la loro terra, così come coltivano con delicatezza frutti come il bergamotto che ha reso famosa la città nel mondo; è il loro oro verde/giallo.
Ti racconto cosa vedere a Reggio Calabria e dintorni in 3 giorni tra borghi bellissimi, eredità della Magna Grecia come i Bronzi di Riace e delizie culinarie.
- Informazioni per visitare Reggio Calabria e dintorni
- Primo giorno nei dintorni di Reggio Calabria
- Cosa vedere a Reggio Calabria
- 3° giorno a Reggio Calabria e dintorni
- Conclusioni
Cosa vedere a Reggio Calabria e dintorni
1. Informazioni per visitare Reggio Calabria e dintorni
Ecco alcune informazioni utili e preziose per visitare Reggio Calabria e dintorni.
1.1 Come arrivare a Reggio Calabria

Ci sono diversi modi per raggiungere Reggio Calabria. Ovviamente tutto dipende da dove parti; se la distanza è media, conviene arrivare in treno o in auto con la rinnovata Autostrada A2 (ex Salerno-Reggio Calabria). In entrambi i casi ci vuole comunque molto tempo.
Il modo migliore è usare l’aereo. Reggio Calabria ha un proprio aeroporto, per cui non è difficile da raggiungere. Però non ha molti collegamenti: ad esempio dalla mia Bergamo non puoi partire. Per cui per la prima volta sono partito dall’aeroporto di Linate con ITA Airways, arrivando con la metro che collega direttamente il centro città; non sembra di essere in Italia! Peraltro ITA Airways offre pure una bibita sul volo, che fa sempre piacere.
Il volo verso Reggio Calabria

Decolli coi grattacieli di Milano che diventano subito insignificanti, appiattendosi sui tetti rossi delle case. Poi via, avvolti dal cielo grigio della Lombardia di ottobre. Col passare dei minuti i campi della Pianura Padana sono un ricordo: domina solo l’azzurro del cielo e del mare.
Momento emozionante del viaggio quando voliamo sopra Stromboli nelle Isole Eolie con vulcano imponente che fuma e sparuti gruppi di case bianche ai due lati, sulle pendici. Poi il pilota vira, facendoci ammirare lo Stretto di Messina tra Sicilia e Calabria, con l’Etna di lato; vista meravigliosa! Questi lembi di terra si prolungano come a volersi toccare, come Dio e Adamo della Cappella Sistina di Michelangelo. Infine lentamente scendiamo a Reggio Calabria, con l’aeroporto vicino al mare e le numerose case brutte e squadrate della periferia attorno; sullo sfondo la terra arsa e bruciata dal sole della Calabria. La Sicilia ti guarda: è di fronte.
1.2 Come girare a Reggio Calabria e dintorni

Avere un’auto è essenziale per visitare Reggio Calabria e dintorni (e la Calabria in generale). Ci sono i treni, ma sono troppo limitanti e non raggiungi tutti i luoghi, oltre a farti perdere tanto tempo prezioso.
Anche noi abbiamo un’auto per girare in questi giorni. Con quella imbocchiamo facilmente la Strada Statale 106 Jonica che è collegata all’Autostrada del Mediterraneo A2 (ex Salerno-Reggio Calabria); sono due strade gratuite che formano la spina dorsale dei collegamenti nella provincia di Reggio Calabria, in Calabria e fino appunto a Salerno e Taranto, seguendo le linee della costa, spesso con vista dall’alto. Così attraversiamo le case brutte e squadrate della periferia, sparse vagamente anche sul pendio. Peccato perché i paesaggi naturali sono belli; comunque il mare blu intenso a sinistra ti consola. Dalla strada non noti il centro storico, stretto lungo la costa. Lo superiamo perché la nostra destinazione è più a nord.
2. Primo giorno nei dintorni di Reggio Calabria

Il traffico sulla strada statale o autostrada è scorrevole, anche se immagino che non lo sia sempre. Comunque avendo due corsie viaggi bene.
Ben diversa la situazione quando esci: sulle strade normali il traffico è sempre intenso, a qualsiasi ora del giorno. Anche la Calabria soffre della sindrome della Liguria: avendo i monti vicino alla costa, la strada principale è l’unica possibile da percorrere. Poi capita di trovare auto parcheggiate male che bloccano il traffico: noi troviamo una macchina storta che occupa parte della carreggiata, per cui non si passa più! È così sia a Reggio Calabria che nei dintorni; parafrasando Johnny Stecchino, il problema di Reggio Calabria è il traffico! Anche se quello di Palermo è imbattibile.
Noi usciamo a Catona, un quartiere della Città Metropolitana di Reggio Calabria, ma sempre facente parte del territorio comunale. Qui si trova il nostro hotel.
2.1 Catona

Il quartiere di Catona è famoso per la spiaggia di 1,5 km con sabbia chiarissima e mare blu intenso, con la Sicilia davanti. Adesso che è ottobre la spiaggia è vuota, con una doccia sgangherata per lavarsi; me la immagino d’estate piena di bagnanti.
Catona è famosa anche per il miracolo di San Francesco da Paola che attraversò lo stretto sul suo mantello; perciò è patrono dei marinai e della Calabria; vedi suo enorme monumento di 15 metri accanto alla spiaggia.
Passeggiando sulla via lungomare di Catona osserviamo un grandissimo contrasto; un angolo sistemato recentemente con statua e aiuole ha di fronte un edificio abbandonato, passa un grosso topo, poi ecco una casa divisa a metà: una parte fatiscente, l’altra restaurata con intonaco perfetto e piante curate. Pensavo fosse piena di attività, tra hotel, ristoranti e negozi (come ogni zona turistica di mare), invece trovi soprattutto case di periferia. Sulla spiaggia invece vedi tante barche in legno tirate in secca e accarezzate dal vento. Se non ci fosse la spiaggia direi che è una periferia cittadina e basta!
2.2 Pranzo al ristorante Le Tre Fontane

È già ora di pranzo, per cui cerchiamo un posto per mangiare. Sarà che è ottobre, ma i pochi ristoranti che troviamo sono chiusi: o per fine stagione, o chiusi a pranzo. Per fortuna più avanti troviamo aperto il ristorante Le Tre Fontane, proprio sulla spiaggia. Entriamo e ci sorprende un ambiente spartano con tavoli di plastica e tantissime piante grasse sui lati, col proprietario che guarda la tv e una famiglia di turisti stranieri che mangia; è proprio l’atmosfera calma di fine stagione.
Cosa mangiare in un posto di mare? Ovviamente un piatto di pesce; qui è tipico il pesce spada: lo ordino. Senza grandi aspettative, dopo poco arriva un piatto di paccheri al pesce spada: sono deliziosi! A me capperi e olive nere non piacciono, ma in questo piatto li divoro. Con una coca cola per avere energie per il pomeriggio, il costo è 15€. Considerando che era un piatto grande e dalla mia sedia vedevo il mare direi è stato un grande pranzo!
2.3 Il Regent Hotel

Una signora fa il bagno in mare, da sola. Un po’ la invidio, mentre torniamo indietro per raggiungere il Regent Beach Hotel & Apartments, il nostro alloggio a 4 stelle in questi giorni a Reggio Calabria. Inaspettatamente non è sul mare, ma su una via perpendicolare che sfocia nella via principale di Catona, spesso trafficata. Comunque l’imbocco sull’autostrada è vicino, quindi è una zona comoda per alloggiare.
L’hotel è a circa 50 metri dalla spiaggia di Catona ed ha una spiaggia privata ed una bella piscina, circondata dal giardino a macchia mediterranea; c’è pure un limoneto! Ad ottobre però l’esterno non lo sfrutta nessuno.
Faccio il check-in e poi salgo in camera, ampia ma vecchio stile; così come tutto l’hotel. Ma ha tutto ciò che serve per un soggiorno piacevole.
Un piccolo riposo poi ripartiamo per visitare i dintorni di Reggio Calabria, verso nord.
2.4 Scilla

Destinazione Scilla, uno dei borghi più belli d’Italia. Suddivisa in 3 frazioni, la forma sembra un’aquila: Chianalea è l’ala destra, Marina Grande quella sinistra e San Giorgio la parte centrale, sullo sperone roccioso proteso nel mare. Questo promontorio chiude lo Stretto di Messina: infatti Chianalea rimane rivolta verso nord-est, mentre Marina Grande verso nord-ovest, con la Sicilia e le Isole Eolie di fronte.
Ovviamente Scilla è celebre per il mito omerico di Scilla e Cariddi, con Ulisse nell’Odissea. Ma seppur attraversato da correnti e vento, lo stretto ora è sicuro per la navigazione.
La storia del borgo è antichissima, a partire dai Greci; però è fatalmente segnata da due devastanti terremoti: quello del 1783 a cui seguì un maremoto che uccise il 70% della popolazione e quello apocalittico del 1908. Perciò tutta Scilla è caratterizzata da edifici moderni e di poco pregio, ma che il contesto paesaggistico eccezionale fa spiccare comunque.
Panorami su Scilla

Già arrivando sulla strada vedi comparire l’imponente sperone roccioso di Scilla con in cima il Castello Ruffo.
Noi lasciamo l’auto nel parcheggio all’imbocco di Chianalea, ma conviene percorrere un tratto di strada da cui domini le case di sottostanti: vedi pure uno strano castello neogotico! Alla fine di quel tratto raggiungi un punto panoramico sulla curva: hai i tetti di Chianalea sotto di te, con davanti il castello e poco sotto la Chiesa Madre dell’Immacolata; vista fantastica, peccato solo che nel tardo pomeriggio siamo decisamente controluce.
Noi non abbiamo avuto tempo, ma se vai in Piazza San Rocco, nel cuore del quartiere San Giorgio, c’è il Belvedere “u’ffacciaturi” con panorama mozzafiato: dall’alto domini il castello che ha come sfondo il mare blu. Peraltro lì nel centro storico si è conservato qualche tratto caratteristico.
Chianalea

Chianalea è un borgo di pescatori allungato: un’unica via lunghissima lo attraversa. Scendiamo, ammirando sempre la vista sullo sperone col Castello Ruffo davanti. Questa nuova passeggiata è aperta da poco; sfrutta una galleria che faceva parte dell’antica ferrovia. Raggiungi la duecentesca chiesa di San Giuseppe dei padri Basiliani e sei praticamente sul mare, con davanti la grande isola di Stromboli.
Da lì la via prosegue con a destra case a picco sul mare, a volte anche con pali che sostengono piattaforme sospese in legno, usate dai ristoranti; mi ricordano Mykonos. Perciò Chianalea è chiamata la Piccola Venezia. Gli spazi tra le case servono per far defluire l’acqua delle mareggiate invernali; alcune volte regalano stupendi scorci sul mare, altre puoi scendere per ammirare la vista di Scilla affacciata sul mare, come il passaggio attraverso l’arco del negozio Galeart. Gli scogli davanti sono scolpiti, come segnali per i pescatori.
Il cuore di Chianalea

Il cuore di Chianalea è uno spiazzo con le barche tirate a riva: l’antico scalo “u scaru”, con a fianco un palazzo elegante, uno dei pochissimi sopravvissuti al terremoto; lo scorcio con barche e mare è fotografatissimo. Attorno trovi tanti ristoranti e negozi, oltre alla strada che sale verso San Giorgio e – nascosta – la Fontana dei Tre Canali del 1610. Già in precedenza c’era la fontana dei Ruffo di Calabria: il borgo è ricco d’acqua.
Questa zona è la più interessante, con tanti angoli pittoreschi, case decorate con dettagli colorati e lampioni retrò; molto instagrammabili! Come bancali usati come panchine e la scritta LOVE dietro. Dopo poco altre due scalinate tra due case con una barca molto fotografata ed un incantato piccolo ristorante sospeso, con le luci sopra. Comunque vedi pure architetture moderne e orribili da periferia qualunque e negozi turistici per nulla tipici: Chianalea è un equilibrio instabile!
Il porto

Continuando diritto sulla via arrivi al porto di Scilla, proprio sotto alla roccia del castello; è la testa dell’aquila che forma Scilla. Qui gli spazi si aprono. A fine stagione turistica l’atmosfera è tranquilla: qualche marinaio ripara le barche, mentre pigri gatti di strada sono sparsi ovunque. Attraccate vedi alcune barche per pescare il pesce spada: le feluche; la loro caratteristica è l’altissimo albero per l’avvistamento e la passerella a prua dove si posiziona l’arpioniere. Ora sono smontati a riva: la pesca avviene da aprile ad agosto.
Dalla punta del porto hai una stupenda vista su Chianalea, col castello in cima alla roccia e le barche ancorate. Qui noti che le case non sono di pregio, anzi brutte e recenti; però essendo accorpate su un tratto di costa molto scenografico, lo scorcio è magnifico. Il panorama spazia fino Bagnara Calabra e Palmi.
Comunque i piccoli porti sono sempre pittoreschi.
Marina Grande al tramonto

Gli archi di una galleria portano a Marina Grande. Qui c’era una grotta dove secondo la leggenda stava Scilla, il mostro mitologico di Ulisse. Alcuni gradini portano sugli scogli, dove una coppia ammira il romantico tramonto sul mare.
Appena terminano le arcate si apre la bella vista sulla spiaggia curvilinea ed edifici costruiti alle spalle, ai piedi dei monti: sembra Monterosso in Liguria.
Questa frazione vive di turismo balneare e ad ottobre è ancora vivace. Quindi è meno caratteristica, anche se spicca la cinquecentesca chiesa dello Spirito Santo, presso la spiaggia; è una delle 7 chiese di Scilla. I colori del tramonto la esaltano. Mi reco sulla spiaggia sassosa per fotografare le case colorate che si inerpicano sul promontorio sul mare: scorcio fantastico! Mi fa pensare a Varigotti. Comunque il tramonto con vista Sicilia e Isole Eolie è spettacolare! In particolare noti Stromboli che fuma davanti a te. Percorrendo il lungomare per 200-300m trovi una fontana con la scritta Scilla. I colori si incendiano, poi la giornata si spegne e l’ora blu con le luci esalta il magnifico paesaggio di Scilla: sembra incantato! Questo merita di rientrare tra i tramonti più belli che ho ammirato in vita mia.
Cena a Chianalea

Si è fatta sera. Torniamo indietro a Chianalea per cenare al ristorante Il Casato. Offre anche alloggi, mentre l’interno in archi di mattoni e belle piastrelle è stupendo; ma il punto forte è la piattaforma in legno sospesa sul mare come una palafitta: mangiare qui d’estate deve essere una meraviglia! Noi abbiamo il tendone chiuso attraverso cui vediamo il misterioso mare nero: comunque non male.
Da mangiare proviamo due primi piatti: mezzelune con pesce spada con pesto di pistacchio e risotto ai frutti di mare Come secondo involtini di pesce spada, che non mi hanno convinto. Per dessert un cannolo scomposto: l’influenza della vicina Sicilia si sente. I piatti però erano più belli che gustosi e sostanziosi.
Comunque magnifica l’atmosfera notturna di Chianalea, ancora più silenziosa. Una luce gialla retrò avvolge gli edifici: alcuni tratti della via ha ristoranti vivaci, altri sembrano immobili: lì solo qualche gatto gira. Molto affascinante.
3. Cosa vedere a Reggio Calabria

La colazione del Regent Hotel non mi soddisfa; brioche piccole e pancake non molto buoni. Però faccio il pieno di energie: oggi andiamo a visitare Reggio Calabria.
La città di Reggio ha un territorio enorme: è lungo 32 km di costa e si espande per 30 km anche all’interno, fino ai 1800m dell’Aspromonte. Inoltre Reggio Calabria è una delle città più antiche d’Europa: fu fondata attorno al 730 a.C. dai Greci ed il toponimo significava “città del Re”, poi latinizzato in Regium dai Romani. Nei suoi 2700 anni di storia ne ha viste tantissime. Fu innanzitutto una delle città più importanti della Magna Grecia, poi alleata di Roma. Rimase roccaforte dell’Impero Romano d’Oriente, resistendo alle incursioni degli Arabi, fino alla conquistata dai Normanni nel 1060; allora cominciò lo spostamento verso la cultura latina. Già in declino, subì due disastrosi terremoti (1783 e 1908): il secondo uccise un terzo della popolazione.
3.1 Prime impressioni su Reggio Calabria

Dopo la Seconda Guerra Mondiale la città raddoppiò, raggiungendo 200.000 abitanti. Perciò arrivando in città dall’autostrada vedi una brutta periferia estesissima. Le case squadrate sono costruite ovunque nel paesaggi, senza senso. Spesso sono case incomplete, con mattoni a vista o senza intonaco; altre ferme nella costruzione del piano superiore; ma non noti lavori in corso: sembrano abbandonate. Questo mi ricorda Il Cairo e l’Egitto. Io adoro il fascino decadente, ma questo pare trasandato e basta.
Sfiori il porto di Reggio Calabria e termina l’autostrada: siamo ormai arrivati. Pochi metri e trovi il Reggio Calabria Lido dove c’è il comodo Parcheggio Lido; qui comincia il centro storico. Noti subito i lunghi viali e le strade perpendicolari; sono la conseguenza del terremoto: una ricostruzione studiata con pianta razionale.
All’angolo della rotonda di Piazza Indipendenza spiccano due secolari ficus giganti; che vegetazione esotica! Sotto c’è il Gelato Cesare 1918, famosissimo a Reggio Calabria.
3.2 Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria

Accanto spicca un palazzo in travertino bianco, pulito e elegante: è Palazzo Piacentini in stile razionalista. Prende il nome dal famoso architetto e urbanista Marcello Piacentini che durante il fascismo abbellì citta come Bergamo, Brescia, Bolzano, Genova, Torino e ovviamente Roma (tra le altre); non pensavo avesse lavorato anche al sud!
Restaurato nel 2016, il palazzo splende come fosse nuovo. Sulle lineari pareti esterne colpiscono i medaglioni coi simboli delle poleis della Magna Grecia: chiaramente Regium è sul frontone d’ingresso, con un leone. Particolarità: Piacentini progettò il palazzo come museo, per ospitare i reperti del Museo Nazionale della Magna Grecia riuniti in una raccolta museale fin dal 1882; nei lavori trovarono due tombe ellenistiche, ora integrate nel museo (ma aperte raramente). Nel frattempo ha cambiato nome: è il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria (MArRC) famoso per ospitare i Bronzi di Riace. È uno dei musei più importanti d’Italia.
Informazioni sul museo

Ferventi lavori in corso nella frontale Piazza De Nava; varcando l’ingresso regna la tranquillità. Nel cortile interno un tempo vedevi un ulivo, mentre dal 2016 è coperto (come tipico nei musei contemporanei) e dedicato a Paolo Orsi, archeologo fondatore del museo nel 1882 e scopritore di tutti i reperti calabresi e del sud Italia.
Infatti il museo raccoglie reperti provenienti da tutta la Calabria, ma anche da Basilicata e Sicilia; recentemente però la politica è cambiata: i ritrovamenti rimangono nei musei locali. Il cortile è pavimentato in bella pietra grigia, che diffonde la luce e caratterizza tutto il museo; l’originale marmo verde scuro è rimasto nelle scalinate. Dalle finestre del cortile hai una grande emozione: vedi subito i due Bronzi di Riace!
Paghiamo i 10€ del biglietto ed entriamo. Le collezioni sono disposte su 4 piani ed espongono migliaia di opere; è l’attrazione numero uno da visitare a Reggio Calabria.
Visita del Museo Archeologico Nazionale

Il percorso parte dalla Preistoria in alto (livello A): pietre lavorate, amigdala, fossili di animali, una zanna di mammut e due degli 8 scheletri della Grotta del Romito vicino a Papasidero con copia del graffito trovato là: un bue con cucciolo colpito dalla lancia (14.000 anni fa). Capisci subito che il museo è impeccabile: tanti cartelli esplicativi, bene illuminato, teche pulite. Non sembra un museo italiano. Passa il tempo, le armi si evolsero: pietre perfettamente levigate e ossa appuntite. Poi cominciarono le ceramiche, decorate con conchiglie premute contro. Seguirono armi in bronzo ed oggetti più articolati: rasoi per uomini, monili e braccialetti per donne. Sono tutti oggetti trovati nelle tombe. Stupende le tombe a camera di Locri; con persone seppellite sedute: 22 persone della stessa famiglia, una fianco all’altra.
Non credevo, ma ci vuole tanto tempo per visitare bene il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria: merita almeno 2-3 ore.
La Magna Grecia

Chiaramente il pezzo forte è la Magna Grecia, raccontata al livello B e C. Compare subito una statua di una sfinge con Dioscuro, decorazione di un tempio. Dall’VIII secolo a.C. l’espansione delle colonie greche arrivò fino a Marsiglia. Il processo di sviluppo era sempre simile: inizialmente importavano tutto dalla madrepatria; successivamente producevano in loco. Il fulcro della collezione fu trovato a Locri: due stupende statue dei Dioscuri del santuario di Marasà, pinakes offerti a Persefone, 39 tavolette bronzee del santuario di Zeus Olimpio (il primo archivio della storia!). Questa parte è meravigliosa, con migliaia di reperti e ricostruzione parziale di templi, come l’eccezionale Tempio di Casa Marafioti con grondaie a testa di leone e fiori di loto.
Invece il livello C racconta la vita quotidiana della Magna Grecia. Sono in mostra tantissimi oggetti, come un carapace di tartaruga che serviva come cetra e uno schiaccianoci di bronzo con mani! Poi gioielli, pinzette per sopracciglia, dadi per bambini, piccole bambole con arti movibili, qualche specchio. Infine ovviamente monete e tanti vasi a figure rosse, usate nell’arte funeraria.
A piano terra è protagonista la città di Reggio: Rhegium; osservi reperti greci, ma anche d’epoca romana (quando diventò Regium Iulii). In particolare un’ancora ed anfore ritrovate in mare, alcune statue, ma soprattutto un grande mosaico pavimentale 5x4m con tessere in bianco e nero con scena di atletica femminile. Qui però spicca il Kouros di Reggio, statua di 90 cm (ma senza piedi) in marmo bianco di Paros, con capigliatura curata e bel sorriso.
I Bronzi di Riace

Ovviamente l’attrazione del museo sono i Bronzi di Riace, due statue capolavoro trovate casualmente in mare il 16 agosto 1972 da Stefano Mariottini, che era in vacanza dai nonni ed amava la pesca subacquea; si era tuffato perché aveva visto una cernia! La Sovrintentenza li recuperò 5 giorni dopo; questo ha dato adito a leggende, come che fossero 3 o che c’erano anche elmi e scudi. Pesavano 400kg, perciò usarono un pallone aerostatico per portarli in superficie; poi furono trasferiti a Firenze per studiarli e restaurarli. Così furono svuotati dell’argilla che li riempiva per proteggerli dalle intemperie; studiandola capirono che provenivano da due città diverse: Tebe e Argo. Quindi sembrano simili, ma sono opera di due artisti diversi. Anche l’età è simile, ma non identica: V secolo a.C..
Incredibilmente i Bronzi furono realizzati a sezioni, con la tecnica della fusione a cera persa inventata da Fidia; testa, busto, braccia, gambe, piedi e dita create in argilla, poi si faceva uno stampo i cera dove far colare il bronzo caldo nei buchi per realizzare la scultura. Ma le saldature non si vedono: perciò sono due capolavori! Tuttora le campane di fondono così.
Ma perché le statue sono qui? Perché i Romani prendevano statue dalla Grecia per portarle a Roma, ma evidentemente la barca affondò. Pausania nel II secolo a.C. descrisse la piazza di Argo con 14 statue (i 7 di Tebe: padri e figli); molto probabilmente due sono i Bronzi di Riace: un padre e un figlio.
Differenze tra i Bronzi

Per visitare i Bronzi di Riace devi passare da una sala filtro per 3 minuti, che risucchia le polveri per preservare le statue. Sono molto delicati; stanno sempre a 21° su basamenti in marmo con congegno antisismico: sono super protetti. Perciò entrano al massimo 20 persone nella sala.
I Bronzi sono statuari e bellissimi, un po’ distanti l’uno dall’altro (ma lo sapevo); eccezionali davvero. La statua A è “il Giovane” o il Tideo, la statua B “il Vecchio” o l’Anfiarao. Entrambe di circa 2m. La tecnica usata infonde movimento alle statue: spicca la potenza dei muscoli. Ma il Bronzo A ha il corpo tutto rigido e teso e fa un ghigno coi denti, l’altro più morbido; lo noti solo guardando attentamente. La statua A ha capelli meravigliosi, ma furono aggiunti dopo: infatti da sotto una ciocca staccatasi si vede l’orecchio. L’altra è senza capelli, perché prevedeva l’elmo. Peraltro occhi in calcide si sono visti solo dopo il restauro; labbra, ciglia e capezzoli invece sono in rame.
Peraltro nella sala trovi anche altre due teste in bronzo trovate nel 1969 in un relitto a Porticello: uno somiglia incredibilmente a Giuseppe Verdi ed è il primo ritratto vero della storia greca; l’altro uomo ha una colorazione verde e fu subito rubato e poi ritrovato nel caveau di una banca di Basilea.
3.3 Il Lungomare Italo Falcomatà

Torniamo alla rotonda; i due ficus giganti aprono un lunghissimo giardino botanico con piante esotiche e tropicali e punteggiato da monumenti come una tomba antica o la stele per Giovanni Pascoli. I Reggini chiamano questa zona “via Marina”. Verso la città scorre Corso Matteotti, costeggiato da palazzi in stile liberty di inizio ‘900; sono belli, ma non capolavori. Però il contrasto tra piante e palazzi regala ottimi scorci. Sull’altro lato verso il mare il Lungomare Italo Falcomatà: è sia una strada, sia una bella passeggiata pedonale vista mare. Definito il chilometro più bello d’Italia, secondo me c’è di meglio. Comunque è imperdibile perché qui trovi alcuni monumenti iconici di Reggio Calabria come le finte colonne di Edoardo Tresoldi; una sua opera l’ho vista a Ravenna. Le colonne sono realizzate in rete metallica con richiamo classico ed hanno solo fine estetico: di notte sono stupendamente illuminate. Sono tantissime, non me l’aspettavo!
L’Arena dello Stretto

Il lungomare ha diversi locali per mangiare e bar (anche fighetti) e qualche spiaggia dove qualcuno fa il bagno pure ad ottobre. Qui scorre la ciclovia dei Parchi della Calabria.
Più avanti il punto focale: l’Arena dello Stretto, un anfiteatro semicircolare affacciato sul mare col monumento a re Vittorio Emanuele III, con statua di Athena Promachos di Camillo Autore, replicante lo stile greco antico; è uno dei simboli di Reggio Calabria. Davanti a te osservi spalancato lo Stretto di Messina; qui Sicilia e Calabria sembrano toccarsi, chiudersi. L’arena è sede di manifestazioni culturali d’estate.
Invece sull’altro lato della strada spicca un palazzo in stile veneziano: Villa Genoese-Zerbi; davanti tra altri ficus ha 3 strane sculture dell’artista romana Rabarama, enigmatiche e snodate.
I bei palazzi e i numerosi monumenti continuano: dalla statua della Vittoria sul Monumento ai Caduti fino ad un tratto delle antiche mura e terme romane con mosaico.
3.4 Corso Giuseppe Garibaldi

Capisci i danni devastanti del terremoto del 1908 raggiungendo la via parallela interna: Corso Giuseppe Garibaldi. Anche qui nessun palazzo antico: tutti novecenteschi. Questa è la via della shopping di Reggio Calabria, pedonale e viva. Tanti negozi in bei palazzi, alcuni in stile liberty monocromatico (ma semplice). Passeggiando incroci le 5 scale mobili (molto criticate) che dal mare portano su. A fianco la chiesa di San Giorgio al Corso. Proseguendo arriviamo il Teatro comunale Francesco Cilea, con magnifica scalinata nella facciata. Il foyer ha stupendi lampadari in vetro di Murano; noti che la sala modernista è recente, ma le simmetrie regalano comunque fascino. È il più grande teatro della Calabria e qui si è esibita la Callas. Incredibilmente in un’ala ospita la Pinacoteca Civica, con opere di Guttuso e Boccioni.
Molto bella anche Piazza Italia con monumento al centro davanti al Palazzo San Giorgio, il palazzo della Provincia.
3.5 Pranzo da Drogheria Culinaria

Noi terminiamo la mattinata andando a mangiare al ristorante Drogheria Culinaria in via Giulia. Ha uno stile contemporaneo curato: sembra più un’enoteca. La caratteristica del posto sono le teste di Moro ad ogni tavolo; d’altronde la Sicilia è vicina. Apriamo il pranzo con vari antipasti misti: salumi, formaggi e qualche altra prelibatezza; ci portano anche l’anduja, simbolo della Calabria: sapendo quanto è piccante, non la provo. Poi ci portano un primo piatto: pasta con caciocavallo funghi e pancetta. Segue un assaggio di un altro primo: maccheroni con ragù di maiale. Mi fa ridere che non sono i classici maccheroni, ma pici allungati; in Calabria i nomi della pasta sono strani e fantasiosi!
Comunque abbiamo mangiato bene.
3.6 La Cattedrale di Reggio Calabria

Riprendiamo la visita di Reggio Calabria. Dopo pranzo qui fanno la siesta come in Spagna; perfino le 5 scale mobili si fermano!
Apprezziamo ancora Corso Giuseppe Garibaldi coi palazzi liberty affiancati da terribili edifici moderni con negozi; poi arriviamo alla bella Piazza Biagio Camagna con statua al centro, alberi ai lati e scalinata in fondo; mi ricorda Catania. La via superiore porta alla Cattedrale di Reggio Calabria in stile neoromanico-eclettico, intitolata a Santa Maria Assunta. Curiosamente la strada passa tra la chiesa e Piazza Duomo, decorata da alberi. La chiesa originaria risaliva ai Normanni che introdussero il rito cattolico in Calabria; noi vediamo la ricostruzione post terremoto, ultimata nel 1928. La facciata bianca è tripartita: dominano statue, mentre al centro un piccolo rosone circondato da motivi floreali. È l’edificio religioso più grande della Calabria.
Purtroppo lo troviamo chiuso: peccato perché conserva la Cappella del Santissimo Sacramento, capolavoro in marmi policromi.
3.7 Il Castello Aragonese

Pochi passi e raggiungiamo un’altra stupenda chiesa di Reggio: la chiesa degli Ottimati. Risale al X secolo ed era la chiesa dei nobili, come dimostrano gli stemmi appesi. Spicca il pavimento a mosaico cosmatesco simile alla Basilica di San Marco a Venezia o San Nicola a Bari; fu preso da una chiesa vicina. Bella l’Annunciazione seicentesca del Ciampelli nell’abside. Curiosa la cupola in stile arabo-normanno che vedi fuori.
Però esternamente gli sguardi vanno al vicino ed imponente Castello Aragonese. Questo è chiaramente antico: davanti si è preservato bene! Ha però uno sfregio aperto sul retro, tra demolizioni e lavori con la ruspa nel 1986 che fecero crollare una torre. Lì scale a zigzag salgono fino ad una balconata in ferro. Terribile. Nonostante il nome, il castello risale all’imperatore Giustiniano nel 536. Attorno aiuole verdi esaltano la possanza delle due torri circolari merlate volute dal re di Napoli Ferrante d’Aragona.
3.8 Bergarè, la festa del bergamotto

Ora il Castello Aragonese di Reggio Calabria è sede di mostre e manifestazioni culturali. Tra il 3-6 ottobre 2024 ha ospitato la 3° edizione di Bergarè, la festa del bergamotto. Nella provincia di Reggio Calabria si concentra il 90% della produzione mondiale di questo prezioso agrume, sempre più rinomato. Perciò 60 aziende si sono unite per organizzare l’evento: vogliono creare esperienze turistiche attorno al bergamotto. Qui in Piazza Castello 25 stand di produttori mostrano i prodotti derivati dal bergamotto: dai deliziosi dolci al gelato (che è andato a ruba), da marmellate a prodotti di bellezza; perfino fiori creati con le bucce e buona birra al bergamotto allo stand di Funky Drop: belle le lattine colorate. Pensa che fino al 2011 era proibito usare il bergamotto in cucina: era considerato un veleno!
Presenti all’inaugurazione il sindaco Giuseppe Falcomatà. Infine entriamo in piccole sale del castello per vedere una mostra sul bergamotto.
Lo show cooking e la vista dal castello

Essendo il giorno dell’inaugurazione, ci sono eventi straordinari. Ad esempio all’ultimo piano del castello è allestito un cooking show con 4 cuochi locali che cucinano piatti col bergamotto; anche io prendo un piatto di ciascuno e li assaggio curioso. Ad esempio chef Daniele Lopez ha preparato un turbante di pescespada con citronette al bergamotto.
Da lì in una scala a chiocciola in ferro installata nella Torre del Salvatore porta sulla terrazza del Castello Aragonese, da dove hai un panorama su Reggio Calabria. Sei poco più alto dei tetti, per cui la vista non spicca: anche il mare è impallato. Inoltre i palazzi moderni non sono una bella visione. Meglio lo scorcio con la chiesa degli Ottimati sotto o di Piazza Castello con gli stand di Bergarè. Va detto che il cielo nuvoloso non aiuta: la seconda volta nell’ora blu la vista era più affascinante. Comunque mi aspettavo di più.
3.9 La cena al Regent hotel

I piatti finger food dello show cooking erano squisiti, ma in quantità limitata. Quindi piuttosto che saziarmi, mi hanno amplificato la fame! Perciò torniamo in hotel e ceniamo nella grande sala ristornante del Regent Hotel, tutta bianca ed ordinata. Come antipasto scelgo salmone fumé con burroni alla birra e crostini. Come primo piatto gustosi paccheri al ragù di polpo. Infine un sorbetto per digerire.
La cena buona, ma da un hotel di livello mi aspettavo di più. Il pranzo di ieri continua a vincere per bontà.
4. 3° giorno a Reggio Calabria e dintorni

Risveglio tranquillissimo: del resto il Regent hotel è in una zona defilata e calma. Mentre faccio colazione ripenso a Reggio Calabria: vista la devastazione del terremoto è ovvio che abbia edifici moderni. Però Reggio Calabria ha pure il tipico fascino mediterraneo, dove il degrado si mischia alla trascuratezza; persino i marciapiedi del lungomare sono distrutti dalle grandi radici dei ficus (ma da tempo). Ad un angolo curato e sistemato sta sempre accanto ad un palazzo abbandonato o dimenticato. Il degrado è purtroppo diffuso. Anche sulla terrazza del castello trovi due transenne per un parapetto rotto; chissà da quanto sono lì! Ma anche questo è il fascino Mediterraneo! L’ho appena ammirato a Lecce: mi aspettavo questi contrasti.
Comunque stamattina torniamo in centro a Reggio Calabria per visitare un museo che racconta l’orgoglio locale: il bergamotto!
4.1 Museo del Bergamotto

La fascia costiera di Reggio Calabria tra Villa San Giovanni e Monasterace regala un prodotto unico: il bergamotto di Reggio Calabria. Il microclima particolare e la tipologia di terreno gli danno caratteristiche non replicabili altrove. Ma le origini del frutto sono incerte: ci sono molte teorie sulla provenienza; invece il nome probabilmente deriva dal turco bergamundi, per analogia con la pera bergamotta. La prima prova storica risale ad un banchetto per l’imperatore Carlo V, quando gli furono serviti dei confetti. Poi Procopio dei Coltelli lo portò alla corte di Luigi XIV in Francia, dove lo usò per produrre dei sorbetti, ma soprattutto fu il primo ad estrarre l’olio essenziale per produrre un profumo. Similmente un altro italiano lo importò nel 1709 a Colonia per creare l’Aqua Admirabilis; da lì deriva l’Acqua di Colonia. Tuttora l’olio essenziale è alla base del 70% della profumeria mondiale (anche Chanel n.5) !
Le proprietà benefiche del bergamotto

Il succo di bergamotto è molto amaro. Perciò per 300 anni non fu mangiato: dicevano fosse velenoso! Probabilmente perché se ne produceva pochissimo ed era prezioso. Il processo è stato invertito: ora viene usato in tantissimi campi, compresa gastronomia e pasticceria. E dire che fino pochi anni fa era considerato tossico! La cosa eccezionale è che gli studi continuano a rivelare effetti benefici nel bergamotto: il frutto ha 360 proprietà chimiche e 800 proprietà olfattive, ma sono stati certificati pure effetti antibatterici e antiossidanti! Inoltre regola il sistema metabolico e cardiovascolare, riducendo trigliceridi e colesterolo (del 40%). Insomma è il frutto della salute: è incredibile! Lo dimostra il fatto che Reggio Calabria non ha mai subito la malaria e che il bestiame che un tempo mangiava il frutto (considerato scarto) non si ammalava mai! La sua spremuta si può bere allungata con acqua e zucchero: è buona.
Visita del museo

Il Museo del Bergamotto è gestito dall’Accademia del Bergamotto, col presidente Vittorio Caminiti che ci accoglie calorosamente. Sono totalmente dedicati allo studio e valorizzazione del frutto; hanno pure organizzato 25 edizioni del Bergafest, ospitando negli anni chef e pasticcieri famosi come Iginio Massari, Vissani e Cannavacciuolo, oltre a 2 premi Nobel; chi viene diventa ambasciatore del bergamotto di Reggio Calabria.
Ci mostrano come veniva estratto a mano: lo spiritaro estraeva l’essenza usando una spugna. Che profumo che emana la lavorazione! Da 400kg di bergamotto estraevano 1 kg di olio essenziale. Ora è rimasto un solo spiritaro, perché nel 1844 il reggino Barillà inventò la macchina calabrese che raddoppiò la produzione, alzando la qualità. Funzionava per abrasione, girando la manovella. La polvere è la buccia cade in una catinella di rame, l’unico metallo che non viene corroso dall’olio essenziale! Poi le macchine si evolsero fino al 1960; sono molte quelle esposte, assieme a grosse ramiere; con quelle veniva spedito (anche in Nord America coi transatlantici); serviva pure per fissare i colori dei tessuti. Con la creazione dell’essenza sintetica scoppiò la crisi: molti alberi vennero estricati. Dal 1996 è ripresa la coltivazione.
4.2 La costa ionica e le fiumare

Ripartiamo ammirando tante macchine antiche come le vecchie Fiat500 che girano ancora per Reggio Calabria, così come in Salento.
Se la costa tirrenica è alta e rocciosa, la costa ionica è bassa e sabbiosa; anche la vegetazione è differente: meno brulla, più verdeggiante. Procediamo sulla Strada Statale 106 Jonica con le pendici dell’Aspromonte che fanno da sfondo a piccoli paesi ed agrumeti, ma pure tanti oliveti. Inizialmente scendiamo verso sud, col Monte Etna ben evidente. Piano piano e senza accorgercene, curviamo verso sinistra seguendo la punta della Calabria; perciò la Sicilia si allontana a destra e si spalanca il blu intenso del mare, qui molto profondo. Vista magnifica.
Noi proseguiamo fino a Condofuri, dove improvvisamente svoltiamo a sinistra risalendo l’entroterra costeggiando l’ampia Fiumara Amendolea, una pietraia secca e senz’acqua. Inizialmente vediamo qualche bergamotteto, poi domina la vegetazione brulla e aspra in questa lunga vallata affascinante e contorta, chiusa dai monti.
4.3 Azienda agrituristica “Il Bergamotto”

La destinazione è in località Amendolara, sempre a Condofuri: l’azienda agrituristica “Il Bergamotto”. Siamo accolti da fiori e un delizioso profumo di gelsomino. Vasi e fiori decorano le facciate in pietra, fichi d’india e piante grasse sono sparse qua e là; che luogo super pittoresco! Poi ti godi la vista spalancata sulla fiumara davanti e l’Aspromonte alle spalle. Ci sono pure le sdraio e un’altalena per rilassarti. È anche una struttura ricettiva, con 15 camere per alloggiare: quella nel vecchio mulino ad acqua ha grande fascino. Qui vengono soprattutto escursionisti: si possono fare intere settimane di trekking nei dintorni.
Scendiamo praticamente nella fiumara; una parte è coltivata con alberi di bergamotto, fitti e pieni di frutti verdi. Il proprietario Ugo Sergi lavora sul bergamotto da 30 anni, così come faceva il padre dalla fine degli anni ’60. Sebbene con la crisi coltivarlo era divenuto un costo, non smise mai; sia perché i calabresi sono testardi, sia perché l’essenza del bergamotto influisce sugli ormoni della felicità del cervello. Crea benessere e ottimismo! Qui la produzione è totalmente biologica: non estirpano nemmeno le erbacce sotto. Lui raccoglie solo i frutti maturi tra dicembre e gennaio, quando diventano giallo fosforescente; dice che è uno spettacolo di notte passeggiare qui.
Comunque ora l’età dell’oro è lontana: la coltivazione rende, ma solo i commercianti si arricchiscono, visto che alla fine il prezzo finale è 1800 volte più costoso!
Pranzo all’agriturismo

Incredibile che in una fascia di 90 km di territorio c’è il 90% della produzione mondiale di bergamotto. Da qui estraggono 100-120 kg d’essenza all’anno, ma le industrie creano parti sintetiche; difatti ne vendono 3 milioni!
Noi risaliamo e ci sediamo nei tavoli di legno all’ombra di grandi alberi: sembra uno dei borghi interni della Grecia, come quelli visti nella Penisola Calcidica. Ci fermiamo qui a pranzo all’azienda agrituristica “Il Bergamotto”.
Anche qui ci viziano, portandoci moltissimi antipasti buonissimi: capicollo, pancetta e formaggio di capra, zucchine in agrodolce, bruschette di pomodoro, peperonata (peperoni, cipolla e patate), parmigiana di melanzane; forse me ne sono perso qualcuno. A seguire i primi piatti: maccheroni con sugo di capra (che non sono maccheroni) e penne con verdure. Anche qui non oso provare l’nduja. Per concludere secondo piatto: salsiccia al forno e capra in umido: che bontà! Decisamente il piatto migliore.
4.4 Bova


Ripartiamo avvistando un castello abbandonato su un rilievo. Qui siamo nella zona del grecanico, paesi dalla lingua greca, anche se ora è parlata solo da pochi anziani; però sono rimaste alcune chiese ortodosse. Me ne accorgo perché i nomi delle vie di Bova Marina sono bilingui!
Anche qui poi dopo aver raggiunto la costa svoltiamo verso l’interno. Ammiriamo un paesaggio brullo e aspro, con le curve che mostrano spesso nuovi panorami. Troviamo pure dei calanchi che mi ricordano quelli del Piceno; poi capre libere al pascolo. Alla fine, in cima ad uno sperone roccioso appare Bova, con le case arroccate attorno all’antico castello. È l’unico paese totalmente all’interno del Parco Nazionale dell’Aspromonte ed uno dei Borghi più belli d’Italia della Calabria. Si trova a 820m d’altezza, nonostante sia a 9km dalla costa. Fu scelto dagli abitanti che fuggirono dalle invasioni barbariche dei Vandali sulla costa: così nacque Bova.
Museo della lingua greco-calabra Rohlfs

Bova è la capitale della zona grecanica della Calabria (detta anche Bovesia). Lo capisci perché nel borgo i cartelli sono addirittura trilingue: grecanico, greco ed italiano.
Vista l’importanza, gli hanno dedicato l’apposito Museo della lingua greco-calabra Rohlfs, aperto nel 2016 all’imbocco del paese; è intitolato al filologo tedesco Gerhard Rohlfs che fece l’interprete nella Prima Guerra Mondiale e rimase affascinato da questa lingua. Perciò nei decenni successivi fece molteplici viaggi in Calabria per studiarla e si affezionò ai calabresi. Viaggiò anche in Salento ed in Sicilia fino agli anni ’80. Coi suoi 700 libri Rohlfs dimostrò che il grecanico derivava dalla Magna Grecia dall’ottavo secolo a.C., non dalla dominazione bizantina.
La prima parte del museo è fotografica, con foto degli anni ‘20 scattate da Rohlfs; guarda con attenzione: le donne non potevano essere fotografate, perciò sono tutti uomini travestiti da donne. La seconda parte ricostruisce la vita di un tempo.
Museo di Paleontologia e Scienze Naturali

Altro museo importante di Bova è il Museo di Paleontologia e Scienze Naturali dell’Aspromonte. Espone 15.000 reperti trovati nel territorio di Reggio Calabria, donati negli anni ‘80 da un privato, ma è in continua evoluzione: ora sta ricevendo rocce.
Questo territorio tra la placca africana ed europea è soggetto da millenni al sollevamento, che continua : +1,8mm l’anno! Perciò continua ad essere una zona sismica. In passato era sotto il livello del mare: ciò spiega i terrazzi marini dell’Aspromonte nella zona tirrenica. Il museo è allestito come laboratorio didattico e visitato da molte scuole. Tra le teche della prima sala noti la Pinna nobile, il più grande mollusco del Mediterraneo in via di estinzione. Poi ognuna delle 4 sale del museo racconta un’era: Paleozoico, Mesozoico con ammoniti, Terziario o Cenozoico con costola di dugongo (che ora trovi nel Mar Rosso!) e dente di megalodonte (uno squalo preistorico); infine l’Era neozoica con fossili di animali che vivono tuttora come la conchiglia di San Giacomo, simbolo dei pellegrini e una piccola parte di una balena trovata in Aspromonte. Vedi pure resti di un pinguino di 50.000 anni fa!
Museo non eclatante comunque (ed un po’ troppo polveroso).
Piazza Roma

Il borgo è aperto da Piazza Roma, il cuore di Bova. In questo spiazzo pianeggiante trovi un paio di bar, una taverna, Municipio e altri servizi come una farmacia. Sorprendentemente c’è pure una locomotiva a vapore, simbolo di Bova; fu portata dal sindaco per evitare che i giovani emigrassero. Per farla arrivare allargarono le strade!
Gli abitanti del borgo sono solo 230, anche se ufficialmente 400. Negli anni ‘90 Bova era messa male. Così un gruppo di giovani ha fondato una cooperativa con l’obiettivo di non andare via e sistemare il paese. Piano piano hanno ristrutturato case e vie, facendo rinascere Bova; col loro duro lavoro è diventato uno dei Borghi più belli d’Italia. Negli anni anche gli emigrati che tornavano a salutare i parenti si sono complimentati. Pietro che ci accompagna era uno di quei ragazzi: adesso è un uomo che racconta il paese con orgoglio e passione.
Le vie del borgo e il Quartiere della Giudecca

Da Piazza Roma hai un bello scorcio con le case arroccate sul rilievo, sopra di te. Prendiamo via Vescovado, salendo tra vie contorte e faticose; scorgi case ed angoli molto belli e curati, altre case abbandonate o diroccate, altre in restauro. Così come ho sperimentato in questi giorni in Calabria! Ad esempio uno spiazzo ben tenuto con murales è vicino ad una vecchia casa con inferriata scrostata. Questo fascino decadente e mediterraneo a me piace tanto (anche se non è Porto o Palermo).
Tra queste vie ci sono luoghi e palazzi speciali, come una casa d’artista o Palazzo Mesiani Mezzacuva, sede del Parco dell’Aspromonte. Oramai siamo nella Giudecca, l’antico quartiere ebraico. Non è rimasto nulla, ma hanno messo vasi colorati con simboli ebraici e maioliche affogate nel cemento con raffigurato il candelabro ebraico. Il quartiere è tuttora delimitato dalle mura medievali da cui spicca la Torre Normanna semicircolare, l’unica rimasta delle 7 originarie; è stata appena restaurata.
Le viste panoramiche

Uno svizzero abita (incredibilmente) nella base della torre. Accanto all’ingresso un magnifico affaccio panoramico sul borgo. Da qui ammiri ai tuoi piedi la Chiesa del Carmine in mattoni ed i tetti delle case, la Cattedrale a sinistra ed il castello sul punto più alto. Costruito sulla roccia dai Bizantini, fu restaurato da Normanni e Angioini; serviva per avvistare i nemici dal mare, era su 3 piani e ne rimangono ruderi; chissà che vista lassù.
Per questioni di tempo non saliamo, ma passando davanti alla chiesa del Carmine (purtroppo privata e chiusa) imbocchiamo via Rozzolino. Passiamo accanto a case fatiscenti ed altre decadenti, ma pure alcune ristrutturate da poco in stile antico, con mattoni allungati a vista misti a cemento; grande fascino. In fondo alla via un altro stupendo punto panoramico con campanile squadrato della chiesa di San Leo che svetta sul panorama fino al mare ed una panchina per ammirarlo.
La Cattedrale

Per ultima visitiamo la Cattedrale di Santa Maria dell’Isodia, che è concattedrale della diocesi di Reggio Calabria. L’antico edificio normanno in stile romanico fu distrutto dal terremoto del 1783. Perciò fu ricostruita (e danneggiata dal terremoto successivo). Esternamente è preminente al borgo, ma non sembra ricca né importante. L’interno è piuttosto spoglio: nelle tre navate domina il bianco. Sono i tre absidi gli elementi più preziosi, con le due cappelle laterali: a sinistra trovi un Ecce Homo in legno, a destra un altare in marmo settecentesco di scuola messinese; ma soprattutto l’altare maggiore dove spicca la magnifica statua della Madonna della Presentazione di Rinaldo Bonanno (1584). Nella sacrestia le lapidi delle tombe dei vescovi che ordinarono i restauri della cattedrale.
Prima di lasciare Bova, torniamo in Piazza Roma per bere un bergotto, succo di bergamotto con gassosa; molto dissetante. Uno scorcio nell’arco incorporato nel palazzo sull’angolo della piazza e ripartiamo.
4.5 Pentedattilo, il borgo fantasma

Mare e montagne… e montagne accanto al mare; questa è la Calabria! Lo noti subito. Sui colli favorevoli sorsero centri urbani: alcuni nel Medioevo, altri come colonie greche. È il caso di Pentedattilo (o Pentidattilo), fondata dai Calcidesi sulla via dell’Aspromonte a 320m, ora frazione di Melito di Porto Santo. Sorge sotto il Monte Calvario, che forma 5 speroni rocciosi che sembrano dita: da lì il nome. Un millenario declino, poi un terremoto. La gente decise di emigrare e così attorno al 1960 fu abbandonato.
Ultimamente il borgo fantasma affascina: turisti ed alcuni abitanti lo vogliono far rinascere. Ha botteghe di artigiani e un ristorante, mentre d’estate ospita un festival di cultura grecanica ed il Pentedattilo Film Festival. Storicamente è conosciuto per la strage degli Alberti (1686), famiglia di fiorentini divenuti marchesi di Pentedattilo. Una famiglia rivale li sterminò; d’inverno quando soffia il vento sembra di sentire le loro urla!
Il fascino di Pentedattilo

Pentedattilo è uno dei luoghi più affascinanti della Calabria. Te lo trovi davanti dopo una curva, con le case alle pendici di questi alti speroni rocciosi crudi; le case sembrano minuscole a confronto. Sulla cima trovi i ruderi del castello di Pentedattilo, che era detto “delle 300 porte”; le pietre furono poi usate dagli abitanti per costruire le case. Spicca invece sulla destra la chiesa dei Santi Pietro e Paolo.
La vista dal parcheggio lascia senza parole: il borgo è tutto davanti a te. Ricorda Castelmezzano, nelle Dolomiti Lucane. Sembra fuori dal tempo, specialmente con le luci del tramonto che aggiungono un tocco di magia. Nella natura brulla e spelacchiata dominano agavi e fichi d’india. Perciò la terra chiara mimetizza i muri delle case, molte delle quali diroccate o sgretolate; in quelle integre invece colpiscono le finestre senza vetri. È davvero un borgo fantasma! Quindi le poche finestre chiuse ed i panni stesi sono eccezioni. È curioso osservare che nelle case scoperchiate spuntano fichi d’india. Che luogo unico e pittoresco!
Più ti avvicini, più appiattisci la vista: quindi vedi sempre meno. Però è interessante girare tra le vie del borgo a caccia di scorci o della chiesa con un affresco di San Cristoforo.
5. Conclusioni

Rientriamo con un sontuoso tramonto multicolore sul mare grazie alle nuvole sparse. Sono stati 3 giorni intensi a Reggio Calabria e dintorni. Sicuramente sarei rimasto di più, anche solo per esplorare altre bellezze della provincia di Reggio Calabria come il borgo di Gerace o la Cattolica di Stilo; oppure ammirare qualche altro tramonto sul mare.
Comunque questi luoghi millenari sono fatti di contrasti: le case che vedi li incarnano perfettamente. Le persone sono concrete e tenaci, resilienti alle sventure che si sono abbattute su questa terra. Forse è per quello che costruiscono case con angoli retti, poco aggraziate da vedere: badano al concreto. Ma sono profondamente innamorate di questi luoghi e dei prodotti che regala, che siano piatti di carne o di pesce o frutti profumatissimi come i bergamotti che abbiamo visto e conosciuto. Secondo me gli italiani dovrebbero visitare di più la Calabria: se ne innamorerebbero subito!
Spero che le mie parole ti abbiano convinto a visitare Reggio Calabria e dintorni: non te ne pentirai! Fammi sapere che ne pensi lasciando un commento e seguimi sui miei canali social
Altri video:
Scorcio di Scilla sul mare
Romantico tramonto da Scilla
L’interno del Teatro Francesco Cilea
Il lavoro a mano dello spiritaro
Panorama sul borgo di Bova
Incantato tramonto a Pentedattilo