Sud Salento: i borghi da visitare in provincia di Lecce

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Il Salento è il tacco d’Italia, una penisola racchiusa tra mar Ionio a ovest e mar Adriatico ad est. È conosciuto per le spiagge sabbiose che richiamano in Puglia tantissimi turisti d’estate (soprattutto giovani), perlopiù sulla costa ionica. Ma il Salento non è solo quello: c’è un esteso entroterra fatto da pianura o dalle colline delle serre salentine dove si sono sviluppati borghi storici, tradizioni ed economia rurale millenaria, fondata soprattutto sugli ulivi che dominano i paesaggi. Poi sulle coste noti le fortificazioni cinquecentesche per proteggersi dai pirati barbareschi, volute dal governo spagnolo dopo che nel 1480 i Turchi Ottomani occuparono Otranto per fare incursioni.
In questo viaggio sono andato alla scoperta del sud Salento, tra i borghi da visitare in provincia di Lecce. È la punta del tacco d’Italia, l’entroterra di Santa Maria di Leuca dove fuori stagione puoi goderti l’infinita estate salentina e tanti borghi affascinanti e pittoreschi.

  1. Come arrivare e come visitare il Salento
  2. 1º giorno in sud Salento
  3. 2º giorno in sud Salento
  4. 3º giorno in sud Salento
  5. Conclusioni

Sud Salento

1. Come arrivare e come visitare il Salento

Angolo di Alessano, borgo da vedere in Sud Salento
Colorato angolo di Alessano

Sebbene ci siano stazioni e treni, l’unico modo per visitare il Salento è usare l’auto. C’è chi arriva col treno o c’è chi atterra all’aeroporto di Bari o a Brindisi; in ogni caso poi noleggiano un’auto; altrimenti c’è chi arriva direttamente con la propria macchina, anche dal nord Italia. Del resto coi mezzi pubblici visiti solo le destinazioni principali e a volte devi farti molti metri a piedi per raggiungere i centri storici. È triste da dire, ma è così.
Invece con l’auto hai libertà di orari e di movimento, potendoti fermare anche in luoghi minori come le torri costiere o le spiagge più isolate (ad esempio), oppure semplicemente a goderti un fantastico paesaggio. Ed il Salento è libertà: anche di cambiare programma all’ultimo per ammirare un tramonto o una delle tante meraviglie. O di ritornare quando scende il buio all’Hotel Adriatico di Tricase, la nostra base per questo tour.

 

2. 1º giorno in sud Salento

Colazione all'Hotel Adriatico di Tricase in sud Salento
La colazione all’Hotel Adriatico di Tricase

Sveglia con calma; nel cielo grigissimo si scatena un temporale che ci fa ritardare la partenza. Può succedere visitando il Salento fuori stagione. Ma questa zona è esposta al vento, per cui spesso nuvole e pioggia se ne vanno velocemente.
Comunque noi abbiamo il tempo di mangiare placidamente. La colazione all’Hotel Adriatico di Tricase è abbastanza fornita, soprattutto per chi ama la colazione dolce all’italiana. Prendo due deliziosi mini krapfen, ma soprattutto un mini pasticciotto alla crema, specialità locale; da bere un cappuccino ed un bicchiere di succo d’arancia. 
Comunque appena terminato di mangiare il cielo si apre e spunta un raggio di sole. Così usciamo a visitare il borgo più importante di questa zona in provincia di Lecce: Tricase. Per questo alloggiamo qui.

2.1 Tricase

Tricase è da vedere in Sud Salento: ha grande fascino
Scorcio affascinante e decadente di Tricase

Il centro storico di Tricase sorge in cima ad una piccola collina; è una gemma oramai soffocata dall’imponente espansione contemporanea dell’abitato. Lo riconosci perché vie curvilinee lo circondano, mentre la periferia ha strade rettilinee ed anonime; inoltre sono lastricate in pietra. I punti focali sono due: il primo è Piazza Don Tonino Bello (o Piazza Antica) col Castello Principi Gallone e la magnifica Chiesa Madre della Natività della Beata Vergine Maria, costruita nel Settecento. Il secondo è una minuscola piazza nata dall’incontro di 4 vie, davanti alla semplice chiesa di Santa Maria del Tempio e due splendidi palazzi nobiliari dal fascino decadente; infatti quello barocco a sinistra sembra abbandonato, l’altro sopra allo stemma sulla facciata ha il balcone in pietra eroso dai secoli. Comunque quest’angolo è super pittoresco, anche per i tavoli del bar all’aperto con vasi di piante che aggiungono atmosfera. Sembra fatto apposta per fare foto!

Le Ceramiche Branca

L'insegna delle Caramiche Branca di Tricase
L’insegna delle Caramiche Branca

Pochi passi in via Tempio 32 raggiungiamo la bottega Branca che produce ceramiche coloratissime; sono un emblema della Puglia. In realtà sono maioliche, una varietà particolare; dopo la lavorazione dell’argilla e la prima cottura, c’è un’immersione nello smalto e poi la seconda cottura per fissare la vernice esterna. La prima cottura è di 24h; se maiolicato va cotto ancora a 900° per tutta la notte ed infine fatto raffreddare piano piano, sempre in forno. Di mezzo c’è l’essiccazione, quando da grigio scuro diventa grigio chiaro; è il momento più critico perché a volte la terracotta si spezza.
Le Ceramiche Branca mandano avanti la tradizione producendo oggetti antichi come l’innaffiatoio, vecchi scolapasta, lucerne per le cozze (per illuminare e raccogliere le lumachine di notte, non le cozze in mare). Inoltre realizzano vasi strani e puramente decorativi, come i graziosi gufi che ho fotografato e tengono laboratori di ceramica per turisti.

La dimostrazione della lavorazione dell’argilla

Laboratorio di ceramica in Salento? Le Ceramiche Branca a Tricase
Ragazza alle prese col laboratorio di ceramica

Il proprietario Agostino ci spiega la storia della ceramica in zona e fa una dimostrazione pratica. Un tempo in campagna si trovavano zolle d’argilla sotto agli ulivi. Ne prende un po’ e la frantuma, ponendola a macerare nell’acqua; dopo andrà messa su lastre di gesso per farla asciugare. Quando è pronta, l’argilla viene impastata per procedere alla lavorazione al tornio, sempre affascinante da ammirare; si mette seduto e plasma la materia con piccoli movimenti delle mani.
Oltre al tornio, un’altra tecnica antica era la lavorazione a lastra spalmando l’argilla con un mattarello… come fosse una pizza! Una ragazza la stende, poi col coppa-pasta ritaglia l’argilla e la mette su una forma a sfera, per darle l’inclinazione; applicando i piedini un portaoggetti è già pronto! Peccato che va cotto. Agostino parla con passione, coinvolgendo tutti, anche con battute spiritose. È un piacere visitare il suo negozio coloratissimo e parlare con lui.

2.2 Miggiano

Miggiano, tra i borghi da visitare in provincia di Lecce
La pittoresca Piazza Municipio a Miggiano

A nord-ovest di Tricase sorge il paese di Miggiano, nostra prossima tappa. Dal 2016 fa parte dei Borghi Autentici d’Italia. Miggiano ha avuto un passato rustico, perciò il centro storico è semplice, raccolto attorno all’ondulata e pittoresca Piazza Municipio, con i tavolini all’aperto dei bar, vasi di fiori e una colonna con la statua del patrono San Vincenzo; ottimi scorci. La pietra chiara e le case bianche risplendono al sole. L’ex Municipio con torretta dell’orologio ora è una biblioteca. In fondo il palazzo ha un angolo che somiglia a una torre: sarà stato un castello?
Dalla piazza partono due vie: via San Vincenzo conduce alla chiesa omonima, essenziale; via Roma invece ospita un luogo che rivela l’essenza contadina di Miggiano (ed in generale del Salento) in passato. Da fuori non si vede, infatti è sotterraneo, scavato nella friabile pietra calcarenitica locale. Anche questo è tipico del Salento.

MOM: Museo dell’Olio Miggiano

Galleria del frantoio ipogeo nel Museo dell'Olio di Miggiano
Galleria del frantoio nel Museo dell’Olio di Miggiano

In via Roma 105 trovi una normale abitazione rosa; la porta però conduce sottoterra, in un frantoio ipogeo. Ce n’erano tanti nel Salento, almeno una decina per paese. Infatti qui l’olio viene estratto da millenni e gli ulivi caratterizzano i paesaggi; storicamente era il prodotto cardine dell’economia salentina e veniva smerciato in grandi quantità nel porto franco di Gallipoli raggiungeva le grandi capitali europee come Londra.
Questo è il Museo dell’Olio di Miggiano. Scendendo sotto ti sorprende: è molto ampio: 28x28m, con diversi cunicoli ed aperture per le differenti lavorazioni: macina, torchi (alla calabrese) e vasca di decantazione. Fu usato dal Cinquecento al Novecento. Ma perché è sotterraneo? Perché l’olio viene spremuto (monito dicono qui) in inverno ed ha bisogno di temperatura costante a 20°. L’olio decantando emana calore e scaldava questi ambienti; perciò si lavorava a dorso nudo. Il buco nel soffitto serviva a far uscire i miasmi. Era un lavoro part-time: le persone durante l’anno erano pescatori, in inverno col mare agitato “trappitari”, ovvero stavano nel frantoio ipogeo.
Attenzione: l’olio della terra d’Otranto non era commestibile, ma combustibile per lampade (definito lampante), oltre essere venduto ai lanifici o per fabbricare sapone.

Cripta di Santa Marina

Dormitio Virginis della Cripta di Santa Marina a Miggiano (Salento)
La Dormitio Virginis della Cripta di Santa Marina

Ai confini dell’abitato di Miggiano un altro luogo stupendo e sotterraneo: la Cripta di Santa Marina. Questa è più facile da riconoscere, perché sopra è stata edificata una cappella omonima con accanto un piccolo cimitero. Sull’altro lato l’ingresso alla cripta, scavata da un laico tra X-XI secolo per la propria sepoltura, poi forse divenuta luogo sacro.
Scendi i gradini e trovi un ambiente irregolare con davanti l’affresco settecentesco di Santa Marina, non eccezionale e incompleto. Ma vedi tracce di dipinti più antichi sulla destra: è un pregevole vestito, ma senza testa; dovrebbe rappresentare un diacono (posto a fianco dell’altare). Salgo qualche gradino a sinistra ed ecco gli affreschi bizantini più antichi, tra XI e XIII secolo; la scena centrale rappresenta la Dormitio Virginis col Cristo che accoglie l’anima di Maria ed attorno gli Apostoli. I tre committenti in atteggiamento orante verso San Michele. Sono tracce rovinate ed al buio: mi aspettavo di meglio.
La cripta d’estate è sempre aperto, d’inverno non è visitabile. 

2.3 Ruffano

Antipasti misti del bar Il Circolo a Ruffano
Gli antipasti misti del pranzo a Il Circolo

Ci rimettiamo in cammino. Direzione nord-ovest per raggiungere Ruffano, nel territorio delle serre salentine; è contraddistinto da colline, su cui spesso venivano edificati i paesi. Ruffano non fa eccezione.
Parcheggiamo nella splendida Piazzetta Ruffo, dove gli edifici attorno hanno arcate e balaustre affascinanti in pietra locale. Però visto che è ora di pranzo, prima di visitare il borgo ci fermiamo a pranzare a Il Circolo. Aperto da poco, è gestito da energiche ragazze che ci portano antipasti misti: un mix ben studiato di salumi, formaggi, fritture e verdure; davvero gustoso! A seguire il primo piatto, anzi due primi in un unico piatto: parmigiana di melanzane con polpette al sugo; la parmigiana con prosciutto e formaggio è un po’ pesante, mentre le polpette danno dipendenza: sono buonissime! Un sorbetto per aiutare la digestione e sono pronto a camminare.

Visita di Ruffano

La splendida Piazza IV Novembre a Ruffano in sud Salento
La splendida Piazza IV Novembre a Ruffano

L’etimologia Ruffano significa “terra di Rufus”, nome diffuso nell’antica Roma. Poi divenne uno dei feudi più importanti della Terra d’Otranto, tant’è che appartenne alla potente famiglia napoletana dei Brancaccio; poi passò ai D’Amore di Ugento ed infine ai Ferrante. 
Il castello di Ruffano segnala l’importanza antica del borgo; ma ci sono anche molti palazzi gentilizi, come Palazzo Villani del 1790 che svetta come sfondo dell’ampia e moderna Piazza IV Novembre con Monumento ai Caduti con statua della vittoria alata dello scultore ruffanese Bortone. Ruffano ha molto da vedere: nella stessa piazza c’è l’interessante Chiesa del Carmine (con chiesa rupestre sottostante). Noi però risaliamo su Corso Margherita di Savoia passando davanti al Municipio. Davanti trovi via Paleologo e improvvisamente sei in un altro mondo: da spazi larghi, eleganti e pieni di luce ti ritrovi in una via stretta e cupa con case popolari. Ma che bello il balcone di Palazzo Villani!

Il cuore di Ruffano

Ruffano è un borgo da vedere in sud Salento (Lecce)
L’arco di Ruffano che conduce in Piazza del Popolo

Ritorniamo al ristorante. La Piazzetta Ruffo fa parte della più ampia Piazza S. Francesco: da un lato vedi una palma davanti a un lato del Castello Brancaccio; edificato nel Quattrocento, è talmente esteso che spunta in diversi punti. Dall’altro lato la piazza è delimitata da edifici con splendide arcate, in cui sono ricavati alcuni negozi ed un bar. Domina la pietra chiara del luogo. Un arco sulla destra con stemma eroso dal tempo conduce nella Piazza del Popolo dove spicca la Chiesa Madre e un altro lato del castello. Come accaduto in molti luoghi, nel Seicento il castello fu trasformato in dimora signorile, per cui non ha più l’aspetto militare; al contrario ammiri le eleganti arcate barocche della loggia Brancaccio (1657), che lo unisce proprio alla chiesa. Cerca i dettagli, come lo stemma nella balaustra o sopra al portone sulla destra. Purtroppo è ancora privato, per cui non visitabile.

Le pittoresche vie di Ruffano

Ruffano è uno dei borghi più belli del Salento
Le pittoresche decorazioni della Piazzetta Giangreco

Passando sotto la loggia ti addentri tra le vie di Ruffano: un labirinto di angoli pittoreschi. Qui tutte le case diventano improvvisamente bianche; esaltano vasi di piante mediterranee e fiori che abbelliscono le case e decorazioni instagrammabili sparse, come cesti di vimini appesi sulla via, luci ed ali attaccate al muro per far le foto con l’hashtag Ruffano in vista.
Gli spazi si aprono nell’ariosa Piazzetta Giangreco, con una chiesa, panchine, lampioni retrò, edera che si arrampica e case bianche semplici ma squadrate; mi ricorda Cisternino e i borghi della Valle d’Itria. Peraltro in un angolo ammiri opere di un atelier di ceramica colorate sparse a decorare, a partire da un enorme cuore rosso. Ruffano è splendida: mi ha sorpreso! Giro a zonzo in ogni via per scovare ogni cosa. Proseguo tra altre case decorate da piante e scorci interessanti, come quello con vista sul campanile della Chiesa Madre. Peccato solo che questa bellezza sia poco curata: troppi cavi elettrici a vista, brutte e vistose grondaie… Eliminate queste brutture sarebbe davvero incantevole! 
Vedendo poesie scritte sul muro sbuco nella via principale: via Cesare Battisti. Sulla destra una porta conduce fuori dal centro storico, sulla sinistra vedi archi tra le case, che caratterizzano Ruffano.

La Chiesa Madre

L'altare barocco del SS. Sacramento della Chiesa Madre di Ruffano
L’altare del SS. Sacramento della Chiesa Madre

Camminando a sinistra giungi alla Chiesa Madre o chiesa della Natività della Beata Maria Vergine. Edificata con pietra leccese tra 1706 e 1713, poco dopo sorse la graziosa torre dell’orologio sulla destra (certo non iconica come quella di Graz!). La facciata è semplice in pietra a vista, con solo decorazioni barocche nel portale e nelle due nicchie con santi. L’interno a croce latina è ampio; ha 6 cappelle laterali con altari barocchi finemente scolpiti: sembra una chiesa di Lecce! Sono impreziositi dalle tele del pittore ruffanese Saverio Lillo, autore delle vistose enormi tele del presbiterio con tre scene dell’Antico Testamento. Splendidi anche l’altare di Sant’Antonio a sinistra e lo stesso santo in argento, oltre al pulpito scolpito. Ma sono notevoli il coro ligneo ed i due altari nel transetto, in particolare quello del SS. Sacramento a destra: trionfo barocco colmo di dettagli, opera del Carrone; che capolavoro!

Bottega del Tamburello di Torrepaduli

Rocco Luca nella Bottega del Tamburello di Torrepaduli
Rocco Luca nella Bottega del Tamburello di Torrepaduli

Una frazione di Ruffano, oramai unita al paese principale da case e strade, ha un’attività specifica: i tamburelli. Si sa che la musica è un’altra caratteristica del Salento, identificata nella tarantella, la danza tipica che dicono sia nata dal movimento di una persona morsa da una tarantola. Noi andiamo a trovare l’artigiano Rocco Luca nella Bottega del Tamburello di Torrepaduli. Il laboratorio sembra fermo nel tempo, con una tv anni 90 ed immagini sbiadite nei quadretti appesi. Inoltre sono appesi tanti tamburelli (ovviamente); il lampadario stesso è un tamburo con 5 luci! Ci spiega come li produce, con un mix di legno (faggio e altri 2) e pelle di capretto o capra, che producono suoni diversi. Nei due laboratori producono 5-6.000 tamburelli artigianali all’anno; l’anno scorso ne hanno fatti 7.000 per Dolce e Gabbana, spediti in tutto il mondo!
Vedendo riprodotto il simbolo del sole e la luna di Jovanotti, gli chiedo se è un fan; risponde che l’ha copiato perché gli piace. Ma ha suonato con lui a San Siro nel 2008, perché è un tamburellista ed ha accompagnato i Negramaro in tour. Straordinario!

2.4 Specchia

Specchia è uno dei borghi più belli d'Italia in Salento
Via del centro storico di Specchia

Per concludere la giornata arriviamo a Specchia, uno dei Borghi più belli d’Italia. Fondato probabilmente nel IX secolo, sorge su un’altura lontana dal mare. Al riparo dalle invasioni, fiorì e divenne un marchesato dal ‘400. Fu posseduto da nobili famiglie feudali fino all’abolizione del feudalesimo sancita da Napoleone nel 1806. Rimase un borgo rurale, lontano dal turismo della costa finché l’albergo diffuso ha fatto rinascere Specchia, restaurando abitazioni e attirando turisti e visite. Ora è uno dei borghi da visitare in provincia di Lecce, nel sud Salento.
Ti fermi nel parcheggio in basso; il borgo è lassù: devi percorrere scalinate e vie a zigzag per salire. Più avanzi, più le case bianche diventano sempre più numerose e curate; all’improvviso trovi una via circolare che circonda il borgo: mi ricorda Locorotondo. Passata quella, ti addentri nel borgo vero e proprio, con aperture a destra e a sinistra e scorci belli.

Visita di Specchia

Facciata di Palazzo Risolo a Specchia, l'ex castello in Piazza del Popolo
Facciata di Palazzo Risolo

Infine una scalinata a sinistra conduce nella Piazza del Popolo, centro di Specchia. Subito attira l’attenzione il campanile snello della Chiesa Matrice, mentre davanti hai semplici case; invece sulla destra un palazzo possente in pietra ingrigita ha un sontuoso portale a bugnato: è Palazzo Risolo, l’evoluzione dell’antico castello normanno; riedificato nel Quattrocento, poi fu trasformato ancora nei secoli successivi per divenire una dimora gentilizia. La facciata mostra la trasformazione finale del Settecento voluta dai marchesi Protonobilissimo, rappresentati sopra al portale col loro stemma nobiliare; al di sotto c’è una figura antropomorfa. Rimangono poche tracce del castello: nell’ampio cortile rettangolare c’è un pozzo in pietra, mentre sull’angolo dell’edificio svetta una torre merlata. Appartenuto alla famiglia Risolo fino agli anni ’80, ora una parte è proprietà comunale (difatti ospita l’ufficio della Pro Loco), un’altra di privati: infatti ospita diversi bar e ristoranti, anche nel lato su via Umberto I.

Il centro di Specchia

Vecchia Fiat 500 gialla tra le vie di Specchia in Salento
La vecchia Fiat 500 tra le vie di Specchia

Fortemente incuriosito, mi getto tra le vie del centro di Specchia a partire da quella di fronte. L’aspetto cambia totalmente: da una piazza aperta e frequentata da tanta gente ti ritrovi in strette vie racchiuse da case bianche, da solo. Lo stile è popolare ed essenziale, anzi direi retrò vista la vecchia Fiat 500 parcheggiata: mi scateno nelle foto. Sono in via Ferrante Gonzaga, praticamente l’unica che attraversa l’abitato; poi vedi solo vicoli e corti laterali. Insomma il borgo è piccolo! Comunque queste vie sono super affascinanti per i dettagli da cogliere: portali scolpiti in pietra, tanti vasi appesi ai muri, qualche gatto sonnecchiante, il bellissimo Palazzo Balsamo con elegante balconata barocca in pietra e Colonna dell’Immunità sull’angolo, alcune scalinate per raggiungere il primo piano, cortili interni in cui spiare, una piccola torre, anziani che chiacchierano…
Presto raggiungi una strada tondeggiante: via Matteotti; segna la fine del centro storico, infatti gli spazi si aprono, ma rovi il bel Palazzo Coluccia e Piazza Sant’Oronzo. La cosa sorprendente è che qui non c’è un dislivello: il borgo continua in piano.

Via Umberto I

Dettaglio della facciata di Palazzo Pisanelli a Specchia (LE)
Dettaglio della facciata di Palazzo Pisanelli

Passando accanto ad un fruttivendolo ed ad un bar ritorno su via Umberto I, che taglia trasversalmente il borgo. Qui sorgono gli edifici più importanti di Specchia e la piazza principale. Partendo da sud vedi in fondo il campanile isolato della chiesa di Sant’Antonio da Padova che mi ricorda le chiese di Salvador de Bahia in Brasile; apparteneva ai Domenicani. Davanti ha una stupenda villa verde in stile eclettico. Proseguendo verso la piazza trovi sulla sinistra Palazzo Ripa, con portico, balconata e merlature.
Passata la chiesa e la piazza, trovi a sinistra Palazzo Teotini con facciata ottocentesca con davanti panchine dove gli abitanti si siedono a chiacchierare; sull’altro lato i locali ricavati nel castello come la Pasticceria Martinucci, dall’interno moderno e affascinante, e Mille Foglie, altra delizia per il palato con cortile interno con una palma; come a Palermo.
Al termine della via ammiri sulla destra Palazzo Pisanelli, seicentesco e con ampia facciata scandita da 8 balconi panciuti in ferro battuto; stupendo anche il portale barocco con stemma. Accanto la semplice chiesa della Madonna Assunta, dove c’era la porta che chiudeva il borgo; ora la strada degrada tra case moderne.

Le chiese di Specchia

L'ora blu avvolge la Chiesa Matrice di Specchia
Il fascino dell’ora blu avvolge la Chiesa Matrice di Specchia

Torno nella piazza principale per visitare la Chiesa Matrice di Specchia o chiesa della Presentazione della Beata Vergine Maria. Edificata nel ‘400, ha subito notevoli modifiche nei secoli; l’ultima nel dopoguerra con l’aggiunta delle due navate laterali ed il campanile, per sostituire quello seicentesco pericolante. La facciata è semplice; solo portale con San Nicola, rosone e nicchie con San Pietro e Paolo sono decorati dalla pietra scolpita. L’interno moderno mi è parso poco interessante: i pilastri sono in pietra leccese, stuccati per sembrare marmo, mentre l’altare non è granché.
La chiesa più bella di Specchia è la Chiesa di Santa Caterina con l’annesso Convento dei Francescani Neri. La chiesa ospita la cappella di Santa Caterina del 1532, totalmente affrescata con scene di vita della santa; sotto la cripta con 36 piccole colonne e tracce di affreschi bizantini. Il convento è coevo, seppur poi rinnovato nel Settecento; qui spicca il chiostro.

Il tramonto e cena alla Trattoria Da Coppuledda

La Trattoria Da Coppuledda a Specchia (LE) offre cucina tipica del Salento
Lu purpu nfucatu alla Trattoria Da Coppuledda

Esco e il sole sta calando. Purtroppo Specchia non ha un belvedere o un punto privilegiato per ammirare il tramonto, visto che scende dalla parte piatta del paese; quindi non avvolge il campanile. Così gironzolo tra le vie del centro storico, col cielo variopinto che corona di bellezza questi scorci. Molto meglio l’ora blu: il borgo si accende di magia e fascino retrò; infatti tante lampadine sospese illuminano i vicoli del centro. Inoltre è arrivata un’altra Fiat 500 celeste che si intona al cielo blu sopra la Chiesa Matrice, esaltata dai fasci luminosi. Combinazione perfetta.
Girando tanto è venuta fame. Ci fermiamo a cena alla Trattoria Da Coppuledda. Ci portano un mix di antipasti vari tipici: fave e cicoria, frittini misti, fagiolini con pomodorini e cacioricotta, un tagliere di Martina Franca, funghi stufati, cavolfiori con crema di pecorino e pancetta e qualcos’altro. Dopo tutto questo ordino solo un secondo: lu purpu nfucatu; sembrerebbe “infuocato”, invece significa affogato; è delizioso. Per digerire tutto prendo un sorbetto.
Lasciamo Specchia col tuoni minacciosi nel cielo. Comunque è uno dei borghi più belli d’Italia, ma mi aspettavo qualcosa di più. Il fascino retrò però mi ha colpito tantissimo.

 

3. 2° giorno in sud Salento

La natura del sud Salento: ulivi, muretti a secco e pajare
Pajara dei contadini nell’entroterra salentino

Una notte di riposo, una colazione tranquilla e sono pronto a ripartire alla scoperta dei borghi da visitare in provincia di Lecce nel sud Salento. Se ieri abbiamo considerato la zona adriatica, oggi faremo il contrario: partiamo subito da un luogo vicino alla punta del Salento (e quindi Santa Maria di Leuca), infine visiteremo la zona ionica, sia sulla costa che nell’immediato entroterra. Pronti, partenza… e via!

3.1 Complesso di Leuca Piccola

Ingresso del complesso di Leuca Piccola in sud Salento
Ingresso del complesso di Leuca Piccola

In una frazione di Morciano di Leuca c’è la nostra destinazione: è un piccolo santuario, il complesso di Leuca Piccola. Era l’ultima tappa del percorso dei pellegrini per raggiungere l’importante Santuario di Santa Maria di Leuca. Costruito tra 1685-1709 dalla famiglia Capece, aveva tutti i servizi per i pellegrini: chiesa, stalle, mercato, maniscalco (tuttora attivo) ed un luogo per dormire. Lo stemma dei committenti è sulla chiesa.
Attorno aveva affreschi della Trinità, ora praticamente invisibili. Ma trovi affreschi anche dentro. Essendo la famiglia napoletana c’è San Gennaro. Poi è raffigurato San Leonardo contro la schiavitù (dei Turchi) e Sant’Oronzo contro le pestilenze. Sono parecchio rovinati: andrebbero restaurati perché alcuni si vedono appena, come i 4 Evangelisti sulla volta. Dietro alla tela moderna della Madonna, una sinopia di fine ‘500, prima rappresentazione della Madonna di Leuca.

Salita e discesa

Sotterraneo del complesso di Leuca Piccola dove dormivano i pellegrini
Il sotterraneo del complesso di Leuca Piccola

La particolarità del luogo è essere una chiesa-torre, fortificata contro i pirati saraceni. Attraversando una porta saliamo in cima alla torre per una scala stretta, dove hai un bel panorama sulla campagna circostante. Infine scendiamo nel sotterraneo umido scavato nella roccia calcarenite; qui dormivano i pellegrini al fresco d’estate (a pagamento); solo l’acqua era offerta gratuitamente, presa dai 3 pozzi. È un luogo particolare, ma non eclatante.

3.2 Morciano di Leuca

Scorcio con la chiesa di Morciano di Leuca, borgo del sud Salento
Scorcio con la chiesa di Morciano di Leuca

Seconda tappa il piccolo paese di Morciano di Leuca. Parcheggiamo accanto a murales del Lecce. Davanti entriamo nel rinascimentale Palazzo Strafella che ospita la biblioteca; il cortile è decorato con scritte poetiche (anche locali) sui bancali, ma soprattutto è il miglior punto di osservazione del Castello Castromediano-Valentini, privato e non visitabile. Edificato nel XIII secolo, aveva una funzione difensiva contro i pirati saraceni, come dimostrano i torrioni cinquecenteschi. Grazie al castello e case torri, Morciano non fu mai attaccata.
Usciamo e imbocchiamo via Roma a destra. Due passi e trovi la Chiesa madre di San Giovanni Elemosiniere, patrono del paese. Ha uno dei primi portali barocchi del Salento (1576) e esternamente regala ottimi scorci. Dentro è sobria e moderna, a parte la zona absidale con tracce d’affresco, elementi scolpiti e semi-cupola con angeli dipinti. Il santo è nell’altare a sinistra: la statua in cartapesta viene portata in processione 2 volte l’anno.

Palazzo Laura

L'interno di Palazzo Laura, palazzo storico di Morciano di Leuca
L’interno di Palazzo Laura

Tutto il paese ha pittoresche case colorate, esaltate dalle strade lastricate di col bianco. La più bella (per distacco) è lo splendido palazzo eclettico dal color pastello azzurrino con finiture gialle e portone verde di via Roma, tra Palazzo Strafella e la chiesa (ma sull’altro lato). È un tipico palazzo nobiliare salentino di fine 800-inizio 900; si chiama Palazzo Laura e questa dimora storica ora è adibita a B&B.
Siamo fortunati: incontriamo il proprietario che ci invita a curiosare un po’. Passi l’androne è sorprendentemente cambia colore: dentro domina il rosso! Piante decorano la corte interna, due gatti circolano, mentre un arco porta giù nel giardino che sembra incantato; una piccola vasca con ninfee in fiore, alberi da frutto… Per un attimo mi sembra di essere in Provenza! Peccato che sulla sinistra vedi la strada: rovina l’idillio. Sembra un’oasi di pace: fa sognare.

3.3 Torre Vado

Le Sorgenti di acqua dolce di Torre Vado in Salento
Le Sorgenti di acqua dolce di Torre Vado nel mare

Una delle fortificazioni che ha assicurato la salvezza di Morciano di Leuca è Torre Vado sul mare Ionio, a 3,5 km dal paese. Anch’essa fu voluta dall’imperatore Carlo V. In questo caso è cilindrica e su due piani, con merlature in cima; purtroppo i restauri moderni la fanno apparire quasi finta e accanto ha un porto turistico.
Ma ora Torre Vado è una famosa località balneare del Salento. Vicino ha la celebre spiaggia “Le Maldive del Salento”, ma c’è una meraviglia naturale: le Sorgenti di acqua dolce di Torre Vado. Le trovi davanti all’Hotel Albatros e sono una sorgente d’acqua che nasce direttamente in mare! Quindi non la vedi chiaramente, ma stando attento noti l’acqua che si muove, quasi ribolle, nel punto dove sgorga. Inoltre immergendoti senti l’acqua fredda a 14°. Ma d’estate la trovi per la gente radunata attorno! Attento però che le rocce scure sono molto scivolose.

Pranzo da Torreantigua

Antipasti di mare, Trattoria Torreantigua a Torre Vado in Salento
Antipasti di mare della Trattoria Torreantigua

Sulla strada in salita che parte dalla Torre Vado ci fermiamo per pranzo alla Trattoria Torreantigua. Locale spartano, pochi fronzoli e molta concretezza, a partire dall’ottima colonna sonora di sottofondo: grandi canzoni. Qui ci aspettavano e ci accolgono calorosamente. Forse pensavano che non mangiavamo da giorni, perché prima ci portano tantissimi antipasti di terra. Sono arrivati vassoi e piatti da dividerci con antipasti tipici come pittule, bruschette con sardine, crocchette di patate, favenette, la marenna (merenda del contadino) ed altri ancora. A seguire tantissimi antipasti di mare! Totani, sardine, baccalà, cozze e vongole… Se non bastasse, dopo ci portano un primo piatto: paccheri con broccoli e pistacchio. Infine il fritto misto di pesce e gamberoni. Sono le 15:24 e la mia pancia sta scoppiando! Ma si sa, la Puglia è così!
L’oste Attilio però è un personaggio da conoscere: simpatico e sempre pronto alla battuta. 

3.4 Taurisano

chiesa della Trasfigurazione di Nostro Signore Gesù Cristo a Taurisano
Chiesa della Trasfigurazione di Nostro Signore Gesù Cristo a Taurisano

Riprendiamo il tour raggiungendo Taurisano verso nord. Territorio abitato dal Neolitico, similmente a Torino il nome è associato al toro, ma in realtà deriva da altro: il possesso del centurione romano Taurus; la baronia fu ceduta da Federico II al figlio Manfredi, poi nel 1692 divenne un ducato. Taurisano è imperniata attorno alla chiesa della Trasfigurazione di Nostro Signore Gesù Cristo. Ha una bella cupola maiolicata policroma (come tipico della Campania), ma forme possenti e poco eleganti: è alta e squadrata, con due torri campanarie; sembra la Reggia di Colorno, vicino a Parma. Anche l’interno è poco interessante; del resto fu costruita ad inizio ‘800.
Accanto sorgeva il castello, poi trasformato nel Palazzo Ducale (o Palazzo Lopez y Rojo); anche questo ha poco fascino: dell’antiche sembianze resta una torre cinquecentesca ed alcuni stemmi e statue e portale incastrati nell’anonima facciata gialla. Ora è sede del Comune di Taurisano.
Il personaggio più famoso è il carmelitano e filosofo Giulio Cesare Vanini, arso al rogo in Francia come eretico nel 1619. È raffigurato in piazza in una statua bronzea contemporanea ed in via Roma puoi vedere la sua casa natale con portale decorato con emblemi proto-barocchi.

Le luminarie del Salento

Dentro il negozio di luminarie Parisi 1876 a Taurisano
Dentro il negozio di luminarie Parisi 1876

A seguire visitiamo uno storico negozio di luminarie: Parisi 1876. Come dice il nome, è aperto da generazioni. Luminarie deriva da “lumini in aria”, ovvero luci per le feste devozionali, specialmente quella del paese. Inizialmente usavano olio e stoppino, poi a fine ‘800-inizio ‘900 acetilene; infine la corrente elettrica (ovviamente). Adesso queste luminarie sono sinonimo di Puglia. Sono diventate perfino un souvenir!
I fratelli Parisi continuano a puntare su tradizione, artigianalità e semplicità; difatti usano ancora lampadine a 5 watt a incandescenza: sono storiche ed illuminano di più. Le luci a led consumano meno, ma illuminano molto meno. Con orgoglio vanno per la loro strada, senza copiare gli altri. Continuano ad illuminare feste patronali, ma collaborano con brand importanti come Dior, Swarovski, Diadora per eventi in tutta Italia. Peraltro una luce è una cosa semplice, ma composta con creatività e replicata migliaia di volte crei un capolavoro, come gli archi colorati che si susseguono sulle vie. Al tempo stesso sono innovativi: una sposa gli ha chiesto una luna per il matrimonio e l’hanno creata.
Se adesso vuoi comprare una loro opera, mi spiace ma è impossibile: non vendono online, vogliono avere una relazione e sentire la fiducia di chi compra.

3.5 Ugento

Ugento è tra i borghi da visitare in provincia di Lecce
Via Roma ad Ugento nell’ora blu

Proprio delle belle luminarie (spente) ci accolgono ad Ugento; strade lastricate ed edifici infondono eleganza. Parcheggiamo ed ammiriamo questi archi prospettici su Corso Umberto I: la festa del paese comincia tra qualche giorno. Così arriviamo in Piazza San Vincenzo, la piazza principale dove trovi Palazzo Vescovile e la Cattedrale di Santa Maria Assunta, con forme neoclassiche; l’interno invece è barocco, costruito sulla chiesa gotica distrutta dai Saraceni. Sul lato sud la Torre dell’Orologio in pietra leccese; ora le luminarie che decorano la piazza la nascondono un po’, così come la cassa armonica (dove suona la banda) nasconde la Cattedrale. Poco oltre si erge il grande castello di Ugento con possenti torrioni, anch’esso privato e non visitabile.
Scende l’ora blu e Ugento sembra incantata: che fascino incredibile! Troviamo anche un arco acceso: fa intuire l’atmosfera meravigliosa durante la festa. Ora solo qualche vecchietto chiacchiera sulle panchine, mentre ragazzini scherzano in piazza.

Il Nuovo Museo Archeologico

La Tomba dell'Atleta nel Nuovo Museo Archeologico di Ugento
La Tomba dell’Atleta nel Nuovo Museo Archeologico di Ugento

Percorriamo la splendida via Roma con case e palazzi color pastello e ottimi scorci; grande ispirazione. In fondo la chiesa di Sant’Antonio è accanto al Nuovo Museo Archeologico di Ugento, da vedere. Infatti era la città più importante dei Messapi, popolo italico pre-romano.
Al piano superiore una mappa multimediale mostra i monumenti di Ugento delle varie epoche, a partire dalle mura messapiche del IV secolo a.C. (ancora parzialmente visibili). A fianco la copia della pregevole statua bronza di Zeus, che dimostra lo scambio e l’influenza greca: la manifattura è laconica, ovvero spartana (molto raro); l’originale è esposta a Taranto. Però il museo è imperniato sulla Tomba dell’Atleta del IV-V secolo a.C. trovata nel 1970 ed esposta nel chiostro coperto di questo ex convento. Vi erano sepolte 3 persone; attorno sono esposti i tanti oggetti trovati: alcuni erano messapici, altri greci. La necropoli ha regalato altre tombe ed altri reperti esposti.

Le 4 cappelle cinquecentesche

La Madonna del Latte. affresco nel Museo Archeologico di Ugento
La Madonna del Latte, nelle 4 cappelle cinquecentesche

Al piano superiore trovi altri reperti come blocchi di pietra delle mura ed una cella di un monaco dipinta, un po’ grossolanamente; sembrano piuttosto dipinti infantili. Mi hanno deluso però le tante teche polverose, come trascurate.
Uscendo mi segnalano di visitare alcuni piccoli spazi angusti nel muro bianco: sono 4 cappelle cinquecentesche totalmente affrescate che appartenevano all’ex convento di Frati Minori Osservanti. Ritrovate e restaurate da poco, facevano parte delle cappelle laterali della chiesa. Che bella sorpresa! Le prime 3 sono di buona fattura, l’ultima no; peraltro una puoi solo ammirarla infilando la testa in un buco della parete. Gli affreschi raffigurano i modelli francescani della Controriforma con santi, Madonne e putti tra foglie di acanto; tra questi c’è un cielo stellato col sole e la luna ed una magnifica Madonna del Latte tra S. Domenico de Guzman e S. Caterina da Siena e sotto la battaglia di Lepanto.

3.6 Torre San Giovanni

Il mare di Torre San Giovanni in Salento di notte
Il mare di Torre San Giovanni di notte

L’ultima tappa odierna è sulla costa ionica; è una frazione a 5 km da Ugento ed anticamente suo porto; è Torre San Giovanni, famosa per il turismo balneare. I 430 abitanti diventano 50.000 durante l’estate! Il lungo litorale costiero si specchia in un mare cristallino. Peccato che è ormai notte ed il mare è totalmente nero. Si sentono solo le onde sulla battigia e i pochi passanti di fine stagione. Ma questa è una delle spiagge più belle del Salento: sabbia bianca, vegetazione mediterranea che cresce e soprattutto ammiri un tramonto spettacolare: il sole scende davanti a te nel mare. Dicono che faccia sognare. Del resto siamo nel Parco naturale regionale “Litorale di Ugento”: è un luogo di passaggio di avifauna con la poseidonia che tiene pulita l’acqua.
La zona prende il nome dalla Torre San Giovanni, costruita attorno al 1560. Ha pianta ottagonale, edifica sopra mura messapiche del 500 a.C.. I Turchi la conquistarono e ne fecero base per le loro scorrerie. Ancora oggi è zona militare, ma è diventata un faro dalla forma goffa (e senza tracce di antichità). Meglio il calmo porticciolo a fianco, avvolto dalla notte.

3.7 Cena da Don Calogero a Taurisano

Dove mangiare carne in Salento? Da Don Calogero a Taurisano
La tagliata di manzo da Don Calogero

Questa splendida giornata termina ritornando a Taurisano per cenare da Don Calogero. Il locale è accogliente ed ha una bella atmosfera. Questo ristorante è sia enoteca che braceria; difatti nei tantissimi antipasti spiccano quelli di carne. Ad esempio la tagliata di manzo è strepitosa! Voto 10: si scioglie in bocca; ci tornerei stasera a mangiarla. Ed io sono uno che ama i primi piatti, quindi il complimento vale doppio.
Alla fine ci portano tantissimo cibo anche stasera. Devo ordinare un altro sorbetto per digerire, prima di ritornare stanchi, ma soddisfatti in hotel.

 

4. 3° giorno in sud Salento

L’abbazia di Santa Maria del Mito nella campagna salentina
L’abbazia di Santa Maria del Mito nella campagna salentina

L’ultimo giorno in sud Salento per visitare borghi in provincia di Lecce è stupendamente soleggiato. Meglio così perché oggi il programma prevede molto ambito naturalistico e panoramico.
Quindi mangio goloso i mini pasticciotti e i mini krapfen dell’Hotel Adriatico di Tricase, bevo il mio cappuccino e sono pronto ad immergermi nella natura del sud Salento. Peraltro inizialmente andiamo qui vicino: partiamo dalla campagna del comune di Tricase. Avvicinandoci alla costa adriatica tra muretti a secco e distese di ulivi, moltissimi menomati dalla xylella che ha fatto gravi danni qui.

4.1 La Torre del Sasso

La Torre del Sasso sulla via Francigena del Salento
La Torre del Sasso sul promontorio affacciato sul mare

Improvvisamente sulla strada appare la torre dell’abbazia di Santa Maria del Mito, un ex abbazia bizantina fortificata, tanto da sembrare un castello. Oramai è abbandonata.
Svoltiamo a destra nella strada sterrata e ci fermiamo dopo qualche centinaio di metri. A piedi proseguiamo sul sentiero che raggiunge lo sperone roccioso che domina il litorale, a 100m di altezza; qui incrociamo la via Francigena del Salento, che da Brindisi porta a Santa Maria di Leuca in 5 tappe. Ne percorriamo un pezzo tra rocce, natura mediterranea e una fantastica vista sul mare per arrivare alla Torre del Sasso, quadrata e cinquecentesca; serviva per avvistare e difendersi dai pirati barbareschi. Ora è diroccata e con ponteggi: l’attrice inglese Helen Mirren (che vive nei dintorni) si sta prodigando per farla restaurare. La bella vista panoramica spazia su Santa Cesarea Terme che si vede in lontananza e Castro; in mezzo tante calette.

4.2 La Quercia dei Cento Cavalieri

La Quercia dei Cento Cavalieri, meraviglia del sud Salento
La magnifica Quercia dei Cento Cavalieri

Torniamo all’auto e ripartiamo. Poco dopo facciamo tappa lungo la strada Tricase-Tricase Porto accanto ad un’area naturale denominata il Boschetto di Tricase. È l’unico bosco in Italia di querce vallonee, specie dichiarata a rischio estinzione. Invece è abbastanza diffuso nei Balcani e molto probabilmente qui fu importato dai Bizantini; era infatti molto utile per i suoi prodotti, come il tannino. In questo spiazzo, protetta da una recinzione, c’è un esemplare unico: la grande quercia vallonea o Quercia dei Cento Cavalieri, così chiamata perché secondo la leggenda l’imperatore Federico II sostò qui coi suoi cavalieri, tutti nella sua ombra. In realtà ha “solo” 700 anni. Questo tipo di quercia predilige terreni impervi che degradano verso il mare. Anche per questo, tutta la zona, compreso tutto il litorale, rientra nel Parco naturale regionale Costa Otranto-Santa Maria di Leuca e Bosco di Tricase.

4.3 Piscine naturali di Marina Serra

Le Piscine naturali di Marina Serra: un paradiso del Salento
Che paradiso le Piscine naturali di Marina Serra!

Proseguiamo per raggiungere un angolo di paradiso del comune di Tricase: le Piscine naturali di Marina Serra. Nel litorale con costa alta e rocciosa si aprono insenature e grotte frequentate dai turisti; queste sono le più famose. Sono due spazi: il primo regolare perché scavato dall’uomo per creare un porticciolo, l’altro rimasto naturale, con solo dei gradini e spiazzi per accedere facilmente al mare. D’estate sono assaltate dai turisti, ma fuori stagione trovi gli abitanti locali (spesso pensionati) e pochissimi turisti che prendono il sole sulle rocce o fanno il bagno nell’acqua cristallina: sembra di sognare! Qui l’acqua è bassa, tranquilla e c’è pure un arco naturale nella roccia: che posto fantastico! Invidio tantissimo questi bagnanti: io non ho il costume, ma la voglia di tuffarmi è altissima! Del resto a fine settembre/inizio ottobre il sole è ancora caldo, sembra piena estate. Sorrido pensando al nord Italia, già tristemente nell’autunno. 

Torre Palane

Torre Palane è una torre d'avvistamento sul mare in sud Salento
La Torre Palane svetta vicino al mare

Accanto scorgi un’altra torre di avvistamento quasi a picco sul mare: Torre Palane, anch’essa del Cinquecento, stavolta ben conservata e integra; costruita con possenti blocchi di arenaria chiara, è un parallelepipedo perfetto alto 15m, con la base che si allarga un po’.
La raggiungi ritornando sulla strada oppure superando le rocce irregolari, dove puoi notare qualche conchiglia fossile e dove cresce vegetazione mediterranea: soprattutto arbusti con fiori gialli. Per questo mi ricorda vagamente la Valle dei Templi di Agrigento. È bellissimo salire e scendere queste rocce, sentire l’acqua del mare e le onde infrangersi, la brezza che soffia sempre ed osservare il mare blu davanti a te. La torre è visitabile, ma noi procediamo il nostro tour lasciando malinconicamente questo posto da sogno. Ma perché non posso trasferirmi qui?!

4.4 Alessano

Palazzo Sangiovanni ad Alessano coi diamanti scolpiti sulla facciata
Palazzo Sangiovanni coi diamanti scolpiti ad Alessano

Prossima fermata Alessano, uno dei Borghi Autentici d’Italia. Questo piccolo paese fu preminente per secoli nella zona, tant’è che fu sede vescovile fino al 1818; chi lo direbbe ora?! La Chiesa Madre di San Salvatore è la più importante, edificata sull’antica Cattedrale gotica.
Però il luogo fulcro è Piazza Castello, che oramai è senza castello (anche qui); racconta l’epoca d’oro di Alessano tra Quattrocento e Cinquecento, come dimostra il Palazzo Ducale che divenne centro di cultura coi Gonzaga (non di Mantova, ma di Guastalla); è fortificato, con grandi finestre rinascimentali. Ma in piazza spicca Palazzo Sangiovanni con la facciata coi diamanti scolpiti in diagonale; anche questo fu realizzato dalla signoria dei Del Balzo nel XV secolo. Ovviamente il pensiero va al famoso Palazzo dei Diamanti di Ferrara; è curioso trovare un palazzo così raffinato in un borgo del Salento!
Sull’angolo bello il campanile con orologio della chiesa della Madonna Assunta.

Il villaggio rupestre di Macurano

Grotta del villaggio rupestre di Macurano ad Alessano (sud Salento)
Grotta del villaggio rupestre di Macurano

Fuori dal paese verso sud c’è un altro luogo importante di Alessano: il villaggio rupestre di Macurano, visitabile liberamente. Parcheggiamo al cimitero è lo raggiungiamo a piedi. Alcuni monaci basiliani scapparono dalle lotte iconoclaste in Oriente e si rifugiarono qui; per 7 secoli coltivarono la zona costruendo canali per l’acqua. Nel Quattrocento furono sfrattati e venne creata una masseria con torre cinquecentesca; inoltre trasformarono alcuni ambienti in due frantoi ipogei, tuttora utilizzati. Comunque tra muretti a secco, ulivi e pajare si vedono bene le grotte scavate nella roccia dove vivevano i monaci. Erano fresche d’estate e tiepidi d’inverno. 
Torniamo al cimitero per ripartire. Qui c’è la tomba di Don Tonino Bello (1935-93), venerabile vescovo di Molfetta, ma nativo di Alessano. Fu conosciuto per la forza delle azioni e degli scritti verso poveri ed emarginati. Già malato, fece un pellegrinaggio a Sarajevo per cercare di fermare la guerra.

Ristorante da Enzo

Dove mangiare in sud Salento? Al Ristorante Da Enzo ad Alessano
Parte degli antipasti del Ristorante Da Enzo

Dopo tanto camminare, è venuta fame. Ci fermiamo fuori dal paese di Alessano al Ristorante Da Enzo.
Ci portano più di 10 antipasti diversi, ma oramai sono abituato! Stavolta tante verdure grigliate, qualche formaggio, oltre che polpette e frittini. Poi ovviamente arriva il primo piatto di lasagne incannulate, che però non sono lasagne; mi fa sorridere che in Salento i piatti hanno nomi classici, ma arriva tutt’altro! È pasta lunga e orecchiette al ragù. Gran finale con due dolci fatti in casa accompagnati dall’uva. Io sono troppo pieno, mi accontento solo della frutta e del caffè per riprendermi.
Comunque l’atmosfera calma e gioviale del pranzo mi ha fatto riprendere le energie per il pomeriggio.

4.5 Torre Nasparo

Torre Nasparo, uno dei posti belli da vedere in sud Salento
La diroccata Torre Nasparo

Ricominciamo il tour fermandoci alla Torre Nasparo, un’altra torre di avvistamento presso la costa, ma stavolta su un promontorio roccioso. Costruita nel 1565 sotto la dominazione spagnola, ha base troncoconica ed il primo piano cilindrico, anche se è mezza diroccata. Però i restauri hanno consolidato ciò che rimane. Torre Nasparo era dotata di un cannone ed in collegamento visivo con la Torre Palane vista stamattina; infatti la scorgi piccola sulla sinistra, con le piscine naturali di Marina Serra accanto. Pensa che in mezzo secolo nel Regno di Napoli furono edificate ben 339 torri, fino a Reggio Calabria! Ma sono tipiche pure dell’isola di Maiorca.
Essendo qui su un rilievo, hai una bella vista panoramica sul mare. Inoltre trovi alcune panchine, un tavolo ed un muretto per sedersi; insomma è un ottimo luogo per godersi una sosta con vista sul mare Adriatico.
Siamo nel comune di Tiggiano, l’ultimo dei borghi da vedere in provincia di Lecce nel sud Salento, che ora raggiungiamo.

4.6 Tiggiano

Il campanile della chiesa di Tiggiano, bel borgo del Salento
Il campanile della chiesa di Tiggiano

Anche Tiggiano fa parte dei Borghi Autentici d’Italia. Noi troviamo parcheggio vicino alla bella chiesa di Sant’Ippazio, in stile barocco, realizzata nel Cinquecento. Diversi gatti randagi riposano sotto alle auto, placidi. La facciata rossa e semplice ha portale barocco del Settecento, mentre in alto nel timpano la statua del santo è senza testa! Altrettanto semplice l’interno contraddistinto dal colore grigio; belle le 4 cappelle laterali e l’altare maggiore. Superando la chiesa noti il campanile slanciato dietro, con piccolo orologio; è in pietra leccese e mi ha ricordato un po’ Malta.
Il simbolo del paese è un Giano bifronte, che trovi nello stemma comunale e scolpito all’ingresso del palazzo del Municipio; però non è certo che l’etimologia derivi da Giano.

Il Palazzo Baronale di Tiggiano

Soffitto decorato del Palazzo Baronale di Tiggiano in Salento
Il soffitto decorato del Palazzo Baronale di Tiggiano

Noi giriamo a destra sulla lastricata via Vittorio Veneto si erge l’imponente Palazzo Baronale di Tiggiano. Feritoie e caditoie segnalano il compatto blocco centrale: quello era il castello cinquecentesco. Fu stravolto ed ampliato nella seconda metà del Seicento per volere del barone Angelo Serafini, come sua dimora. La famiglia era di Genova e commerciava a Gallipoli. La lunghissima facciata in pietra a vista è praticamente senza decorazioni; perciò spicca forte il magnifico balcone scolpito coi Turchi sulla balaustra; che capolavoro! Inoltre c’è la scritto “Beati omnes qui timent” (beati coloro che temono). Passato il semplice portale si apre un bel giardino definito l’agrumeto storico di Tiggiano; diviso in 4 parti con aranci e nell’angolo in fondo una colombaia seicentesca. Oltre il cancello c’è il bosco comunale: era il bosco del palazzo, tuttora grande e frondoso.
Il Palazzo Baronale ora è sede municipale. Lo visitiamo grazie al Sindaco ed ammiriamo innanzitutto le sfavillanti piastrelle colorate, dipinte a mano. L’ampio salone (ora sala consiliare) ha una splendida cappella palatina barocca; la successiva sala del trono ha soffitto decorato con fregi, stemma familiare e dipinti di vita cavalleresca. Molto bello.

4.7 Torre Specchia Grande

Vista sul mare dalla Torre Specchia Grande in Salento
La vista sul mare dalla Torre Specchia Grande

Ritorniamo tra le strade in campagna, svoltando poi in una strada sterrata tra muretti a secco e ulivi. Ad un certo punto scendiamo per raggiungere la Torre Specchia Grande, eretta nel 1584 seguendo il piano di Carlo V. La forma originaria era identica alla Torre Nasparo, con cui comunicava a nord; solamente che nel 2017 il cilindro superiore è stato abbattuto perché pericolante. Comunque fu utilizzata durante la Seconda Guerra Mondiale e poi è stata pure un ristorante. Ora invece è recintata: la vedi solo da vicino.
Ma accanto c’è un bel punto panoramico sul mare, che vedi dall’alto. Nel pendio che scende tra rocce e natura c’è un sentiero, una via del sale usata fino agli anni ’50-’60 per rubare il sale, allora monopolio di stato. Peccato che c’è un fastidioso palo dell’elettricità proprio davanti che rovina vista e fotografie; che senso ha metterlo qui?

Il tramonto tra gli ulivi

Cosa fare in sud Salento? Godersi la natura come un tramonto
Il sontuoso tramonto tra gli ulivi

Comunque mi godo la natura: ci sono io, la vista sul mare, la torre, il silenzio e migliaia di ulivi attorno, ordinati e raccolti in appezzamenti delimitati dai muretti a secco; alcuni impeccabili, altri parzialmente crollati. Da quelli puoi passare per camminare tra gli ulivi sulla terra rossa. Alcuni ulivi invece sono circondati da pietre bianche o grigiastre che caratterizzano il terreno del Salento. Però l’atmosfera è malinconica, anche perché gli ulivi sono quasi tutti spelacchiati per la xylella, quindi non belli da vedere né da fotografare. Anzi, alcuni sono scheletri o ci sono spazi vuoti.
Pochi attimi ed arriva un sontuoso tramonto, che con le nuvole dipinge il cielo con una tavolozza di colori: dal rosso fuoco all’azzurro. Sfrutto una pajara della campagna come soggetto, in uno dei pochi campi piantumati da poco. Almeno questo infonde un po’ di speranza per il futuro.

4.8 Le Vie del Sale

Le Vie del Sale al crepuscolo: trekking da fare in Salento
La strada delle Vie del Sale al crepuscolo

Concludiamo il viaggio in sud Salendo scendendo presso il mare, proprio per percorrere le Vie del Sale. Come la precedente torre, siamo nel territorio di Corsano. Le luci del crepuscolo ci accompagnano su questa strada litoranea accanto al mare e la costa rocciosa; sulla destra l’alto promontorio roccioso, con sfumature rosa del tramonto in cielo. Ovunque domina la vegetazione mediterranea, interrotta ogni tanto da qualche villetta o edificio turistico. L’acqua marina veniva posta nelle conche tra le rocce, dove evaporava lasciando il sale; qui i contrabbandieri potevano rubarlo e nasconderlo nelle grotte del pendio.
Fa ridere che ogni 50-100 m la località cambia totalmente nome; sono lunghi e difficili: sembrano gli elenchi dei “sardi” di Aldo, Giovanni e Giacomo! Noi camminiamo per qualche centinaio di metri, poi si fa buio; perciò torniamo indietro. Il percorso delle Vie del Sale è lungo 3km in totale, per circa 2:30h di cammino.

4.9 Cena da La Voce del Mare

Pasta ai frutti di mare del Ristorante La Voce del Mare a Tiggiano
La pasta ai frutti di mare del Ristorante La Voce del Mare

Ultimiamo il tour del sud Salento tra i borghi più belli in provincia di Lecce con una bella cena al Ristorante La Voce del Mare a Tiggiano. Stasera fortunatamente niente di esagerato. Pochi antipasti leggeri: pezzi di pizza e fritti. Poi primo piatto di gustosa pasta ai frutti di mare e secondo piatto di pesce con gamberoni e patate fritte. Gusti abbastanza semplici, ma deliziosi: ciò che apprezzo di più.

 

5. Conclusioni

Portale di Palazzo Risolo a Specchia coi marchesi Protonobilissimo
Portale dell’antico castello di Specchia

Il Salento è pieno di meraviglie: spero di tornarci al più presto. Anche perché è la provincia di Lecce è molto ampia: in questo tour abbiamo volutamente tralasciato la zona di Gallipoli ed Otranto a nord per concentrarci sui borghi da visitare nel sud Salento. Ma ce ne sono altri anche lì: ad esempio il borgo di Presicce è l’altro che fa parte dei Borghi più belli d’Italia in Salento e sembra super interessante; per questioni di tempo non ci siamo andati. Idem per la vicina Patù e Santa Maria di Leuca, sulla punta della penisola salentina. Poi ci sono tutte le spiagge e le grotte naturali che fanno del Salento una destinazione balneare eccezionale. Insomma il Salento fa sognare!
Spero di aver dimostrato con questo articolo che merita una visita anche per i borghi storici e le attività tradizionali, non solo per il mare cristallino.

 

Spero che i miei consigli ti siano utili. Fammi sapere se sei stato in sud Salento o se hai domande. Mi segui già sui miei canali social?

 

Viaggio realizzato in collaborazione con Viral Passport e Visit Sud Salento.

Video:

Lavorazione artigianale delle Ceramiche Branca

L’artigiano Rocco Luca suona il tamburello

Dentro la bottega Parisi 1876

Affreschi cinquecenteschi nel Museo Archeologico di Ugento

Panorama dalla Torre del Sasso

Le Piscine naturali di Marina Serra

I primi antipasti del Ristorante da Enzo

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