Visitare Mantova e dintorni: cosa vedere in 3 giorni

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L’Italia ha tante città bellissime da vedere. Quelle che preferisco sono le città d’arte, che attirano milioni di visitatori ogni anno per ammirare i capolavori dei grandi pittori, architetti e scultori che il mondo ci invidia. Firenze, Venezia e Roma sono senza dubbio le più famose, ma l’Italia ha tante meraviglie; lo dimostra Mantova, una delle città più belle d’Italia e ricchissima d’arte grazie alla famiglia Gonzaga che ha dominato per secoli la città. Ma a differenza di molti altri posti, qui è protagonista anche la bellezza della natura da ammirare e poco distante la provincia di Mantova ha tanti bellissimi borghi da scoprire
Ti racconto il mio weekend a Mantova e dintorni, per capire cosa vedere a Mantova in due giorni e che paesi ammirare in una giornata in provincia di Mantova; vieni con me a visitare Mantova e dintorni!

  1. Organizzazione del tour
  2. Volta Mantovana
  3. Castellaro Lagusello
  4. Solferino
  5. Grazie di Curtatone
  6. Mantova
  7. Secondo giorno a Mantova
  8. Conclusioni

Visitare Mantova e dintorni

1. Organizzazione del tour a Mantova e dintorni

Visitare Mantova e dintorni in 3 giorni: 2 la città, 1 la provincia
Affreschi del Palazzo Ducale di Mantova

Pianificare bene un viaggio è la chiave del suo successo, anche se a volte non è semplice. Per questo tour a visitare Mantova e dintorni ha prevalso la logica: abbiamo visitato prima la provincia di Mantova da nord verso sud per poi raggiungere la città. Infatti dai borghi vicini al Lago di Garda (e l’autostrada A4) come Volta Mantovana e Castellaro Lagusello siamo poi scesi verso Solferino, per visitare infine Grazie di Curtatone a fine giornata. Lì siamo praticamente alle porte di Mantova, dove abbiamo alloggiato per dormire. Poi il resto del tempo è stato dedicato per visitare Mantova in due giorni, con la calma necessaria per godersi le sue principali bellezze e le cose da fare assolutamente a Mantova, come un giro in battello sui Laghi di Mantova.

Mantova da vedere

2. Volta Mantovana

Il giardino di Palazzo Gonzaga-Guerrieri è da vedere a Volta Mantovana
Scorcio di Volta Mantovana

Lasciamo i paesi glamour del Lago di Garda come Sirmione per addentrarci a sud tra le colline moreniche del Garda, da sempre terre di confine; perciò furono molto contese: infatti hanno visto tante guerre, dall’epoca dei Comuni fino alle guerre d’Indipendenza dell’Italia. Tuttora c’è il confine tra la provincia di Brescia, Verona e Mantova.
Millenni fa, terminata la glaciazione, il ghiacciaio ritirandosi formò queste colline dal terreno argilloso e sassoso, quindi perfette per il vino. I paesaggi somigliano alla Toscana, anche se molto più antropizzati. Ci sono molti paesi splendidi da visitare, tra cui Volta Mantovana; è il tipico borgo collinare che va su e giù: non sembra nemmeno di stare in Lombardia! Nella parte più antica scorgi affascinanti case in pietra e strade lastricate. Il paese è tenuto benissimo: c’è pure una pianta in un’aiuola con ancora il prezzo!

2.1 Palazzo Gonzaga-Guerrieri

Palazzo Gonzaga-Guerrieri a Volta Mantovana, gioiello della provincia di Mantova
Palazzo Gonzaga-Guerrieri da fuori

In cima al paese svetta il castello di Volta Mantovana, dell’XI secolo. Proprio di fronte un gioiello nascosto della Lombardia: Palazzo Gonzaga-Guerrieri. Ma da fuori non lo diresti: vedi solo un piccolo giardino chiuso da un cancello: qui c’erano le scuderie seicentesche. Entriamo per ammirare le statue e la vista sul paese; sopraggiunge anche il naturale profumo di letame dalle campagne attorno. Poi girati e osserva i camini stranissimi del palazzo!
A fianco l’Enoteca Gonzaga, dove prendiamo un caffè prima della visita.
Palazzo Gonzaga-Guerrieri sorse attorno al 1450 per volere di Ludovico III Gonzaga e della consorte Barbara di Brandeburgo come villa di campagna; però già nel 1515 fu ceduto alla famiglia Guerrieri, fedeli servitori. Quando nell’800 si estinse la casata, cambiò diversi proprietari. Dal 1981 è sede del Municipio, quindi difficilmente visitabile. Una volta ci sono stato: te lo racconterò. Stavolta però abbiamo ammirato “solo” i meravigliosi giardini.

I giardini di Palazzo Gonzaga-Guerrieri

I giardini di Palazzo Gonzaga-Guerrieri sono da vedere a Mantova e dintorni
Il giardino rinascimentale di Palazzo Gonzaga-Guerrieri

I giardini invece sono sempre aperti. Cambiarono faccia con la famiglia Guerrieri che convertirono le mura, fossato e torri edificate dai Gonzaga in un giardino rinascimentale terrazzato su più livelli; è tipico nel centro Italia, ma inedito qui nel nord! Sembra un angolo di paradiso: il piccolo giardino iniziale con fontana al centro è circondato da pergolati; a destra hai una vista mozzafiato sul classico giardino all’italiana inferiore, con siepi geometriche di bosso. Se nel vicino Parco Sigurtà sono cresciuti liberi per metri, qui creano arte! Le sculture purtroppo sono copie, ma il resto è fedele al giardino originario. Belle le imposte verdi del palazzo che si intonano con la pietra e la natura.
Nel giardino di Palazzo Gonzaga-Guerrieri avvenivano grandi banchetti rinascimentali a base di cacciagione e frutta (che era un lusso, soprattutto quella esotica come gli agrumi); tantissime portate e ogni volta si cambiava tutto, tovaglia compresa. Puoi riviverli con “Calici di Stelle”, rievocazione  in costume di quei banchetti.
Negli altri due livelli inferiori c’è un selvaggio giardino all’inglese dell’800 e grandi prati, perché un allevatore di cavalli li usò per esporre la propria “merce”; solo qualche ippocastano li decora.
Comunque basta ciò che c’è: è una meraviglia sorprendente da vedere a Mantova e dintorni!

cose da visitare a Mantova

3. Castellaro Lagusello

Castellaro Lagusello è uno dei Borghi più belli d’Italia con parte delle mura originali
Le mura restanti di Castellaro Lagusello

Boschi, coltivazioni di ulivi, campi aperti nella natura e ovviamente vigneti rivolti al sole ci portano a Castellaro Lagusello, uno dei Borghi più belli d’Italia. È il 5° della provincia di Mantova, quello che mi mancava dopo i quattro borghi che ho visitato a giugno. Appartiene al comune di Monzambano ed è circondato dalla natura e famoso per il lago a forma di cuore.
Il borgo è talmente piccolo che o ci vuoi andare, oppure non lo noti. Ma è un luogo abitato da sempre, fin dal Neolitico: vicino al laghetto infatti c’è uno dei 111 siti palafitticoli delle Alpi Patrimonio Unesco! Il nome significa proprio luogo fortificato vicino al piccolo lago: tuttora ha la cinta muraria originaria dell’XI secolo con 10 torri.
C’è un percorso a piedi di 5km attorno al borgo per ammirarne la parte rimanente; noi la osserviamo dall’ampio parcheggio accanto alla Trattoria La Pesa.

3.1 Il borgo

Vista su Castellaro Lagusello dalla Torre dell'Orologio
Vista sul borgo dalla Torre dell’Orologio

Camminando raggiungiamo le case colorate di via Castello e ci troviamo il piccolo borgo davanti, con l’altissima torre dell’orologio a protezione dell’ingresso; questa doppia porta una volta aveva il ponte levatoio. Siccome fu edificato dai Della Scala nel Duecento, le fortificazioni portano tutte merlature ghibelline; delle guerre tra Scaligeri, Veneziani e poi Napoleone non c’è più traccia: regna una tranquillità eccezionale. Solamente gli uccelli la disturbano volando attorno alla torre. Del resto solo 250 persone abitano ora nel borgo. 
La torre è visitabile su richiesta: i gradini in legno (alcuni ripidi) portano alla cella campanaria con grande vista a 360°, soprattutto sulla chiesa e sul lago. Ma da qui non si vede la forma di cuore: per quella è necessario un drone (o google maps!).
Poco dopo incontriamo la chiesa di San Nicola di Bari; la facciata neoclassica è settecentesca, l’interno barocco di provincia. Dopo una rapida visita immergiti tra le vie del borgo tra stupende case rustiche in pietra a vista e giardini sorprendenti, come un cortile pieno di bonsai! Peraltro le vie sono poche: puoi vederle tutte. Alcuni angoli sono pittoreschi: sembra un luogo idilliaco!

3.2 Villa Tacoli Arrighi

Villa Tacoli Arrighi sorge sul castello di Castellaro Lagusello
La torre merlata di Villa Tacoli Arrighi

Senza dubbio però il posto più bello di Castellaro Lagusello è Villa Tacoli Arrighi, sorta sull’antico castello medievale; la trovi in fondo al borgo. Se la villa interna è ottocentesca, la facciata è rimasta inalterata dal Duecento: le due torrette merlate con bifore ti portano ad altre latitudini; a me ricordano la Sicilia!
La dimora è ancora abitata dai marchesi Tacoli, quindi difficilmente visitabile; li abbiamo intravisti nel giardino, sbirciando dal grande cancello nella torre. Però se sei fortunato e trovi il custode, puoi chiedergli di aprire il cancello dell’altra torre che scende fino al laghetto di Castellaro Lagusello. Vicino alle canne palustri e barche in legno ormeggiate hai la migliore vista sulla cinta muraria dell’XI secolo con tre torri.
Nella piazza allungata di ciottoli trovi anche la chiesetta di San Giuseppe (di solito chiusa) e la Casa dell’Ortolano, la più antica del borgo.

3.3 Gli artigiani del borgo

Castellaro Lagusello è uno dei Borghi più belli d’Italia da vedere a Mantova e dintorni
Pittoresca casa di Castellaro Lagusello

Tra le vie del borgo trovi anche diversi artigiani tipici con le loro botteghe che tramandano i saperi antichi. Tra questi c’è Angelo l’impagliatore, che usa legno e l’erba di palude seccata (diffusissima qui attorno), da intrecciare per le sue creazioni artigianali; fa sedie, bastoni da passeggio in legno, cestini, portafiori, borse… ma anche un cestino/marsupio per raccogliere la frutta! Ce li fa vedere con orgoglio. A noi ha mostrato come si fa l’impagliatura della sedia; impiega 3-4 ore per completarla. È splendido osservarlo al lavoro e sentire i suoi racconti, detti per lo più in dialetto.

L’Atelier Noir di Emilio

l’Atelier Noir di Emilio è da vedere a Castellaro Lagusello
Emilio e i gioielli dell’Atelier Noir

Poi c’è l’Atelier Noir di Emilio, nella casa più bella del borgo, ad angolo e con grande arco alla base; dentro ha un piccolo giardino che pare incantato! Al piano superiore, proprio nella stanza affacciata sulla strada, ecco il suo affascinante atelier artigianale: tra statue, vecchi armadi e arte africana (da lì il nome dell’atelier), vedi esposti lampadari e bigiotteria di materiale povero, soprattutto alluminio argentato. Sono gioielli facile da lavorare e leggeri da portare, per cui possono essere molto corposi.
Emilio prima era un giornalista e si dedicava per divertimento creando per un’amica; dopo un articolo sulla rivista Art decor ha cominciato a produrli a tempo pieno e con grande passione. Ora espone in una galleria a Milano e alcuni negozi chiedono i suoi gioielli; uno anche da New York! E pensa che tutto nasce da questa pittoresca piccola casa nel borgo di Castellaro Lagusello!

3.4 Pranzo al Ristorante Antico Borgo

Dove mangiare a Castellaro Lagusello? Al ristorante Antico Borgo con cucina tipica
I primi: tortelli di zucca e capunsei

Castellaro Lagusello è più a nord di Volta Mantovana; praticamente siamo tornati indietro. Il motivo è semplice: per mangiare al Ristorante Antico Borgo di Castellaro Lagusello con ottima cucina tradizionale. Cominciamo con antipasto di salumi e formaggi con mostarda, poi primo di tortelli di zucca e capunsei, un’antica ricetta povera (sono gnocchi artigianale fatti con il pane); come secondo quaglia ripiena con polenta e infine il dolce tipico della zona: la sbrisolona, anche questa fatta in casa da loro. Ero pienissimo, ma tutto era buonissimo!

cose da vedere a Mantova e dintorni

4. Solferino

Solferino è il punto più alto delle colline moreniche del Garda
Le colline moreniche che circondano Solferino

La collina morenica più alta della zona (200m) é quella di Solferino, la nostra prossima visita a Mantova e dintorni. Come facilmente intuibile, era un punto militare strategico; non sorprende che qui fu costruita una torre medievale di avvistamento e che furono combattute molte battaglie. La più celebre è la battaglia di Solferino e San Martino del 24 giugno 1859 tra gli Austriaci e i Franco-Piemontesi nella Seconda Guerra d’Indipendenza italiana. Al cruento e sanguinosissimo scontro assistette Henry Dunant, uomo d’affari ginevrino che si trovava qui per parlare con l’imperatore Napoleone III; in un solo giorno ci furono 20.000 tra morti e dispersi e altri 20.000 feriti, senza alcun soccorso e assistenza. L’esperienza fu raccontata nel libro “Un ricordo di Solferino” ed è alla base della nascita della Croce Rossa Internazionale; per il suo contributo, la bandiera è infatti l’inverso di quella svizzera!

4.1 La visita di Solferino

Statua di Henry Dunant a Solferino, fondatore della Croce Rossa
La statua di Henry Dunant

Arrivando in auto, vedi da lontano la torre medievale di Solferino che svetta. Il paese è diviso in due parti: una bassa e una alta. Cominciamo la visita di Solferino dalla piazza formata tra via Ossario e via dei Savi; qui trovi il Museo Risorgimentale di Solferino con testimonianze della battaglia; noi non lo visitiamo, ma ci fermiamo davanti dove c’è la statua di Henry Dunant con ai piedi il suo libro.

L’Ossario di Solferino

L’Ossario di Solferino contiene le ossa di circa 7000 soldati caduti
L’Ossario di Solferino dentro

Salendo nel viale di cipressi a destra raggiungi l’Ossario di Solferino. Era la vecchia chiesa parrocchiale di San Pietro in Vincoli, come dimostra il mosaico sulla facciata; danneggiata nello scontro, nel 1870 fu trasformata in ossario dei caduti della battaglia, senza distinzione di nazionalità. Infatti non ci fu tempo per seppellire i tanti morti.
Prima di entrare vedi un busto di Napoleone III, l’imperatore dei francesi che combatterono qui (mentre i Piemontesi a San Martino); dall’altra parte un monumento al generale Auger, morto nello scontro. Ma questa atmosfera incantata nella natura (abbiamo pure visto uno scoiattolo rosso!) cambia nella chiesa; dentro c’è un clima solenne e austero, anche perché sei circondato dalle ossa di circa 7000 individui! Ma non è tetro: i muri bianchi diffondono tanta luce. Nella zona absidale, dietro alla grande croce in legno, centinaia di teschi e le bandiere di Italia, Francia e Austria, coinvolte nel conflitto.

La parte alta di Solferino

Piazza Castello a Solferino è da vedere visitando Mantova e dintorni
Piazza Castello a Solferino

Puoi salire a piedi, ma meglio in auto fino all’enorme Piazza Castello; qui Solferino sembra un borgo fantasma: non c’è quasi nessuno. Come indica il nome, si erigeva il castello cinquecentesco, di cui rimane l’arco d’ingresso, parte delle mura, una torre e la chiesa di San Nicola, ora divenuta la parrocchiale del paese. La luce che abbraccia la chiesa e la torre è bellissima! Affacciandoti al parapetto hai un bel panorama, ma molto meglio dalla rocca! Così ci incamminiamo.
Salendo vedi qualche resto delle mura antiche; al primo incrocio a destra trovi il Memoriale della Croce Rossa eretto sulla collina dei cipressi, dove San Luigi Gonzaga veniva a pregare. Dopo pochi passi ecco il monumento: spiccano i 186 marmi colorati provenienti da ogni stato che riconosce la Croce Rossa (o Mezzaluna Rossa per i mussulmani). Bella anche la citazione principe del testo di Dunant (in francese).

4.2 La Rocca di Solferino

La Rocca di Solferino, è tra le cose da vedere a Mantova e dintorni
La Rocca di Solferino

All’incrocio a sinistra arrivi alla Rocca di Solferino, faticando in salita nella natura tra farfalle che danzano. La Rocca un tempo era molto articolata, mentre ora rimane solo la possente torre quadrata. È definita “La Spia d’Italia” e nel 2022 compie un millennio! Fu al centro della battaglia, anche perché da qui la vista è eccezionale; perciò all’interno ci sono cimeli e pannelli informativi legati all’evento del 1859, come fucili o divise.
Sali in cima con una comoda rampa di legno; è pure bella da fotografare dal basso! Tra copie di quadri e video esplicativi, giungi alla “Sala dei Sovrani” dove sono rappresentati Vittorio Emanuele II e Napoleone III; ancora più su, la terrazza panoramica con vista a 360°: scorgi le campagne delle colline moreniche circostanti, il Lago di Garda con Sirmione e i monti ben visibili.  Purtroppo oggi la vista non è eccezionale. Orgogliosamente sventola una grande bandiera italiana.

4.3 Degustazione alla Cantina Bertagna

Degustazione di vino alla Cantina Bertagna vicino Solferino
Pronto per la degustazione alla Cantina Bertagna!

Le Colline Moreniche del Garda sono una terra di vini. Perciò a pochi chilometri da Solferino ci fermiamo per una degustazione di vino alla Cantina Bertagna. L’atmosfera a fine settembre è febbrile; non è ancora finita la vendemmia e quindi vediamo ancora uve bianche nel vitigno ed enormi ventole in azione per essiccare l’uva. Ma vedi anche tanti ulivi: difatti producono anche l’olio.
La cantina Bertagna nei primi anni ’90 dai vini sfusi è passata alla produzione di bottiglie. I suoi vini di punta sono il Lugana, il Montevolpe Bianco e il Montevolpe Rosso. Quest’ultimi due hanno vinto la medaglia d’oro al Berliner wine trophy!
La degustazione parte proprio dall’olio, servito semplicemente sul pane con un bicchiere di chardonnay frizzante. L’ambiente è piccolo, ma molto avvolgente: era una vecchia stalla. Il secondo bicchiere è un Lugana doc 2020, più saporito; il nome deriva dalla località dove nasce. Terzo bicchiere Montevolpe Bianco: chardonnay invecchiato 7 mesi in botti di rovere; poi bicchiere di Montevolpe Rosso, corposo come l’Amarone, che riposa 18 mesi nelle botti e poi 9 mesi in bottiglia. Per concludere alla grande, un assaggio di Passito Rosso Dolcevolpe, con uva essiccata al sole. Dolce e gustoso, sorprendente. Insomma una super degustazione!

visitare Mantova in 3 giorni

5. Grazie di Curtatone

Opera dei madonnari appesa a Grazie di Curtatone nei dintorni di Mantova
Opera dei madonnari appesa tra le vie del borgo

Il nostro tour della provincia di Mantova termina con Grazie di Curtatone, nei dintorni del capoluogo. Anch’esso fa parte dei Borghi più Belli d’Italia ed è noto per una fiera che esiste dal 1425 (!) ed il particolarissimo Santuario delle Grazie in fondo al grande Piazzale Santuario; qui puoi vedere disegnate le opere dei madonnari. Insomma Grazie di Curtatone è un posto unico da visitare a Mantova e dintorni! Ci ero già stato a giugno, ma ora che il sole sta calando ha ancora più fascino.

5.1 Il Santuario delle Grazie

Interno del Santuario delle Grazie con decorazioni di Giulio Romano
L’interno del Santuario delle Grazie

Come detto l’altra volta, tutto nacque da un altare palustre alla Madonna dei pescatori del Mincio che divenne miracoloso: così si decise di costruire la chiesa, anche perché Francesco Gonzaga nel 1398 fece un ex voto per salvare Mantova dalla peste. Tutta la storia è dipinta negli affreschi delle lunette, da destra a sinistra.
Al santuario gotico eretto da Bartolino da Novara (lo stesso del Castello di San Giorgio), nel Cinquecento lavorò anche il grande architetto Giulio Romano; perciò ora la chiesa ha forme rinascimentali. Se l’esterno dice poco, dentro ti sorprende! Ora con le luci accese è ancora più misteriosa e bella; poi come sempre, la seconda volta noti dettagli che prima ti sei perso. In primis gli elementi fiorati della volta, tipici di Giulio Romano (come visto anche a San Benedetto Po), così come la stupenda Cappella Castiglione in fondo a destra ed il tempio votivo alla Madonna dove è stato appoggiato l’altare maggiore; anch’essi elementi voluti dal geniale architetto. Poi nella navata c’è appeso un coccodrillo impagliato, simbolo del male!

Gli ex voto

Nel Santuario delle Grazie di Curtatone trovi tantissimi ex voto
Un ex voto nel Santuario

Ma ovviamente colpiscono sempre i tantissimi ex voto sulle impalcature della navata, manichini a grandezza naturale a volte anche macabri: alcuni sono senza testa o impiccati! Però queste persone si salvarono grazie alla Madonna delle Grazie e perciò realizzarono questi ex voto, rappresentando il momento dell’intervento divino; ad esempio uno era legato e issato, ma la corda si è spezzata; perciò pena sospesa. Osserva bene: le loro storie sono descritte in terzine sotto ogni lunetta; inoltre ci sono anche tantissimi ex voto anatomici in cera sulle colonne: cuori, mani, seni di devozione popolare, un ringraziamento per la guarigione… Rappresentano una parte per il tutto!
Al di sotto, preziose cappelle costruite dalle famiglie più facoltose di Mantova, chiuse da cancellate. Infatti il santuario fu celebre per molti secoli; tanti ci venivano in pellegrinaggio. La spoliazione e chiusura napoleonica ne ha decretato l’abbandono fino al 2000, quando fu restaurato.

5.2 Il Piazzale del Santuario

Opera dei madonnari nel piazzale del Santuario delle Grazie
Un disegno dei madonnari nel Piazzale

Il piazzale davanti al Santuario è ciò che resta di uno dei chiostri; rimane qualche arcata sulle facciate colorate e pittoresche delle case. Questo è il fulcro di Grazie di Curtatone: qui sono protagonisti i 150 madonnari provenienti da tutto il nord Italia ed anche dall’estero; hanno 24h per realizzare la loro opera, a partire dal tramonto; sono liberi di dipingere ciò che vogliono, ma deve avere ovviamente un soggetto sacro: altrimenti che madonnari sarebbero?! Ci sono 3 categorie e una giuria seleziona i 3 vincitori.
Quest’anno hanno celebrato i 30 anni della visita di Giovanni Paolo II, ma ho visto anche un’opera caravaggesca. Puoi ammirare ancora i loro lavori – un po’ sbiaditi – sull’asfalto; gli agenti atmosferici li cancelleranno del tutto.

5.3 Il Museo dei Madonnari

Opera del Museo dei Madonnari a Grazie di Curtatone
Un’opera esposta nel Museo dei Madonnari

L’altra volta non avevo visitato il Museo dei Madonnari, in un angolo della piazza. Esiste dal 1996 e conserva l’archivio di tutte le edizioni, la prima nel 1973. È un paradosso che ci sia una testimonianza dell’effimero! Ma soprattutto espone la copia delle opere più belle e di successo, come quelle del californiano Kurt Wenner cominciò qui e ora fa opere in tutto il mondo! Lavorava per la NASA prima di scoprire il suo talento d’artista. L’anno scorso erano presenti 17 nazionalità: uno addirittura dal Messico!
All’ingresso vedi il carretto di Straccetto, che per anni è stato il simbolo dei madonnari. Eccezionale l’anaformismo di Mariano Bottoli che disegna deformato… ma è il riflesso in un cilindro: è pazzesco! Ha pure un’altra opera usando solo sassi del lago di Garda, quindi colori scuri. Anche Sirio è notevole.  Incredibile che siano realizzate solamente con gessetti!
Altre opere sono appese in via Cantarana.

5.4 Il fiume Mincio

Valli del Mincio a Grazie di Curtatone al crepuscolo
L’atmosfera fantastica delle valli del Mincio all’imbrunire

Dietro al Santuario, prendendo una strada sulla destra, scendi sulle sponde del fiume Mincio. Non lo diresti però: è larghissimo e piatto, praticamente una palude; del resto questa zona è chiamata le Valli del Mincio (anche se l’acqua non è salata come nelle Valli di Comacchio), riserva naturale estesa ben 1100 ettari.
Ora il crepuscolo è avanzato, quindi non sono più al lavoro i Barcaioli del Mincio con cui ho fatto l’escursione l’altra volta. Invece regna la pace: solo una grande nutria nuota libera davanti a noi tra le ninfee e le foglie di fiori di loto, che rendono unica questa zona umida protetta. Ma a fine settembre i fiori sono secchi; l’altra volta era invece troppo presto: la prossima volta verrò qui a luglio per ammirarli in tutta la loro bellezza.
Comunque il blu violaceo e le ninfee regalano un’atmosfera da quadro di Monet!

5.5 Cena alla Locanda delle Grazie

Bigoli con sardelle della Locanda delle Grazie a Grazie di Curtatone
I bigoli con sardelle

Oramai è buio e siamo affamati. Ma non è un problema: a Grazie di Curtatone ci sono diversi ristoranti di livello. Noi ci fermiamo a cena alla Locanda delle Grazie, proprio in fondo al Piazzale Santuario. È una trattoria, ma il servizio e i piatti sono di alto livello; antipasti di frittatina con saltarei (gamberetti) e luccio con polenta, poi bigoli con sardelle come primo… ed ero già pieno! Su suggerimento del sindaco, per concludere ho scelto il gelato di miele con fichi caramellati al lambrusco. Locanda super consigliata, ma qui bisogna venire con la fame perché i piatti sono abbondanti!

cose da vedere a Mantova in 2 giorni

6. Mantova

Mantova è una delle città più belle d’Italia, da vedere per gli amanti d'arte
Scorcio del centro di Mantova

Una delle città più belle d’Italia è Mantova; dopo lo choc del terremoto del 2012 si è ripresa grazie al titolo di Patrimonio Unesco e di Capitale italiana della cultura 2016, anche se qualche gru si vede ancora. A parte l’interramento del lago Paiolo, Mantova non è cambiata molto dal ‘500; c’è ancora un rio che divideva la città vecchia dalla zona di palazzo Te e i tre laghi che la circondano, come se fosse un’isola. Questo le conferisce grandissimo fascino, in aggiunta all’enorme patrimonio storico e artistico. E dire che la crisi della famiglia Gonzaga portò alla vendita di moltissime opere delle loro collezioni (che ora trovi nei principali musei del mondo); pensa come era meravigliosa allora! Per fortuna trovi ancora opere di Leon Battista Alberti, Andrea Mantegna, Giulio Romano e molti altri; perciò Mantova è una città imperdibile da visitare per gli amanti d’arte e storia!

6.1 Piazza Sordello

Non puoi visitare Mantova e dintorni senza vedere Piazza Sordello
Angolo di Piazza Sordello

Fin dall’epoca romana il cuore di Mantova è Piazza Sordello: nel 2006 hanno trovato resti di una domus, ora visibili a tutti. Perciò qui trovi gli edifici più importanti della città: Palazzo Bonacolsi, famiglia che nel ‘300 comandava Mantova. Con un omicidio, nel 1328 i Gonzaga presero il potere e cominciarono a costruire proprio di fronte il loro palazzo: Palazzo Ducale. A chiudere la piazza il Palazzo Vescovile e il Duomo, che purtroppo erano in restauro: così non avevo una visione perfetta della piazza.
I ciottoli e le merlature dei palazzi in mattoni regalano un fantastico fascino antico. Peraltro Palazzo Bonacolsi è diventato un B&B di lusso: puoi dormire nelle sale storiche, anche nella torretta in alto! Deve essere speciale! Piazza Sordello prende il nome da un trovatore/poeta e ha molta storia, fascino e tranquillità: in questo somiglia molto a Ravenna.

6.2 Piazza Lega Lombarda

I giardini di Piazza Lega Lombarda nel centro di Mantova
I giardini di Piazza Lega Lombarda

A fianco di Piazza Sordello c’è lo splendido Giardino di Piazza Pallone, noto come Piazza Lega Lombarda. Questo placido parco verde all’italiana era parte del Palazzo Ducale, anche se allora era un orto. Qui avvenne l’uxoricidio di Agnese Visconti nel 1391, sposa di Francesco Gonzaga e decapitata a 23 anni per un complotto col presunto amante. In realtà alla base c’erano motivazioni politiche. È possibile che poi per espiare la colpa Francesco Gonzaga costruì il Santuario delle Grazie. Dopo si risposò con una Malatesta, ereditando la gobba. Dopo di ciò i Gonzaga si considerarono sempre maledetti! Peraltro i corpi non furono mai trovati nel giardino; si dice che il fantasma di Agnese ancora si aggiri nel Palazzo Ducale!

6.3 Museo Archeologico nazionale

Il Museo Archeologico di Mantova conserva gli Amanti di Valdaro, scheletri abbracciati
Gli Amanti di Valdaro abbracciati

Per conoscere Mantova meglio partire dal principio, ovvero la preistoria e l’età antica. Perciò superiamo il lato del Duomo gotico in mattoni per raggiungere il Museo Archeologico nazionale. Sorge dove c’erano i teatri di corte dei Gonzaga: ben 4, sempre distrutti da incendi. Finita la dinastia, divenne sede del mercato ortofrutticolo fino al 1970. Ora è un museo moderno e luminoso con l’archeologia del territorio mantovano: a piano terra ammiri i ritrovamenti cittadini, anche un tratto del basolato stradale. Al tempo dei Romani non era importante come Brescia e Verona, ma a Mantova nacque Virgilio!
Il tesoro del museo però è al primo piano, nella sezione del Neolitico. Fu trovato per caso nel 2007 scavando in una villa romana a Valdaro, nella zona industriale di Mantova; emersero diverse tombe antichissime: in particolare una rarissima sepoltura di coppia del 4500 a.C.. È straordinario che gli scheletri sono abbracciati! Era quasi San Valentino e divennero subito noti e celebri come gli Amanti di Valdaro. Li vedi esposti in una teca di cristallo col loro corredo funerario fatto di lame di selce (il manico del pugnale si è consunto); erano due individui sui 16-18 anni: probabilmente lui fu ucciso in circostanze violente e lei sacrificata assieme. Come ha detto la guida, la donna è ovviamente quella con la bocca aperta per parlare!

6.4 Palazzo Ducale di Mantova

La Galleria degli Specchi è una delle meraviglie di Palazzo Ducale a Mantova
La Galleria degli Specchi di Palazzo Ducale

Un monumento da vedere assolutamente in un tour a Mantova e dintorni è il Palazzo Ducale, meraviglia di Mantova. Considera che ci vuole tempo: la visita è lunga 3km! Infatti più che un palazzo, sono una serie di palazzi, visto che ogni duca costruiva la sua ala; perciò è la 6° reggia più grande d’Europa, con ben 500 stanze e 7 giardini! Per fortuna/sfortuna, non si visita tutto, altrimenti un giorno non basterebbe.
Dal 1328 al 1707 i Gonzaga governarono Mantova per 18 generazioni. Inizialmente erano proprietari terrieri e mercenari, come anche i Montefeltro e i Malatesta. Però capiscono presto l’importanza del mecenatismo: se non potevano arrivare alla potenza degli Sforza e dei Medici, potevano pareggiarli nella collezione d’arte. Perciò Mantova e il Palazzo Ducale erano uno scrigno di tesori; prima della crisi con vendita dei pezzi e il sacco di Mantova, l’inventario dice che avevano 20.000 opere!

Il Castello di San Giorgio

Il Castello di San Giorgio fa parte del Palazzo Ducale di Mantova
Esterno possente del Castello di San Giorgio

Anche il museo archeologico appartiene al complesso di Palazzo Ducale. Un arco a fianco ti conduce nella grande e tranquilla Piazza Castello: già respiri la gloria dei Gonzaga. Da qui raggiungi l’edificio più iconico di Palazzo Ducale, ovvero il Castello di San Giorgio dalla chiara forma medievale; le possenti torri quadrate in mattoni erette da Bartolino da Novara a fine Trecento si vedono anche dall’altra parte dei laghi; è simile al castello di Ferrara (difatti è lo stesso architetto). Gli interni furono decorati a metà ‘400 per volere di Ludovico II Gonzaga chiamando l’architetto Luca Fancelli e Andrea Mantegna.
Mantegna viveva bene a Padova e ci mise 3 anni per accettare l’incarico! Formatosi alla bottega di Francesco Squarcione, si ispirava a Donatello: perciò la sua pittura è statuaria e realistica. Grazie alle tantissime lettere private dei Gonzaga, sappiamo che aveva un carattere impossibile: si lamentava di tutto (soprattutto dei tardi pagamenti). Visse fino a 75 anni e dipingeva lentamente: ma ogni opera è eccezionale!  Qui creò “la più bella camera del mondo”, che era la camera delle udienze del marchese.

La Camera degli Sposi

La Camera degli Sposi è il capolavoro assoluto di Andrea Mantegna e del Palazzo Ducale di Mantova
Il tondo simbolo della Camera degli Sposi

Andrea Mantegna era l’artista principale dei Gonzaga: lavorava in esclusiva per loro. La Camera degli Sposi è il suo capolavoro assoluto e rappresenta un momento chiave della vita dei Gonzaga, ovvero quando il secondogenito di Ludovico II Gonzaga venne nominato cardinale a 17 anni; ciò significava prestigio e potere per la famiglia: i Gonzaga fecero di tutto per celebrare questo! Mantegna iniziò nel 1465 a lavorare a questa stanza, in una delle torri del Castello di San Giorgio; la completò solo nel 1474. Ci mise parecchio perché l’affresco non era la sua tecnica congeniale e così dipinse molte parti a secco… che non si fissarono! Un problema simile all’Ultima Cena di Leonardo. Perciò vedi dei vuoti, dove probabilmente c’erano tendaggi. Invece la parte della famiglia fu dipinta alla fine, quando aveva già capito e superato il problema. La scena vede la famiglia intenta ad aspettare il ritorno del figlio cardinale, ma nel mentre arriva una lettera che preoccupa moltissimo; la duchessa di Milano preoccupata dalla salute del marito chiamò in aiuto il marchese di Mantova, che era al suo servizio; difatti il re di Francia incombeva per conquistare Milano (come successe 30 anni dopo). Quindi i personaggi sono tutti reali, eccetto quelli che si sporgono dalla meravigliosa balaustra trompe l’oeil, simbolo della Camera degli Sposi e una delle foto da scattare in Lombardia. Una cosa particolare: il cardinale non dimostra 17 anni, bensì 26, ovvero l’età che l’aveva quando lo dipinse.

La Corte Nuova

Affreschi di Giulio Romano nella Sala di Troia di Palazzo Ducale di Mantova
Dettaglio degli affreschi della Sala di Troia

Gli edifici del Palazzo Ducale crebbero senza criterio, uno a fianco all’altro. Solo nel ‘500 vennero collegati con scaloni e creati 12 giardini per dare ordine; ma è una città nella città! Dal castello scendendo la Scala dei Cavalli raggiungi la parte nuova del palazzo, la Corte Nuova del ‘500. In questi grandi appartamenti affrescati spicca la Sala di Manto, con storie sulla fondazione di Mantova e finti marmi dipinti. Poi fantastica la Sala di Troia di Giulio Romano, voluto da Federico II figlio di Isabella d’Este. Lui comprò il titolo ducale (svenandosi) e si autocelebrò in questa sala con scene omeriche; qui Federico si “incarna” in Achille: manierismo puro. Bellissimo che queste scene dell’Iliade sono in dialogo con parti di sarcofagi romani che proprio Giulio Romano portò da Roma (e coi quali si ispirò).

La Corte Vecchia

La Sala dello Zodiaco è da vedere a Mantova, nel Palazzo Ducale
La meravigliosa Sala dello Zodiaco

Dagli edifici rivolti su Piazza Sordello nel ‘300 prese vita il Palazzo Ducale. Anche qui gli ambienti sono numerosissimi e tutti stupendamente decorati. In particolare la Stanza del Labirinto col famoso labirinto in legno, d’oro e blu sulla volta; vedendolo D’Annunzio ebbe l’ispirazione del titolo “forse che sì, forse che no”.  Poi la Galleria degli Specchi, mozzafiato con le divinità greche affrescate, che coi Gonzaga era una quadreria. Altrettanto fantastico il Giardino Pensile di fine ‘500, di cui i Gonzaga erano orgogliosi: ingegneristicamente era un’impresa realizzarlo al primo piano! Poi ancora la Sala dei Fiumi di epoca austriaca: infatti c’è l’imperatrice Maria Teresa nell’affresco centrale e sulle pareti proprio l’incarnazione dei fiumi.
Del resto nel ‘600 il duca Vincenzo Gonzaga spese troppo, per donne e guerre sbagliate: lì iniziò il declino; però si fece ritrarre da Rubens che a 20 anni venne in Italia e diventò il pittore di corte, curandone anche le collezioni dei Gonzaga. Questa sezione si chiude con la meravigliosa Sala dello Zodiaco e gli arazzi di Raffaello, realizzati sui bozzetti del Vaticano. Infine una piccola chicca rinascimentale di Palazzo Ducale, gli appartamenti di Isabella d’Este: stupenda la sala con grottesche, eccezionale lo studiolo con armadi intarsiati e il suo motto: nec spe nec metu, né speranza né paura. In fondo il suo giardino segreto, dove ritirarsi a riflettere.
Insomma Palazzo Ducale è un tripudio d’arte che lascia senza parole!

6.5 Pranzo a Mantova

Dove mangiare a Mantova? Al Ristorante il Trovatore in Piazza Sordello
La pinsa con zucca e pesce

La visita a Palazzo Ducale è lunga e fa stancare. Perciò quando usciamo è già ora di pranzo. Dove mangiare a Mantova? Noi scegliamo il Ristorante il Trovatore in Piazza Sordello; antipasto misto con piatti tipici con interpretazione moderna  come crema di zucca, polenta con stracotto, ma anche salame. A seguire taglieri di pinsa, una focaccia con sopra svariati alimenti (tipo una pizza): una era addirittura con zucca e pesce! Molto gustosa!  

6.6 Piazza delle Erbe

Piazza delle Erbe è un punto imperdibile da vedere a Mantova
Piazza delle Erbe con le case colorate

Altro punto focale di Mantova è Piazza delle Erbe, giusto a due passi a sud-ovest di Piazza Sordello. Incarna l’anima della Mantova comunale del XII secolo: infatti è caratterizzata dal Palazzo del Podestà, il Palazzo della Ragione e la Rotonda di San Lorenzo; ma la sistemazione definitiva avvenne nel Cinquecento, quando il fiorentino Luca Fancelli edificò la basilica di Sant’Andrea sul progetto del maestro Leon Battista Alberti, realizzò i portici e creò la Torre dell’Orologio astronomico e astrologico, tra i più antichi e ancora funzionante.
In quel periodo furono abbellite anche le case dei mercanti che decorano la piazza, come dimostrano la Casa della Cervetta (con la cerva in un capitello) e la Casa del mercante Boniforte da Concorezzo, in esoso stile veneziano: mostra sulla facciata le merci che vende e le decorazioni sono in foglia d’oro. La casa è super affascinante!! Peraltro Shakespeare scelse Mantova come luogo di esilio di Romeo e descrive la bottega dello speziale mantovano dove compra il veleno; in Piazza delle Erbe c’era una bottega di uno speziale. Qui c’era e c’è ancora il mercato, di giovedì.

Rotonda di San Lorenzo

La Rotonda di San Lorenzo è la chiesa più antica di Mantova, in stile romanico lombardo
La Torre dell’Orologio e la Rotonda di San Lorenzo

La piazza ha subito i danni del terremoto del 2012, in particolare alla Torre del Salaro che svetta. Ha resistito meglio di tutto la Rotonda di San Lorenzo, la chiesa più antica di Mantova, in stile romanico lombardo. È dell’epoca di Matilde di Canossa, attorno al 1083; è una delle 99 chiese attribuite a lei, nativa proprio di Mantova. La forma è classica, ispirata alla chiesa del Santo Sepolcro di Gerusalemme: anche la rotonda di San Tomè ad Almenno San Bartolomeo (vicina casa mia) è molto simile. Però la storia di questa chiesa è particolare: nel ‘500 fu sconsacrata e sparì tra le case! Solo a inizio ‘900 fu riscoperta e restaurata, riaprendo al culto.
L’entrata è ad offerta libera. Dentro ti accorgi della circolarità e dello stile romanico molto possente e attaccato a terra; nella zona superiore il matroneo, da dove guardavano le donne (come ogni chiesa romanica: mi ricorda quella di Zara). Se l’esterno è semplice, dentro aveva un ciclo di affreschi di cui si vedono i resti.

Basilica di Sant’Andrea

La Basilica di Sant’Andrea è un capolavoro rinascimentale di Leon Battista Alberti
La navata della Basilica di Sant’Andrea

A Mantova si conserva da secoli la reliquia del sangue di Cristo. Per accogliere degnamente i pellegrini e la gloria della famiglia, Ludovico II Gonzaga (sempre lui) incaricò Leon Battista Alberti di edificare la maestosa Basilica di Sant’Andrea. I lavori continuarono anche dopo la sua morte, ma si dovette attendere Filippo Juvarra nel Settecento per creare l’enorme cupola barocca che ora definisce lo skyline di Mantova.
Il lato est della chiesa è nascosto dalle case di Piazza delle Erbe, su cui svetta proprio la cupola; vai nella piazzetta a fianco per vedere bene l’esterno e la deliziosa casa del sagrestano. A sud invece ammiri la facciata rinascimentale e il campanile gotico a sinistra, unica eredità della chiesa precedente. Pensa che questa facciata nel ‘400 strideva! Il richiamo all’architettura antica del Rinascimento era considerato modernissimo! La Basilica di Sant’Andrea è il prototipo della chiesa rinascimentale: sembra un tempio, un arco trionfale! La Roma antica è l’ideale da ricostruire. Leon Battista Alberti realizzò tanti animali nelle decorazioni, a partire dal portale. Entrando effetto wow… Non per le decorazioni, ma per le geometrie e il rigore matematico… e una grande navata che dà ampiezza. Se ci vollero 20 anni per edificare la chiesa, ne impiegarono 300 per decorarla tutta!
Il sangue di Cristo è tuttora custodito nella cripta, mentre nella prima cappella a sinistra è sepolto Andrea Mantegna (e ammiri sue opere).

6.7 Il Ghetto di Mantova

Vie tranquille del centro di Mantova dove c'era il ghetto
Scorcio delle vie del ghetto di Mantova

Pochi lo sanno, ma anche Mantova aveva un ghetto ebraico. Fu stabilito nel 1610 (quindi piuttosto tardi) e si trovava sul retro del Palazzo del Podestà. Murarono porte e finestre della zona segregando gli Ebrei dentro a grandi portoni, che chiudevano al tramonto per riaprire all’alba. Ghetto deriva da “geto” perché fu istituito a Venezia nella piazza delle fonderie, dove gettavano i metalli; gli ebrei askenaziti lo pronunciavano “gheto”… e così è nato il nome. Ora sono vie tranquille di Mantova, con palazzi antichi e colorati; devi solo stare attento alle biciclette che passano e al profumo tentatore delle salamelle!
Pochi passi per Piazza Dante, con la statua che guarda la Biblioteca “Teresiana”, aperta nel 1780 da Maria Teresa d’Austria. È nell’antico collegio gesuita: le due stanze teresiane sono splendide e visitabili. Dall’altra parte spicca la Torre dello Zuccaro o Zuccari, una delle 4 torri più alte di Mantova. Serviva per avvistamento, deposito di merci, prigioni… ma anche per prestigio familiare! Anche questa si può visitare, ma noi dobbiamo vedere un’altra meraviglia.

6.8 Teatro Scientifico Bibiena

Il Teatro Scientifico Bibiena è da vedere a Mantova e dintorni
Il meraviglioso Teatro Bibiena

Accanto a Piazza Dante trovi il Teatro Scientifico Bibiena, dalla bianca facciata neoclassica del Piermarini. Prende il nome dall’architetto A.G. Bibiena che creò questo piccolo gioiello da vedere assolutamente a Mantova: è un teatro tardo barocco con rara pianta a campana. Fu molto contestato perché sottrae pubblico, ma rende l’acustica ottima! Fu inaugurato alla grande nel 1770 con un concerto del quattordicenne Mozart; dopo i primi concerti a Rovereto venne qui. C’è ancora il programma dell’esibizione con due sue sinfonie; il padre scrisse alla moglie del bellissimo teatro.
Entrando la prima volta si rimane senza parole davanti a questa meraviglia! Stupende le balaustre che sembrano di pietra ma in realtà sono di legno; fortunatamente non ha mai avuto incidenti: è originale! Solo dopo ti accorgi che manca il sipario!
La stagione concertistica a Mantova è notevole: c’è un festival internazionale e l’orchestra quest’anno celebra il 40° anniversario.

6.9 Palazzo della Camera di Commercio

Scalone del Palazzo della Camera di Commercio di Mantova
Lo scalone del Palazzo della Camera del Commercio

Un edificio stranissimo ma affascinante del centro di Mantova è il Palazzo della Camera di Commercio in stile eclettico. Fu costruito tra il 1911-14 sulle case del ghetto dall’architetto Andreani, all’epoca nemmeno laureato; questa esuberanza giovanile si rispecchia in idee innovative, a volte anche bizzarre e non del tutto riuscite. Ma che progetto ambizioso! Voleva fare sembrare il palazzo medievale, ma inserisce anche elementi moreschi e bizantini. Tipico dell’eclettismo i materiali diversi: pietra, ferro, vetro e mattoni che si vedono bene all’esterno; con questi crea decorazioni come esili colonne e giochi di mattoni.
L’esterno è in sintonia con l’interno, dove domina la grande scalinata centrale sovrastata da un soffitto in vetro che regala luce; in questo mi ha ricordato la Casa Battló. Ma qui c’è meno grazia: le decorazioni sono intricate e gli spazi stretti non aiutano ad apprezzare le grandi decorazioni pittoriche realizzate dal fratello Arrigo. Al secondo piano un affresco con tre consoli di età comunale, del 1450; a fianco la sala consiliare in stile medievale, col grande candelabro circolare con finte candele. Il tour termina nella Galleria Arte e Arti con opere di artisti mantovani: piccole statue e paesaggi cittadini o fluviali, con anche qui un grande lampadario, ma a forma di corona.
Io sono stato fortunato: di rado apre alle visite. Ma se potete visitate Palazzo Andreani perché vi stupirà!

6.10 Giro tra le vie di Mantova

La Salumeria Bacchi è un negozio tipico da vedere tra le vie di Mantova
La salumeria Bacchi, negozio tradizionale

Mantova è molto molto bella. Ancor più che per i suoi monumenti, lo percepisci passeggiando tra le vie tranquille con la gente che passa e i negozi tradizionali. Beh… non che la casa fatta decorare dal Mantegna sia brutta! Se hai tempo, ammira gli scorci tra case colorate, biciclette e pedoni: l’atmosfera retrò è affascinante e caratteristica! Noi per esempio abbiamo imboccato Via Orefici e i tanti negozi tipici, come la storica Salumeria Bacchi dal 1967, con tante mostarde fatte da loro in vetrina; viene voglia di curiosare in ogni negozio! Vicino ai bar molte bici parcheggiate.
Poi arriviamo al Ponte delle Pescherie di Giulio Romano, che improvvisamente ti regala uno scorcio sulla natura fluviale: sembra molto Vicenza. Le logge furono progettate nel 1536 per vendere il pesce. Proseguendo raggiungeremmo la casa di Giulio Romano vicino a Palazzo Te, ma anche il Museo Tazio Nuvolari, pure lui gloria di Mantova.
Invece ritorniamo indietro da via Pomponazzo passando davanti al Palazzo dei Marchesi Sordi, favoloso e decoratissimo da fuori. A fianco un palazzo che nasconde un grande giardino, osservabile dall’entrata; come a Milano, anche a Mantova ci sono molti giardini all’apparenza invisibili.

6.11 Il tramonto di Mantova

Il tramonto di Mantova è tra le cose da vedere a Mantova
Il meraviglioso tramonto di Mantova

La giornata sta terminando, la luce comincia a calare. Così torniamo in Piazza Sordello per prendere il bus navetta gratuito che attraversa il trecentesco Ponte di San Giorgio e ci porta nel parcheggio di Campo Canoa, dall’altra parte del Lago Inferiore. Questo è un ottimo posto per lasciare l’auto e visitare la città, ma soprattutto il posto migliore per osservare il tramonto a Mantova! Qui il sole scende dritto di fronte a te, calando tra cupole e torri di Mantova esaltando lo skyline cittadino; i riflessi in acqua ovviamente raddoppiano la meraviglia!
La dolce sponda ha terrazzamenti dove sedersi comodamente; è pure un posto molto romantico! Ci sono anche due attracchi galleggianti per le barche su cui è vietato salire, ma sono perfetti per fotografare (specialmente una persona). Ai divieti non so resistere se puoi scattare una super foto… giuro che ci sono rimasto un attimo!

6.12 Cena al Ristorante Masseria

Dove mangiare in centro a Mantova? Al Ristorante Masseria
La sala affrescata del Ristorante Masseria

Dopo uno dei tramonti più belli della mia vita posso andare a cena felice. Stasera restiamo in centro a Mantova e scegliamo il Ristorante Masseria in Piazza Broletto 8. Si chiama così perché è nell’antico Palazzo del Massaro; perciò in una sala ammiri l’affresco con lo stemma dei Gonzaga e la rappresentazione più antica di Mantova e dei possedimenti gonzagheschi. Quindi alla domanda: “Volete sedervi fuori o dentro?” ho urlato subito: “Dentro!”.
Che meraviglia cenare con questi affreschi della metà del ‘400 che ti sovrastano: all’inizio non ho fatto altro che fissarli! Ma poi è arrivato il cibo: antipasto con insalata di Bartolomeo Stefani, risotto alla mantovana, maccheroncini con stracotto e ovviamente tortelli di zucca (3 primi piatti quindi!); a seguire stracotto con polenta. Poi basta perché eravamo pieni. Tutto buonissimo: capisco perché il Ristorante Masseria è un posto classico per mangiare a Mantova.

6.13 Palazzo d’Arco

Palazzo d'Arco è una dimora nobiliare da visitare a Mantova e dintorni
Il fumoir di Palazzo d’Arco

La giornata non è finita: abbiamo una visita serale a Palazzo d’Arco, imponente palazzo neoclassico con piazzale illuminato da lampioni con luce gialla retrò.
Questa era la residenza di un’antica famiglia di nobile stirpe, originaria di Arco di Trento (da lì il nome); i suoi membri furono ministri e uomini d’arme che avevano contatti con la corte di Baviera. Noti già nel XII secolo, nel 1470 si trasferirono a Mantova e nel ‘700, ereditando le proprietà dei Chieppio, presero casa qui. Nel 1782 i Conti d’Arco vollero un grande palazzo che fu costruito da Antonio Colonna trasformando la dimora rinascimentale. L’ultima erede della famiglia, la marchesa Giovanna – amante delle arti – decise di aprire il palazzo come museo, testimonianza di una dimora aristocratica tra Settecento e Ottocento; la marchesa morì nel 1973, ma il ricordo è ben vivo tra le sale.

Visita a Palazzo d’Arco

Cosa vedere a Mantova in 2 giorni? Palazzo d’Arco
La pinacoteca di Palazzo d’Arco con l’opera di Lotto

Lo scalone d’onore ti porta al nucleo del palazzo, il piano nobile e la Sala degli Antenati coi ritratti dei conti d’Arco. L’edificio era diviso in due: una sezione per il marito, l’altra a destra per la moglie. Quest’ultima ha mobili antichi, quadri della famiglia, lampadari in vetro e suppellettili, come servizi da tè e caffè o una tavola apparecchiata a puntino; bellissimo il Cabinet de toilette in stile impero con tanti strumenti musicali.
L’ala riservata al conte si apre con la sala da pranzo, dove la marchesa Giovanna ha messo i quadri: uno è di Jacopo da Bassano; poi il fumoir con tappezzeria rossa e mobili in ebano, tutto in stile vittoriano di fine ‘800, acquistato a Londra. Nelle sale successive ci sono altri ritratti, come quello dell’ultimo duca Gonzaga: Palazzo d’Arco infatti conserva una pinacoteca ricchissima! Tra questi, un dipinto di Bernardino Luini e del Sodoma, Il Cristo Redentore di Lorenzo Lotto con colori soavi e rilassato; totalmente diverso dal Cristo crocifisso di Van Dyck a fianco, molto drammatico e scuro. A seguire una sala scura dedicata a Giuseppe Bazzani, pittore mantovano con tele enormi. Vedi esposta anche la lettera per invitare Mozart a Mantova. Preziosa la celebre biblioteca di Palazzo d’Arco: ha 10.000 volumi e si può chiedere di consultarla; sul tavolo aperta ammiri la seconda edizione italiana dell’Enceclopedie di Diderot. Vedi pure un disegno del castello di Arco, che era di proprietà della famiglia. La visita termina con l’ affascinante cucina ottocentesca.

Il giardino e la Sala dello Zodiaco

La Sala dello Zodiaco di Palazzo d'Arco è un tesoro nascosto di Mantova
Un affresco della Sala dello Zodiaco

Un’esedra ti porta nel giardino, dove vedi qualche scultura contemporanea tra rose e fiori. Con il buio della notte si apprezza poco, ma deve essere stupendo. In una palazzina laterale visiti anche gli appartamenti dell’ultima marchesa, con camera da letto e le sue cose più intime e d’affetto; sono rimaste come allora. Infine una sorprendente palazzina del Cinquecento: salendo le scale arrivi nella Sala dello Zodiaco con affreschi rinascimentali del 1515, dipinti dal pittore veronese Gian Maria Falconetto; sono 12 meravigliosi archi con segni zodiacali, architetture, animali e simboli. Apparteneva alla residenza di Feltrino Gonzaga, in parte danneggiata per creare il camino e le porte. Una meraviglia nascosta da vedere a Mantova!

visitare Mantova e dintorni

7. Secondo giorno a Mantova

Il secondo giorno per visitare Mantova è dedicato a due attività da non perdere a Mantova e dintorni: un’altra meraviglia artistica della città e un’escursione naturalistica per conoscere la storia unica del territorio mantovano. Stavolta i ritmi sono più blandi: ce le possiamo godere!

7.1 Palazzo Te

Mantova da visitare: Palazzo Te, capolavoro di Giulio Romano
Palazzo Te visto dal giardino

Dove c’era un’isola con capanne dei pescatori circondata dai laghi di Mantova, Federico II Gonzaga volle costruire una villa d’ozio e di rappresentanza. L’isola era chiamata Tejeto… e la dimora fu chiamata Palazzo Te.
Qui è tutto un inganno… a partire dal nome; infatti non è un palazzo, ma una delle tante ville suburbane dei Gonzaga; la più vicina, a “un tiro di balestra” come dicevano.
Inizialmente era modesta, poi Giulio Romano crea un capolavoro! Era il primo progetto a Mantova e quindi volle dimostrare la sua bravura. Non potendo avere Raffaello, Federico si accontentò del migliore allievo; avevano entrambi 25 anni e danno vita a un binomio super proficuo.
Giulio Romano si divertì anche coi materiali: sembra fatto di bugnato rustico, in realtà sono mattoni ricoperti di intonaco; le cave di pietra erano lontane e costose! La struttura è quella della domus romana, col tipico cortile quadrato.

Visita a Palazzo Te

Affresco di Polifemo nella Camera di Amore Psiche a Palazzo Te
Polifemo nella Camera di Amore e Psiche

Giulio Romano inizialmente modificò solo le scuderie gonzaghesche, già presenti; il marchese voleva una cosa modesta, per “ispasso” e incontrare l’amante Isabella; difatti i primi ambienti come la Camera di Ovidio e delle Metamorfosi sono piccoli, pensati per un uso privato. Non ci sono ritratti, ma mitologia: favole mitologiche che si riferiscono però a fatti reali; tanti simboli di fedeltà, spesso politica; ad esempio la salamandra, ripetuta molte volte: deve tenere il sangue freddo e non lasciarsi prendere dalla passione. I bellissimi camini sono solo decorativi. Se Mantegna dipinse quello innocente dei putti, qui Giulio Romano dipinse il sedere di Apollo col carro nel cielo! Sembra aprire uno squarcio nel soffitto.
Poi cambia tutto: su pressione della madre Isabella d’Este, Federico e sposò la figlia del Paleologo del Monferrato; l’anno prima era stato nominato duca: quindi non è più il palazzo di un libertino, ma diventò una villa per feste, ricevimenti e banchetti; ospitò pure l’imperatore Carlo V! Lo dimostra l’enorme Sala dei cavalli che era la sala da ballo. Prima invece ci stavano i cavalli, poi dipinti sulle pareti coi loro nomi; sembra che ti guardano! I Gonzaga andavano orgogliosi dei loro cavalli. Altre salamandre nel soffitto a cassettoni.

Il capolavoro di Giulio Romano è la Camera di Amore e Psiche: rappresenta tanti amori, buoni ma anche bestiali come quelli di Giove. La favola di Amore e Psiche è nei riquadri della volta; spiccano però gli affreschi del banchetto e il grande Polifemo sul camino. Nel Marte nudo si nota chiaramente l’influenza della Cappella Sistina di Michelangelo.

La seconda parte di Palazzo Te

Cosa vedere a Palazzo Te? La Camera dei Giganti: meravigliosa!
La sorprendente Camera dei Giganti

La seconda parte di Palazzo Te ha invece tema militare. Il capolavoro è la Camera dei Giganti, totalmente immersiva a 360°. Abbiamo una descrizione di Vasari che ne rimane impressionato, anche per gli effetti speciali dati dall’acustica: il crepitio del camino sembrava suggerire il rumore dei fulmini e dei crolli! Poi il pavimento (non più originale) era formato da sassi posati a mosaico per suggerire un vortice e pendeva verso il centro. Qui l’artista reagisce al momento politico drammatico: dopo il sacco di Roma, le guerre continue… ma era anche per spettacolarità artistica. Non ne conosciamo la funzione… ma sicuramente serviva per stupire. Jovanotti ha filmato L’ombelico del mondo qui!
A seguire piccole sale con grottesche come il Camerino di Venere, probabilmente su imitazione della Domus Aurea di Roma. Avevano simboli non sempre codificabili, ma c’è sempre un aspetto erotico sottinteso. Qui vengono allestite le mostre temporanee.

Il giardino

Coppia cammina nel porticato di Palazzo Te a Mantova
Il porticato sul giardino di Palazzo Te

La visita termina con il giardino di Palazzo Te. Se quello interno quadrato dice poco, un bellissimo porticato monumentale conduce all’altro ampio giardino, con una scenografica esedra; invece delle peschiere con grossi pesci sono vicino al porticato. In fondo a sinistra trovi un giardino segreto, che – come la madre Isabella d’Este aveva a Palazzo Ducale – anche il figlio realizzò qui. Ha una grotta artificiale, come tipico del tempo, dove i Gonzaga giocavano a fare gli antichi Romani: doveva essere un frigidarium con fontane, conchiglie e spruzzi d’acqua. Purtroppo quasi tutte le conchiglie sono state portate via, ma rimangono gli stupendi affreschi con grottesche, il pavimento originale e la sala a fianco con altri bellissimi affreschi. Un’altra delle cose da vedere a Mantova!

7.2 Giro in battello sui Laghi di Mantova

Cosa fare a Mantova? Il giro in battello sui Laghi di Mantova
Palazzo Ducale visto dal battello sul Lago Inferiore

Con l’interramento dell’insalubre Lago Paiolo nel Settecento, Palazzo Te non è più su un’isola; Mantova è una penisola ancorata a sud, dove si è formata la città moderna (non eccezionale). Da ovest a est però si estendono il Lago Superiore, Lago di Mezzo e Lago Inferiore che circondano il centro storico; piste ciclabili nella natura li costeggiano e sono perfetti per goderseli. Fanno parte del Parco del Mincio istituito nel 1984.
Un altro modo per goderseli (perfetto per i pigri come me) è fare un giro in battello sui Laghi di Mantova che ti porta a contatto con la bellezza naturale dei luoghi e ti fa scoprire come si sono formati, grazie alle spiegazioni audio emesse dall’autoparlante. L’escursione parte dal pontile di Viale Mincio vicino al Ponte di San Giorgio col Catamarano Virgilio delle Motonavi Andes Negrini. Ci sono ben 7 escursioni diverse: la nostra dura 1:30h.

Come si è formato l’ambiente

Un giro in barca sui Laghi è da fare a Mantova e dintorni
La natura della Vallazza nel giro in battello

Il fiume Mincio è stato manipolato dall’uomo fin dai tempi dei Romani: furono loro a farlo confluire nel Po. Ma nel 1198 cambiò tutto con la bonifica del Mincio: il bergamasco Alberto Pitentino inondò le valli del Mincio per 280kmq, frammentando il corso del fiume e poi costituendo artificialmente i laghi attorno a Mantova. Per regimentarli creò diverse chiuse (come il Ponte dei Mulini), che evitano che le piene del Po raggiungano la città. Da allora è un fiume tranquillo e regolare, senza affluenti; ma la portata è talmente bassa che nella zona di Grazie di Curtatone è praticamente paludoso. Servirebbe che il fiume scorra di più, anche per spazzare via la sedimentazione delle foglie del fior di loto!
Qui i pescatori hanno lavorato fino a 35 anni fa. Poi per colpa dell’uomo la qualità dell’acqua è diventata pessima: il fondo non esiste più e ovviamente la fauna ittica ne ha risentito; fenomeno acuito dalle specie aliene immesse come il siluro del Danubio, che non ha predatori. I cambiamenti climatici hanno fatto il resto, portando il voracissimo cormorano. Anche questa è la dimostrazione che ogni ecosistema ha un fragile equilibrio e basta poco per alterarlo, forse irrimediabilmente!

Il giro in battello

Partiamo sul lago di Mezzo, intravvedendo il Ponte dei Mulini, ma presto passiamo sotto al ponte di San Giorgio. Il Palazzo Ducale è davanti a noi in tutta la sua bellezza, col campanile della chiesa di Santa Barbara e il Castello di San Giorgio in vista; da qui si vede quanto è grande! Poi ecco Porto Catena con navi attraccate, primo porto commerciale al mondo attivo fin dal ‘200; fu così chiamato perché c’era una catena per impedire alle barche di entrare.
Mantova sfila sulla destra e raggiungiamo la Diga Masetti che conduce nella Vallazza, oasi naturale che ci mostra come era il paesaggio prima dell’intervento dell’uomo. Fa parte delle Valli del Mincio e ammiriamo tantissimi cigni, foglie verdi della castagna di lago e i nannufferi, fiori gialli tipo ninfee. Passiamo poi davanti al pontile di Pietole, chiamata anticamente Andes: qui nacque Virgilio! Su queste rive naturali e incontaminate probabilmente prese l’ispirazione per le Bucoliche.
Infine attraversiamo la Conca di Valdaro, che serve per bloccare le piene del Po e salvare Mantova. Superata questa paratoia siamo entrati nel Mincio: infatti le sponde sono più vicine e poi osservare gli uccelli al sole. Passate le Chiuse di Governolo si raggiungerebbe il Po. Noi invece davanti alla settecentesca fornace Morselli (l’unica rimasta delle tante che producevano i mattoni con l’argilla del Mincio) intravvediamo il ponte dell’autostrada: qui facciamo inversione e torniamo indietro.

visitare Mantova in due giorni

8. Conclusioni

Visitare Mantova e dintorni è impossibile senza Piazza Sordello: è imperbile!
Piazza Sordello di sera: atmosfera magica!

Ci sarebbe altro da visitare a Mantova e dintorni con più di tempo a disposizione. Ad esempio il Tempio di San Sebastiano di Leon Battista Alberti e la Casa del Mantegna dalla forma quadrata esterna e circolare interna; ma anche la Casa di Rigoletto, celebre buffone triste del melodramma di Giuseppe Verdi. Insomma Mantova è piena di bellezze!
Spero di averti fatto capire che visitare Mantova e dintorni è un’ottima idea per un weekend tra arte e natura. Del resto qui hai molte alternative: un’altra volta sono andato a visitare i Borghi più belli d’Italia di Mantova.

 

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Qui puoi trovare altre idee su cosa vedere in Lombardia e cosa fotografare in Lombardia.

cose da vedere a Mantova e dintorni

Altri video:

La Camera degli Sposi di Palazzo Ducale

Interno del Teatro Scientifico Bibiena

La Camera dei Giganti di Palazzo Te

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